nel complesso aveva una forma approssimativamente cilindrica, ma era cosi stranamente dentellata e scanalata nel disegno di superficie da dare subito l’impressione di un oggetto di origini ignote. L’astronave aveva il portello aperto, e gli esseri stranieri entravano e uscivano di continuo, per scaricare nuovi materiali.
Dopo aver contemplato una prima visione d’insieme di quei colonizzatori dinamici e veloci, Bernard sposto l’attenzione sugli esseri stessi, non senza provare un brivido. Da quella distanza, oltre cinquecento metri, era difficile analizzare in modo particolareggiato l’aspetto delle misteriose creature. Comunque, si tenevano erette, come gli umani, e solo la pigmentazione della pelle e lo strano movimento snodato delle loro braccia a doppio gomito stava a testimoniare la loro provenienza extra-terrestre.
Bernard ne distingueva di due tipi: i verdi, che rappresentavano la grande maggioranza, e i blu. Questi ultimi sembravano degli ispettori.
Comunque stessero le cose, era evidente che gli azzurri avevano posti di comando. Lo si capiva da come impartivano gli ordini, che erano quasi udibili anche da tanta distanza. E i verdi obbedivano. La colonia veniva edificata con una fretta quasi disgustosa.
«Ora scenderemo la collina e andremo nel bel mezzo della colonia» disse, calmo, Laurance. «Dottor Bernard, voi siete nominalmente incaricato dei negoziati, e naturalmente io non mi oppongo, ma ricordate che il responsabile della vita di tutti noi sono io, e quindi le mie istruzioni andranno eseguite alla lettera.»
A Bernard parve che Laurance si arrogasse anche troppo la responsabilita di quella spedizione. Il Tecnarca non aveva affatto dichiarato che Laurance dovesse essere il capo indiscusso. Ma, a questo punto, il sociologo non aveva voglia di sollevare questioni di supremazia. Laurance sembrava conoscere il fatto suo, e Bernard era contentissimo di lasciare le cose come stavano. Mordicchiandosi il labbro, continuo a scrutare l’animatissima vallata.
«La cosa piu importante e di non mostrare alcun segno di paura. Dottor Bernard, voi camminerete davanti con me. Dominici, Nakamura e Peterszoon verranno subito dopo noi. Poi verranno Stone, Havig, Clave ed Hernandez. Formeremo una specie di triangolo spuntato. Restiamo in formazione serrata, camminiamo con calma, lentamente, e in ogni caso non date segno di tensione o di paura.» Laurance giro un rapido sguardo sul gruppo, come per controllare le risorse di coraggio di ciascuno. «Se vi guardano minacciosi, sorridete. Non rompete le righe e non perdete la testa a meno che non ci sia un attacco in piena regola. Restate calmi, a testa alta, e ricordatevi che siete Terrestri, i primi Terrestri che mai siano andati incontro a una specie diversa dicendo: «Salve». Percio, cerchiamo di farlo nel modo migliore possibile. Dottor Bernard, qui davanti con me, per favore.»
Bernard si uni a Laurance e tutt’e due cominciarono a scendere la collina, mentre gli altri seguivano nell’ordine assegnato. Mentre camminava, Bernard si sforzava di rilassare i nervi.
Si, era presto detto, ma… le ossa gli dolevano per la lunga camminata, e le pastiglie di cloruro di sodio ingoiate poco prima non erano ancora riuscite a compensare la dispersione di sali causata dalla traspirazione abbondante. Bisognava lottare con la tensione fisica provocata dallo sforzo, e inoltre c’era la tensione mentale, il pensiero di essere diretto verso una comunita di esseri intelligenti ma niente affatto «umani».
Per un lungo istante parve quasi che gli alieni non intendessero affatto accorgersi dei nove Terrestri che avanzavano alla loro volta. Erano talmente affaccendati nelle loro costruzioni che non alzavano nemmeno lo sguardo da terra. Laurance e Bernard conducevano il drappello di buon passo, in silenzio, e avevano gia coperto circa cento metri senza che gli extra-terrestri dessero segno di averli scorti.
La prima reazione ci fu quando un operaio intento a piallare dei ceppi alzo per un attimo lo sguardo e vide i Terrestri. L’essere parve paralizzato, e fisso con aria attonita il gruppetto che avanzava. Poi diede una gomitata al compagno di lavoro, con gesto comicamente umano.
«Ci hanno visti» bisbiglio Bernard.
«Lo so» rispose Laurance. «Continuiamo ad avanzare, come se niente fosse.»
