«Ovviamente una ferita d’arma da fuoco.»
«Voglio che lei lo curi e che tenga la bocca chiusa, perche se non lo fa, una di queste sere torneremo indietro e le faremo saltare le cervella!»
«Questo», disse lui in tono quasi divertito, «e delizioso.»
Mentre tornava sui suoi passi, Chris spense le luci che aveva acceso qualche istante prima. «Nessuno, mamma.»
«Ha una barella?» chiese Laura al dottore.
Brenkshaw la fisso. «Avete veramente un ferito?»
«Che cosa diavolo crede che ci faccia qui?»
«Che strano. Be’, d’accordo. Sta perdendo molto sangue?»
«Parecchio fino a qualche tempo fa, ora non piu. Ma e svenuto.»
«Se non sta perdendo tanto sangue possiamo trasportarlo con la carrozzella pieghevole che ho nel mio studio. Posso prendere il cappotto?» chiese il dottore, indicando il guardaroba ih anticamera. «Oppure degli ossi duri come lei si eccitano davanti a dei vecchietti tremanti nei loro pigiami?»
«Prenda il cappotto, dottore, ma dannazione, non mi sottovaluti!»
«Proprio cosi», disse Chris. «Ha gia ammazzato due uomini questa notte.» E imito il suono di un Uzi. «Li ha falciati senza lasciare loro il tempo di alzare un dito.»
Il tono del bambino fu cosi convincente che Brenkshaw guardo Laura con preoccupazione. «Nel guardaroba non c’e nulla tranne dei cappotti, degli ombrelli e un paio di calosce. Non ho armi.»
«Stia attento, dottore. Nessuna mossa falsa.»
«Nessuna mossa falsa… si, sapevo che avrebbe detto questo.»
Anche se sembrava che continuasse a trovare la situazione in un certo senso divertente, non era piu allegro come prima.
Quando ebbe indossato il cappotto, si avviarono con lui verso la porta che si trovava a sinistra nell’anticamera. Senza accendere le luci, contando solo su quella che filtrava dall’anticamera e sulla sua conoscenza del luogo, il dottor Brenkshaw li guido attraverso la sala d’attesa. Un’altra porta conduceva nel suo studio. Accese la luce e da li proseguirono fino all’ambulatorio.
Laura si era aspettata di vedere un lettino e delle attrezzature ben tenute ma ormai superate. Invece tutto sembrava nuovo. C’era persino un apparecchio per l’elettrocardiogramma e in fondo alla stanza una porta su cui spiccava la scritta: «RAGGI X: TENERE CHIUSO DURANTE L’USO».
«Ha un apparecchio per fare le radiografie?» chiese Laura.
«Certo. Non e piu costoso come una volta. Ogni clinica ha un apparecchio radiologico oggigiorno.»
«Si, ogni clinica, ma questo e solo…»
«Mi rendo conto che posso sembrare Barry Fitzgerald che recita la parte del dottore in un vecchio film e che preferisco la comodita di uno studio in casa mia, ma ai miei pazienti non offro cure antiquate solo per il gusto di essere antiquato. Oserei dire che sono un medico molto piu serio di quanto voi non siate disperata.»
«Se fossi in lei non ci giurerei», replico Laura freddamente, anche se cominciava a essere stanca di quella finzione.
«Non si preoccupi», replico Brenkshaw. «Collaborero. Ho l’impressione che sara piu divertente se lo faccio.» A Chris disse: «Quando abbiamo attraversato il mio studio, hai notato un grande barattolo di ceramica rossa sulla mia scrivania? E pieno di caramelle all’arancia e di canditi, se ne vuoi un po’».
«Wow. Grazie!» esclamo Chris. «Posso prenderne una, mamma?»
«Una o due», rispose Laura, «ma non fare indigestione.»
Brenkshaw disse: «Quando mi succede di curare qualche giovane paziente, immagino di essere molto all’antica. Qui non ci sono chewing-gum. Che diavolo di roba e quella? Sa di plastica. E se si rompono i denti dopo essere stati da me, e un problema del loro dentista». Mentre parlava, tiro fuori una carrozzella ripiegata, l’apri e la porto al centro della stanza.
Laura disse: «Tesoro, tu stai qui mentre noi andiamo alla jeep».
