direbbe quando gli parli. Passa per uno del tutto normale. Dice che cio che ama di me e il mio
«Ma lui lo sa quanto sia ‘malato’?»
«Rieccoti, Shane. Dice che ama il mio ingegno e il mio umorismo. E persino eccitato dal mio corpo, oppure, se non e eccitato, e il primo uomo nella storia che riesce a
«Tu hai un corpo desiderabile.»
«Be’, sto cominciando a considerare la possibilita che non sia poi tanto brutto come pensavo. Cioe, se consideriamo la
«Tu hai un volto molto grazioso, soprattutto ora, senza l’aureola di capelli verdi o rossi.»
«Si, ma non e la
«Mi piacerebbe incontrare l’uomo tanto intelligente da essersi innamorato di te, Thelma, ma non so. Mi sento… piu sicura qui.»
«Ma che cosa credi, che siamo pericolosi?»
«Sai che cosa voglio dire.»
«Ma puoi portarti un Uzi.»
«E che cosa ne pensera Jason?»
«Be’, gli diro che sei una comunista sfegatata, che sei a favore della conservazione dello sperma delle balene, che sei per l’eliminazione dei conservanti, che ti batti contro lo sterminio dei parrocchetti e che tieni sempre con te un Uzi, nel caso scoppiasse la rivoluzione. Si berra tutto. Questa e Hollywood, ragazza mia. La maggior parte degli attori con cui lavora sono anche piu pazzi.»
Attraverso la volta del salone, Laura poteva vedere Chris, raggomitolato nella poltrona con il suo libro.
Sospiro. «Forse e ora che usciamo nel mondo una volta tanto. E ho l’impressione che sara un Natale difficile. Io e lui da soli. Questo e il primo senza Danny. Mi sento cosi inquieta…»
«Sono passati dieci mesi, Laura», replico Thelma dolcemente.
«Ma non ho nessuna intenzione di abbassare la guardia.»
«E non devi. Dicevo sul serio a proposito dell’Uzi. Portati l’intero arsenale, se questo ti fara sentire meglio. Ma vieni.»
«Be’… d’accordo.»
«Fantastico! Non vedo l’ora che tu incontri Jason!»
«Sbaglio o il sentimento che questo svitato hollywoodiano prova per te e contraccambiato?»
«Sono pazza di lui», ammise Thelma.
«Sono felice per te, Thelma. In questo istante, infatti, sono qui con un sorriso che non finisce piu e da mesi nulla mi aveva fatto sentire cosi bene.»
Cio che aveva detto era vero. Ma quando riaggancio, avverti piu che mai la mancanza di Danny.
8
Non appena ebbe caricato il timer, Stefan lascio il suo ufficio al terzo piano e ando nel laboratorio principale al pianterreno. Erano le dodici e quattordici minuti e dato che, come da programma, il viaggio era stato progettato per le due del pomeriggio, il laboratorio principale era deserto. Le finestre erano chiuse ermeticamente e molte lampade erano ancora spente, come poco piu di un’ora prima, quando era tornato dalle San Bernardino Mountains. I numerosi quadranti, indicatori e grafici delle macchine lampeggiavano. Piu avvolto dall’ombra che dalla luce, il tunnel lo stava attendendo.
Quattro minuti alla detonazione.
Ando direttamente al quadro principale di programmazione e regolo attentamente i quadranti, gli interruttori e le leve, programmando il tunnel per la destinazione desiderata, California del sud, vicino a Big Bear, alle otto di sera del 10 gennaio 1988, solo qualche ora dopo che Danny Packard era stato ucciso. Aveva fatto i calcoli giorni addietro e li aveva annotati su un foglio di carta. Fu percio in grado di riprogrammare la macchina in un solo minuto. Se fosse potuto arrivare nel pomeriggio del 10, prima dell’incidente e dello scontro a fuoco con Kokoschka, l’avrebbe fatto, nella speranza di salvare Danny. Invece avevano scoperto che un viaggiatore del tempo non poteva rivisitare lo stesso luogo se il suo secondo arrivo veniva programmato leggermente
Quando ebbe finito di programmare il tunnel, controllo l’indicatore di latitudine e longitudine per assicurarsi che sarebbe arrivato approssimativamente nell’area di Big Bear. Quando guardo l’orologio che indicava il tempo di arrivo, rimase sbigottito nel vedere che segnava le otto di sera del 10 gennaio 1989, invece del 1988. Ora il tunnel lo avrebbe trasportato a Big Bear non qualche ora dopo la morte di Danny, ma un anno dopo.
Era sicuro che i suoi calcoli fossero corretti. Aveva avuto tempo a disposizione per farli e ricontrollarli, durante le due precedenti settimane. Evidentemente, nervoso com’era, aveva commesso un errore nell’introdurre i dati. Avrebbe dovuto riprogrammare il tunnel.
Meno di tre minuti all’esplosione.
Studio i numeri sul foglio di carta, il prodotto finale dei suoi lunghi calcoli. Mentre stava per azionare una manopola di regolazione per cancellare l’attuale programma e reinserire nuovamente i dati, nel corridoio al pianterreno echeggio un grido di allarme. Sembravano provenire dall’ala nord dell’edificio, piu o meno dalla zona in cui si trovava la stanza dell’archivio.
Qualcuno aveva trovato i corpi di Januskaya e Volkaw.
Udi altre grida. Gente che correva.
Guardo nervosamente la porta chiusa che dava sul corridoio e decise che non c’era tempo per riprogrammare. Si sarebbe dovuto accontentare di ritornare da Laura un anno dopo che l’aveva lasciata.
Con la Colt Commander munita di silenziatore nella mano destra, punto verso il tunnel. Non volle rischiare di perdere tempo per recuperare il cappotto nell’angolo dove l’aveva lasciato un’ora prima.
Il rumore nel corridoio si fece piu vicino.
Era a due passi dall’entrata del tunnel, quando la porta del laboratorio fu spalancata con una tale forza che colpi il muro con uno schianto.
«Fermo dove sei!»
Stefan riconobbe la voce, ma gli parve impossibile che potesse essere vero. Alzo la pistola mentre si girava per affrontare l’uomo che aveva fatto irruzione nel laboratorio: Kokoschka.
Impossibile. Kokoschka era morto. Kokoschka lo aveva seguito a Big Bear la notte del 10 gennaio 1988 e lui aveva ucciso Kokoschka su quella strada.
Sbigottito, Stefan sparo due colpi, entrambi a vuoto.
Kokoschka rispose al fuoco. Una pallottola colpi Stefan al petto, in alto a sinistra, mandandolo a sbattere contro il bordo del tunnel. Rimase in piedi e sparo altri tre colpi, obbligando Kokoschka a tuffarsi a terra per ripararsi e a rotolare dietro un bancone del laboratorio.
