assolutamente illogico pensare che quelle leccornie potessero risultare fatali per il metabolismo umano. Mangio a volonta, poi si allontano per distendersi sull’erba.

Il sole era al tramonto. All’orizzonte si levava gia una piccola luna, che somigliava a una perla piatta contro il cielo di un azzurro ora piu cupo. Era una scena d’incantevole bellezza, semplice com’era stato semplice il pranzo, com’erano semplici le poche abitazioni rosgollane che aveva visto. Bastava quella semplicita a testimoniare sull’antichita di quella razza. I Rosgollani avevano superato lo stadio culturale che cerca la bellezza nella grandiosita e nella complessita, ed erano entrati nella serena maturita delle linee purissime e degli orizzonti sgombri. Bernard si chiese quanto fosse numerosa quella specie. Se vivevano sparsi come il panorama indicava, non potevano essere di certo in molti… ma forse c’erano migliaia di mondi rosgollani distribuiti come pisellini nello spazio, ciascuno con le sue poche migliaia di abitanti.

Bernard comprendeva la bellezza di una vita del genere, lui che aveva apprezzato la solitudine e la quiete, la pace di una riserva di pesca su una colonia fondata da poco, l’intimita del suo appartamento di Londra, il silenzio del suo studio, del sancta-sanctorum su Syrtis Major.

«Che cosa vorranno da noi?» chiese Hernandez.

«Li divertiamo» rispose Laurence. «Forse presto o tardi si stancheranno di noi, e ci lasceranno andare.»

«Andare dove?» chiese Nakamura. «Siamo a piu di centomila anni-luce dal nostro sistema. O credete che i Rosgollani ci insegneranno anche la strada, prima di lasciarci andare?»

«Se ci lasceranno andare» disse Dominici.

«Non ci terranno qui a lungo» disse Bernard, che da tempo si era chiuso nel silenzio.

«No? E come lo sapete?»

«Perche non facciamo parte dello stato di cose che regna qui» rispose il sociologo. «Siamo entita disarmoniche con tutto quanto ci circonda. I Rosgollani hanno una loro vita tranquilla e organizzata. Perche dovrebbero installare un gruppetto di barbari come noi sul loro pacifico pianeta col rischio di rimetterci la pace? No, ci lasceranno andare quando avranno raggiunto il loro scopo. Non credo che questa gente abbia la vocazione di allevare esemplari sconosciuti.»

Ormai la notte calava rapidamente. E un mondo antico, questo penso Bernard, con una razza antica, un sole antico, giornate brevi e nottate lunghe.

Stelle mai viste cominciarono ad ammiccare nel grigiore della penombra. Piu tardi, quando quella penombra ancora incerta avesse ceduto il posto all’oscurita completa, sarebbe stato possibile forse intravedere anche la Via Lattea… e immaginarsi il Sole della Terra: un puntolino di luce, confuso tra gli altri.

L’oscurita scese di colpo, e i Terrestri rientrarono nel piccolo edificio a loro assegnato. Un caldo chiarore lo rendeva piu gaio, e sembrava creare una protezione contro il freddo notturno.

«Che cosa facciamo» chiese Dominici, a nessuno in particolare. «Ci sistemiamo qui per la notte?»

«Possiamo fare qualcos’altro?» disse Havig. «Non abbiamo altra scelta, direi. Possiamo dormire, pregare e pensare.»

«Pregate per noi, Havig» disse tranquillamente Laurance. «Parlate con quel vostro Dio, chiedetegli di fare in modo che si possa tornare a casa.»

«Non credo che possa farlo» osservo Bernard. «Sapete Comandante, i Neopuritani pensano che sia irriverente chiedere a Dio favori speciali. Non e cosi, Havig?»

Havig ebbe uno dei suoi rari sorrisi. «Be’, avete ragione e torto entrambi, caro Bernard. Noi consideriamo un’impertinenza chiedere a Dio benefici terreni, come il lusso o il potere. Questo non sarebbe pregare: pregare significa comunicare, comprendere, amare. Disinteressatamente. D’altra parte, pregare per il nostro benessere, per la nostra salvezza… questo non e irriverente. Il Signore vuole che Gli domandiamo cio che crediamo necessario, e che poi lasciamo giudicare a Lui, affidandoci alla Sua volonta, che vuole il nostro bene.»

«Ma questo e sempre chiedere, no?» disse Bernard.

Havig si strinse nelle spalle. «Ai Suoi occhi noi siamo tutti dei questuanti afflitti dal bisogno. Saro lieto di pregare per tutti noi, come del resto ho fatto fin dal principio.»

«Bravo, pregate» disse Laurance, scorbutico. «Abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile e immaginabile.»

