purezza che il suo olfatto non aveva mai conosciuto ne da Baldini ne da Runel: l’olio puro dei fiori, il loro aroma netto, concentrato centomila volte in una piccola quantita di essence absolue. Quest’essenza non aveva piu un odore gradevole. Aveva un odore quasi dolorosamente intenso, acuto e pungente. E tuttavia gia solo una goccia, sciolta in un litro d’alcool, bastava a rianimare, a far risuscitare un intero campo di fiori senza profumo.

Il ricavato era minimo. Il liquido derivato dalla distillazione bastava giusto a riempire tre flaconi. Dell’aroma di centomila fiori non era rimasto altro se non tre piccoli flaconi. Ma valevano una fortuna, gia li a Grasse. E quanto piu ancora, quando li spedivano a Parigi o a Lione, a Grenoble, a Genova o a Marsiglia! Alla vista di quei flaconcini Madame Arnulfi assumeva uno sguardo languido, li accarezzava con gli occhi, e quando li prendeva e li tappava con tappi di vetro debitamente smerigliato, tratteneva il respiro, per non disperdere nulla del prezioso contenuto. E affinche anche dopo la chiusura non sfuggisse neppure un atomo di profumo in esalazioni, sigillava i tappi con cera liquida e infilava una vescica di pesce sul collo della bottiglia, che poi legava saldamente con uno spago. Quindi deponeva i flaconi in una cassettina foderata d’ovatta e li metteva sotto chiave in cantina.

37

In aprile macerarono ginestre e fiori d’arancio, in maggio un mare di rose, il cui aroma immerse la citta per un mese intero in una nebbia invisibile dolce come crema. Grenouille lavorava come un mulo. Eseguiva umilmente, con una disponibilita quasi da schiavo, tutti i lavori da subalterno che Druot gli accollava. Ma mentre con apparente ottusita rimestava, spatolava, lavava tinozze, puliva il laboratorio o andava a prendere la legna da ardere, alla sua attenzione non sfuggiva nulla dei processi fondamentali del mestiere, nulla della metamorfosi dei profumi. Con una precisione maggiore di quella che avrebbe potuto avere Druot, e cioe con il suo naso, Grenouille seguiva e sorvegliava la migrazione dei profumi dai petali dei fiori al grasso e all’alcool fino ai preziosi flaconcini. Molto prima che Druot se ne accorgesse, sentiva al fiuto quando il grasso si riscaldava troppo, sentiva quando i fiori erano esauriti, quando la poltiglia era satura di profumo, sentiva quello che succedeva dentro al recipiente di miscelatura e in quale preciso momento si doveva porre fine al processo di distillazione. E all’occasione si faceva capire, naturalmente con molto tatto e senza perdere il suo atteggiamento sottomesso. Aveva la sensazione, diceva, che ora il grasso potesse essersi scaldato troppo; pensava quasi che fra non molto si potesse filtrare; aveva un certo presentimento che ora l’alcool nell’alambicco fosse evaporato… E Druot, che a dire il vero non era proprio di un’intelligenza eccezionale, ma nemmeno del tutto stupido, con il tempo capi che le sue decisioni si dimostravano le piu giuste allorche faceva o ordinava di fare appunto quello che Grenouille «pensava quasi» o di cui aveva «un certo presentimento». E poiche Grenouille non esprimeva mai in modo saputo o saccente quello che pensava o presentiva, e poiche mai — e soprattutto mai in presenza di Madame Arnulfi — avrebbe messo in dubbio anche solo con ironia l’autorita di Druot e la sua posizione preminente di primo garzone, Druot non aveva motivo di non seguire i consigli di Grenouille, anzi, con l’andar del tempo, di non affidargli sempre piu potere decisionale.

Sempre piu spesso Grenouille non soltanto rimestava, ma riforniva di fiori il paiolo, lo faceva scaldare e filtrava, mentre Druot spariva per fare un salto ai Quatre Dauphins a bere un bicchiere di vino o saliva da Madame per vedere se tutto era in ordine. Sapeva di potersi fidare di Grenouille. E a Grenouille, sebbene sbrigasse doppio lavoro, piaceva essere solo, perfezionarsi nella nuova arte e all’occasione eseguire piccoli esperimenti. E con immensa gioia constato che la pomata preparata da lui era incomparabilmente piu fine, che la sua essence absolue era piu pura di grado di quelle che produceva assieme a Druot.

