Locriani hanno trovato la terza generazione di discendenti dei primi esuli… ora pero quei tipi erano i Pellegrini Lontani. Colyns: Ma hanno lasciato Mecca… cioe, Epsilon Indi II… Beynes: Esatto, perche stando alla predizione della loro mitologia un giorno sarebbero stati salvati dai loro fratelli. Nel libro c’erano un sacco di frasi tipo «e gli infedeli vedranno la vera luce»… ma secondo me nel frattempo i Locriani si erano ammorbiditi un po’ e avevano deciso che la loro razza poteva accogliere piu di un sistema di credenze. Comunque, e cosi che i Pellegrini Lontani hanno lasciato Epsilon Indi II. Per quel che ne so io, sono ancora una rarita tra i Locriani, perche solo i discendenti dei primi esuli possono entrare nella setta, quindi non si tratta di una religione che cerchi di fare proseliti. Ma Mecca — o Epsilon Indi II, se vogliamo chiamarlo ancora cosi — e considerato un mondo sacro, e la maggioranza dei Locriani e disposta a cedere quel pianeta ai Pellegrini Lontani. Forse e solo una mia supposizione, ma puo darsi che la loro sia stata l’unica colonia di esiliati a sopravvivere a una prova del genere. Immagino che per questo si siano guadagnati un certo rispetto. Colyns: Cosi la citta trovata dal Capital Explorer…? Beynes: Il «sancta sanctorum». E la nostra navetta precipitando l’ha centrato in pieno. L’ha distrutto completamente.
Colyns: Ma i Locriani che l’hanno riportata da noi, signor Beynes, non hanno detto nulla riguardo… Beynes: Perche la citta e di nuovo com’era.
Colyns: Ma io… ma lei ha appena detto che… che Francisco si e schiantato con la navetta da sbarco sull’insediamento e…
Beynes: La loro religione gli proibisce di uccidere, a parte in caso di legittima difesa. Questo non ha impedito ai Pellegrini Lontani di trovare un modo creativo di farci fare penitenza…
Durante tutta la lunga notte di Mecca i Pellegrini Lontani rimasero seduti ai margini della colonia distrutta, apparentemente insensibili al freddo sceso sul deserto dopo il calar del sole, mentre gli Erthumoi stavano addossati l’un l’altro per scaldarsi, costretti al silenzio dalle instancabili guardie locriane. Ai superstiti della squadra da sbarco del Capital Explorer venne data dell’acqua, e chi aveva qualche bisogno fisiologico ebbe il permesso di allontanarsi per un breve tratto dal cerchio; ma non mangiarono nulla, e non potevano neppure parlare sottovoce tra loro. A uno a uno gli Erthumoi si addormentarono, raggomitolati, tremando nella notte gelida.
Tutti tranne Beynes, che rimase ben sveglio. Mentre la notte trascorreva lenta, osservo i Pellegrini Lontani, chiedendosi che visioni stessero contemplando i loro grandi occhi, chiedendosi di cosa stessero discutendo in quella lingua aliena. Di una sola cosa era certo: l’indomani mattina lui e i suoi compagni sarebbero stati giustiziati sommariamente. Adesso si rendeva conto della gravita del loro sconfinamento su quel mondo, dell’enormita del sacrilegio commesso distruggendo la citta santa.
Provava addirittura una specie di senso di vergogna mai provato in precedenza. Sedric il cieco gli aveva detto che avrebbe potuto vedere il Vecchio Sole da Mecca; mentre scrutava il cielo stellato cercando di decidere quale punto luminoso rappresentasse il sistema che ospitava la Vecchia Terra, Beynes si ritrovo a ricordare lezioni di storia apprese a scuola e dimenticate da un pezzo. A causa della sua avidita, un antico diritto era stato violato, la reliquia di una cultura remota era stata distrutta stupidamente, proprio come il naso della Sfinge nell’antico Egitto sulla Vecchia Terra era stato mozzato dallo sparo di un soldato dal grilletto facile.
Per tale trasgressione — Beynes ne era certo — lui e i suoi uomini sarebbero morti. Nonostante quello che aveva letto nel libro locriano, non riusciva a concepire altra pena confacente al loro atto sacrilego.
Quando Epsilon Indi spunto all’orizzonte, i Pellegrini Lontani si mossero, interrompendo la lunga meditazione. Senza mettere il casco, si girarono e tornarono lentamente dagli Erthumoi prigionieri, che erano gia stati svegliati dalle prime luci dell’alba. Mentre gli altri Pellegrini Lontani attendevano all’esterno del cerchio di guardie, Portavoce-con-gli-Erthumoi avanzo e si avvicino a Beynes.
Mentre il primo ufficiale osservava, Portavoce-con-gli-Erthumoi spinse indietro il cappuccio del mantello. Poi, inaspettatamente, la membrana esterna scagliosa dell’unico occhio del Locriano si ritrasse, mostrando il globo a Beynes. Una vista sgradevole; Beynes ebbe un brivido di disgusto interiore, e lotto contro l’impulso di distogliere lo sguardo. Sapeva, naturalmente, che i Locriani erano molto vulnerabili quando i loro occhi erano esposti.
Volendo, avrebbe potuto uccidere Portavoce-con-gli-Erthumoi sferrandogli un pugno in faccia. Ma intui che sarebbe morto ancor prima di riuscire ad alzare la mano. Cosi, rimase immobile e si sforzo di fissare quell’occhio orrendo.
