capiva che la sua padrona non avrebbe riposato ne in pace ne a lungo, e che la bara era un grembo ligneo che avrebbe dato vita a un figlio perfetto, bello e mostruoso.

Mihai e il fragile e caro Ion hanno aiutato Arkady a trasportare la bara nella tomba, cosa che e stata una fatica per tutti e tre, e inoltre, poiche gli altri se ne erano andati, nessuno aveva preparato la tomba per la cerimonia.

Zsuzsanna e stata posta a riposare… no, non a riposare! A meno che non riesca a persuadere Arkady a lasciarla stanotte… senza fiori, o luce di candele, o canti, in una tomba tetramente adorna di ragnatele e polvere.

Scapigliato, con lo sguardo folle e la barba lunga, Arkady ha tenuto un discorso. Non ricordo che cosa ha detto; durante tutta la cerimonia non solo non sono stata bene, ma ero sull’orlo dello svenimento, e mi sono sentita sollevata quando ha finito dopo alcuni minuti.

Poi il nostro piccolo e triste gruppo e uscito camminando lentamente… tutti, tranne Arkady, che si e seduto sul freddo pavimento di pietra davanti alla bara di sua sorella e ha estratto la pistola, con la chiara intenzione di restare a vegliare.

Ero troppo turbata per cercare di supplicarlo ancora e volevo soltanto affrettarmi ad uscire e liberarmi dell’aria immobile e oppressiva della tomba, ma Dunya si e fermata per parlare con lui in rumeno. Come risposta, lui l’ha minacciata con la pistola.

Lo abbiamo lasciato la. Che altro potevamo fare? Tutte le parole del mondo non potrebbero aiutare ne lui ne sua sorella, a questo punto.

Questo pomeriggio, ho fatto portare un messaggio al castello da Mihai, dicendo che non ci sarebbe stato alcun pomana questa sera, poiche Arkady era indisposto.

Come i domestici, sono pronta a fuggire. Ho preparato i bauli ed ora ho bisogno soltanto di ritrovare il mio povero marito. Sono decisa a mettere in atto la mia promessa a Vlad: non resteremo.

Dunya dice che il Vampiro non puo attraversare l’acqua che scorre, tranne che nella sua bara di terra. Benissimo; Arkady ed io fuggiremo al mattino e non ci fermeremo finche non attraverseremo il fiume Muresh, che raggiungeremo prima del crepuscolo se facciamo correre i cavalli. Fino ad allora, rimarremo nascosti nella camera dei bambini, che Dunya ha reso un porto sicuro con corone di aglio alla finestra e alla porta e, ovunque, ritratti di santi. Tiene una candela accesa davanti all’icona di San Giorgio, che brandisce una spada, pronto a staccare la testa di Dracula… il drago.

Il Demonio.

Ricordo che fu la parola con cui il signor Jeffries si riferi a Vlad; Dunya mi ha spiegato che gli abitanti del villaggio chiamano la famiglia di Arkady con quel nome.

Anch’io ho pregato San Giorgio: l’ho pregato di proteggere mio marito e mio figlio. Ucciderei il drago con le mie mani, se fosse possibile, ma Dunya dice che tentare e troppo pericoloso, e che durante il giorno, quando distruggerlo e piu facile, la porta del suo rifugio rimane chiusa a chiave e sprangata, ed e troppo pesante da buttare giu per un’unica persona. Coloro che ci hanno provato, sono tutti morti di morte violenta.

Quanti secoli dobbiamo aspettare perche si incarni su questa terra il santo uccisore del drago e ci liberi da questo mostro?

Dunya ed io abbiamo discusso che cosa dev’essere fatto per fare uscire Arkady dalla tomba, e per impedire a Zsuzsanna di rialzarsi come strigoi questa notte. Sembra impossibile che possa restare sveglio ancora a lungo ma, se lo fa, il mio piano e di andare da lui, come Dalila, offrendogli di calmare la sua sete… con una bevanda contenente laudano. Se le parole dolci non lo convinceranno, allora lo fara il papavero.

Il sole e basso nel cielo; e ora.

San Giorgio, liberaci.

Capitolo undicesimo

Il diario di Mary Windham Tsepesh

19 aprile, aggiunta. Dio mio, si e infiltrato nel nostro piccolo rifugio sicuro! Dorme tra noi… ed io non posso andare ad avvertire mio marito, che e alla merce di un altro figlio, piu mostruoso, in procinto di nascere. Vlad sa tutto quello che noi abbiamo progettato.

