quello che avevo iniziato. Lo dovevo ai… Colyns: Certo… capisco… E il settimo anno…?
Beynes: Il settimo anno, ho finito di costruire la citta. Quando sono tornati nel nono mese di quell’anno, i Pellegrini Lontani hanno mantenuto la loro promessa. Mi hanno riportato nello spazio erthuma… e il resto lo sai.
Colyns: Capisco. E… interessante.
Beynes: Interessante? (Espressione oscena cancellata.) Sono morte undici persone per colpa dei Locriani, e tutto quello che riesci a dire e «interessante»? Guarda le mie mani, Colyns! Guarda cos’e successo alle mie mani…!
Colyns: Signor Beynes, le sue mani sono a posto. Beynes: (Espressione oscena cancellata.) E i Locriani? Come gliela faremo pagare?
Colyns: Mi dispiace per quanto le e successo, signor Beynes, ma se pensa che gli Erthumoi dichiareranno guerra ai Locriani solo perche undici persone sono morte, si sbaglia di grosso. La pace esistente tra le Sei Razze e troppo preziosa per venire turbata da un branco di pirati morti. E infatti questo episodio non diventera mai di dominio pubblico… e lei scomparira.
Beynes: Scompariro? Brutto (espressione oscena cancellata), ma se perfino i Locriani mi hanno risparmiato la vita! Perche gli Erthumoi dovrebbero…?
Colyns: Ha frainteso. Nessuno ha parlato di ucciderla. Lei scomparira semplicemente. Nella galassia ci sono molti posti dove nasconderla. Trascorrera il resto dei suoi giorni in modo confortevole, perche non possiamo farle nulla che sia peggiore della punizione che ha gia subito… Beynes: Le mie mani…
Colyns: Ci occuperemo delle sue mani, signor Beynes, glielo prometto. Pero non potra entrare in contatto con nessuno. La sua storia morira quando lei morira… e assolutamente necessario isolarla fino a quel giorno.
Beynes: E i miei compagni? Ahmad, D’Lambert, il capitano Francisco, tutti gli altri… e loro?
Colyns: Credo che continueranno a farle compagnia. Questo colloquio e finito, ma prima che me ne vada, signor Beynes, mi dica una cosa, non per la registrazione ufficiale… Secondo lei, chi li ha uccisi? I Locriani, o lei stesso?
Beynes: Mecca…
Colyns: Capisco… Ora devo andare, signor Beynes.
Beynes: Mecca… penso che anche i Locriani lo chiamino Mecca.
Fine trascrizione
Harry Turtledove
TRENTA PEZZI
Il manufatto del Popolo Misterioso spuntava dal suolo di La Se Da, bello e incomprensibile come tutti i manufatti del genere. Bortha il-la Naxiano-a raggiunse strisciando una serie di strumenti. Sporse una pinna frangiata dal lungo corpo serpentino e regolo un rivelatore. Malgrado la regolazione, il detector continuo a non fornire alcuna informazione utile. Bortha sospiro… una specie di lungo sibilo.
Accanto a esso-lei, Eberhard Richter incurvo le spalle. Bortha percepi le ondate di frustrazione sprigionate dall’Erthuma. La sensazione empatica fu quasi abbastanza intensa da fargli-le rizzare le scaglie. Disse: — Non disperare, Eberhard. Possiamo ancora trovare il modo di penetrare i suoi misteri.
— Ne dubito — disse cupo Richter. — Nessun altro nella galassia ci e riuscito, nonostante tutti i tentativi A volte mi chiedo perche continuiamo a provare.
— Se volete, andatevene, galattici — disse Jo Ka Le, il capo dell’equipe scientifica La Se Dana che stava lavorando con gli stranieri per cercare di scoprire a cosa fosse servito un tempo quel cimelio del Popolo Misterioso. Come Bortha e Richter, uso l’inglese standard; tra le razze stellari, gli Erthumoi visitavano La Se Da molto spesso. Prosegui: — Noi insisteremo, e un giorno trionferemo sulla nostra ignoranza.
L’emissione emozionale di Jo Ka Le era piena di determinazione. Bortha dovette compiere uno sforzo notevole per cogliere il contributo individuale dello scienziato La Se Dano; su La Se Da, la determinazione era un sostrato sempre presente, come la radiazione di microonde che echeggiava ancora nell’universo dall’antico boato del big bang.
