Udi i passi di Thelma nel corridoio e si volto proprio quando l’amica fece capolino dalla porta. «Scusa se ho fatto rumore e ti ho svegliato», le disse.

«No. Noi artisti lavoriamo fino a tardi. Pero dormo fino a mezzogiorno. E tu? Di solito sei in piedi a quest’ora?»

«Non riesco piu a dormire bene. Quattro o cinque ore per notte mi sono sufficienti. Invece di stare a letto, a rimuginare, mi alzo e scrivo.»

Thelma prese una sedia, si sedette e appoggio i piedi sulla scrivania di Laura. Il suo gusto per la biancheria intima era ancora piu eccentrico di quando era bambina: un pigiama di seta molto ampio con un disegno astratto di quadrati e cerchi rossi, verdi, blu e gialli.

«Mi fa piacere vedere che porti ancora le pantofole con il coniglietto», noto Laura. «Dimostra una certa costanza nella personalita.»

«Questa sono io. Solida come una roccia. Pero adesso non trovo piu pantofole cosi della mia misura, percio compro un paio di pantofole di pelo per adulti e un paio di pantofole per bambini, stacco gli occhi e le orecchie da quelle piccole e le attacco a quelle grandi. Che cosa stai scrivendo?»

«Un libro sulla morte.»

«Proprio la cosa giusta per un divertente week end al mare.»

Laura sospiro e si rilasso nella poltrona dallo schienale molleggiato.

«E un romanzo sulla morte, sull’ingiustizia della morte. E un progetto folle, perche sto cercando di spiegare l’inspiegabile. Sto cercando di spiegare la morte al mio lettore immaginario, perche cosi forse alla fine riusciro a capire qualcosa io stessa. E un libro sul perche dobbiamo lottare e andare avanti nonostante siamo perfettamente coscienti della nostra mortalita, sul perche dobbiamo lottare per esistere. E un libro triste, tetro, macabro, deprimente e amaro. Un libro profondamente preoccupante.»

«C’e un grosso mercato per questo genere?»

Laura rise. «Probabilmente non c’e affatto un mercato. Ma una volta che un’idea per un romanzo cattura lo scrittore… be’, e come un fuoco interiore che dapprima ti riscalda e ti fa sentire bene, ma poi comincia a mangiarti viva, ti consuma dall’interno. Non hai possibilita di fuggire dal fuoco; continua a bruciare. L’unico modo per liberarti e scrivere il dannato libro. E comunque, quando non riesco ad andare avanti con questo, mi dedico a un libro per bambini che sto scrivendo e che racconta la storia di Sir Tommy Rospo.»

«Sei proprio svitata, Shane.»

«Chi indossa le pantofole da coniglietto?»

Parlarono del piu e del meno con quello spirito cameratesco che avevano condiviso per vent’anni. Forse fu a causa della solitudine di Laura, piu acuta rispetto ai giorni immediatamente successivi all’uccisione di Danny, o forse la paura dell’ignoto, ma qualunque fosse la ragione inizio a parlare del suo Custode. In tutto il mondo solo Thelma poteva credere a quel racconto. Infatti rimase subito affascinata, tiro giu i piedi dalla scrivania e si sedette composta sulla sedia, senza mai esprimere incredulita, mentre Laura raccontava la storia dal giorno in cui il tossicomane era stato ucciso fino a quando il Custode era svanito sulla strada di montagna.

Quando Laura ebbe domato quel fuoco interiore, Thelma chiese: «Perche non mi hai raccontato di questo… Custode anni fa? Quando eravamo al McIlroy?»

«Non so. Sembrava qualcosa di… magico. Qualcosa che dovevo tenere per me, perche se l’avessi condiviso con qualcun altro avrei spezzato l’incantesimo e non l’avrei mai piu rivisto. Poi, quando mi lascio sola ad affrontare l’Anguilla, quando non fece nulla per salvare Ruthie, credo che smisi semplicemente di credere in lui. Neanche a Danny ne feci parola. Quando lo incontrai, per me quella figura era ormai diventata irreale come quella di Babbo Natale. Poi, improvvisamente… eccolo di nuovo su quella strada.»

«Ma quella notte, in montagna, ti disse che sarebbe tornato dopo qualche giorno per spiegarti tutto…»

«Ma da allora non l’ho piu visto. Sono sette mesi che aspetto e immagino che quando qualcuno improvvisamente si materializzera davanti a me, potrebbe essere il mio Custode, oppure un altro Kokoschka con un fucile mitragliatore.»

