Un attimo piu tardi Jake scese silenziosamente dal letto e comincio a vestirsi.

Il sole non aveva ancora illuminato il margine orientale del canyon, quando Jake e Camilla si avvicinarono alla baracca in cui il vecchio teneva l’esplosivo. Sembrava gelosamente chiusa, ma non cosi efficacemente. Camilla disse che Tyrrel teneva la chiave d’ingresso appesa al collo, ma la lunga sbarra di ferro di Jake si rivelo piu che sufficiente per far saltare il lucchetto insieme alla piastra.

Jake apri la porta della baracca e prese la scatola di dinamite, tozzi candelotti avvolti in pesante carta cerata con sopra stampate in rosso le prescrizioni di sicurezza. Per un attimo provo un tuffo al cuore pensando che forse gli inneschi necessari a farli esplodere fossero nascosti altrove; ma no, eccoli la in un’altra scatola coperta anch’essa di avvisi e sistemata su uno scaffale. E su quello stesso scaffale trovo, oltre agli inneschi, anche parecchi metri di miccia e il detonatore elettrico, una piccola cassa quadrata con una grossa impugnatura a T dall’aspetto molto piu moderno di quello usato dagli artificieri del Ccc.

Perche Tyrrel non custodiva meglio quel materiale? Jake penso che forse si sentiva talmente sicuro di se da giudicare i suoi schiavi, chiunque fossero, incapaci di trovare abbastanza coraggio da cercare di ucciderlo.

In quel momento Jake udi i passi affrettati di Camilla, che aveva riempito due contenitori di cherosene prendendolo dal grosso barile sistemato dietro la casa, per poi raggiungerlo al di la del torrente, sulla salita che portava alla tana di Tyrrel. Uno dei contenitori era la tanica da dieci litri da cui si riempivano le lampade, l’altro la pentola piu grande disponibile.

Il piano, elaborato nel corso di quegli ultimi giorni, consisteva nell’impregnare di cherosene il vampiro addormentato, mediante un imbuto e un tubo metallico, e dargli fuoco, oltre a far saltare la grossa lastra di roccia che lo nascondeva al sole. Lo scoppio, penso Jake, avrebbe quasi certamente dato fuoco al cherosene, altrimenti avrebbero dovuto pensarci loro con degli stracci o delle torce.

Jake appoggio l’esplosivo vicino alla lastra che chiudeva l’accesso alla tana del vampiro. Poco piu indietro, Camilla si dava affannosamente da fare per riempire di cherosene tutti i barattoli e le brocche di vetro della casa.

Non appena ebbe finito, Jake prese una brocca, vi sistemo il coperchio e la scaglio con tutta la forza e la mira di cui era capace nel buio antro del mostro. La brocca si fracasso in alto sulle rocce e il liquido cadde a terra allargandosi a ventaglio. Jake e Camilla si guardarono vagamente soddisfatti: per quanto potevano dire, il corpo di Tyrrel doveva esserne stato impregnato.

Da dentro la piccola grotta non venne alcun cenno di vita. L’odore di cherosene, oleoso e pungente, riempi velocemente l’aria.

— Ne e stato impregnato. Deve esserlo.

— Ma sei sicuro che sia la? L’hai visto?

Nessuno dei due ne fu completamente certo, ma in ogni caso non potevano fare altro che andare avanti. Mentre Camilla avvitava il coperchio su un grosso barattolo di vetro, Jake si si lamento di nuovo di non avere benzina a portata di mano.

— Perche la benzina?

— Brucia molto piu calda.

— Questo non brucera?

— Ma certo che brucera. Il cherosene brucia abbastanza caldo, altrimenti non l’avrei provato. Passami quella brocca.

Jake lancio un altro missile, che s’infranse come sperato.

Benzina purtroppo non ce n’era, e neppure gasolio. Tyrrel non aveva veicoli a motore nel Canyon Profondo e quindi non ne aveva bisogno. Il generatore funzionava completamente ad acqua, e Jake si era discretamente accertato che non vi fosse un motore ausiliario.

Chiuse e lancio la terza brocca, imprecando perche l’aveva lanciata fiaccamente e troppo bassa disperdendo a terra la maggior parte del suo prezioso contenuto.

Porgendogli un ultimo, grosso contenitore, Camilla domando all’improvviso quasi urlando: — Jake, Jake! Cosa facciamo se tutto questo non funziona?

— Troppo tardi adesso per preoccuparsene.