Dopo un po’, Portavoce-con-gli-Erthumoi parlo. — Abbiamo deciso la vostra penitenza — disse. — Non morirete, nonostante quel che pensate, primo ufficiale Arne Beynes. Noi non uccidiamo, tranne quando siamo costretti a sopprimere altre vite per proteggere le nostre.
Beynes rimase scosso, invece di sentirsi sollevato. Sembrava che il Locriano fosse riuscito a leggergli nell’animo. Dimenticando la proibizione di parlare, chiese: — Allora cosa ci succedera?
— A tempo debito — continuo Portavoce — tu e i tuoi compagni tornerete tra i vostri simili, con una spiegazione di quel che e accaduto su questo mondo. Anche se la vostra colpa e grave, lo e anche il fatto che noi abbiamo distrutto la vostra nave e gli Erthumoi a bordo. Tuttavia questo e un evento isolato, e non giovera ne agli Erthumoi ne ai Locriani se permetteremo che degeneri in una guerra tra le nostre razze. Abbiamo gia versato abbastanza sangue.
Il Pellegrino Lontano fece una pausa. — Naturalmente, a patto che sia fatta penitenza.
Beynes trasse un profondo respiro, che parve stridergli nel petto. — Che tipo di penitenza, Portavoce?
— Avete letto la nostra storia — disse il Locriano. Tese un arto, e Beynes restitui il libro ricevuto la sera prima. Portavoce-con-gli-Erthumoi lo ripose nella tasca interna del mantello. — Quindi, adesso sapete com’e stata costruita questa citta e perche. I Pellegrini Lontani vengono in pellegrinaggio qui da centinaia di anni standard. E fondamentale per la nostra fede che questo luogo rimanga intatto per via dei sacrifici fatti. Dovra continuare a essere com’era, anche se il sacro lavoro dovra essere svolto da degli Erthumoi questa volta.
Beynes era confuso. — Non capisco… — inizio.
— No — disse Portavoce — ma alla fine capirete, quando avrete fatto quei sacrifici voi stessi.
E fu allora che Beynes intui quale fosse la penitenza decisa dai Pellegrini Lontani.
Colyns: Avete… avete ricostruito la citta locriana?
Beynes: Noi cinque siamo stati abbandonati su Mecca per ricostruire la citta. I Locriani ci hanno risparmiato la vita… ma in cambio hanno preteso il nostro lavoro. Ci hanno lasciato cibo e acqua a sufficienza per sopravvivere, piu tutto il materiale recuperabile dai rottami della navetta. Ma hanno distrutto i nostri robot per impedirci di usarli, e hanno portato via tutti gli attrezzi che avrebbero potuto aiutarci nella ricostruzione della citta, e tutti i nostri comunicatori perche non potessimo mettere insieme un radiofaro e lanciare dei segnali. Proprio come i Pellegrini Lontani naufragati su Mecca, anche noi abbiamo dovuto costruire la citta con le nostre mani, se non altro perche avevamo bisogno di un riparo.
Colyns: E i Locriani… non hanno mai controllato l’andamento del vostro lavoro?
Beynes: Nel nono mese di ogni anno siderale, un gruppo di Pellegrini Lontani veniva in pellegrinaggio su Mecca. Quando arrivavano, ci portavano cibo, acqua, medicinali, tutto quello che ci occorreva.. tranne degli attrezzi o la liberta. ogni volta che venivano, noi avevamo ricostruito un’altra piccola parte della loro citta, e ogni volta i superstiti del nostro gruppo pensavano che i Locriani finalmente avrebbero avuto pieta. Li abbiamo implorati, Colyns, li abbiamo supplicati… ma solo la morte e stata misericordiosa con noi. Colyns: Il suo equipaggio…
Beynes: Tutti morti… a uno a uno, nei sette anni successivi, ricostruendo quella maledetta citta. Una morte lenta… anche se ci avessero dato l’attrezzatura necessaria, non sarebbe cambiato nulla. Per via dell’atmosfera rarefatta ci stancavamo facilmente, e sembrava sempre che non avessimo la forza di continuare. Ci sentivamo come ubriachi, quasi perennemente… era l’aria a ridurci in quello stato… L’aria… e il caldo… o il freddo in inverno. Non so quale fosse la cosa peggiore. C’e voluto piu di un anno solo per togliere i rottami della navetta dalle rovine e trascinarli fino alla discarica. Abbiamo potuto utilizzare una parte dei rottami per costruire le cupole, ma perlopiu abbiamo usato terra e sudore. Sudore, sputo, piscia, sangue… qualunque cosa potesse servire a compattare la terra… Colyns: Non…
Beynes: Abbiamo usato la nostra saliva e la nostra piscia per cementare i muri, e quando uno di noi moriva gli cavavamo il sangue e lo usavamo per costruire le cupole… Colyns: Io… io…
Beynes: Il loro sangue, Colyns! In quei muri c’e anche del sangue umano! Nemmeno quando morivano avevano finito di scontare la loro pena! Una volta eravamo rimasti senza viveri, cosi abbiamo dovuto… Colyns: Capisco… E… e lei e l’ultimo sopravvissuto…? Beynes: D’Lambert, il mio migliore amico, il mio unico amico… e morto durante il sesto anno. Tutti gli altri erano gia morti. Dopo, sono rimasto solo…
Colyns: Mi dispiace. E lui… voglio dire, e stato… Beynes: Avevo scelta? Per un certo periodo, in seguito, sono impazzito. Ho pensato al suicidio, ma non sono stato capace di ricorrere a quella soluzione. Dovevo finire
