Voglio registrare, quindi, cio che riesco a ricordare con chiarezza. Ho espresso qui tutto quello che ricordo della morte di mia sorella; apparentemente, sono stato sveglio per tre giorni senza mangiare, e sono rimasto nella tomba con Zsuzsa, ma di cio ho soltanto dei fuggevoli ricordi.
Mia moglie e venuta da me meno di un’ora prima del tramonto, il giorno che Zsuzsanna e stata sepolta. Questo lo ricordo bene per le emozioni che mi ha provocato e per quello che segui.
Mi ricordo che sedevo nella tomba sul freddo pavimento di marmo accanto alla bara chiusa di mia sorella, con la schiena appoggiata contro il muro freddo, i gomiti sulle ginocchia ed entrambe le mani che tenevano il revolver. Ero in un bizzarro stato di coscienza, ne di veglia ne di sonno ma, in un certo senso, stavo tra i due, dove i sogni sembrano liberi di entrare e di mescolarsi alla realta.
Mi trovavo all’interno della costruzione senza finestre dal mezzogiorno, e avevo lasciato aperta la grande porta di pietra in modo che potessi vedere meglio l’avvicinarsi di un intruso. La porta si apriva su un’anticamera che conteneva dozzine di vecchie bare, e uno stretto corridoio conduceva a una seconda stanza piu grande, piena di un numero ancora maggiore di defunti, alla quale era stata aggiunta la nicchia dove i miei parenti piu prossimi erano stati seppelliti. Soltanto una piccola lama di luce penetrava dalla stanza piu esterna nella nicchia, lasciandola scura e in ombra, ma i miei occhi si erano abituati alla mancanza di luce chiara, e io potevo rendermi conto dall’oscurita crescente che il giorno stava morendo.
Caddi in uno strano sogno ad occhi aperti in cui immaginai che mio padre, mia madre e Stefan giacessero perfettamente conservati sopra alle loro bare. Mentre guardavo, essi si alzarono a sedere con la lenta e silenziosa dignita dei morti, aprirono gli occhi, e mi guardarono con un’espressione di benevola preoccupazione.
Ero estremamente sorpreso di vedere mia madre — e molto chiaramente — poiche non avevo alcun ricordo di lei, solo una vaga immagine mentale basata su un piccolo ritratto a olio che aveva mio padre, dipinto alcuni anni prima che si sposassero. Sapevo dal ritratto che i suoi capelli erano stati chiari ma, quando la vidi seduta sopra la bara, fui molto meravigliato di vedere quanto rassomigliasse a mia moglie.
Oh, aveva l’ossatura piu grossa, e cosi la struttura e il seno, con la mascella quadrata e il viso piu largo, ma la rassomiglianza era innegabile, specialmente negli occhi. Portava un vestito di seta bianca scollato con le maniche corte a sbuffo e un largo nastro blu sotto al seno, nell’impudico stile impero che metteva in risalto le forme, che era stato in voga piu di venti anni prima, quando le donne inumidivano i vestiti per farli aderire meglio. I suoi lunghi capelli biondi a riccioli erano legati dietro con altro nastro blu, ma lasciati cadere liberamente come quelli di una ragazza.
Sembrava cosi giovane, anche piu giovane di Mary e, guardandomi con degli occhi castani fiduciosi e teneri, mi sorrise in un modo che fece scomparire tutto il mio dolore, la follia e l’angoscia.
Accanto a lei sedeva mio padre, e la mia gola si strinse nel vederlo giovane, forte, e non piegato dal dolore.
E poi, tra loro, si alzo Stefan, un bambino sottile, con le ginocchia ossute e gli occhi ridenti, e in quelle orbite luccicanti io vidi un amore, una tenerezza che era stata assente dagli occhi del
Alla loro vista mi riprese il familiare dolore che mi stringeva il cranio. Gridai e mi tenni la testa tra le mani, premendo forte come per cancellare la coscienza.
Eppure, sorprendentemente, il dolore non fece si che quelle immagini scomparissero. La mia famiglia rimase, e mi indirizzo degli affezionati sorrisi. Ansimai, a disagio per il dolore, ma la paura comincio a dissiparsi alla loro presenza e, mentre la paura scompariva, cosi faceva il dolore, solo un po’, ma abbastanza per permettermi di aprire gli occhi e di guardarli.
La loro apparizione non provoco in me trepidazione, come aveva fatto un tempo quella di Stefan, poiche essi emanavano una sollecitudine e un amore cosi intensi — tutti per me — che cominciai a singhiozzare per pura meraviglia e gratitudine.