Alla fine di luglio comincio l’epoca dei gelsomini, in agosto quella delle tuberose. Entrambi i fiori avevano un profumo cosi squisito e fragile a un tempo che non soltanto si dovevano raccogliere prima dell’alba, ma richiedevano una lavorazione particolarissima, estremamente delicata. Il calore riduceva il loro profumo, l’immersione brutale nel grasso caldo della macerazione l’avrebbe totalmente distrutto. Questi fiori tra i piu nobili non si lasciavano strappare l’anima cosi semplicemente, bisognava carpirla con vere e proprie lusinghe. Bisognava spargerli su lastre spalmate di grasso freddo o avvolgerli mollemente in pezze di stoffa imbevute d’olio in un ambiente apposito, e la lasciarli riposare fino alla morte. Soltanto dopo tre o quattro giorni erano appassiti, e avevano ceduto il loro aroma al grasso e all’olio con cui erano stati a contatto. Poi si staccavano con cautela dalle lastre e dalle pezze di stoffa, e su queste si spargevano altri fiori freschi. Il procedimento si ripeteva anche dieci, venti volte, e durava fino a settembre, periodo in cui la pomata si era saturata del tutto e l’olio aromatico si poteva spremere dalle pezze. Il ricavato era notevolmente minore rispetto a quello ottenuto con la macerazione. Ma la qualita di una simile pasta di gelsomino ottenuta con l’enfleurage a freddo o di un huile antique de tubereuse superava in finezza e fedelta al profumo originale qualsiasi altro prodotto dell’arte profumiera. Soprattutto nel caso del gelsomino, era come se il profumo dolce e avvincente, erotico del fiore si fosse riflesso sulle lastre spalmate di grasso come in uno specchio, e da esso s’irraggiasse di nuovo tale e quale… cum grano salis, ovviamente. Infatti il naso di Grenouille distingueva ancora perfettamente l’odore dei fiori dal loro aroma conservato; l’odore particolare del grasso — per quanto puro fosse — si stendeva come un velo delicato sull’immagine odorosa dell’originale, la mitigava, ne indeboliva un poco la nota emergente, forse soltanto allora rendeva la sua bellezza sopportabile per la gente comune… Ma comunque l’enfleurage a freddo era il sistema piu raffinato e piu efficace per catturare i profumi delicati. E anche se il metodo non bastava a convincere del tutto il naso di Grenouille, egli sapeva che era piu che sufficiente per ingannare un mondo fatto di nasi ottusi.

In breve tempo aveva gia superato il suo maestro Druot sia nella macerazione sia nell’arte della profumazione a freddo, e gliel’aveva fatto capire nel solito modo discreto e sottomesso. Druot gli affidava volentieri il compito di andare al mattatoio ad acquistare i grassi piu adatti e quello di pulirli, scioglierli, filtrarli e decidere in quale proporzione combinarli nella miscela: un compito sempre molto difficile e temuto da Druot, perche un grasso impuro, rancido o con un odore troppo forte di maiale, di montone o di bue poteva rovinare la piu pregiata delle pomate. Lasciava che decidesse la distanza tra le lastre spalmate di grasso nell’ambiente della profumazione, il momento in cui cambiare i fiori, il grado di saturazione della pomata, e presto gli affido tutte le decisioni critiche che lui, Druot, come a suo tempo Baldini, riusciva a prendere soltanto con una certa approssimazione secondo regole imparate macchinalmente, ma che Grenouille indovinava con la sapienza del suo naso: cosa che naturalmente Druot non sospettava.

«Ha una mano felice», diceva Druot, «ha un senso sicuro delle cose.» E talvolta pensava anche: «E semplicemente molto piu dotato di me, e un profumiere cento volte migliore». E nello stesso tempo lo considerava uno stupido fatto e finito, perche pensava che Grenouille non traesse il minimo profitto dal suo talento; ma lui, Druot, con le sue capacita piu modeste, in avvenire ne avrebbe fatto un maestro. E Grenouille lo rafforzava in questa convinzione, si comportava deliberatamente come uno sciocco, non mostrava la minima ambizione, fingeva di non sospettare affatto la propria genialita, ma di agire soltanto secondo le disposizioni del molto piu esperto Druot, senza il quale lui sarebbe stato un nonnulla. In tal modo andavano perfettamente d’accordo.

Poi arrivo l’autunno e anche l’inverno. Nel laboratorio ci fu piu calma. I profumi di fiori erano chiusi in cantina, nei loro recipienti e flaconi, e quando Madame non voleva lavare questa o quella pomata o non dava ordine di distillare un sacco di spezie secche, non c’era piu molto da fare. C’erano ancora le olive, ogni settimana un paio di ceste colme. Spremevano da esse l’olio vergine e gettavano il resto nel frantoio. E il vino, che Grenouille in parte distillava e rettificava in alcool…

Druot si faceva vedere sempre meno. Faceva il suo dovere nel letto di Madame, e quando compariva, puzzando di sudore e di sperma, era soltanto per sparire ben presto alla volta dei Quatre Dauphins. Anche Madame scendeva di rado. Si occupava delle sue questioni patrimoniali e della trasformazione del suo guardaroba per il periodo successivo all’anno di lutto. Spesso Grenouille non vedeva nessuno per giorni tranne la serva, dalla quale a mezzogiorno riceveva una zuppa e alla sera pane e olive. Usciva di rado. Partecipava alla vita corporativa, cioe alle riunioni regolari dei garzoni e ai cortei, giusto quel tanto da non essere notato ne per la sua assenza ne per la sua presenza. Amicizie e conoscenze piu intime non ne aveva, ma stava ben attento a non farsi considerare arrogante o diverso dagli altri. Lasciava che fossero gli altri garzoni a trovare la sua compagnia insulsa e improduttiva. Era un maestro nell’arte di diffondere attorno a se la noia e di spacciarsi per uno sciocco maldestro… naturalmente non in modo cosi esagerato che ci si potesse prendere gioco di lui con piacere o farne la vittima di qualche scherzo grossolano, tipico della corporazione. Riusci a farsi considerare del tutto privo di interesse. Lo lasciarono in pace. E lui non voleva altro.

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