Solo il viso. Non hai forma, come l’acqua od il vapore. Comunque il vecchio non ha piu l’intenzione di sparare. Lo levo di mezzo comunque?

— Non c’e bisogno, — dico in russo.

Il vecchio finalmente ritrova la voce. E piu bianco della parete e parla balbettando, non per la paura, naturalmente, ma per l’odio. E proprio un vecchio possente.

— Maledetto lupo mannaro sotterraneo! — dice. — Metti le mani sul tavolo! La destra e la sinistra! Ecco, cosi…

— C’e un equivoco, — dico arrabbiato. — Non sono un lupo mannaro. Ho un vestito speciale, che mi puo rendere invisibile. Solo che funziona male…

— Ah, il vestito? — esclama ironico il vecchio. — Nell’Arcipelago del Nord hanno imparato a fare vestiti invisibili!

— Nell’Arcipelago del Nord hanno imparato a fare molte cose, — ribatto. — Mettete via, per favore, le armi e cerchiamo di chiarire le cose con calma.

— Sei uno stupido, — dice il vecchio. — Anche se sei riuscito a vedere le nostre carte. Non c’e nessun Arcipelago del Nord… Ti ho capito subito, solo non riuscivo a capacitarmi di una tale sfacciataggine…

— Quanto intendi sopportare ancora? — sussurra Scekn. — Tu occupati del vecchio, e io dei due giovani…

— Spara al cane! — ordina il vecchio alle guardie, senza staccarmi gli occhi di dosso.

— Te lo faccio vedere io il “cane”! — sbotta Scekn nella piu pura parlata locale. — Vecchio testardo chiacchierone!

A questo punto i nervi dei ragazzi non reggono, e comincia la sparatoria.

3 giugno dell’anno 78. Di nuovo Maja Glumova

Avevo esagerato molto con il volume del videofono. L’apparecchio mi ruggiva melodiosamente all’orecchio, come lo sconosciuto in calzoncini corti nel pieno del corteggiamento di Mrs. Nickleby. Come un razzo saltai su dalla poltrona, trovando al volo il tasto dell’apparecchio.

Chiamava Sua Eccellenza. Erano le 07.03.

— Basta dormire, — disse in tono abbastanza bonario. — Alla tua eta non avevo l’abitudine di dormire.

Interessante, fino a quando dovro sentirlo parlare della mia eta? Ho gia quarantacinque anni… Ed inoltre, alla mia eta dormiva pure lui. E anche ora gli piace dormire.

— Non stavo dormendo, — mentii.

— Tanto meglio, — disse. — Significa che ti puoi mettere immediatamente al lavoro. Trova questa Glumova. Devi farti dire se da ieri si e piu incontrata con Abalkin; se Abalkin le ha chiesto del suo lavoro; se glielo ha chiesto, che cosa lo interessava in particolare; se ha espresso il desiderio di andare a trovarla al museo. Tutto. Niente di piu e niente di meno.

Rispondo a questa frase in codice:

— Farsi dire dalla Glumova se si sono visti di nuovo, se hanno parlato di lavoro e, in caso affermativo, che cosa lo interessava; se ha espresso il desiderio di visitare il museo.

— Esatto. Hai proposto di variare la storiella. Non ho niente in contrario. Il COMCON cerca il Progressore Abalkin per avere da lui le prove relative a un incidente. Le indagini sono legate ad una personalita misteriosa e percio vengono condotte in segretezza. Nessuna obiezione. Hai domande?

— Vorrei sapere che cosa c’entra questo museo… — borbottai fra me e me.

— Hai detto qualcosa? — si informo Sua Eccellenza.

— Poniamo che non abbiano affatto parlato di questo stramaledetto museo. Posso in questo caso cercare di chiarire che cosa sia avvenuto fra loro durante il primo incontro?

— Ti interessa?

— E a lei?

— A me no.