Alcuni si sistemavano gia sui cuscini, per passarvi la notte. Bernard arrivo fino all’estremita della stanza, si appoggio alla parete e la osservo diventare trasparente per circa un metro quadrato, per fornirgli una finestra.

Scruto fuori, verso l’alto. Le stelle sconosciute brillavano contro il cielo. Penso con nostalgia alla Via Lattea, ma non sembrava visibile da quella parte del pianeta. Provando un improvviso senso di rigidita al pensiero dell’incommensurabile distanza che lo separava da casa, Bernard si stacco dalla finestra e si getto sul primo cuscino che gli venne a tiro. Chiuse gli occhi. Le sue labbra presero a muoversi quasi automaticamente.

Un istante dopo ritrovo l’autocontrollo e con serena meraviglia penso: Ho pregato! Incredibile! Ho pregato davvero per poter tornare a casa!

Quella preghiera era stata come un sollievo. Il nodo di tensione, che da ore era andato formandosi dentro di lui, si sciolse. Bernard poso la testa sulle braccia ripiegate, getto via le scarpe e poco dopo s’immerse in un sonno profondo.

14

Bernard si sveglio tutto indolenzito e intorpidito. Si era addormentato come un piombo senza spogliarsi. Gli altri erano stesi qua e la, immersi nel sonno, e la stanza era ancora buia. Ma lui era ben sveglio. In punta di piedi arrivo alla parete, la tocco per renderla trasparente, e vide che il sole era gia alto. Getto un’occhiata all’orologio. Erano passate poco piu di nove ore da quando era calata l’oscurita, ed ecco che il sole era sorto di nuovo. Sul pianeta di Rosgolla, quindi, la giornata era lunga diciotto o diciannove ore.

Uscendo dalla solita porta che si apriva cortesemente da sola, Bernard aspiro l’aria a pieni polmoni e provo un immediato senso di stupore e di benessere. L’aria era meravigliosamente dolce e fresca, come vino nuovo. Le colline lontane, dossi tondeggianti e levigati, sembravano lavate di fresco contro il cielo trasparente del mattino. Un argenteo lenzuolo di rugiada scintillava sui prati.

Per un attimo, Bernard quasi dimentico dove si trovava e come c’era arrivato.

Aveva sognato Katha. Ora, da sveglio, il ricordo ancora presente del sogno lo meravigliava, e lo rendeva d’umore tristemente introspettivo. Ripensava raramente, e mai l’aveva sognata, alla ragazza snella, dagli occhi ridenti e dalla zazzera color rame, che era stata la sua seconda moglie. Eppure, quella notte l’aveva proprio sognata.

Pensava anche, del resto, di sapere il perche. L’interrogatorio dei Rosgollani aveva rimescolato antichi ricordi, e immagini da molto tempo sepolte sarebbero tornate a disturbargli i sonni finche non si fossero depositate di nuovo, come particelle sospese nell’acqua prima di ricadere sul fondo. Nel frattempo, lui ne avrebbe sofferto. Aveva creduto di essere venuto a un accordo con se stesso riguardo a Katha, eppure il sogno l’aveva turbato come mai avrebbe creduto possibile.

«Buongiorno» disse qualcuno dietro di lui, strappandolo alle sue fantasticherie.

Bernard si volto. «Buon giorno» rispose a Dominici. «Mi avete fatto sobbalzare.»

«Siete alzato da molto?»

«No, non da molto. Dieci minuti, forse.»

«E avete dormito bene?» volle sapere Dominici.

«Cosi cosi.» Bernard s’inginocchio e fece scorrere la mano sull’erba fresca.

«Ho fatto molti sogni.»

«Sogni? Strano, anch’io» disse Dominici, e rise piano. «Ho sognato d’essere in viaggio di nozze. Sono tornato indietro di quindici o diciotto anni. Eravamo tutti e due in motoscafo, e sfioravamo le onde. Io le tenevo un braccio attorno alla vita. I suoi capelli si gonfiavano nel vento. E io gettavo una lenza per pescare, e tiravo su un pesce grosso con tanti denti, e Jan aveva paura e mi supplicava di ributtarlo in acqua…» Dominici tacque.

«Un tempo mi svegliavo bagnato di sudore quando sognavo Jan. Stanotte no, invece. Forse comincio a dimenticarla. Rimase uccisa in una discontinuita del transmat» aggiunse, dopo una breve pausa.

«Oh, mi dispiace.» Bernard trasali nel figurarsi l’immagine di una giovane donna sorridente, che diceva arrivederci ed entrava nel campo luminoso del transmat, per poi svanire per sempre nel vuoto a causa di un

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