qualcuno che aveva con se un fucile mitraglialore. In un certo senso mi piace. Non hai nulla da temere se salta fuori un orso».
«Ed e un inferno anche per le formiche.»
Thelma si distese su un fianco, con la testa appoggiata a una mano, mentre Laura rimase seduta a gambe incrociate, come gli indiani. Le farfalle arancioni, luminose come tanti soli in miniatura, volteggiavano nell’aria calda di agosto.
«Il bambino sembra affrontare abbastanza bene la situazione», commento Thelma.
«Piu o meno», confermo Laura. «Ha passalo un periodo molto brullo. Piangeva sempre ed era inquieto. Ma e passalo. A questa eta si adattano e accettano ogni cosa molto velocemente. Ma nonostante le apparenze… ho l’impressione che ci sia in lui una tristezza di fondo che prima non c’era. E che rimarra sempre.»
«E vero», disse Thelma, «E come un’ombra sul cuore. Ma vivra e sara felice e ci saranno momenti in cui non si accorgera affatto di quell’ombra.»
Mentre Thelma osservava Chris che attirava a se gli scoiattoli, Laura studio l’amica. «Ruth ti manca sempre, non e vero?»
«In ogni istante, da vent’anni a questa parte. E a te non manca sempre tuo padre?»
«Certo», rispose Laura. «Ma quando penso a lui, non credo che cio che sento sia simile a cio che provi tu. Perche noi ci
«Quando ricevo delle buone notizie, intendo delle notizie che riguardano la mia professione, la prima cosa che penso e quanto sarebbe stata felice Ruthie per me. E tu, Shane? Come le la cavi?»
«La notte piango.»
«Questo e salutare ora. Non lo sara piu fra un anno.»
«La notte, mentre sono sveglia, ascolto i battiti del mio cuore e il suono e cosi triste. Grazie a Dio c’e Chris. Lui da uno scopo alla mia vita. E poi ci sei tu. Ho te e Chris e siamo una specie di famiglia, non credi?»
«Non solo una specie, noi
Laura sorrise, allungo una mano e scompiglio i capelli di Thelma.
«Ma», disse Thelma, «essere sorelle non significa che puoi prendere in prestito i miei vestiti.»
4
Nei corridoi e attraverso le porte aperte dei laboratori e degli uffici dell’istituto, Stefan vide i suoi colleghi al lavoro e nessuno di loro mostro particolare interesse per lui. Prese l’ascensore fino al terzo piano e proprio fuori del suo ufficio incontro il dottor Wladyslaw Januskaya, pupillo del dottor Vladimir Penlovski e la seconda persona responsabile della ricerca sul viaggio nel tempo, che originariamente era stata chiamata Progetto Falce, ma che ormai gia da diverso tempo era conosciuta sotto il nome di Via del Lampo, un nome in codice piu appropriato.
Januskaya aveva quarant’anni, dieci anni meno del suo insegnante, ma sembrava piu vecchio del vitale ed energico Penlovski. Basso, grasso, quasi calvo, con la pelle chiazzata, due denti d’oro davanti e un paio di occhiali cosi spessi che i suoi occhi sembravano uova dipinte, Januskaya sarebbe stata una figura comica. Ma la sua fede smodata nello Stato e la dedizione che dimostrava nel lavorare per la causa totalitaria erano sufficienti a neutralizzare il suo potenziale comico; era veramente uno degli uomini piu pericolosi coinvolti nel progetto.
«Stefan, caro Stefan», esclamo Januskaya, «gia da tempo volevo dirti quanto ti siamo grati per il tuo suggerimento provvidenziale, lo scorso ottobre, che l’energia elettrica che alimenta il tunnel venisse fornita da un generatore autonomo. La tua lungimiranza ha salvato il progetto. Se avessimo continuato ad attingere energia dalle linee elettriche municipali… be’, a quest’ora il tunnel si sarebbe disattivato almeno una dozzina di volte e saremmo rimasti indietro rispetto al programma.»