Nelle settimane passate, ho visto poco bene e fin troppo male, ma quando la mia famiglia mi apparve intorno, sentii che era un segno che il bene avrebbe, dopotutto, trionfato, e che il male che aveva insozzato la foresta con i teschi sarebbe stato sconfitto, e giustizia sarebbe stata fatta. Sentii… sentii (anche ora e difficile parlarne senza uno sgorgare di emozioni, tanto la sensazione era forte) che, sebbene fossero morti, i membri della mia famiglia mi circondavano con le braccia cercando di darmi forza. Piu di ogni altra cosa, mia madre desiderava sapessi che l’amore avrebbe vinto ogni disperazione, e che tutto il dolore e la confusione sarebbero svanite se avessi ascoltato soltanto il mio cuore.
Io lo credo anche ora, con tutto il mio essere. Se nel mondo esiste il Male assoluto, allora, certamente, ci deve essere il Bene assoluto, che si e rivelato a me attraverso l’amore della mia cara, defunta famiglia; un Bene abbastanza potente da irrompere attraverso i lacci mentali che mi tenevano schiavo.
Lacrime di gioia mi scendevano lungo il viso e, nel mezzo di questa stupefacente rivelazione, udii dei passi all’entrata della tomba. Ma ero troppo sopraffatto dall’emozione — dall’amore — per essere spaventato e per alzare il revolver.
E quando udii la voce di mia moglie, allo stesso tempo spaventata e decisa, che mi chiamava piano per nome, seppi che era un segno. Allora compresi il messaggio della mia famiglia: che ero perduto, reso schiavo dal dolore e dalla confusione, ma che l’amore di Mary per me — e il mio per lei — potevano dissolvere il potere che il Vampiro aveva sulla nostra famiglia e salvare nostro figlio.
Pieno di speranza, posai la pistola sul pavimento accanto alla bara di Zsuzsanna e, con fatica, mi rialzai in piedi per dirigermi verso la fonte di quel suono delizioso.
Ma avevo le vertigini, ed ero troppo debole per rimanere in piedi. Ricaddi sul pavimento proprio mentre la sagoma della mia bella moglie entrava nella nicchia. Un solitario raggio di sole le brillava sul viso, rivelando gli occhi che luccicavano di lacrime.
«Arkady?», disse, con voce alta e incerta; con gli occhi disabituati all’oscurita, esito, senza vedere, a pochi piedi da me, e poi avanzo con passo esitante. Una seconda striscia di sole, che si affievoliva, cadde piu in basso, sul suo seno, e brillo tanto da accecarmi, sulla piccola croce d’oro e sulla caraffa di cristallo sfaccettato che aveva tra le mani.
«Qui», risposi, e la guardai mentre scrutava nelle ombre e mi vedeva.
Suppongo che la mia voce suonasse debole e penosa, poiche lei disse: «
Nel frattempo, la mia defunta famiglia era svanita (sebbene il terribile dolore alla testa fosse rimasto) cosicche noi rimanemmo circondati soltanto da bare silenziose, ma io sentii il loro amore ancora intorno a me. E cosi circondai mia moglie con le braccia e mi strinsi a lei e al bambino.
Lei pianse silenziosamente per un po’, senza fare rumore, ma io sentii le sue lacrime calde sul collo. Dopo un po’ sollevo il viso e disse con una voce calma ma stanca come la mia:
«Sono stata cosi in pensiero per te. Se continui in questo modo, ti ammalerai. Per favore… vieni a casa con me».
Il dolore mi afferro ancora cosi fortemente che gemetti, con suo sgomento e preoccupazione. Ma, per quanto la amassi in quel momento, per quanto fossi disposto a dare la mia vita per renderla felice… non potei aderire alla sua richiesta. Perche? In quel momento mi dissi che era per il dolore; pensai che non avevo fiducia in V. ne in nessun altro per proteggere il corpo di Zsuzsa. Pensai che, se le fosse accaduto qualcosa, non avrei potuto perdonarmelo. Eppure… la verita era che rimasi perche qualche forza esterna lo pretendeva, mi obbligava a restare; perche gli artigli invisibili ancora stringevano il mio povero cervello confuso.
Ora capisco.
Ma, in quel momento, non stetti ad esaminare le mie ragioni. Accarezzai soltanto i capelli d’oro di Mary e mormorai:
«Mia cara, non me ne posso andare, ma se tu vuoi, puoi restare qui con me. Io pensero alla sicurezza di entrambi».
Lei si irrigidi nelle mie braccia.
«Ma non hai mangiato o bevuto per due giorni».
«Ilona mi ha portato del the nello studio», dissi, ma quello era stato… un giorno prima? Due? Non riuscivo piu a giudicare il tempo. Non sentivo la fame, ma la mia sete era grande, e io guardavo con desiderio la caraffa
