«Il patologo pensa che si tratti di un intervento recente, non essendosi ancora rimarginata del tutto la cicatrice. Comunque non aveva la benche minima idea di chi potesse essere stato, anche se era convinto che chiunque avesse disposto di farmaci anestetici, pinze e bisturi, avrebbe potuto eseguire una tale operazione a occhi chiusi. E non solo medici, ma anche infermieri di sala operatoria o dentisti cioe chiunque sia in grado di prescrivere antibiotici e antidolorifici, o per lo meno garantirne l’accesso.»

«Che roba da matti!» esclamo Thora. «E tutto il resto? Le sfere, la freccetta, i segni, i corni e Dio solo sa cos’altro ancora… Che cos’erano?»

«Secondo quanto dice il medico, Harald si era fatto inserire tutta quella serie di oggettini sotto l’epidermide per farne risaltare il profilo a fior di pelle, come quei cornetti che gli affioravano dalle spalle. E una pratica che viene chiamata implantation, e sta prendendo piede tra i cultori del piercing estremo. Il patologo afferma di aver rimosso trentadue piccoli oggetti, tra cui anche le sfere di vetro che, come avrai visto nella foto, erano cucite nei genitali.» Matthew diresse il suo sguardo imbarazzato a Thora, che beveva rumorosamente il suo caffe. Lei gli sorrise di rimando per rassicurarlo a sua volta di non essersi affatto scandalizzata. Allora Matthew prosegui: «Inoltre c’erano degli altri simboli, che si collegano tutti alla magia nera e al satanismo. Harald era un vero ‘appassionato’: gli rimanevano ormai pochi spazi sul corpo privi di tatuaggi o ornamenti di qualsiasi tipo». Matthew fece una breve pausa per mangiare una tartina, poi prosegui. «Anzi, sicuramente i tatuaggi tradizionali non gli bastavano per niente, poiche quelli che gli hanno trovato addosso erano delle grandi cicatrici.»

«Delle cicatrici?» chiese Thora. «Vuoi dire che se li era fatti rimuovere?»

«No, no. Erano scarificazioni, cioe tatuaggi realizzati facendosi tagliare la pelle o rimuovendola per formare con la ferita una qualche figura o simbolo che fosse. Certo, una strana decisione quella di farsi fare una cosa del genere. Da quello che ho capito dalla spiegazione del medico, per togliersi una cicatrice di quel tipo bisogna farsi applicare un’epidermide nuova con un intervento di chirurgia plastica, e per giunta si formerebbe una nuova cicatrice ancora piu grande!»

«Ma va’ un po’ a immaginare…» disse Thora allibita. Al mondo se ne sentivano di tutti i colori! Quando lei era giovane, la cosa piu estrema era farsi tre buchi sul lobo dell’orecchio.

«Il medico ha anche aggiunto che uno dei simboli sul corpo di Harald era stato inciso dopo la sua morte. Dapprima si pensava che fosse uno dei suoi tatuaggi piu recenti, ma a un controllo piu accurato si e scoperto che le cose stavano diversamente. Si tratta a quanto pare di una runa magica che gli e stata incisa sul torace.» Matthew tiro fuori una penna dal taschino della sua giacca e sul tovagliolino di carta traccio il simbolo. Finito il disegno, lo passo a Thora. «Il medico mi ha detto che e una runa finora sconosciuta, o per lo meno la polizia non e ancora riuscita a trovarne degli esempi noti. E probabile che l’assassino l’abbia inventata sul momento. Oppure che fosse tanto agitato da trasformare il simbolo in uno scarabocchio. Tagliare la pelle non e certo una cosa semplice.»

Thora osservo meglio il disegno, che era composto da quattro linee intersecate a forma di cassa, come nel gioco del tris. Ma alla fine di ogni linea era tracciata un’altra linea piu breve, mentre al centro del quadrato c’era un cerchietto.

Thora riconsegno il tovagliolo al collega. «Purtroppo la mia conoscenza delle rune magiche e pressoche nulla. Una volta avevo una collana con un segno runico, ma non ricordo nemmeno cosa volesse dire.»

«Dovremmo consultare qualche esperto. Non e improbabile che la polizia abbia sorvolato su questo dettaglio nella sua frettolosa investigazione. Chissa che il significato recondito di questa runa non contenga la soluzione del caso», disse Matthew ripiegando in quattro il tovagliolo. «Comunque sia, chi ha ucciso Harald ha certamente voluto comunicare qualcosa, perdendo tempo cosi. I piu non penserebbero che a squagliarsela il prima possibile, dopo aver commesso un omicidio, e a fuggire a centinaia di chilometri dal luogo del delitto.»

«Forse si tratta invece di uno psicopatico», butto li Thora. «Non e certo indice di sanita mentale mettersi a tracciare delle rune su un cadavere e strappargli i bulbi oculari!» Il solo pensiero la fece rabbrividire. «Oppure era sotto gli effetti di qualche sostanza stupefacente, il che avvalorerebbe l’ipotesi della colpevolezza del poveraccio gia arrestato.»

