Con voce quieta Bernard disse: «Non sono ben sicuro di quello che voglio dire… almeno per ora. Ma credo di sapere quello che ci aspetta. Penso che verremo rimessi al posto che ci compete nell’Ordine delle cose. Non siamo i signori della creazione. Agii occhi di questa gente, siamo si e no esseri civili! Avete sentito quello che ha detto il rosgollano? Erano come noi, alcune centinaia di migliaia di anni or sono! Sulla loro scala del tempo, noi siamo scesi dagli alberi un paio di minuti fa, e da due o tre secondi abbiamo imparato a leggere e a scrivere, e appena da una frazione di secondo abbiamo cominciato ad avere un minimo di controllo su quanto ci circonda.»
«D’accordo, d’accordo» disse Dominici. «Percio, loro sarebbero molto avanti rispetto…»
«Molto?» Bernard scosse la testa. «La differenza e inconcepibile. Il baratro d’evoluzione tra… tra quell’essere e noi e talmente enorme che non possiamo nemmeno tentare di immaginarcelo. E sufficiente a demolire tutta la nostra arroganza. E divertente vero, scoprire di non essere affatto gli arbitri della situazione?»
«La Terra ricevera una bella sorpresa» disse tranquillamente Havig.
«Se mai torneremo a rivederla» disse Dominici.
«La Terra restera sorpresa, e come!» riprese Bernard. «E questa sorpresa sara sufficiente, almeno spero, a vanificare tutti i suoi piani di conquista e di egemonia. C’e andata bene per troppo tempo. Per troppo tempo abbiamo pensato di essere gli arbitri supremi di tutto cio che cadeva sotto la nostra conoscenza… E stato gia un bello schiaffo scoprire un’altra razza: i Norglani. Una razza che, come noi, pretende di dominare il
«E chissa quali e quant’altre razze potrebbero esserci» disse Stone all’improvviso, con uno sguardo sgomento, quasi folle. «In Andromeda, per esempio, o nelle altre galassie. Creature ancora piu evolute dei Rosgollani.»
Un’ipotesi allucinante.
Bernard guardo altrove, provando un senso di vertigine di fronte all’improvisa conferma dell’immensita dell’Universo. L’Uomo non era solo. Tutt’altro. Su altri pianeti, in altri Universi, a distanze incredibili, esseri piu antichi osservavano e commentavano i primi passi tanto buffi quanto arroganti dell’Uomo nello spazio. Bernard sentiva gli occhi schizzargli dalle orbite. Aveva la gola secca, le labbra gonfie.
Vedeva ancora, con gli occhi della mente, quello spettrale bagliore dorato. Gli sembrava ancora di sentire quella voce calma, sicura. Ricordava ancora le parole infinitamente umilianti…
«Andiamo a prua» disse. «Dobbiamo informare Laurance.»
«Si, certo» disse Stone.
Si recarono tutti a prua. Ma non c’era bisogno di informare il Comandante sulla presenza dello strano visitatore. L’equipaggio, tutto riunito nella cabina di comando, sembrava stravolto, sbigottito.
«L’avete visto anche voi?» chiese Dominici.
«Il rosgollano?» disse Laurance. «Si. Certo, l’abbiamo visto anche noi.» La sua voce era incredibilmente atona, incolore.
Clive comincio a ridere piano. La risata comincio come un suono rauco che partiva dall’interno del petto, e saliva rapidamente fino ad assumere tutte le caratteristiche dell’attacco isterico. Per un attimo nessuno si mosse. Poi Bernard attraverso la cabina rapidamente, afferro Clive per il colletto della camicia e lo schiaffeggio tre volte, forte, senza intervallo.
«Basta! Smettetela, Clive!»
La risata si spense. Clive batte le palpebre, scosse la testa, si massaggio la guancia rossa. Bernard fissava sorpreso la propria mano, le dita che ancora gli prudevano per la forza dei colpi. Si rendeva conto che per la prima volta in vita sua aveva colpito un suo simile. Pero, era stato un intervento necessario; senza di quello, la risata convulsa di Clive avrebbe finito per contagiare tutti, e proprio in un momento in cui ciascuno di loro era pericolosamente in bilico sull’orlo della follia. Bernard s’inumidi le labbra.
«Dobbiamo assolutamente evitare che tutto questo ci faccia uscire di senno.»
