Sicuramente non avrebbe permesso a Stefan di correre in aiuto di Laura su quella strada di montagna, per poi seguirlo e uccidere entrambi. E cio per una semplice ragione: avrebbe trattenuto Stefan per interrogarlo e stabilire se aveva dei compiici nell’istituto.

Kokoschka aveva scoperto che Stefan si era intromesso nel flusso prestabilito di eventi nella vita di una donna. E aveva anche scoperto, o forse no, gli esplosivi nell’istituto. Probabilmente no, altrimenti li avrebbe perlomeno disinnescati. Poi, per ragioni personali, non si era comportato da poliziotto ma come individuo. Quella mattina aveva seguito Stefan attraverso il tunnel, in quel pomeriggio gelido del gennaio del 1988, con intenzioni che Stefan non comprendeva affatto.

Non aveva senso. Tuttavia questo era cio che era accaduto.

Che cosa aveva in mente Kokoschka? Probabilmente non l’avrebbe mai saputo. Ora Kokoschka era morto su una strada nell’anno 1988 e presto qualcuno all’istituto si sarebbe accorto della sua assenza.

Quel pomeriggio, alle due, Stefan doveva intraprendere, come da programma, un viaggio autorizzato sotto la direzione di Penlovski e Januskaya. Stefan aveva intenzione di far saltare l’istituto all’una, un’ora prima dell’evento previsto. Ora, erano le undici e quarantatre e decise che doveva agire piu rapidamente rispetto ai piani originali, prima che la scomparsa di Kokoschka mettesse tutti in allarme.

Si avvicino a uno degli schedari piu alti, apri l’ultimo cassetto, che era vuoto, e staccandolo dalle guide lo estrasse completamente. Legata con un filo metallico alla parte posteriore del cassetto, c’era una pistola, una Colt Commander 9 millimetri Parabellum, con un caricatore a nove colpi acquistato durante una delle sue escursioni illegali e che aveva riportato all’istituto in tutta segretezza. Da sotto un altro cassetto estrasse due silenziatori ad alta precisione e altri quattro caricatori.

Ritornato alla scrivania, lavoro velocemente per paura che qualcuno potesse entrare senza bussare; avvito uno dei silenziatori sulla pistola, tolse la sicura e sistemo l’altro silenziatore e i caricatori nelle tasche del suo camice.

Quando, per l’ultima volta, avrebbe lasciato l’istituto attraverso il tunnel, non avrebbe potuto contare sugli esplosivi per uccidere Penlovski, Januskaya e alcuni altri scienziati. L’esplosione avrebbe abbattuto l’edificio distruggendo tutte le macchine e i documenti, ma che cosa sarebbe successo se anche solo uno dei ricercatori chiave fosse sopravvissuto? Le informazioni necessarie per ricostruire il tunnel erano nelle menti di Penlovski e Januskaya, percio Stefan progetto di uccidere loro e un altro uomo, Volkaw, prima di programmare il timer ed entrare nel tunnel per ritornare da Laura.

Con il silenziatore montato, la Commander era troppo lunga per entrare completamente nella tasca del suo camice, percio rivolto la tasca e ne taglio il fondo. Con il dito sul grilletto, infilo l’arma nella tasca e la tenne li, mentre apriva la porta del suo ufficio e si inoltrava nel corridoio.

Il cuore gli batteva all’impazzata. Quella era la parte piu pericolosa del piano, l’omicidio, perche erano molte le possibilita che qualcosa andasse storto prima che avesse terminato quel «lavoro» e fosse ritornato nel suo ufficio per programmare il timer sugli esplosivi.

Laura era molto lontana e forse non l’avrebbe mai piu rivista.

5

Lunedi pomeriggio Laura e Chris indossarono una tuta grigia, e dopo che Thelma li ebbe aiutati a srotolare uno spesso materassino da ginnastica nel patio sul retro della casa, si sedettero uno accanto all’altro e cominciarono a fare degli esercizi di respirazione.

«Quando arriva Bruce Lee?» chiese Thelma.

«Alle due», rispose Laura.

«Non e Bruce Lee, zia Thelma», esclamo Chris in tono esasperato. «Continui a chiamarlo Bruce Lee, ma Bruce Lee e morto.»

