Cristo! Non riesco a vedere neppure lui!

Forse e colpa di tutti quei Southern Comfort che abbiamo bevuto per festeggiare la sconfitta di Bush e la vittoria di Clinton. Grazie al cielo, non abbiamo bevuto Budweiser come aveva suggerito Al; come aveva potuto solamente pensare di corrompere i nostri corpi con l’imitazione, fabbricata nel Regno Unito, di una birra che gia all’origine non e altro che piscio frizzante (e hanno pure il coraggio di pubblicizzarla come «l’originale»! Un’altra delle grandi menzogne della pubblicita, destinata a quei poveri di spirito dell’Essex la cui materia grigia e gia irrimediabilmente compromessa da anni e anni passati a leggere il Sun e a bere Skol, i bastardi!)

Indico lo scaffale con un dito e mi becco un’occhiataccia da uno dei baristi che sta passando proprio in quel momento e al quale ho rischiato d’infilare il dito in un occhio.

«Sono invisibile!» esclamo con voce roca.

«Sei ubriaco», commenta Al, tornando alla sua birra.

Una delle persone nello specchio mi sta guardando. Mi rendo conto che ho ancora il dito puntato. Mi giro, ma vedo soltanto un muro di schiene e sederi. Nessuno mi sta fissando. Mi volto di nuovo a guardare lo specchio, proprio mentre il barista che ho quasi accecato allunga una mano per prendere la bottiglia di Bacardi dallo scaffale. La sua immagine e li, riflessa! Ancora piu stupefacente!

L’uomo che mi stava osservando e sempre li che mi scruta. E, in quel momento, intravedo, sopra la sua testa, un scorcio di muro piastrellato. Mi rigiro e guardo al di la della gente alle mie spalle; dalle finestre alte e cesellate entra ancora un po’ di luce. Nessuna traccia di muri piastrellati. Mi volto di nuovo, mentre il barista rimette la bottiglia a posto sullo scaffale. Non e ben diritta, risulta anzi leggermente spostata. Uno dei baristi piu anziani le passa davanti, alza una mano, sistema la bottiglia nella posizione esatta per mantenere la simmetria, va a spillare due boccali di birra da ottanta scellini e viene dalla nostra parte. Gli lancio un’occhiataccia. Che bastardo! Poi mi ritraggo, spaventato, quando l’uomo mi si ferma proprio di fronte e posa i bicchieri sul bancone davanti a Al e a me. Fisso il mio bicchiere e mi accorgo che e vuoto, ma il barista lo sta gia portando via dopo aver preso i soldi da Al, il quale sta travasando gli ultimi millilitri di birra rimasti nel bicchiere vecchio in quello nuovo.

Scuoto la testa. «No, proprio no», sospiro, alzando gli occhi al soffitto. «Non ce la faccio proprio.»

«Cosa?» dice Al, aggrottando la fronte.

«Non ce la faccio a reggere tutto questo. Oggi e stata…»

«Hai un aspetto di merda, Cameron», m’interrompe Al. Indica un punto alle mie spalle. «Guarda, ci sono due posti liberi, laggiu. Andiamo a sederci.»

«D’accordo. Prendiamo anche delle sigarette, eh?»

«No! Tu hai smesso, ricordi?»

«Si, Al, ma e stata una giornata difficile e…»

«Tu va’ a sederti, d’accordo?»

Dimentico l’impermeabile. Lo prende Al. Ci sediamo in fondo a una delle panchette semicircolari di pelle verde, posando le birre sul tavolo ovale.

«Davvero ho un aspetto di merda?»

«Cameron, sembri proprio trombato.»

«Vaffanculo! Bell’amico che sei…»

«Dico le cose come le vedo.»

«Ho avuto una giornata traumatica», spiego, stringendomi addosso il mio Drizabone. «Sono stato torchiato dalla polizia.»

«Dolore!»

«Grazie per essere venuto a bere con me, Al», dico, guardandolo negli occhi con la sincerita degli ubriachi e dandogli un leggero pugno su un braccio.

«Ahia! Vuoi smetterla?» Si massaggia il braccio. «E, comunque, non mi preoccuperei troppo.»

«Hai per caso una sigaretta?»

«No, te l’ho gia detto.»

«Be’, pazienza. Pero ti ringrazio tanto per essere venuto a bere con me, davvero, Al. Sei l’unico amico mio che non sia un giornalista di merda… Be’, a parte Andy… E… be’, niente. Sai, mi ha fatto proprio piacere poterti raccontare tutte ’ste cose.»

«Raccontarle a me e al resto del bar, se non avessi continuato a dirti di stare zitto.»

