Lasciarono dietro di se le montagne e la neve e si diressero a San Bernardino, una citta di circa trecentomila abitanti, senza incontrare assassini. Doveva portare il suo Custode da un medico, non solo perche era in debito con lui per averle salvato la vita, ma anche perche senza di lui non avrebbe mai potuto sapere che cosa stava succedendo e probabilmente non avrebbe mai trovato una via d’uscita dal vicolo cieco in cui si trovavano.
Non poteva portarlo all’ospedale, perche gli ospedali tenevano dei registri attraverso i quali i suoi nemici del futuro avrebbero potuto rintracciarla. Avrebbe dovuto ottenere le cure mediche in segreto, da qualcuno a cui non avrebbe dovuto dire il suo nome o fornire spiegazioni riguardo al paziente. Poco prima di mezzanotte si fermo a una cabina telefonica vicino a una stazione di servizio. La cabina si trovava in un angolo abbastanza appartato della stazione. Era l’ideale, perche non poteva rischiare che un addetto notasse i vetri rotti della jeep o l’uomo svenuto.
Nonostante il pisolino di un’oretta che aveva avuto modo di fare a casa e nonostante l’eccitazione, Chris si era addormentato. Nel vano posteriore anche il suo Custode stava dormendo, ma il suo sonno non era ne riposante ne naturale. Per un lungo momento il suo respiro si fece ansimante.
Lascio la jeep nel parcheggio, con il motore acceso, e ando nella cabina telefonica per consultare la guida. Dalle Pagine Gialle strappo l’elenco dei nominativi dei medici.
Dopo essersi fatta dare una piantina di San Bernardino dall’addetto alla stazione di servizio, inizio a cercare un dottore che non svolgesse la sua attivita in un ambulatorio o in una clinica, ma in uno studio collegato all’abitazione, una soluzione che fino a qualche anno prima era adottata dalla maggior parte dei medici nelle piccole citta e nei villaggi. Ma adesso ormai pochi continuavano a tenere l’abitazione e lo studio insieme. Era perfettamente cosciente che piu tempo impiegava a trovare aiuto, minori erano le possibilita che il suo Custode potesse sopravvivere.
All’una e un quarto, in un tranquillo quartiere residenziale di vecchie case, Laura arrivo davanti a una villetta bianca di due piani, in stile vittoriano, costruita in un’altra epoca, in una California ormai lontana, prima che tutto fosse costruito con lo stucco. Era situata ad angolo, con un box che poteva tenere un paio di macchine, seminascosta da ontani che erano spogli in quella stagione invernale. Quello era l’indirizzo del dottor Carter Brenkshaw, e sul limitare del vialetto d’accesso un piccolo cartello sospeso fra due paletti in ferro battuto le confermo di non avere sbagliato.
Prosegui fino alla fine dell’isolato e parcheggio sul bordo della strada. Scese dalla jeep, prese una manciata di terra umida da un’aiuola davanti a una casa attigua e imbratto le targhe meglio che pote.
Si puli le mani nell’erba e quando torno nella jeep trovo Chris sveglio, ma ancora intontito e confuso dopo aver dormito per piu di due ore. Gli diede dei buffetti sulla guancia, gli ravvio i capelli e continuo a parlargli per svegliarlo. In suo aiuto venne l’aria fredda della notte che entrava dai finestrini rotti.
«Okay», disse Laura quando fu sicura che fosse sveglio, «ascolta attentamente, socio. Ho trovato un dottore. Puoi fingerti malato?»
«Certo.» Fece una smorfia come se stesse per vomitare da un momento all’altro e comincio a lamentarsi.
«Non esagerare.» Laura gli spiego cio che aveva intenzione di fare.
«Un ottimo piano, mamma.»
«No, e una sciocchezza, ma e l’unico piano che ho in questo momento.»
Giro la jeep e torno davanti alla casa di Brenkshaw. Parcheggio nel vialetto d’accesso davanti al box chiuso che era piu arretrato rispetto alla casa. Chris scese dalla jeep e Laura lo afferro e lo tenne stretto contro di se, alla sua sinistra, la testa sulla sua spalla. Chris si appoggio a lei cosi che Laura pote sostenerlo solo con il braccio sinistro, anche se era abbastanza pesante. Il suo bambino non era piu un bambino. Nell’altra mano stringeva il revolver.