Bortha giro un occhio dorato verso Jo Ka Le. Trovava il La Se Dano incredibilmente brutto. Jo Ka Le assomigliava piu a un Erthuma che a qualsiasi altra razza galattica, il che da un punto di vista naxiano rappresentava un pessimo inizio. Ai sinuosi Naxiani, gli Erthumoi sembravano marionette goffe e impacciate. Come se non bastasse, poi, Jo Ka Le aveva pelo su tutto il corpo, non solo sulla testa. Al solo pensiero, Bortha provava una sensazione di prurito, e rabbrividiva se pensava al colore di quel pelo, uno sgradevole verde bile. Jo Ka Le era piu basso di un Erthuma medio, inoltre, e piu largo, piu massiccio.
Ma per quanto trovasse brutti i La Se Dani, Bortha doveva rispettarli. Non c’era da meravigliarsi se proiettavano costantemente quell’aria di risolutezza implacabile. Ne avevano ben donde. Alcune centinaia d’anni prima, avevano fatto del loro meglio per distruggere se stessi, devastando il loro pianeta in una guerra termonucleare coi soliti supplementi chimici e biologici.
Le razze intelligenti a volte si suicidavano; la galassia era disseminata di mondi morti. Quando tentavano il suicidio ma fallivano, di solito le razze abbandonavano in seguito l’alta tecnologia, come se temessero una seconda opportunita distruttiva.
I La Se Dani erano diversi. Erano decisi a riacquisire tutte le conoscenze e le capacita passate, e ad ampliarle… ecco l’origine di quell’atteggiamento planetario di determinazione che infastidiva costantemente il sensorio di Bortha. L’arrivo dei viaggiatori interstellari venuti a studiare le strutture enigmatiche lasciate su La Se Da dal Popolo Misterioso non faceva che aggiungere un altro obiettivo alla frenetica riacquisizione tecnologica degli indigeni: i La Se Dani erano decisi a diventare la settima razza galattica in possesso dell’iperpropulsione.
Bortha aveva il sospetto che ci sarebbero riusciti, e probabilmente presto. Se la perseveranza contava qualcosa, ci sarebbero riusciti di certo. Una prospettiva non proprio simpatica. Un pianeta di La Se Dani ordinati, disciplinati, feroci era un’idea sopportabile, anche se a volte quegli individui gli-le facevano venire il mal di testa. Se si fossero scatenati di nuovo a casa loro, avrebbero solo rovinato se stessi. Espandendosi in liberta nella galassia, chissa quanti danni, quanta distruzione, avrebbero potuto causare?
D’altro canto, la galassia era sopravvissuta alla comparsa degli Erthumoi, quindi probabilmente poteva sopravvivere a qualsiasi cosa.
Pensando a questo, Bortha chiese a Jo Ka Le: — Come va il vostro nuovo centro di ricerca di scienze fisiche?
Ora l’irradiazione emozionale del La Se Dano cambio, divento di collera crescente. — Andrebbe meglio, visitatore da oltre le stelle, se una delle vostre razze dividesse con noi la vostra estesa conoscenza. Allora gran parte di quello che siamo costretti a scoprire lentamente e faticosamente si chiarirebbe presto, e potremmo conquistare la liberta di espanderci di cui abbiamo tanto bisogno.
Bortha disse: — Questa non e mai stata la politica delle razze galattiche. ognuna delle nostre specie apprezza la tecnologia soprattutto in quanto frutto di uno sviluppo autonomo. Ci siamo guadagnati il diritto di usarla, non ci siamo affidati alla carita degli altri.
La rabbia di Jo Ka Le crebbe, divenne cosi intensa che la testa di Bortha comincio a pulsare. Anche se non poteva percepire quella collera, Richter intervenne come se volesse placarla, dicendo: — Comunque, tutte le nostre razze si chiedono se La Se Da non possa rappresentare un caso speciale che meriti questo aiuto. Forse presto potremo fornirvi l’assistenza che vi occorre, soprattutto dal momento che avete fatto tanta strada da soli.
Ma Jo Ka Le non era arrabbiato solo con Bortha. Disse: — E procederemmo anche piu rapidamente se i terroristi di Vu Te Mi non saccheggiassero di continuo i laboratori della mia nazione per frenarci e impadronirsi intanto di queste tecnologie e arrivare cosi a dominare La Se Da. — Bortha senti che la collera di Jo Ka Le si trasformava in cupa soddisfazione. — Ieri notte abbiamo catturato una squadra di incursori. Li abbiamo scorticati tutti, lentamente, e con la loro pelle abbiamo decorato le pareti del generatore di neutrini. I corpi li abbiamo fatti a pezzi e li abbiamo dati in pasto agli ha fe qo.