«Si, ma non crederesti mai dove stanno cercando di arrivare. Insomma, non crederesti che cosa stanno cercando di appiccicarmi addosso.»

«Un distintivo che dice NON FATEMI BERE, magari?»

Liquido la battuta con un gesto della mano e gli vado piu vicino. «Parlo sul serio. Sono convinti che abbia ucciso delle persone!»

Al sospira. «Cameron, tu possiedi davvero il dono dell’iperbole drammatica.»

«Ma e vero!»

«No…» ribatte Al, calmo. «Se fosse vero, non ti avrebbero lasciato andare, Cameron. Saresti rinchiuso in una cella, dietro le sbarre, e non saresti qui a cercare di prosciugare il locale.»

«Ma io non ho un alibi!» gli sussurro, agitatissimo. «Non ho uno straccio di alibi! Qualche stronzo sta cercando d’incastrarmi! Non sto scherzando: stanno cercando d’incastrarmi! Mi chiamano al telefono e mi dicono di andare in un posto solitario ad aspettare istruzioni a un telefono pubblico, oppure mi chiedono di rimanere in casa tutta la sera, e nel frattempo loro fanno fuori qualche stronzo! Si, insomma, tutti quei bastardi meritavano di morire… Anche se, in realta, non li hanno uccisi proprio tutti: alcuni hanno subito soltanto ‘gravi aggressioni’, qualsiasi cosa significhi, non me l’hanno voluto dire… Pero non sono stato io! E la polizia e come impazzita, amico! Pensano che abbia avuto tempo a sufficienza per andare all’aeroporto, volare giu a sud, o dove diavolo hanno ucciso ’sti Tories del cazzo. Cristo, mi hanno pure confiscato il computer nuovo! Il mio laptop! Maledetti bastardi! Mi hanno detto di tenerli informati dei miei movimenti, roba da non crederci! Se vado da qualche parte devo avvertire la polizia locale. Che faccia! Ho cercato di chiamare qualcuno dei poliziotti che conosco, gente che sta in alto, per scoprire se ne sapevano qualcosa, ma erano tutti in riunione. Non ci credo.» Lancio un’occhiata all’orologio. «Devo tornare a casa, Al; devo gettare tutta la roba nel cesso, o mangiarmela, insomma farne qualcosa…» Bevo ancora qualche sorso di birra, e me ne rovescio un po’ sul mento. «Stanno cercando d’incastrarmi, non sto scherzando; c’e un bastardo che continua a telefonarmi. Dice di chiamarsi…»

«Signor Archer», completa Al con un sospiro.

Lo guardo con gli occhi sgranati. Non e possibile. «Come fai a saperlo?» dico con voce stridula.

«Perche e la quinta volta che ne parli.»

«Merda.» Ci rifletto sopra. «Credi che sia ubriaco?»

«Oh, sta’ zitto e bevi quella birra.»

«Buona idea… Hai mica una sigaretta?»

E passata un’ora. Al mi ha fatto restituire il pacchetto di sigarette che avevo appena comprato, mi ha tolto un cigarillo dalle labbra proprio mentre stavo per accendermelo, mi ha portato in un Burger King, costringendomi a mangiare un cheeseburger e a bere un bicchiere grande di latte, e ora mi sembra di essere un po’ piu sobrio, se si esclude il fatto che ho perso del tutto il senso dell’equilibrio e ho seri problemi a stare dritto. Al e costretto ad aiutarmi e insiste per prendere un taxi — si rifiuta di guidare o di lasciar guidare me — e allora gli rinfaccio che ha paura per via di tutte le volte che l’hanno beccato al volante mentre era sbronzo.

«Sai che ti dico? Io me ne vado su in collina», gli dico, mentre usciamo all’aria fresca.

«Saggia idea», approva Al. «Con me ha sempre funzionato.»

«Gia», dico, annuendo con enfasi e alzando gli occhi a guardare il cielo. E il tramonto e l’aria e fredda. Ci dirigiamo a ovest, verso Princes Street. «Me ne vado in collina, lontano dalla citta», ribadisco. «Prima faccio sparire tutta la roba nel mio appartamento, e poi via. Me ne vado. Sai, ho deciso che diro alla polizia esattamente dove sono diretto, cosi potranno rendersi conto che non sono io, ’sto fottuto serial killer o serial maniaco o quel che diavolo e. Sono proprio scosso, sai, non ho problemi ad ammetterlo. Io me ne vado nelle Highlands, a Stromeferry-noferry.»

«Dove?» Mentre svoltiamo in St. Andrew Street, Al si abbottona il cappotto per proteggersi dalle folate di vento che arrivano da St. Andrew Square.

«A Stromeferry-noferry.»

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