— No. Mi ha invitato subito qui. Ho preso il bioplano e sono venuta.
— Maja Tojvovna, — dissi. — Mi interessano tutti i particolari del vostro incontro. Lei gli avra raccontato di se, del suo lavoro. Lui le avra raccontato del suo… Cerchi di ricordare come e andata.
Lei scosse la testa.
— No. Non abbiamo parlato affatto di questo. Certo, e veramente strano… Non ci vedevamo da tanti anni… Ci ho pensato dopo, quando ero gia a casa, che non avevo saputo niente di lui… Eppure io gli ho chiesto: «Dove sei stato, cosa hai fatto?…», ma lui tirava via, e gridava che erano tutte sciocchezze, stupidaggini…
— Allora, le ha fatto lui delle domande?
— Ma no! Non lo interessava affatto… Che cosa faccio, come vivo… se sono sola o se ho qualcuno… che lavoro faccio… Era proprio come un ragazzino… Non ne voglio parlare.
— Maja Tojvovna, non deve parlare di cose di cui non desidera parlare…
— Non voglio parlare di niente!
Mi alzai, andai in cucina e le portai un bicchier d’acqua. Bevve avidamente fino in fondo, versandosi l’acqua sul vestito grigio.
— Non riguarda nessuno, — disse, restituendomi il bicchiere.
— Non parli di quello che non riguarda nessuno, — dissi, sedendomi. — Che cosa le ha domandato?
— Gliel’ho gia detto: non mi ha domandato niente! Ha raccontato, ricordato, disegnato, litigato… come un ragazzino! A quanto pare, ricorda tutto! Quasi ogni giorno! Dove era lui, dove ero io, che cosa ha detto Rex, come guardava Wolf… Io non ricordavo niente, e lui mi ha sgridato e mi ha costretta a ricordare, e ho ricordato… E come e stato contento, quando mi sono ricordata qualcosa che nemmeno lui ricordava!
Tacque.
— Sempre sull’infanzia? — chiesi, in attesa.
— Ma certo! Gliel’ho gia detto, non riguarda nessuno, solo me e lui!.. Era come pazzo… Non ce la facevo piu, mi si chiudevano gli occhi, e lui mi svegliava e mi gridava all’orecchio: «E quella volta chi e caduto dall’altalena?». E se me lo ricordavo, mi prendeva per la vita, correva con me per la casa e gridava: «Giusto, e andata proprio cosi, giusto!».
— E non le ha chiesto dell’insegnante, dei compagni di scuola?
— Ora le spiego: non ha fatto domande su niente e su nessuno Lo vuoi capire? Lui ha raccontato, ricordato, e pretendeva che anch’io ricordassi…
— Si, capisco, capisco, dissi. — E che cosa si proponeva di fare, secondo lei?
Mi fisso come se fossi il giornalista Kammerer.
— Lei non capisce proprio niente.
E nel complesso, certo, aveva ragione lei. Avevo avuto le risposte alle domande di Sua Eccellenza: ad Abalkin NON interessava il lavoro di Maja Glumova; Abalkin NON intendeva usarla per intrufolarsi nel museo. Ma veramente non riuscivo a capire che scopo avesse Abalkin ad organizzarsi queste ventiquattro ore di ricordi. Sentimentalita… omaggio ad un antico amore… ritorno all’infanzia… Non ci credevo. Il fine era pratico, ponderato bene in anticipo, e Abalkin lo aveva raggiunto senza suscitare nella Glumova alcun sospetto. Era chiaro che la stessa Glumova non ne sapeva niente. Nemmeno lei aveva capito di che cosa si trattasse…
E mi rimaneva ancora un punto da chiarire. Va bene. Avevano ricordato, si erano amati, avevano bevuto, di nuovo avevano ricordato, si erano addormentati, si erano svegliati, di nuovo si erano amati e di nuovo si erano addormentati… Ma allora perche lei si era cosi disperata, ai limiti dell’isterismo? A questo punto, c’e spazio per le piu varie supposizioni, per esempio quelle legate alle abitudini dell’ufficiale di Stato Maggiore dell’Impero Insulare. Ma poteva anche trattarsi di qualcos’altro. E questo qualcos’altro avrebbe potuto essere molto prezioso per me. Qui mi fermai indeciso: o lasciare nell’ombra qualcosa che, forse, era molto importante, oppure decidermi ad un’odiosa mancanza di tatto, rischiando di non venire a sapere niente di essenziale…
Mi decisi.
