non faceva alcuna differenza.
Li avevano traditi e li avevano abbandonati per rincorrere il potere e i piaceri di una classe tiranna e sterile.
— Le porte si sono spalancate. E sparita la luce. Devo ordinare…
Goniface non rispose. Quando il teleschermo si oscuro, non perche si fosse spento, quando gli sembro che quel flusso temporale fosse morto, il suo senso di rassegnazione fu completo.
Non sapeva che nei recessi piu profondi della sua mente stava opponendo l’ultima disperata difesa contro le forze che l’avevano sopraffatto.
20
Era spuntato un nuovo giorno a Megateopoli e i terrazzi del Santuario, bagnati dal sole, risplendevano di luce bianca. Nella citta regnava un generale senso di vuoto e di stordito sollievo, come quando, dopo un grande uragano, i pescatori si ritrovano sulla spiaggia a commentare, sotto voce, la forza devastatrice del tifone e i danni che ha provocato; osservano curiosi i relitti giunti a riva e si indicano l’un l’altro increduli il segno lasciato dalle onde durante la notte.
Simili, confusi sentimenti si leggevano anche sui volti dei cittadini comuni, che vagavano in piccoli gruppi sui terrazzi. Il loro numero erano piuttosto esiguo, perche i vincitori della battaglia della sera precedente erano decisi a mantenere il controllo del potere conquistato. Piu tardi avrebbero cominciato a parlare a voce alta e a curiosare, ma per il momento non toccavano nulla e parlavano poco. I loro occhi e la loro mente erano troppo occupati.
Piu numerosi erano invece i sacerdoti, che erravano con sguardo ancor piu sperduto del loro e, quando li incrociavano, i cittadini comuni si limitavano a farsi di lato per evitarli, senza fare commenti. La maggior parte dei preti portava una fascia nera al braccio, probabilmente strappata dalla veste di qualche diacono morto, a indicare che avevano cambiato bandiera, anche se per il momento nessuno gli aveva chiesto di farlo.
Di tanto in tanto, un uomo o una donna attraversavano i terrazzi a passo svelto: era chiaro che sapevano dove andare e che cosa fare. Indossavano per lo piu semplici tuniche nere, ma taluni erano ancora vestiti da cittadini comuni o perfino da preti. Sulle spalle di alcuni, simili a scimmie addomesticate, erano appollaiate piccole creature pelose che si guardavano attorno con occhio vigile.
A un tratto, un debole sibilo ruppe il silenzio e tutti alzarono contemporaneamente la testa. Al di sopra delle strutture che li sovrastavano, giganteggiava la testa del Grande Dio. Sulle sue spalle era stata montata un’esile impalcatura e minuscole figure stavano lavorando alacremente. Piccole fiamme blu balenarono nell’aria.
Sul terrazzo piu alto uscirono quattro persone: una indossava la veste rossa intessuta d’oro degli arcipreti, due una semplice tunica nera e una, una donna, l’abito di tela grezza dei cittadini comuni.
— Si, e stato molto semplice — stava dicendo Sharlson Naurya e nelle sue parole riecheggiava quella calma vuota che segue la tempesta. — Nessun flusso temporale alternato, nessun morto richiamato in vita, niente del genere. Asmodeo aveva ideato questo piano molto tempo fa, e cosi come lui l’aveva concepito noi lo abbiamo attuato, anche se la situazione di emergenza ci ha costretto ad apportare alcuni cambiamenti. Era il tuo demone che influenzava i tuoi pensieri con la telepatia. Ed era sempre lui a chiamarti per nome dal tuo appartamento. Tutti i fantasmi che ti sono apparsi, a eccezione di uno, erano proiezioni telesolidografiche: i nostri tecnici sono riusciti a realizzarle basandosi su vecchi duplicati di solidografi conservati nell’Archivio dei Comuni Cittadini, abilmente ritoccati per riprodurre l’effetto del naturale invecchiamento. Anche le apparenti modificazioni della stanza erano dovute a proiezioni telesolidografiche.
“Te ne saresti accorto anche tu se non mi avessi toccato e avessi scoperto che ero fatta di carne e ossa. Ma io mi ero messa apposta accanto a te perche sapevo che ti sarebbe venuto spontaneo allungare la mano verso di me. Il mio vestito era impregnato di una sostanza leggermente luminescente, la stessa di cui mi ero cosparsa anche la pelle, in modo da apparire del tutto simile agli altri.
“Quando mi hai toccato ti sei reso conto che ero reale, benche tu sapessi che non poteva essere, perche mi avevi appena incenerito con il raggio dell’ira. Ma e stato proprio qui che Asmodeo ha giocato d’astuzia. La donna che hai visto appena entrato nel tuo appartamento non ero io, ma la mia proiezione telesolidografica. Ed e quella che hai distrutto. Avevamo simulato una sequenza in cui il mio corpo prima prendeva fuoco e poi si dissolveva, e l’operatore l’ha trasmessa appena tu hai azionato il raggio. Forse ti ricordi che e intercorso un breve lasso di tempo fra il momento in cui mi hai colpita e quello in cui la mia immagine si e disintegrata.
