Degli artigli invisibili si conficcarono nel mio cervello con tale forza che il dolore mi sconvolse. Gridai e caddi in avanti, con i gomiti e il viso fermi sulla macchia d’inchiostro, le mani che afferravano la parte posteriore del cranio, e mi arresi per un po’ all’oscurita.
Adesso mi sono ripreso per ritrovarmi a fissare la lettera nelle mie mani. E ora di infilarla sotto la porta di V., poi, con rapidita, di andare a prendere gli ospiti.
Passi sulle scale! Sta arrivando qualcuno: il revolver…
Mio marito e stato cosi sconvolto alla notizia di Zsuzsanna che, sulle prime, ha agitato la pistola contro il povero Mihai, che ha dovuto persuaderlo a scendere le scale fino alla carrozza e portarlo a casa; in seguito, un altro domestico ha ripreso il calesse. Arkady adesso e con la sua defunta sorella, e non e possibile convincerlo a lasciarla. Temo per lui, nonostante il fatto che Dunya dica che dubita che Vlad gli fara del male, specialmente perche lui e il figlio maggiore, e una cosa del genere non e mai accaduta in tutti i secoli in cui il Patto e stato in vigore.
Fino a quando non e arrivato suo fratello, sono rimasta seduta accanto a Zsuzsanna e le ho tenuto la mano. Era diventata un po’ irrequieta e incoerente, e aveva cominciato a chiedere di Vlad. Dapprima non avevo la minima intenzione di arrendermi alla sua richiesta, ma lei pianse cosi tanto, in modo talmente disperato da spezzare il cuore che, nonostante la mia determinazione, cominciai ad intenerirmi e presi da parte Dunya per chiederle se non ci fosse pericolo.
«Lui non le puo fare altro male», bisbiglio Dunya solennemente. «Per quanto riguarda noi non puo farci del male, a meno che non glielo permettiamo; fin quando indosseremo i nostri crocifissi ed eviteremo le sue lusinghe, saremo in salvo. Ma lui deve sapere che e Zsuzsanna, e solo Zsuzsanna, che lo invita qui»
Cosi ho mandato un altro domestico al castello, per consegnare a V. il messaggio che Zsuzsanna stava morendo e chiedeva di lui.
Subito dopo, e arrivato il povero Arkady. Sebbene fossi riuscita a calmarmi mentre ero seduta accanto a Zsuzsanna, sperando di essere forte per amore di mio marito, alla vista del suo viso segnato dal dolore mentre entrava nella camera, mi sono sciolta in lacrime.
Lui si e portato rapidamente al suo fianco. Io mi sono scansata e lui si e seduto sul letto e l’ha presa tra le braccia, sollevandole la testa e le spalle, lasciando che i capelli scuri cadessero sul suo braccio e sul cuscino.
«Zsuzsa…», sospirava, con le lacrime che gli cadevano sulle guance, mentre le accarezzava il viso teneramente. «Zsuzsa, come puo accadere?».
La presenza di lui la fece ritornare in se e la doto di forza. Gli sorrise con la dolcezza di una santa, con gli occhi che ancora irraggiavano quella misteriosa serenita, nonostante il fatto che il suo respiro fosse un affannoso rantolo.
«Non devi piangere, Kasha. Ora sono felice…».
Lui si lascio andare ad un amaro singhiozzo e disse:
«Non te ne puoi andare, Zsuzsa. Sono cosi solo, adesso, con Stefan e papa che se ne sono andati. Non andartene anche tu».
Il sorriso di lei si allargo, mostrando un lampeggiare di lunghi denti mentre mormorava:
«Ma io non ti lascio, Kasha. Mi vedrai ancora. Andremo tutti insieme in Inghilterra».
Mi irrigidii e repressi un brivido, ma il viso del mio dolce Arkady si contorse in una smorfia di dolore, che lui rapidamente soffoco e sostitui con una maschera di coraggio.
«Si, naturalmente», disse con un tono tranquillizzante. «Devi guarire, cosi noi tutti potremo andare in Inghilterra insieme. Tu, io, Mary, lo zio e il bambino…».
«Si, il bambino», sibilo Zsuzsanna con aria sognante, e fisso su di me uno sguardo pieno di una tale fame e desiderio che pensai che sarei svenuta. «Noi tutti saremo cosi felici quando verra il bambino. Lo ameremo tanto…».