— Maja Tojvovna, — dissi, cercando con tutte le mie forze di pronunciare le parole con durezza, — mi dica: che cosa ha provocato quella disperazione di cui sono stato involontario testimone durante il nostro primo incontro?
Pronunciai questa frase senza avere il coraggio di guardarla negli occhi. Non mi sarei meravigliato se a questo punto mi avesse ordinato di levarmi dai piedi o mi avesse semplicemente sbattuto il videofono in testa. Tuttavia, non fece ne l’una ne l’altra cosa,
— Sono stata una sciocca, — disse in tono abbastanza calmo. — Una sciocca isterica. Allora avevo avuto l’impressione che lui mi avesse strizzata come un limone e gettata via. Ora invece capisco: ha altro per la testa. Per la delicatezza non gli rimane ne il tempo ne la forza, Mi aspettavo una spiegazione da lui, ma lui non poteva spiegarmi niente. Lui sa probabilmente che lei lo sta cercando…
Mi alzai.
— Mille grazie, Maja Tojvovna, — dissi. — Secondo me, lei ha frainteso le nostre intenzioni. Nessuno vuoi fargli del male. Se dovesse incontrarlo, cerchi, per favore, di farglielo capire.
Lei non rispose.
3 giugno dell’anno 78. Qualcosa sulle impressioni di Sua Eccellenza
Dal burrone potevo vedere che il dottor Goannek per mancanza di pazienti si dedicava alla pesca. Era una buona cosa, perche il suo cottage era vicino alla cabina del trasporto-zero piu del club della stazione balneare. Sulla strada, pero, si trovavano delle arnie di cui non mi ero accorto durante la mia prima visita, percio mi tocco mettermi in salvo, saltando qua e la fra canestri ornamentali e travolgendo nella corsa decorativi vasi e orci di terracotta. Comunque, ando tutto bene. Arrivai di slancio sulla veranda con la balaustra, mi intrufolai nella stanza che gia conoscevo e, senza sedermi, telefonai a Sua Eccellenza.
Pensavo di cavarmela con un breve rapporto, ma la conversazione risulto piuttosto lunga, tanto che mi tocco trasportare il videofono sulla veranda, perche il ciarliero e permaloso dottor Goannek non mi prendesse in castagna.
— Ma perche sta li? — chiese Sua Eccellenza, pensieroso.
— Aspetta.
— Le ha dato un appuntamento?
— Per quanto ho capito, no.
— Poveraccia… — brontolo Sua Eccellenza. Poi chiese: — Sei tornato?
— No, — dissi. — Mi sono ancora rimasti quel Jasmaa e la residenza dei Testoni.
— Perche?
— Alla residenza ora si trova un Testone di nome Scekn-Itrc, quello stesso che prese parte insieme ad Abalkin all’operazione “Mondo morto”.
— Allora?
— Da quanto ho capito dal rapporto di Abalkin, fra loro si sono creati dei rapporti un po’ insoliti.
— In che senso insoliti?
Faticai a trovare le parole giuste.
— Oserei chiamarla amicizia, Eccellenza… Lei ricorda il suo rapporto?
— Lo ricordo. Capisco quello che vuoi dire. Ma rispondi a questa domanda: come hai fatto a sapere che il Testone Scekn si trova sulla Terra?
— Beh… e stato abbastanza complicato. Per prima cosa…
— Basta cosi, — mi interruppe e tacque con aria di attesa.
Per la verita, non ci arrivai subito. In effetti, per me, collaboratore del COMGON2, nonostante la mia solida esperienza di lavoro con il GSI, era stato abbastanza difficile trovare Scekn. Che dire allora del semplice Progressore Abalkin che, per di piu, da vent’anni vagava per il profondo Cosmo e del GSI non ne capiva piu di uno scolaretto!