Mentre trascinava Chris lungo il vialetto debolmente illuminato dalla luce che veniva da uno dei grandi lampioni sul ciglio della strada, Laura si auguro che nessuno dalle case adiacenti stesse osservando la scena. D’altra parte, non era poi cosi insolito che qualcuno si presentasse a casa di un dottore nel cuore della notte per chiedere aiuto.
Sali i gradini, attraverso il portico e suono il campanello tre volte, in rapida successione, come avrebbe fatto una madre disperata. Attese solo qualche secondo prima di suonare ancora.
Dopo qualche minuto, quando ormai stava cominciando a pensare che non ci fosse nessuno in casa, le luci del portico si accesero. Vide un uomo che la stava osservando attraverso una finestrella a forma di ventaglio che si trovava nella parte superiore della porta. «Per favore», disse in tono disperato, tenendoli revolver di lato, dove non poteva essere visto. «Il mio bambino. Veleno! Ha ingerito del veleno!»
L’uomo apri la porta verso l’interno. C’era una doppia porta di vetro che si apriva verso l’esterno e percio Laura si sposto.
Era un uomo di circa sessantacinque anni, con i capelli bianchi, un volto dai tratti irlandesi, a eccezione del naso e degli occhi scuri che ricordavano un latino. Indossava una vestaglia marrone, un pigiama bianco e le pantofole. La scruto attentamente da sopra gli occhiali e chiese: «Che cosa c’e signora?»
«Vivo a due isolati da qui. Voi eravate cosi vicino. E il mio bambino… veleno!» A questo punto, Laura mollo Chris che sguscio via mentre lei puntava la canna della pistola contro la pancia dell’uomo. «Le faro saltare le budella se chiama aiuto.»
Non aveva intenzione di ucciderlo, ma il tono della sua voce suono convincente, perche l’uomo annui e non disse nulla.
«Lei e il dottor Brenkshaw?» L’uomo annui di nuovo. «Chi c’e in casa, dottore?»
«Nessuno. Sono solo qui.»
«Sua moglie?»
«Sono vedovo.»
«Figli?»
«Sono tutti grandi e non abitano piu qui.»
«Non menta.»
«Ho fatto della sincerita un’abitudine di vita», rispose lui. «In qualche occasione mi ha procurato dei guai, ma in generale dire la verita rende la vita piu semplice. Senta, qui fa un freddo cane e la mia vestaglia e leggera. Lei puo continuare a minacciarmi anche se entra in casa.»
Laura varco la soglia e con la pistola sempre puntata contro il medico lo spinse dentro. Chris la segui. «Tesoro», gli sussurro, «dai un’occhiata a tutta la casa. Senza far rumore. Vai prima di sopra e non saltare nessuna stanza. Se c’e qualcuno, di’ che il dottore ha un’emergenza e ha bisogno del loro aiuto.»
Chris si diresse verso le scale e Laura tenne Carter Brenkshaw sotto tiro. Si udiva il ticchettio leggero di una pendola poco distante.
«Sa», disse il dottore, «sono sempre stato un grande appassionato di gialli.»
Laura corrugo la fronte. «Che cosa vuol dire?»
«Be’, piu di una volta mi e capitato di leggere una di quelle scene in cui c’e una bellissima canaglia che tiene prigioniero l’eroe contro la sua volonta e, come accade il piu delle volte, quando la situazione alla fine si ritorce verso di lei, soccombe all’inevitabile trionfo mascolino e finiscono per fare l’amore in modo selvaggio e appassionato. E ora che sono io il protagonista, perche devo essere troppo vecchio per godere del lato piu piacevole di questa avventura?»
Laura trattenne un sorriso perche non poteva pretendere di avere un’aria minacciosa una volta che avesse sorriso. «Stia zitto.»
«Sicuramente lei puo fare molto meglio di questo.»
«Senta, mi faccia il piacere di tacere. Ha capito?»
Non divento pallido e non comincio a tremare. Sorrise.
Chris ridiscese.
«Nessuno, mamma.»
Brenkshaw disse: «Mi chiedo quanti criminali pericolosi abbiano dei compiici di taglia cosi ridotta che li chiamano mamma».
«Non mi sottovaluti dottore. Sono disperata.»
Chris scomparve nelle altre stanze a pianterreno, accendendo le luci al suo passaggio.
Laura disse: «Ho un ferito nell’auto…»