«Perche mai?» chiese Laurance sempre con voce incolore. «E la fine, no? La fine di tutti i nostri bei discorsi. Dei nostri sogni imperiali. Ora sappiamo fino a che punto siamo insignificanti. Siamo solo mammiferi che vivono su un infimo pianeta di un piccolo sole giallo, in una piccola galassia laggiu, nell’angolo dello schermo. Puo darsi che abbiamo occupato qualche altro pianetino, ma questo non significa certo che siamo i padroni dell’Universo. Vero?»
Bernard non rispose. Fissava lo schermo principale sul quadro di comando. Un pianeta appariva proprio al centro: bene a fuoco. La VUL-XV era entrata in orbita attorno a quel pianeta, in un’orbita decrescente.
«Stiamo per atterrare» chiese Bernard.
13
Il pianeta dei Rosgollani era completamente diverso da come Bernard se l’era immaginato. Secondo l’idea che si era fatto, la patria di una super-razza doveva essere una specie di super-Terra, con lucide torri a spirale che si levavano verso il cielo, giardini meticolosamente disposti per creare contrasto con la scena urbana, flessuosi ponti aerei posti ad altezze vertiginose per collegare gli edifici tra loro.
Una volta di piu si era sbagliato.
Forse un tempo i Rosgollani avevano avuto cose del genere: ad ogni buon conto, gia da un bel po’ — quanto? — dovevano aver scartato la squallida imponenza delle grandi metropoli. La scena che apparve agli occhi dei Terrestri, mentre scendevano dall’astronave, era di una serenita pastorale.
Dolci colline verdi degradavano a perdita d’occhio fino all’orizzonte. Qua e la, il verde era punteggiato dalle tinte pastello di piccole abitazioni, che sembravano sorgere proprio dal suolo come gli alberi nani e fronzuti. Non c’era traccia di industria, ne di sistemi di trasporto.
«Sembra un paese di fate» disse Dominici.
«O il Paradiso» disse Havig.
«E la fase post-tecnologica della civilizzazione, ne sono certo» disse Bernard. Si rendeva conto d’aver parlato in un mormorio sommesso, come se si trovasse in un museo o in un tempio.
Tutti e nove si tenevano raggruppati poco distanti dall’astronave, in attesa che qualche rosgollano si facesse vivo. L’aria era frizzante, con qualcosa di diverso da quella terrestre, ma faceva bene ai polmoni. Una brezzolina fresca soffiava dalle colline. Il sole era alto nel cielo, e sembrava piu rosso, meno cocente di quello della Terra.
Quando cominciavano ormai a spazientirsi, apparve un rosgollano, materializzandosi all’improvviso dal nulla.
«Teletrasporto» mormoro Bernard. «Anche migliore del transmat, nessun bisogno di impianti meccanici.»
Era impossibile capire se il rosgollano fosse lo stesso gia apparso a bordo della nave spaziale. Su per giu aveva le dimensioni dell’altro, ma i lineamenti e il corpo erano in parte nascosti dal chiarore luminoso che accompagnava quegli esseri dovunque si trovassero.
«Dobbiamo andare dagli altri» annuncio il rosgollano con la solita voce dolce, silenziosa.
Il bagliore dorato li investi tutti all’improvviso. Bernard provo una sensazione di calore penetrante, poi la luce svani e l’astronave scomparve.
Erano all’interno di una di quelle case sconosciute. Il rosgollano disse: «Mettetevi a vostro agio. Sta per cominciare l’interrogatorio.»
«Interrogatorio?» disse Laurance. «Di che interrogatorio si tratta? Si puo sapere che cosa avete intenzione di farci, si o no?»
«Non ve ne verra nessun danno, Comandante Laurance» rispose la voce suadente.
Bernard tiro la manica dell’ufficiale. «Meglio rilassarsi e prendere le cose come vengono» bisbiglio. «Non serve a niente discutere con questi esseri.»
Suo malgrado, Bernard sorrideva. Scattare in piedi con aria altera per dire a un rosgollano il fatto suo era un po’ come se un antico romano avesse voluto sfidare una bomba al cobalto gridandole:
I Terrestri presero posto. Nella stanza non c’erano mobili, solo dei soffici cuscini rossi, su cui sedersi.