— Ma cosa facciamo se…

— Tu mi hai detto che il fuoco puo danneggiarlo.

Camilla rabbrividi. — No. Io ho detto che non l’ho mai visto avvicinarsi alla cucina.

— Brucera, maledetto, brucera anche lui come ogni cosa. Dobbiamo ucciderlo in un modo o nell’altro adesso che abbiamo iniziato. Dobbiamo ucciderlo. — E cosi dicendo scaglio l’ultimo barattolo nella grotta.

Il numero penosamente piccolo di contenitori a disposizione era gia finito. In quel momento parve a Jake che il cherosene presente nella grotta fosse terribilmente poco. Era stata follia pensare di impregnarla tutta in quel modo. Comunque, non c’era tempo di preoccuparsi per questo. Avanti con la seconda parte del piano. Un pezzo di tubo di gomma, preso dal sistema di irrigazione dell’orto, venne subito impiegato per mandare il liquido dove volevano.

Come Jake aveva previsto, usare il tubo si dimostro un calvario. Dapprima fu necessario infilare un’estremita nella fessura tra la lastra e la parete di roccia, spingendola dentro piano piano in modo da avvicinarla al punto dove Tyrrel stava teoricamente dormendo.

Si sarebbero aperti a questo punto gli occhi del vampiro? Questo si chiedeva Jake mentre lavorava. Si sarebbe reso conto di quanto accadeva attorno a lui? Doveva pur sentire l’odore di cherosene, a meno che non fosse morto!

Dopo dovettero sollevare da terra l’altra estremita del tubo. Due mani umane lo mantennero in quella posizione, mentre altre due vi versavano il liquido attraverso l’imbuto normalmente usato per riempire la tanica. Jake dovette correre alla casa a prendere una sedia su cui Camilla potesse stare in piedi mentre versava il cherosene.

Tra le varie fasi di quello sforzo per il quale erano entrambi necessari, Camilla torno indietro ancora e ancora per travasare nella tanica tutto il cherosene rimasto nel bidone. Nel frattempo Jake preparava la miccia, ispezionando da vicino la lastra di roccia calcarea che riparava Tyrrel per scegliere i punti in cui sistemare la dinamite. Tutto sommato, si disse, un paio di candelotti sarebbero bastati.

Non appena terminarono di versare il cherosene, Jake comincio a perforare la roccia per sistemare le cariche. Con la mano sinistra prese lo scalpello, una sorta di trapano a mano molto rudimentale con il lungo manico e la punta a stella. Poi impugno una delle mazze di medie dimensioni trovate nel laboratorio e prese a martellare. Polvere e schegge schizzavano via a ogni colpo di mazza, mentre Jake ruotava la punta a stella per il colpo successivo.

Lo scalpello, tenuto da nulla piu che un braccio umano, penetrava con sfibrante lentezza, una piccola frazione di centimetro a ogni colpo. Il laboratorio contava diversi attrezzi elettrici, ma non c’era prolunga in grado di arrivare fin li.

Camilla attendeva li vicino trepidante, osservando Jake quasi sempre in silenzio e puzzando di cherosene. I loro vestiti erano fradici: bastava un fiammifero a mandarli al Creatore.

— Cosa posso fare per aiutarti? — supplico lei.

— Nulla, per adesso.

La puzza di cherosene saturava l’aria. Jake poteva immaginare la fradicia poltiglia che doveva essere diventato il pavimento della grotta asciugarsi pian piano all’aria e seccare prima che avessero il tempo di buttarvi un fiammifero. Ma subito si disse che non era passato molto tempo, e riprese a lavorare.

Finalmente il primo dei fori fu pronto. Grazie a Dio era calcare quello in cui doveva scavare e non granito, non lo strano, nero scisto Visnu.

Camilla chiese di nuovo: — Adesso posso aiutarti?

— Va bene. Vieni qui e tieni lo scalpello.

Adesso poteva usare una mazza piu grande e tenerla con entrambe le mani: il secondo foro prese rapidamente forma. Solo una volta la mazza colpi lo scalpello di striscio e questo sfuggi alle mani di Camilla, cadendo sulle rocce con quello che parve un terribile clangore, mentre Camilla ci metteva del suo strillando a Jake di stare attento a non romperle un dito.

E finalmente anche il secondo foro fu pronto. Sistemare la dinamite, gli inneschi e le micce non fu affatto difficile, ma il lavoro presentava qualche insidia. In effetti Jake ne sapeva ben poco al riguardo e si limitava a

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