Mentre Dunya, povera pedina innocente, non sa nulla. Mi sorride dolcemente anche ora, mentre mi versa una tazza di the calmante, incapace di decifrare i misteriosi segni che scarabocchio sulla pagina… presto, prima che torni la prossima ondata di dolore. Temo che questa sia l’ultima registrazione che faro sul diario. Lo lascero dove mio marito lo potra trovare, se sopravvivera a questa notte.

Le doglie sono iniziate poco dopo il mio ritorno dall’aver parlato con Arkady alla tomba di Zsuzsanna e stavo camminando con Dunya verso la casa. Nel mezzo del prato erboso, sono caduta in ginocchio, allungando le braccia, e nel dolore lancinante ho afferrato il vestito di Dunya proprio sotto il colletto.

Il tessuto al suo collo si e aperto rivelando la tenera pelle proprio sotto la clavicola e li, ecco due segni rossi, rotondi, con il centro bianco.

L’angoscia mi ha attraversato come una spada, riempiendomi dello stesso agghiacciante dolore dell’istante in cui seppi, tanti anni fa, che mia madre e mio padre erano morti. E vero, Dunya e ancora viva — respira, parla, si muove — ma, per me, e persa quanto i miei genitori, da lungo tempo sepolti nella terra fredda.

A quella vista ho emesso un lamento pieno d’orrore; Dunya ha creduto che gridassi per l’angoscia del parto. Volevo fuggire, correre via nella foresta. Dapprima ho lottato e non permettevo che posasse nemmeno una mano su di me ma, ben presto, sono stata costretta a permetterle di aiutarmi a ritornare nella camera dei bambini.

Una volta li, ho dovuto farmi forza per non rabbrividire al suo tocco, troppo impacciata nella mia condizione per fare qualcosa, se non permetterle di prendersi cura di me. Ma lei e stata gentile e devota come una sorella. Adesso guardo il suo viso affettuoso e privo d’inganno, e posso solo piangere.

Mostro! Mostro! Un giorno ti faro pagare per quello che hai fatto a lei e alla sorella di Arkady!

Vedo negli occhi di Dunya che lei, contrariamente a Zsuzsanna, e del tutto ignara di cio che le sta accadendo; la mia piu cara amica e divenuta il mio nemico piu pericoloso, e lei nemmeno lo sa. Per quanto tempo ha usato questa povera, innocente ragazza? E accaduto di recente o e stato da quando ha dormito nella stanza di Zsuzsanna? E lei che va da lui nella notte, quando dormiamo? E sempre stata la sua spia?

Non riesco a persuadermi a dirglielo, a lacerare il suo cuore. Dunya, mia leale Dunya! Lo strigoi ha vinto. Tu ed io siamo entrambe perdute…

Ancora dolore. Non riesco piu a scrivere. Che Dio ci aiuti.

Capitolo dodicesimo

Il diario di Arkady Tsepesh

21 aprile, aggiunta su una pergamena separata. 1 a.m. Siedo in ascolto delle grida di mia moglie mentre scrivo un avvertimento per il figlio che sta nascendo. Sono passati dei giorni da quando scrissi per l’ultima volta in questo diario e, nel periodo intercorso, ho sperimentato piu dolore e orrore di quanto le parole possano esprimere. Zsuzsanna e morta ed e stata deposta nella tomba di famiglia. Di quel periodo ricordo soltanto il momento in cui e morta tra le mie braccia, e i suoi begli occhi neri fissi in quelli di suo zio.

L’intero evento e confuso; la mia volonta e stata lentamente spezzata, inesorabilmente, prima dalle morti di mio padre e di Jeffries, poi da quella di mia sorella. Gli artigli del controllo hanno frantumato la mia mente mentre mi trovavo tre giorni fa in questa stessa stanza, ma questa volta essi non abbandoneranno la presa.

Oh, ma quello che ho visto questa notte supera ogni precedente orrore. Cio che ho visto mi ha talmente scioccato fin nel profondo della mia stessa anima che sono emerso all’altro capo della follia e sono guarito.

Guarito… e, per la prima volta nella mia vita, non sono piu una marionetta.

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