un’espressione di contentezza e soddisfazione”. Dopo di che abbiamo tagliato la corda e ci siamo messi ad aspettare.

— Uhm.

— Alla fine, la signorina Ellar e arrivata, e entrata nel suo camerino, ha aperto il sacchetto, e poi… Questa e la parte che mi fa ancora piegare in due dalle risate… Si e presentata da me, assolutamente seria, e mi ha detto: “Signor Taverner, scusi se la disturbo, ma per dare una dimostrazione di questo spray per l’igiene intima femminile dovro togliermi gonna e mutandine davanti alle telecamere”. “E con cio?” le ho risposto io. “Qual e il problema?” E la signorina Ellar ha detto: “Mi servira un tavolino per appoggiare i miei vestiti. Non posso buttarli per terra. Non starebbe bene. Mi spruzzero quella roba sulla vagina davanti a sessanta milioni di spettatori, e se fai una cosa del genere non puoi lasciare i vestiti sparsi sul pavimento. Non e elegante”. E l’avrebbe fatto sul serio, in diretta, se Al Bliss non…

— Una storia di cattivo gusto.

— Pero a te e sembrata piuttosto divertente. Quella ragazza completamente scema, alla sua prima grande occasione, pronta a fare una cosa simile. “Dare una dimostrazione dell’uso del prodotto con un’espressione di contentezza e…”

Heather riappese.

“Come faccio a farle capire?” si chiese rabbiosamente lui. Strinse i denti, e quasi si fece saltare un’otturazione. Odiava quella sensazione: masticare un pezzo di otturazione. Divorare il proprio corpo, costretto all’impotenza. “Ma non si rende conto che il fatto che io sappia tutto di lei significa qualcosa di impossibile?” si domando. Chi poteva sapere questi particolari? Solo qualcuno che le era stato molto vicino per parecchio tempo. Non poteva esserci altra spiegazione, eppure Heather ne aveva inventata un’altra, cosi complessa da impedire a lui di far filtrare il messaggio. E aveva la nuda verita davanti agli occhi. Ai suoi occhi di Sei.

Infilo un’altra moneta e richiamo.

— Ciao di nuovo — disse, quando finalmente Heather si decise ad alzare il ricevitore. — Ecco un’altra cosa che so di te: non sei capace di lasciare squillare un telefono. E per questo che hai dieci numeri privati, ognuno per uno scopo ben preciso.

— Ne ho tre — disse Heather. — Quindi tu non sai tutto.

— Volevo solo…

— Quanto? — chiese lei.

— Per oggi ne ho avuto abbastanza — rispose Jason, ed era sincero. — Non puoi comperarmi perche non e questo che voglio. Io voglio… stammi a sentire, Heather… voglio scoprire perche nessuno mi conosce. Soprattutto tu. E, siccome sei una Sei, credevo che me lo potessi spiegare. Hai qualche ricordo di me? Guardami sullo schermo. Guardami!

Lei lo scruto, con un solo sopracciglio inarcato. — Sei giovane, ma non troppo. Sei bello. Hai una voce autorevole e non ti fai scrupolo di rompermi le scatole in questo modo. Hai esattamente l’aspetto, il tono e il comportamento di un aborto di fan. Okay, sei soddisfatto?

— Sono nei guai — rispose Jason. Era del tutto irrazionale farle una confessione simile, visto che Heather non aveva il piu pallido ricordo di lui. Ma con gli anni si era abituato a esporle i propri problemi e ad ascoltare i suoi, e quell’abitudine non era certo venuta meno. La forza dell’abitudine se ne infischiava della sua percezione della realta, andava avanti alimentata dalla propria energia.

— Che peccato — commento Heather.

— Nessuno si ricorda di me — disse lui. — E non ho un certificato di nascita. Non sono mai nemmeno nato! Per cui, ovviamente, non ho documenti d’identita, a parte quelli falsi che ho comperato da un’informatrice dei pol per duemila dollari, piu altri mille per il mio contatto. Adesso li porto con me, ma potrebbero contenere dei microtrasmettitori. Anche sapendolo, li devo avere con me. Tu sai perche. Anche tu che sei sulla vetta, anche tu sai come funziona questa societa. Ieri avevo trenta milioni di spettatori che si sarebbero messi a strillare fino a farsi scoppiare la testa se solo un pol o un naz avessero osato toccarmi. Adesso la mia unica prospettiva e un CLF.

— Cos’e un CLF?

