Alza il proiettile all’altezza degli occhi e lo ispeziona. «Ce n’era uno che non aveva ammazzato nessuno; si, l’aveva fatto indirettamente, come la gran parte dei nazisti di Norimberga, pero era certo, inconfutabile, al di la di ogni ragionevole dubbio.
«E poi c’era Halziel», dice, sospirando. «Be’, di lui sai tutto.»
«Cristo, Andy», mormoro. So che dovrei star zitto e lasciarlo parlare finche vuole, ma non posso farci niente. «Quell’uomo era un bastardo egoista e un pessimo medico, ma era un incompetente, non un criminale. Non e che lui odiasse Clare o desiderasse che…»
«Ma e proprio questo il punto», m’interrompe, allungando le mani in avanti. «Se un certo livello di abilita — di competenza — si traduce nella capacita di salvare una vita, allora, se non ti preoccupi di esercitare questa tua competenza commetti un crimine, perche la gente conta sul fatto che tu lo faccia. Comunque…» alza una mano per prevenire la mia obiezione, e annuisce, «ammetto che in quel caso c’e stata anche una certa dose di vendetta personale. Una volta sistemati tutti gli altri, ho capito che non mi restava piu molto tempo per agire… tranquillamente, e mi e parsa la cosa giusta da fare.»
Solleva lo sguardo su di me, e mi rivolge un sorriso strano, quasi sorpreso. «Ti ho scioccato, vero, Cameron?»
Lo fisso negli occhi per un po’, quindi torno a scrutare l’apertura, l’acqua e le minuscole sagome degli uccelli che volano in cerchio, urlando. «No», gli rispondo. «Non piu di quando mi sono reso conto che eri stato tu a infilzare Bissett in quel modo, che eri tu, quello che si nascondeva dietro alla maschera da gorilla e ancora tu, quello che ha carbonizzato Howie…»
«Howie non ha sofferto», taglia corto. «Prima gli ho sfondato la testa con un ceppo.» Sorride. «Probabilmente gli ho risparmiato un terribile postsbronza.»
Lo fisso sorpreso, disgustato e affranto per la noncuranza con cui quest’uomo, che ho sempre considerato come il mio miglior amico, sta parlando dei suoi delitti. Al momento tuttavia mi sento molto vulnerabile e a rischio io stesso, nonostante cio che ha detto e benche mi abbia slegato le mani.
Andy capisce la mia espressione. «Era uno stronzo, Cameron.» Fa una pausa, guarda il soffitto. «No, non e il termine giusto, e poi questo e il modo in cui lui di solito chiamava le donne; diciamo che era un farabutto, una testa di cazzo, un violento, una prepotente e vendicativa testa di cazzo. In questi anni, a sua moglie aveva rotto la mascella, tutt’e due le braccia e una clavicola; le aveva incrinato il cranio e l’aveva presa a calci quando era incinta. Era un gran bastardo, punto e basta. Probabilmente da bambino era stato maltrattato — anche se non me l’ha mai detto —, ma ’fanculo, e per questo che siamo umani, per poter scegliere di modificare il nostro comportamento; lui non l’ha fatto da solo e cosi l’ho fatto io per lui.»
«Andy», sussurro, «esistono le leggi, i tribunali. Lo so che non sono perfetti, ma…»
«Ah, le leggi», ripete, con una voce carica di disprezzo. «Leggi basate su cosa? Con quale autorita?»
«Be’, che mi dici della democrazia, per esempio?»
«La democrazia? La possibilita di scegliere tra il marcio e la muffa ogni quattro o cinque anni, se va bene?»
«La democrazia non e questo! Non e solo questo. Significa una stampa libera…»
«E noi ce l’abbiamo, vero?» fa lui, con una risata amara. «Peccato che i giornali davvero liberi non vengano letti e che quelli che vengono letti non siano liberi. Lascia che ti citi: ‘Non sono giornali, sono fumetti per semilletterati, fogli di propaganda controllati da miliardari stranieri che vogliono soltanto guadagnare la maggior quantita di soldi tecnicamente possibile e mantenere uno scenario politico finalizzato a questo scopo’.»
«Va bene, lo ammetto. Ma e sempre meglio di niente.»
«Oh, lo so, Cameron», dice, appoggiandosi al muro con un’espressione vagamente scioccata per essere stato cosi frainteso. «Lo so. So bene come i potenti riescano a rimanere impuniti, e so anche che lo saranno sempre. Se la gente che essi sfruttano glielo permette, be’, peggio per lei. Ma non capisci?» Si batte il petto con un dito. «Questo comprende anche me! Ne faccio parte anch’io. Sono un prodotto del sistema. Sono un essere umano come gli altri, un po’ piu ricco e intelligente della maggior parte degli uomini, e forse anche un po’ piu fortunato, ma comunque faccio sempre parte dell’equazione, sono soltanto un’altra variabile prodotta dalla societa.
«E cosi arrivo io e faccio quello che posso, perche mi sembra giusto farlo, perche sono come un uomo d’affari, capisci? Sono
«Aspetta, aspetta. Fermo», dico. «’Sta stronzata della nicchia del mercato non me la bevo proprio. La differenza fra la tua autorita e quella di chiunque altro e che tu sei
Andy fa un quieto sorriso. «Sono i numeri a fare la differenza, eh, Cameron? Cosi, secondo te, quando le due piu grandi nazioni della Terra — piu di mezzo miliardo di persone — avevano una tale paura l’una dell’altra da essere pronte a far saltare in aria il mondo, erano
«Ma dai, Cameron», riprende, con aria di rimprovero. «Li conosci i fatti, no? Il mondo produce… noi produciamo cibo a sufficienza per nutrire tutti i bambini che muoiono di fame, eppure un terzo di quei bambini questa sera andra a letto senza aver mangiato. Ed e colpa nostra: la fame e causata dal fatto che i Paesi poveri hanno abbandonato le loro colture indigene per dedicarsi a prodotti da vendere nei supermercati per far felice la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale o la Barclays, per pagare i debiti contratti dai criminali assassini che li governano e che sono arrivati al potere ammazzando, e continuano ad ammazzare per restarvi, di solito con la connivenza e l’aiuto di una nazione del mondo ‘evoluto’.
«Potremmo avere
«Ho smesso», gli annuncio, sulla difensiva, anche se sto morendo dalla voglia di una sigaretta.
«Cameron», dice, ridendo, ma con un tono di disperazione nella voce. «Non capisci? Ti sto dando ragione; ti ho sempre ascoltato tutti questi anni, e tu hai ragione: il XX secolo e la nostra maggiore opera d’arte e noi
Mi punta un dito contro e aggrotta la fronte. Annuisco, riconoscendo, seppur con riluttanza, cio che io stesso ho scritto un po’ di tempo fa.
«E dunque», prosegue, «in questo clima di colpevolezza e di sovvertimento dei valori morali, niente, assolutamente
Apro la bocca per parlare, ma lui mi ferma con un gesto della mano e dice, con un’espressione beffarda: «Insomma, Cameron, che dovevo fare? Aspettare che la rivoluzione del proletariato mettesse tutto a posto? Quella e come il giorno del giudizio: non arriva mai, cazzo! E io voglio giustizia.
Scuoto la testa. «No, non credo che tu sia pazzo, Andy. Hai torto, tutto qui.»
Annuisce lentamente, sempre osservando il proiettile che continua a rigirare tra le dita.
«Pero hai ragione a proposito di una cosa», continuo. «Tu sei uno di loro. Forse, dopotutto, quel discorso della nicchia del mercato non e poi cosi assurdo. Ma una risposta malata a un sistema malato e davvero il meglio