Il signor Takahami arrivo puntuale alle due. Indossava una tuta blu scuro sulla quale era stampato il nome della sua scuola di arti marziali: Forza Silenziosa. Quando venne presentato a Thelma, le disse: «Lei e una donna veramente simpatica. Mi piace molto il suo disco».

Arrossendo per il complimento, Thelma rispose: «E io le posso dire onestamente che avrei sinceramente desiderato che il Giappone vincesse la guerra».

Henry rise. «Io penso che l’abbiamo vinta.»

Thelma si sedette su una sdraio e rimase a osservare Henry che istruiva Laura e Chris nell’autodifesa, sorseggiando un te freddo.

L’uomo aveva circa quarant’anni, la parte superiore del corpo ben sviluppata e gambe robuste. Era un maestro di judo e karate e un esperto di boxe e insegnava una forma di autodifesa basata su diverse arti marziali, un sistema che aveva elaborato lui stesso. Due volte la settimana lasciava Riverside e trascorreva tre ore con Laura e Chris.

Il combattimento, che consisteva in calci, pugni, urla, colpi, giravolte, cadute e improvvisi rotolamenti, era condotto in modo da non fare del male. Le lezioni di Chris erano meno faticose e meno elaborate di quelle di Laura ed Henry lasciava al bambino molte pause per riposarsi e recuperare le forze, ma alla fine di ogni lezione Laura era sempre madida di sudore ed esausta.

Quando Henry se ne fu andato, Laura mando Chris a farsi una doccia, mentre lei e Thelma arrotolavano il materassino.

«Veramente carino», commento Thelma.

«Chi? Henry? Direi proprio di si.»

«Magari prendero qualche lezione di judo o karate.»

«Oh, ultimamente il tuo pubblico e stato cosi scontento?»

«Un colpo basso, Shane.»

«Qualsiasi mezzo e giustificato quando il nemico e terribile e spietato.»

Il pomeriggio seguente, mentre Thelma stava sistemando la valigia nel bagagliaio della sua Camaro per far ritorno a Beverly Hills, disse: «Ehi, Shane, ricordi quella prima famiglia in cui fosti mandata dal McIlroy?»

«I Teagel», rispose Laura. «Flora, Hazel e Mike.»

Thelma si appoggio contro la fiancata della macchina, calda per il sole, vicino a Laura. «Ti ricordi quando ci raccontasti della passione di Mike per giornali come il National Enquirer

«Ricordo i Teagel come fosse ieri.»

«Be’», disse Thelma, «ho pensato molto a quanto ti e successo: questo Custode, il fatto che non invecchi mai, il modo in cui scompare nel nulla e, di riflesso, ho pensato ai Teagel. In un certo senso mi sembra tutto cosi ironico. Quante volte al McIlroy abbiamo riso alle spalle di quel vecchio pazzo di Mike Teagel. E adesso dove ti ritrovi? Sei la protagonista principale di una storia pazzesca!»

Laura ridacchio. «Forse farei bene a riconsiderare tutte quelle storie di alieni che vivono nascosti a Cleveland. Che cosa ne dici?»

«Cio che sto cercando di dire e che… la vita e piena di meraviglie e di sorprese, non tutte piacevoli certamente, e alcuni giorni sono neri come i pensieri della maggior parte degli uomini politici. Ma allo stesso tempo ci sono momenti in cui mi rendo conto che noi tutti siamo qui per una qualche ragione, per quanto enigmatica possa essere. La vita non e priva di senso. Se lo fosse, non vi sarebbe il mistero. Sarebbe monotona, limpida e priva di enigmi come il meccanismo di una macchinetta del caffe.»

Laura scosse la testa.

«Accidenti, ascoltami! Tutto questo discorso complicato per formulare un banale concetto filosofico che, in parole povere, non significa altro che: ‘Coraggio, amica mia’.»

«Tu non sei banale.»

«Mistero», disse Thelma. «Meraviglia. Ci sei in mezzo, Shane, e questa e la vita. Se proprio adesso non c’e altro che oscurita… be’, anche questo passera.»

Rimasero abbracciate, senza bisogno di dire di piu, finche Chris usci correndo dalla casa con un disegno fatto a matita che aveva preparato per Thelma e che voleva che portasse con se a Los Angeles. Era una scenetta

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