— Molto strano, — dissi, guardando dall’altra parte. — Sappiamo che cosa voleva Abalkin da me, sappiamo cosa voleva da Fedoseev, ma non abbiamo idea di cosa volesse dalla Glumova…

Sua Eccellenza disse:

— Va bene. Cerca di saperlo. Ma solo se non e di intralcio al chiarimento dei punti importanti. E non dimenticare di mettere il radio-braccialetto. Mettitelo subito, cosi lo vedo…

Tirai fuori con un sospiro il braccialetto dal cassetto del tavolo e me lo infilai al polso sinistro. Il braccialetto mi stava stretto.

— Ecco, cosi, — disse Sua Eccellenza e chiuse la comunicazione.

Andai a fare la doccia. In cucina si sentiva tuonare e sferragliare. Alena faceva funzionare il condotto delle immondizie. C’era odore di caffe. Dopo la doccia facemmo colazione. Alena, nella mia veste da camera, troneggiava di fronte a me e assomigliava ad una divinita cinese. Annuncio che doveva tenere una relazione e propose di leggermela ad alta voce. Di fare la prova generale. Declinai, accampando come pretesto le circostanze.

— Di nuovo? — chiese lei con simpatia ma allo stesso tempo con aggressivita.

— Di nuovo, — ammisi non senza un tono di sfida.

— Maledizione, — disse lei.

— Non discuto, — dissi io.

— Per molto tempo? — chiese.

— Ho ancora tre giorni di tempo, — dissi.

— E se non fai in tempo? — chiese.

— Allora sara la fine di tutto, — risposi.

Mi getto un’occhiata in tralice, e capii che lei di nuovo si immaginava chissa quali orrori.

— Ne ho abbastanza, — dissi. — Appena mi sono liberato di questa faccenda, ce ne andiamo io e te in qualche posto lontano da qui.

— Non posso, — disse lei triste.

— Ma non ne hai abbastanza anche tu? — chiesi. — Di occuparti di stupidaggini… — Ecco come si doveva fare con lei. All’istante si riscosse e comincio a dimostrare che non si occupava di stupidaggini ma di cose necessarie e tremendamente interessanti. Alla fine ci mettemmo d’accordo che fra un mese saremmo andati a Novaja Zemlja. Ora e molto di moda…

Tornai nel mio studio e, senza sedermi, composi il numero di casa della Glumova. Non rispose nessuno. Erano le 07.51. Una bella mattinata di sole. Con un tempo simile solo il nostro Elefante poteva dormire fino alle otto. Maja Glumova, probabilmente, si era gia recata al lavoro, ed il lentigginoso Tojvo era tornato al collegio.

Compilai il mio programma per la giornata. In Canada ora era sera tardi. Per quanto ne so, i Testoni conducono principalmente un tipo di vita notturna, per cui non dovrebbe esserci niente di male ad arrivare li fra un tre-quattro ore… A proposito, come funziona oggi il trasporto-zero? Lo chiesi all’informatore. Il servizio di trasporto-zero aveva ripreso a funzionare normalmente dalle quattro del mattino. Per cui oggi avrei fatto in tempo ad andare a trovare sia Scekn che Kornej Jasmaa.

Andai in cucina, bevvi ancora una tazza di caffe e accompagnai Alena al bioplano, sul tetto. Ci salutammo con affettuosita esagerata: lei gia pensava solo alla sua relazione. Agitai la mano in segno di saluto, finche non scomparve alla vista, e poi tornai nello studio.

Interessante, che cosa avra questo museo? Un museo e un museo… Un certo rapporto con il lavoro dei Progressori, in particolare con Saraks, certo ce l’ha… A questo punto ricordai le pupille dilatate di Sua Eccellenza. Possibile che si fosse spaventato? E perche? L’informazione banale e del tutto casuale che l’amica di Abalkin lavora al Museo delle Civilta Extraterrestri… nel settore specializzato degli oggetti di uso ignoto… Pardon! Il settore e lui che l’ha nominato. Io ho detto che la Glumova lavora al Museo delle Civilta Extraterrestri e lui mi ha detto: nel

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