Un attimo dopo, i verdi erano in preda alla costernazione. Tutti avevano smesso di lavorare per fissare i nuovi venuti. Adesso che era piu vicino, Bernard riusciva a distinguere i lineamenti. I loro occhi erano grandissimi e stralunati, e davano alle espressioni dei volti una strana aria di stupore che forse non corrispondeva al vero stato d’animo.
Intanto, l’attenzione di uno degli azzurri si era risvegliata. L’essere si avvicino per vedere come mai gli operai avessero interrotto il lavoro, poi, notando i Terrestri, retrocedette visibilmente, mentre le braccia a doppio gomito gli ricadevano molli lungo la persona in un gesto che forse significava sorpresa genuina.
L’azzurro diede la voce a un secondo azzurro che si trovava dall’altra parte dell’area di costruzione, e quello arrivo al piccolo trotto nell’udire quella specie di nitrito d’allarme. Con mosse caute i due avanzarono verso i Terrestri, camminando adagio e tenendosi evidentemente pronti a una veloce ritirata.
«Hanno tanta paura di noi quanta noi di loro» Bernard senti mormorare alle sue spalle da Dominici. «Dobbiamo apparire come visioni da incubo che scendono giu dalla collina.»
Solo trenta metri, ormai, separavano i due «azzurri» da Bernard e Laurance. Gli altri, i verdi, avevano smesso completamente di lavorare. Abbandonati i loro utensili, si erano ammassati in un gruppo compatto dietro i due azzurri, e fissavano i Terrestri con espressione che poteva sembrare di angosciata perplessita.
Il sole ardeva spietato. Bernard sentiva la camicia appiccicata alla pelle. Mormoro a fior di labbra a Laurance: «Dovremmo fare un gesto amichevole, altrimenti potrebbero spaventarsi, e magari distruggerci per non correre rischi.»
«Giusto» bisbiglio Laurance, e a voce piu alta ordino, senza voltare la testa: «Attenzione, voialtri. Portate lentamente le mani verso l’alto e tenetele tese con le palme rivolte all’insu. Adagio! Questo potrebbe convincerli che siamo qui con intenzioni pacifiche.»
Col cuore che gli martellava, Bernard alzo lentamente le braccia e volto le palme all’insu. Ormai, solo quattro o cinque metri separavano i due gruppi estranei. Gli azzurri avevano smesso di avanzare. Bernard e Laurance, invece continuavano a venire avanti attraverso la radura, sotto il sole cocente.
Bernard osservo attentamente i due azzurri. Parevano su per giu della statura media di un uomo, forse un po’ piu alti. Indossavano solo un indumento color giallo sporco, rozzamente intessuto, avvolto attorno alla vita. La pelle azzurro cupo era lucida di sudore, dal che si capiva che quegli esseri erano metabolicamente molto simili all’uomo, e i loro grandi occhi a salsicciotto si spostavano velocissimi dall’uno all’altro dei Terrestri, mostrando una grande curiosita e rivelando un probabile schermo visivo stereoscopico.
Gli alieni non avevano un naso vero e proprio, ma solo fessure di narici coperte da una specie di filtro, le loro facce erano poco carnose, e pareva che la pelle aderisse ben tesa alle ossa.
Quando parlavano tra loro, Bernard coglieva una visione di denti rossi e di lingue talmente purpuree da sembrare quasi nere. Dunque differivano dai Terrestri per la pigmentazione e in altri particolari minori, ma l’impalcatura generale era piu o meno la stessa, come se la vita intelligente potesse esprimersi nell’universo attraverso un unico sistema.
Le braccia di quegli esseri lo affascinavano. I doppi gomiti sembravano giunti universali, con possibilita di snodarsi in ogni direzione rendendo quelle creature capaci di fare con simili braccia cose impensate e fantastiche.
I verdi sembravano in tutto identici ai loro capi azzurri, salvo che erano leggermente piu bassi e robusti. Era piu che evidente che i verdi erano nati per lavorare, gli azzurri per comandare.
Un terzo azzurro apparve, attraversando diagonalmente la zona dei lavori per raggiungere i colleghi. I tre extraterrestri aspettarono immobili.
Giunti a tre metri, Laurance ordino l’alt.
«Coraggio» mormoro a Bernard. «Comunicate con loro. Dite loro che vogliamo essere amici.»
Il sociologo respiro a fondo. Era ironicamente conscio dell’attimo che stava per vivere: per la prima volta in tutta la storia conosciuta, un Terrestre si faceva incontro a un non-Terrestre per presentargli i suoi saluti.