Arkady chino la testa per il dolore.
Lei rimase in silenzio per un po’ e non si udiva nulla in quella triste stanza illuminata dal sole, tranne il suo faticoso respirare. Voltai lo sguardo, incapace di sostenere ancora quella scena straziante, fino a che udii il suo respiro affannoso:
«Arkady… Baciami. Baciami per l’ultima volta…».
Alzai lo sguardo e vidi che guardava il fratello con quegli enormi occhi sensuali, occhi tanto irresistibili, tanto seducenti quanto quelli verde scuro che mi avevano stregato, fin quasi a farmi dormire. Immediatamente, misi un braccio sulla spalla di mio marito, per trattenerlo… e intanto Dunya, allarmata, si era avvicinata a lui, piombando sulla preda come una chioccia che protegge la sua covata.
Ma era troppo tardi; Arkady si chino per baciarla. Lei apri le labbra, pronta a incontrare quelle di lui ma, all’ultimo istante, lui volto il capo e le diede un casto bacio fraterno sulla guancia. Lei sollevo una debole mano fino alla mascella di lui, ma era troppo debole e, mentre mio marito rialzava la testa, io vidi un’acuta delusione negli occhi di lei.
In quel momento la lucidita l’abbandono e ritorno a chiedere di Vlad, che io sapevo non sarebbe venuto poiche il sole era ancora alto nel cielo. Lei alterno irrequietezza e sonno e, nel tardo pomeriggio, arrivo il dottore, ma non pote far nulla, tranne lasciare una medicina disgustosa che lei rifiuto di bere.
Quando si avvicino il tramonto, si sveglio e divenne estremamente irrequieta, piangendo pietosamente, chiamando Vlad per nome: non si riferiva piu a lui come “zio”. Fino a quel momento era stata terribilmente debole. Tutti noi fummo stupiti che fosse ancora viva quando l’oscurita finalmente scese.
Vlad arrivo poco dopo. Ero terrorizzata dal mettergli di nuovo gli occhi addosso ma, quando entro nella stanza, non provai un brivido di paura o di odio, poiche il suo comportamento non fu affatto quello che mi ero aspettata.
Oh, si, era un uomo di venti o trenta anni piu giovane di quello che avevo incontrato al
Mi aspettavo una traccia di quel sorriso lupesco, avido, sulle labbra, un bagliore di beffardo trionfo nei suoi occhi. Ma no: c’era solo una preoccupazione sincera, cupa, riflessa nella postura, nel passo, nell’espressione.
Ci ignoro tutti e ando direttamente verso Zsuzsanna, che ancora giaceva tra le braccia di suo fratello, e le prese la mano stringendola cosi forte che i nervi risaltarono sul suo pallido polso. Gli occhi di Arkady, intontiti dal dolore, tremarono di paura, presto lavata via dalle lacrime.
«Zsuzsa», disse Vlad, e io mi meravigliai di udire emergere dalle labbra di quel mostro una voce innegabilmente gentile, piena di amore e di dolore compassionevole, e fui meravigliata dal sapere che il Demonio in persona possedesse ancora i resti di un cuore umano. Le parlo in rumeno e io non compresi tutte le parole, ma capii perfettamente dal tono cosa le disse. So che le disse che lui l’amava e di non essere spaventata; so che le disse che lui non l’avrebbe mai lasciata.
La sua voce era cosi affascinante, cosi irresistibile, che, udendola, credetti che pronunciasse ogni parola con tutta la sua anima miserabile.
Si chino e la bacio sulle labbra.
Un momento prima, Arkady, singhiozzando, si era coperto gli occhi con una mano, lasciando l’altra intorno alla spalla di sua sorella. Ma io guardai e vidi, con lo stesso affascinato disgusto con cui avevo letto il diario di Zsuzsanna, la profonda sensualita, la passione appena contenuta, nascosta in quel breve abbraccio.
Riluttante, Vlad sollevo la sua bocca da quella di Zsuzsanna, e io vidi l’improvvisa fiammata nei suoi occhi e la piu alta venerazione in quelli di lei. In quell’istante, lei sembro rifiorire; un lieve colore le ritorno sulle guance, e i suoi occhi brillarono di una gioia cosi intensa che arrivava al limite della follia.
Poi lei si rilasso completamente e smise di lottare mentre era tra le braccia del fratello, con Vlad che sedeva
