«Si…», mormoro con aria assente. «Dovremmo andare». E poi sentii il suo corpo teso contro il mio e un muscolo nella sua mascella comincio a contrarsi involontariamente. «Ma non la posso lasciare. Non ancora…».
Mi irrigidii e mi scostai dall’abbraccio, sebbene cingessimo ancora con le braccia l’uno la vita dell’altra. Decisi di tentare di portarlo con delicatezza alla verita su Vlad.
«Arkady… vedi come e bella Zsuzsanna?».
Sospiro e, sciogliendosi dall’abbraccio, si volto verso la bara per guardarla ancora una volta con doloroso apprezzamento.
«Si… si, e bella…».
Rimase senza respiro, trattenendo le lacrime.
Io rimasi accanto a lui e gli misi una mano sulla spalla per confortarlo.
«Piu bella di quanto sia mai stata in vita, ma… hai dimenticato che la sua spina dorsale era curva e la sua gamba non sviluppata?».
Lui guardo all’improvviso le ombre che danzavano sull’alto soffitto, come se non volesse affrontare il ricordo, come se avesse paura di cio che la sua contemplazione potesse rivelare. Il respiro gli divento piu rapido e le spalle cominciarono ad alzarsi e abbassarsi, come se stesse lottando per reprimere la conclusione che la ragione avrebbe potuto portare.
«No», disse amaramente. «No, non l’ho dimenticato».
Indicai il corpo nella bara.
«Guardala, Arkady. Guardala! Puoi vedere che non ha l’aspetto che un morto dovrebbe avere dopo che e passato un giorno. La sua schiena e perfettamente diritta; e piu alta. E guarda le sue gambe!».
Controvoglia, abbasso lo sguardo sul cadavere di sua sorella e sulle due gambe perfette, ben formate, sotto il vestito.
«Adesso sono entrambe perfette», continuai. «Che cosa potrebbe causare un tale miracolo?».
Si strinse la fronte.
«Follia! La stessa follia che mi ha condotto a vedere Stefan, a vedere i lupi risparmiare la mia vita; che fa si che lo zio divenga ogni giorno piu giovane! Ed io ho fatto questo a te, Mary, alla persona che amo di piu in tutto il mondo…». La sua voce si spezzo. «Non riesco a sopportare di vedere che ti accada…».
Udii il furore nella sua voce, ma anche l’agitazione di una rivelazione non desiderata; sentii che non potevo permettermi di arrendermi. Gentilmente ma fermamente, dissi:
«Arkady, sono perfettamente sana di mente; sono la stessa Mary che hai sempre conosciuto e ti dico, ora, che non sei pazzo per aver visto quelle cose. Zsuzsanna, adesso, e perfetta perche e uno
Il suo sguardo corse direttamente alla piccola croce d’oro, che io avevo, senza pensare, dimenticato di far scivolare sotto il vestito prima di venire a parlare con lui. I suoi occhi si strinsero alla sua vista ed egli alzo lo sguardo al mio e, con uno stupore pieno di orrore bisbiglio:
«Buon Dio, sei come loro adesso, vero? Ti sei fatta imbrogliare come loro! Non vorresti altro che me ne andassi a dormire, cosi potresti aiutarli a violare il suo corpo, proprio come fecero con quello di papa!».
Lo sguardo di offeso tradimento sul suo viso mi spezzo il cuore. Chiusi strettamente le dita della mano sinistra intorno al crocifisso, finche questo non mi taglio la carne e gridai nel pensare mio marito cosi irretito dall’incantesimo del Vampiro da essere, per me, perso per sempre; nel pensare che il sangue che scorreva nelle sue vene — e nelle vene di nostro figlio — ci legasse irrevocabilmente, eternamente, al mostro.
Pensavo che quei legami di sangue non avrebbero potuto mai essere allentati e che mio figlio era condannato a percorrere la strada dei suoi infelici antenati.
Silenziosamente, mi appellai a San Giorgio, affinche brandisse la sua spada lucente e, con un colpo mortale, recidesse quei legami del colore del sangue.