— Un campo di lavori forzati. — Jason ringhio la risposta. Sperava di riuscire a bloccarla, e poi a inchiodarla. — La puttanella perversa che ha falsificato i miei documenti mi ha costretto a portarla in uno schifo di ristorante, dimenticato da Dio, e mentre ce ne stavamo li a parlare si e buttata sul pavimento, urlando. Urla psicotiche. E una reduce del Morningside, per sua stessa ammissione. La cosa mi e costata altri trecento dollari, e a questo punto, chi lo sa? Probabilmente mi ha sguinzagliato dietro pol e naz. — Spinse ancora un po’ piu in la l’autocommiserazione. — E probabile che in questo stesso momento stiano tenendo sotto controllo il telefono.

— Cristo, no! — strillo Heather, e riappese di nuovo. Jason non aveva piu monete da cinque dollari. Sicche rinuncio. Aveva commesso una grossa stupidaggine, si rese conto: dire del telefono controllato. Chiunque avrebbe riappeso. “Mi sono strangolato con la rete delle mie stesse parole. Mi ci sono strozzato dentro, mi ci sono incastrato fino alla vita. Meta dentro, meta fuori. Come se fossi finito in un grande buco di culo artificiale.”

Spinse di lato la porta della cabina telefonica e torno sul marciapiede affollato. “Eccomi qui a Slumville. Dove si aggirano gli informatori dei pol. Che spettacolo fantastico, come diceva quel classico spot pubblicitario che abbiamo studiato a scuola. Sarebbe divertente se succedesse a qualcun altro. Ma sta capitando a me. No, non sarebbe divertente in nessun caso. Perche a passare il tempo dietro le quinte, in attesa, ci sono vere sofferenze e vera morte. Pronte a entrare in scena da un momento all’altro.

“Mi sarebbe piaciuto filmare la telefonata, piu tutto quello che ho detto a Kathy e quello che lei ha detto a me. A colori e in tre dimensioni, su videonastro: sarebbe un bel pezzo per il mio show, magari verso il finale, quando a volte restiamo a corto di materiale. A volte un cavolo. Quasi sempre. Sempre.”

Poteva quasi sentire la sua voce fuori campo che introduceva il servizio: — Cosa puo succedere a un uomo, un brav’uomo senza precedenti penali, un uomo che un giorno, all’improvviso, perde tutti i suoi documenti e si trova a fronteggiare… — Eccetera. Li avrebbe incollati allo schermo, tutti e trenta i milioni di spettatori. Perche era quello che ognuno di loro temeva. — Un uomo invisibile — avrebbe proseguito, — eppure un uomo persino troppo appariscente. Invisibile nella legalita, appariscente nell’illegalita. Cosa ne sara di un uomo come lui, se non riuscira a rimpiazzare… — Eccetera eccetera. Al diavolo. Non tutto quello che faceva o diceva o gli capitava finiva nello show; sarebbe stato cosi anche quella volta. Un altro perdente fra tanti. “Molti sono i chiamati” si disse, “ma pochi gli eletti. Ecco cosa significa essere un professionista. Ecco come riesco a mandare avanti la mia vita, nel pubblico e nel privato: riduci le perdite al minimo e scappa quando e il caso di farlo.” Citava se stesso dai vecchi tempi in cui il suo primo show mondiale era stato mandato in onda dalla rete satellitare.

“Trovero un altro falsificatore” si disse, “uno che non sia un informatore dei pol, e mi procurero un altro set di documenti senza microtrasmettitori. Dopo di che, avro bisogno di una pistola. Avrei dovuto pensarci gia quando mi sono risvegliato in quella camera d’hotel.”

Una volta, anni addietro, quando gli uomini di Reynolds avevano tentato di infiltrarsi nel suo show, aveva imparato a usare la pistola, e la portava sempre con se: una Barber’s Hoop con una portata di tre chilometri, senza la minima deviazione dalla traiettoria fino agli ultimi trecento metri.

La “trance mistica” di Kathy, la sua crisi di urla… Nel sonoro ci sarebbe stata anche una voce maschile, matura, sovrapposta alle urla in sottofondo: — Ecco cosa significa essere psicotici. Essere psicotici e soffrire, soffrire oltre… — Eccetera. Inspiro una lunga boccata d’aria della sera, fino a riempirsi i polmoni. Rabbrividi, si uni al mare di persone sul marciapiede, con le mani infilate nelle tasche dei calzoni.

E si trovo di fronte una fila di tre metri, ferma a un punto di controllo dei pol. In fondo alla fila c’era un poliziotto in uniforme grigia. Se ne stava li per assicurarsi che nessuno tagliasse la corda nella direzione opposta.

— Non puoi superare il controllo, amico? — chiese il pol a Jason, quando lui, involontariamente, fece per andarsene.

— Certo che posso — rispose Jason.

— Ottimo — disse il pol, di buonumore. — Perche siamo qui a controllare da stamattina e non abbiamo ancora raggiunto la nostra quota.

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