«Okay», rispose Chris dall’altra stanza, dove stava rovistando nel barattolo per scegliere il pezzo preferito.
«La jeep e nel vialetto d’accesso?» chiese Brenkshaw. «Allora usciamo dal retro. Daremo meno nell’occhio.»
Laura continuava a tenerlo sotto tiro, ma si sentiva sciocca. Usarono l’uscita secondaria del laboratorio, che dava su una rampa; non c’era percio bisogno di scendere le scale.
«E l’entrata per gli handicappati», spiego Brenkshaw tranquillamente, mentre spingeva la carrozzella lungo il sentiero che conduceva verso il retro della casa.
Contrariamente al prato davanti, dove crescevano gli ontani, il cortile laterale era abbellito di sempreverdi, fichi e pini. Ma, nonostante i folti rami degli alberi e l’oscurita, Laura riusciva a vedere le finestre della casa vicina, percio suppose che avrebbe potuto essere vista se qualcuno si fosse affacciato.
Il mondo era immerso in quella quiete che regna solo da mezzanotte all’alba. Se non avesse saputo che erano quasi le due del mattino, lo avrebbe indovinato di li a poco. Anche se da lontano giungeva la debole eco dei rumori della citta, regnava un tale silenzio che anche se fosse uscita solo per portare la spazzatura, avrebbe avuto la sensazione di essere una donna impegnata in una missione segreta.
Il sentiero girava attorno alla casa, incrociandone un altro che si estendeva sul retro della proprieta. Oltrepassarono il portico posteriore attraverso un passaggio che si trovava fra la casa e il box e giunsero infine sul vialetto d’accesso.
Brenkshaw si fermo presso la jeep e sogghigno. «Fango sulle targhe», sussurro, «un tocco convincente.»
Dopo che Laura ebbe aperto il portellone, il dottore entro nel vano della jeep per dare un’occhiata al ferito.
Laura guardo verso la strada. Tutto era silenzioso, immobile.
Ma se una pattuglia della polizia fosse passata di li in quel momento, durante il normale giro d’ispezione, l’agente si sarebbe sicuramente fermato per controllare che cosa fosse tutto quel movimento a casa del vecchio dottor Brenkshaw…
Il dottore stava gia uscendo dalla jeep. «Per Dio! Ma qui c’e
«Perche diavolo continua a sorprendersi? Secondo lei avrei allestito questa messa in scena solo per divertimento?»
«Portiamolo dentro. Presto», disse Brenkshaw.
Da solo non sarebbe riuscito a trasportare il suo Custode, percio Laura, per aiutarlo, dovette infilare il revolver nella cintura dei pantaloni.
Brenkshaw non tento ne di scappare ne di colpirla per cercare di toglierle l’arma. Al contrario, non appena ebbe sistemato il ferito sulla carrozzella, lo spinse fino all’entrata per gli handicappati dall’altra parte.
Laura afferro l’Uzi dal sedile anteriore e segui Brenkshaw. Pensava che non avrebbe avuto bisogno di un fucile mitragliatore, ma si sentiva meglio con quello fra le mani.
Quindici minuti piu tardi Brenkshaw si allontano dalle lastre che erano appese a una lavagna luminosa in un angolo del suo ambulatorio. «La pallottola non si e frammentata, e uscita direttamente dall’altra parte. Non ha intaccato le ossa percio non dobbiamo preoccuparci di possibili schegge.»
«Fantastico», disse Chris che, seduto in un angolo, succhiava con grande soddisfazione una caramella. Nonostante in casa facesse caldo, Chris indossava ancora la sua giacca, come Laura del resto, che voleva essere pronta a uscire rapidamente in caso di necessita.
«E in coma?» chiese Laura al dottore.
«Si, e in stato comatoso. Ma non a causa della febbre associata a una brutta infezione della ferita. Troppo presto per questo. E ora che e stato curato, probabilmente non ci sara un’infezione. E un coma traumatico dovuto al fatto che e stato colpito, alla perdita di sangue, allo choc e a tutto il resto. Non avrebbe dovuto essere mosso, lo sa?»
«Non avevo altra scelta. Se la cavera?»
«Probabilmente si. In questo caso il coma e una difesa che il corpo mette in atto, nel senso che si chiude