“Se il piano fosse fallito, magari per qualche errore nel calcolo dei tempi, saremmo ricorsi a un piano di riserva che prevedeva la tua immediata uccisione. Ma per noi era della massima importanza che tu restassi in vita e che usassi il tuo potere per distruggere la Gerarchia; la tua morte rappresentava un grosso rischio per noi, perche qualche altro arciprete avrebbe potuto prendere il tuo posto e assumere il comando delle forze della Gerarchia. Asmodeo e morto, ma la Stregoneria ha trionfato perche c’era chi poteva prendere il suo posto e l’ha fatto. Nel tuo caso e accaduto l’esatto contrario.”
Goniface non rispose. Il suo volto era di nuovo una maschera impenetrabile, dietro la quale celava l’amaro, nauseante disprezzo che provava per se stesso. Era scoraggiato, ma lo consolava la consapevolezza che non tutto era ancora perduto. La Gerarchia avrebbe potuto ancora vincere, anche se non per merito suo. Giro furtivamente la testa e guardo oltre le mura del Santuario. Da quel lato, lontano dai quartieri abitati dai cittadini comuni, si trovava Landa Maledetta, una distesa grigia e arida di parecchi ettari, in cui non cresceva neanche un filo d’erba. Vi lascio deliberatamente indugiare lo sguardo.
— Ho atteso questo momento per tutta la vita — gli giunse la voce di Sharlson Naurya, velata da un’apparente stanchezza. — Come se per tutta la vita non avessi fatto altro che precipitare da quel ponte guardandoti in faccia e desiderando con tutta me stessa che arrivasse, per miracolo, il giorno in cui ti avrei raggiunto e ti avrei trascinato giu insieme a me. Adesso quel giorno e arrivato, ma significa ben poco.
L’ombra stranamente deformata di un uomo entro nel suo campo visivo. Lei sollevo lo sguardo. L’Uomo Nero alzo una mano in segno di saluto. Era Dickon il responsabile di quella buffa alterazione della figura. Appollaiato sulla spalla di suo fratello, ne stava imitando il gesto di saluto. Il suo pelo ramato brillava alla luce del sole.
— Ritorno proprio ora dal Centro di Controllo — disse l’Uomo Nero. — Abbiamo preso contatto con le nostre forze nella maggior parte delle citta chiave. Restano ancora da espugnare un paio di centri minori e qualche Santuario di campagna.
Poi, senza odio, ma con schietta curiosita, guardo Goniface, che stava lentamente distogliendo lo sguardo da Landa Maledetta. Gli occhi dei due capi si incontrarono.
In quello stesso momento, l’aria fu squarciata da un rombo lontano, che diventava a ogni istante piu forte: una vibrazione e un rullio stranamente profondi, che sembravano squarciare la terra. Gli uomini e le donne che vagavano sui terrazzi alzarono di scatto la testa verso il busto del Grande Dio e gli operai che si stavano ancora affaccendando intorno al collo. Ma quel rumore era troppo forte per provenire da li.
Il fragore riempi il cielo. Qualcosa stava arrivando dal sole e lo oscurava.
Un’aria di trionfo si fece strada negli occhi di Goniface, che fissavano quelli dell’Uomo Nero. — Avete vinto — disse — ma adesso avete perso. In ritardo forse, ma non troppo tardi, arrivano gli aiuti che abbiamo chiesto dal Cielo: un numero tale di macchine belliche da permetterci di rovesciare le sorti della battaglia e di impadronirci di nuovo della Terra.
Un boato, e una grande nube nera oscuro il Santuario. Un’enorme costruzione ellissoidale proveniente dalla direzione del sole appari nel cielo di Megateopoli e si fermo sopra Landa Maledetta, mentre i suoi raggi repulsori, simili a enormi pilastri, scavavano nella terra grigia solchi profondi come pozzi. E mentre stava ancora oscillando sospesa da terra, sulla sua superficie lucente si aprirono portelli circolari.
Goniface attese che lo sgomento si dipingesse sul volto del suo nemico, ma attese invano.
Mentre il rombo si affievoliva, l’Uomo Nero gli sorrise con aria amichevole e, con tono indifferente, gli disse: — Oh, so tutto della nave di soccorso partita da Luciferopoli. Sono venuto proprio per vederla atterrare. Quello che hai appena detto a proposito del suo carico e in gran parte vero. Ma quello che forse hai dimenticato e che Lucifero e il nome della Stella del Mattino, Venere; e, sfortunatamente per la Gerarchia, anche uno dei nomi di Satana. Naturalmente, era comprensibile che voi non foste a conoscenza degli eventi accaduti di recente su Venere. Le comunicazioni erano piuttosto disturbate ultimamente, vero? E non solo perche il pianeta sta entrando in opposizione, immagino. Pero io credevo che voi aveste intuito che la Stregoneria stava operando anche li, e che