Matthew scrollo le spalle. «Forse.» Poi si servi una tazza di caffe. «O forse no. Non ci resta altro che fargli visita in prigione, e molto presto.»

«Mi mettero in contatto con il suo avvocato d’ufficio», si offri Thora. «Non dovrebbe aver problemi a farci avere un colloquio con il detenuto, anzi, ci guadagnerebbe ad aiutarci, dato che i nostri interessi sono ormai comuni. Inoltre ho gia inviato alla squadra investigativa la richiesta formale per ottenere la consegna della trafila del caso. Si tratta di un procedimento normale e, a quanto ne sappia, i famigliari la ottengono senza difficolta di sorta, a meno di noiose eccezioni per casi del tutto particolari.»

Matthew si allungo a prendere un’altra tartina e guardo l’orologio. «Che ne diresti di andare a dare un’occhiata all’appartamento di Harald? Ho con me le sue chiavi e la polizia ha gia restituito parte degli oggetti sequestrati durante la perquisizione. Potremmo appunto renderci conto di quali oggetti hanno interessato gli investigatori e se si puo ricavarne qualcosa di utile.»

A Thora l’idea piacque. Invio un messaggio a suo figlio per chiedergli di andare a prendere sua sorella a scuola prima di tornare a casa. Thora si sentiva meglio sapendo che Soley rincasava presto, e spesso ricorreva a suo figlio per andarla a recuperare prima del tempo. Non voleva pero approfittare troppo della bonta di Gylfi, per non rischiare di perdere la sua fiducia facendolo sentire sfruttato. A Thora parve di aver appena finito di spingere il bottone «invio» quando la risposta di Gylfi comparve sullo schermo. Apri il messaggio e lesse: «OK. Quando torni?» Thora rispose subito che sarebbe rientrata verso le sei, ma intanto si domando per l’ennesima volta come mai ultimamente il ragazzo fosse cosi interessato ai suoi orari. Probabilmente voleva saperlo solo per poter stare tutto il tempo seduto davanti al computer senza essere disturbato, pero la sua insistenza rimaneva sospetta.

Prima di mettere via il telefonino, Thora decise di avvertire in ufficio che non sapeva quando sarebbe tornata. Nessuno rispose e al quinto squillo parti la segreteria telefonica. La donna lascio un messaggio e riattacco. Una delle funzioni principali di Bella avrebbe dovuto essere, appunto, quella di centralinista, ma le rare volte in cui Thora aveva dovuto chiamare sul lavoro, nella meta dei casi non aveva avuto risposta. Sospiro, rassegnata al fatto che non sarebbe servito a niente mettersi ancora una volta a discutere con quella dannata segretaria. «Va bene, sono pronta», disse a Matthew, che nel frattempo ne aveva approfittato per finire il resto del pranzo. Thora prese un ultimo sorso di caffe prima di alzarsi e infilarsi il cappotto.

Si diressero entrambi verso la cassa, dove Matthew saldo il conto, e uscirono dal ristorante. Matthew ci tenne a precisare che tutte le spese erano a carico della famiglia Guntlieb e Thora non capi se lo dicesse per evitare che, avendo offerto lui, diventassero piu intimi oppure per pura e semplice informazione. Quindi gli rispose con un vago cenno del capo a mo’ di risposta.

Uscirono al freddo e camminarono fino al parcheggio sotterraneo dove avevano posteggiato l’auto a noleggio. L’appartamento di Harald si trovava in via Bergstadastraeti, a breve distanza dalla Hverfisgata. Thora aveva ormai preso pratica del quartiere di Thingholt dopo aver cominciato a lavorare li al centro, tanto da poter dare precise indicazioni a Matthew sulle vie da prendere per arrivare a destinazione senza incappare in sensi unici e vicoli ciechi. Trovarono un posto per l’auto proprio davanti alla villetta bianca, di stile classico, che Matthew identifico come l’abitazione di Harald. Si trattava di una delle case piu eleganti della via, molto ben tenuta e riccamente adornata. Il che spiegava perlomeno le esorbitanti cifre sborsate da Harald per l’affitto, come risultava dal contratto di locazione che Thora aveva potuto consultare.

«Ci sei gia venuto qui?» chiese Thora quando i due si avvicinarono all’entrata laterale dell’edificio. Il portone centrale, che dava direttamente sul marciapiede, a detta di Matthew costituiva l’entrata dell’appartamento a pianoterra, abitato dai proprietari della casa.

«Si, devo confessare di esserci venuto in diverse occasioni», rispose Matthew. «Questa pero e solamente la seconda volta che mi capita di venirci in forma privata, per cosi dire. Le altre volte ero accompagnato dalla polizia, che aveva bisogno della presenza di un testimone per poter rimuovere documenti e oggetti legati all’investigazione, e poi sono tornato quando il tutto e stato restituito e rimesso al suo posto. Sono convinto che la nostra ‘perquisizione’ sara assai piu accurata di quella della polizia: gli investigatori si erano gia messi in testa che il colpevole fosse quel tale che avevano arrestato e avevano percio perquisito l’appartamento come una pura e semplice formalita.»

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