La mia disperazione si dovette vedere chiaramente poiche, alla sua vista, Arkady rimase senza fiato e tutta la rabbia sembro abbandonarlo improvvisamente. Cedette per la stanchezza e con una voce bassa, piena di tristezza, mi chiese:
«Hai un’idea di cosa significhi dire che queste cose sono vere?». La sua voce divenne un bisbiglio. «Povera Mary. Mia cara, ho contaminato la persona che amo di piu, con il male che e qui. Ho portato te e nostro figlio in un nido di vipere. E tutto vero… lo zio e un pazzo e un assassino, proprio come mio padre, suo complice, e io sono destinato a diventare come loro…». Nascose il viso tra le mani, sopraffatto dalla stessa visione di generazioni macchiate di sangue che avevo avuto io e mormoro: «Figlio mio! Povero figlio mio!».
Il suo tormento era cosi acuto che anch’io lo sentii, e potei soltanto fissarlo dolorosamente mentre restavamo ammutoliti per l’estrema crudelta della verita. Attesi, con la speranza che sarebbe ritornato in se, che avrei potuto convincerlo a fuggire da questo posto con me.
«Tu non sei un assassino», dissi, con la voce tremante. «Ma Vlad e uno
Ma io non avevo trascorso la mia infanzia educata ad amare e riverire Vlad, e il sangue del Vampiro non scorreva nelle mie vene. Era piu facile per me, un’estranea dalla forte volonta, resistere all’ipnotismo di Vlad e accettare la verita, di quanto lo fosse per il mio povero marito.
Arkady alzo il viso e disse rauco:
«Oh, Mary… Mary… Prova soltanto che lei e pazza quanto me. Vai. Vai adesso! Non riesco a sopportarlo oltre!».
Quando esitai e aprii la bocca per contraddirlo, alzo la voce:
«Vattene!», m’ingiunse.
Poi ritorno alla sedia accanto alla bara, ritrovo la pistola, e riprese il suo posto come guardiano del cadavere di Zsuzsanna, inconsapevole che, facendo cosi, non serviva ne la ragione, ne la lealta, ne l’amore, ma il piu malvagio degli scopi.
Penso che suo “zio” — o, con piu probabilita, suo nonno, eliminando due dozzine di antenati — abbia piu influenza su di lui di quanto sapremo mai. In quel momento, vidi gli occhi di Vlad nell’oscurita ondeggiante, e udii nella mente la sua risata di scherno.
«
L’espressione di Arkady era dura, irraggiungibile, mentre voltava il suo profilo verso di me e sedeva guardando in basso, addolorato, il corpo voluttuoso di sua sorella, raggiante nella tremolante luce delle candele. Sapevo che non sarebbe stato bene discutere con lui in quel momento, e cosi me ne andai, abbattuta, sconfitta, ma dicendomi che la stanchezza certamente avrebbe avuto la meglio nel prosieguo della notte.
Non fu cosi. Rimase con lei tutta la notte del diciotto e quando, questa mattina, ho saputo da Dunya che era ancora al suo fianco, con gli occhi furiosi, prossimo al delirio per aver rifiutato cibo e bevande, il mio cuore e venuto meno.
Il funerale ha avuto luogo a mezzogiorno. Si e trattato di una faccenda estremamente pietosa. Sono venuti soltanto quattro dei domestici, poiche i racconti di Zsuzsanna morta in seguito al morso dello
Prima sono venuti nello studio e sono rimasti in piedi davanti alla bara aperta per rendere omaggio con un rispettoso momento di silenzio alla loro padrona morta, togliendosi il cappello. Ion piangeva, ed io pensai di riconoscere nel suo dolore un accenno di quella rabbia indignata che avevo visto in Dunya, non appena aveva saputo della rottura del Patto.
Quando ha cercato di nascondere il suo crocifisso nelle mani della padrona morta, Arkady, che guardava attentamente, glielo ha tolto di mano. Per un momento, ho pensato che mio marito l’avrebbe scagliato via; invece, se l’e infilato in tasca in modo che non potesse essere ritrovato e ha gridato verso il vecchio giardiniere in rumeno. Mi e dispiaciuto moltissimo per il vecchio, e ho desiderato di saper parlare la sua lingua in modo da poterlo confortare poiche guardava mio marito con timoroso smarrimento, ma non ha detto una parola.
Anche Ilona e Dunya sono venute e sono rimaste a guardare il cadavere con inquieta riverenza e piu timore che dolore, poiche loro sapevano meglio di chiunque altro gli stupefacenti cambiamenti che il corpo della