Il racconto aveva elettrizzato Thelma tanto che comincio ad agitarsi sulla sedia come se fosse percorsa da una corrente elettrica. Alla fine si alzo e comincio a passeggiare avanti e indietro. «Che cosa si sa di questo Kokoschka? I poliziotti hanno scoperto qualcosa su di lui?»

«Nulla. Non aveva con se nessun documento. La Pontiac che guidava era rubata, esattamente come la jeep rossa. Hanno controllato le sue impronte digitali in tutti gli archivi a loro disposizione, ma senza alcun risultato. E del resto non possono interrogare un cadavere. Non sanno chi fosse o da dove venisse, ne perche volesse ucciderci.»

«Hai avuto parecchio tempo per pensare a questa faccenda? Hai qualche idea? Chi e questo Custode? Da dove viene?»

«Non so.» Laura aveva un’idea sulla quale aveva concentrato la sua attenzione, ma era troppo folle e inoltre non aveva prove a sostegno della sua teoria. Preferi non esporla a Thelma. «Proprio non saprei che cosa pensare.»

«Dov’e la cintura che ti ha lasciato?»

«Nella cassaforte», rispose Laura, indicando con un cenno del capo una cassaforte ricavata nel pavimento e nascosta sotto il tappeto.

Insieme sollevarono il grosso tappeto, scoprendo la cassaforte, un cilindro con un diametro di trenta centimetri e profondo quaranta. All’interno c’era solo un oggetto e Laura lo prese.

Ritornarono alla scrivania per osservare l’oggetto misterioso sotto una luce migliore.

La cintura, alta dieci centimetri, era di un tessuto nero, elastico, forse nylon, in cui erano intrecciati dei fili di rame che formavano una trama intricata e molto particolare. Data l’altezza, la cintura era dotata di due piccoli occhielli, anch’essi in rame. Inoltre, cucita sulla cintura, proprio alla sinistra degli occhielli, c’era una scatolina grande come un portasigarette — circa dieci centimetri per sette e mezzo e meno di due centimetri di spessore — anch’essa in rame. Non si riusciva a capire come si potesse aprire la scatolina; l’unica caratteristica era un pulsante giallo situato verso l’angolo inferiore sinistro.

Thelma tasto lo strano materiale. «Dimmi ancora quello che ti ha detto sarebbe potuto succederti se avessi schiacciato il pulsante giallo.»

«Mi disse semplicemente di non premerlo e quando gli chiesi perche, mi rispose: ‘Tu non vorresti andare dove ti porterebbe’.»

Rimasero li, fianco a fianco, gli occhi fissi sulla cintura che Thelma teneva in mano. Erano gia passate le quattro e nella casa regnava un silenzio totale.

«Non sei mai stata tentata di premere il pulsante?» domando Thelma incuriosita.

«No, mai», affermo Laura senza esitazione. «Quando menziono il luogo in cui avrebbe potuto portarmi… nel suo sguardo lessi il terrore. E io so che vi ha fatto ritorno controvoglia. Non so da dove viene, Thelma, ma non ho frainteso cio che ho visto nei suoi occhi. Quel posto e a un solo passo dall’inferno.»

Domenica pomeriggio indossarono dei pantaloncini corti e una maglietta, stesero un paio di coperte sul prato dietro la casa e fecero un lungo, ozioso pic nic a base di patate in insalata, polpettine di carne fredda, formaggio, frutta fresca, patatine e dolcetti alla cannella ricoperti di nocciole croccanti. Giocarono con Chris, che si diverti un mondo quel giorno, anche perche Thelma si esibi in una produzione adatta a bambini di otto anni.

Quando Chris vide gli scoiattoli che saltellavano allegramente in fondo al prato, vicino al bosco, volle andare a dargli da mangiare. Laura gli diede un dolcetto e disse: «Fallo a pezzettini e tiraglieli. Non si lasceranno avvicinare troppo. E tu non ti allontanare, capito?»

«Si, mamma.»

«Non andare fino al bosco. Solo a meta strada.»

Corse via e si allontano di una decina di metri, un po’ di piu di quanto gli aveva ordinato sua madre, poi s’inginocchio. Stacco dei pezzettini dal dolce e li lancio agli scoiattoli cercando di farli avvicinare.

«E un bravo bambino», disse Thelma.

«Il migliore», replico Laura mentre spostava accanto a se l’Uzi.

«Ma sara a meno di venti metri da noi», esclamo Thelma.

«Si, ma e piu vicino al bosco che a me.» Laura scruto le ombre sotto i fitti pini.

Prendendo una manciata di patatine dal sacchetto, Thelma disse: «Non ho mai fatto un pic nic con

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