Stefan, che era tornato all’istituto sicuro che lo avrebbero arrestato, si senti confuso rendendosi conto che il suo tradimento non era stato scoperto e sbigottito nel sentirsi addirittura elogiare da quel verme disgustoso. Aveva suggerito di collegare il tunnel a un generatore autonomo non perche volesse vedere il loro vile progetto trionfare, ma perche non voleva che le sue escursioni nella vita di Laura fossero interrotte dall’insufficiente fornitura di energia elettrica.
«Lo scorso ottobre non avrei mai pensato che si potesse arrivare a una situazione come quella odierna, dove non ci si puo piu fidare dei normali servizi pubblici», prosegui Januskaya, scuotendo la testa tristemente, «l’ordine sociale e cosi totalmente turbato. Che cosa non deve sopportare il popolo per vedere lo stato socialista trionfare, non e vero?»
«Questi sono tempi oscuri», rispose Stefan, intendendo cose molto diverse da quelle che aveva voluto dire Januskaya.
«Ma trionferemo», esclamo Januskaya in tono energico e con un lampo di follia negli occhi. «Attraverso la Via del Lampo, noi trionferemo.»
Gli diede un colpetto sulla spalla e prosegui lungo il corridoio.
Stefan lascio che lo scienziato arrivasse in prossimita degli ascensori, poi disse: «Oh, dottor Januskaya?»
Il grosso verme bianco si volto e lo guardo. «Si?»
«Ha visto Kokoschka oggi?»
«Oggi? No, non l’ho ancora visto.»
«Ma e qui, non e vero?»
«Oh, immagino di si. Di solito e qui finche c’e qualcuno che lavora, questo lo sa. E un uomo diligente. Se avessimo piu Kokoschka non avremmo dubbi sul trionfo finale. Ha bisogno di parlargli? Se lo vedo, devo mandarlo da lei?»
«No, no», rispose Stefan. «Non e urgente. Non voglio distoglierlo da altri lavori. Sono sicuro che prima o poi lo vedro.»
Januskaya arrivo agli ascensori e Stefan entro nel suo ufficio, chiudendo la porta dietro di se.
Si rannicchio accanto allo schedario che aveva spostato leggermente per celare un terzo della grata del condotto di aerazione nell’angolo. Nello stretto spazio retrostante era a malapena visibile un fascio di cavi di rame che fuoriuscivano dall’ultima feritoia della grata. I cavi erano collegati a un semplice timer del tipo a disco combinatore, che a sua volta era collegato con una presa a muro che si trovava dietro lo schedario. Nulla era stato disattivato. Avrebbe potuto infilare un braccio dietro l’armadio, fissare il timer e nel giro di pochissimi minuti, l’istituto sarebbe stato distrutto.
Che diavolo stava succedendo? si chiese.
Rimase seduto per un po’ alla sua scrivania, fissando lo squarcio di cielo che poteva vedere da una delle due finestre: qua e la nuvole grigiastre si spostavano pigramente su uno sfondo azzurro.
Alla fine lascio l’ufficio, si diresse verso le scale nord e sali rapidamente fino al solaio. La porta si apri con un leggero scricchiolio. Alzo l’interruttore della luce ed entro nella lunga stanza, camminando con circospezione sul pavimento di assi di legno. Controllo tre delle cariche al plastico che aveva nascosto fra le travi due notti prima. Gli esplosivi non erano stati toccati.
Non aveva bisogno di controllare le cariche che aveva sistemato nello scantinato. Lascio il solaio e torno nel suo ufficio.
Ovviamente nessuno conosceva ne la sua intenzione di distruggere l’istituto ne i suoi tentativi di modificare la vita di Laura. Nessuno a parte Kokoschka. Dannazione! Kokoschka
Perche Kokoschka non l’aveva detto a nessun altro?
Kokoschka era un funzionario della polizia segreta, un vero fanatico, un obbediente e avido servo del governo, personalmente responsabile della sicurezza della Via del Lampo. Scoprendo un traditore nell’istituto, Kokoschka non avrebbe esitato a chiamare squadre di agenti per circondare l’edificio, sorvegliare il tunnel e interrogare tutti.
