Due poliziotti in uniforme, che scortavano un giovane ammanettato, attraversarono il corridoio diretti a una delle aule. Quando furono all’altezza di Thelma, il prigioniero le lancio un’occhiata e disse: «Ehi, pupa, andiamo a spassarcela!»

«Ah, il fascino Ackerson», commento Thelma. «Tu ti sei trovata un uomo che e una combinazione fra un dio greco, un orsacchiotto e Bennett Cerf, mentre a me toccano le avance dei rifiuti della societa. Ma se ci penso bene, non ho mai ricevuto neanche quelle, percio forse e arrivato il mio momento.»

«Ti sottovaluti, Thelma. L’hai sempre fatto. Ma qualcuno di veramente speciale scoprira il tesoro che c’e in te…»

«Si. Charles Manson quando verra rilasciato sulla parola.»

«No. Un giorno anche tu potrai vivere attimo per attimo la felicita che sto assaporando io. Lo sento. E destino, Thelma.»

«Santi numi, Shane, sei diventata un’ottimista scatenata! E che cosa mi dici dei lampi? E di tutti quei discorsi cosi profondi che facevamo al Caswell, ricordi? Arrivammo alla conclusione che la vita non e che un’assurda commedia, che di tanto in tanto viene interrotta dai fulmini della tragedia per equilibrare la storia, per far si che la farsa grottesca delle torte in faccia, al confronto, sembri piu buffa.»

«Forse ha colpito per l’ultima volta nella mia vita», disse Laura.

Thelma la fisso duramente. «Ti conosco, Shane, e so che conosci perfettamente qual e il rischio emotivo in cui ti stai cacciando solo per il semplice fatto di voler essere cosi felice. Spero tu abbia ragione, amica mia, e scommetto che e cosi. Scommetto che non ci saranno piu lampi per te.»

«Grazie, Thelma.»

«E penso che il tuo Danny sia un tesoro, un gioiello. Ma ti diro di piu. Anche a Ruthie sarebbe piaciuto. Ruthie avrebbe pensato che e perfetto.»

Si strinsero in un forte abbraccio e per un attimo furono di nuovo due ragazzine, provocatorie e vulnerabili, assurdamente fiduciose e al contempo terrorizzate dal cieco destino che aveva segnato cosi profondamente l’adolescenza che avevano condiviso.

Domenica 24 luglio, di ritorno dalla luna di miele a Santa Barbara, andarono a fare la spesa e poi prepararono insieme la cena nel loro appartamento di Tustin: spaghetti saltati in padella, pane integrale, polpettine al forno e insalata. Laura aveva lasciato il suo appartamento e si era trasferita da Daniel qualche giorno prima del matrimonio. Secondo il piano che avevano elaborato sarebbero rimasti in quell’appartamento per due anni, forse tre. (Avevano parlato cosi spesso del loro futuro e in termini cosi dettagliati che nelle loro menti avevano riassunto il tutto in due sole parole, Il Piano.) Percio dopo due, forse tre anni, avrebbero potuto permettersi di versare un anticipo in contanti per una casa che rispondesse meglio alle loro esigenze, senza intaccare il rispettabile portafolio di azioni che Danny si stava creando, e solo allora avrebbero potuto spostarsi.

La cucina si apriva sul pergolato del giardino, dove cenarono godendo dello spettacolo delle palme giganti nella luce dorata del tramonto. Discussero la parte centrale del Piano, che prevedeva che Danny provvedesse al mantenimento, mentre Laura sarebbe rimasta a casa a scrivere il suo primo romanzo. «E quando diventerai ricca e famosa», disse Danny, mentre arrotolava gli spaghetti sulla forchetta, «allora io lascero il mio lavoro per dedicarmi completamente ad amministrare i tuoi guadagni.»

«E che cosa succedera se non diventero ne ricca ne famosa?»

«Ah, lo diventerai di sicuro.»

«E che cosa succedera se non riusciro a pubblicare neppure un romanzo?»

«Chiedero il divorzio.»

Laura gli getto un pezzo di pane. «Porco!»

«Bisbetica.»

«Vuoi un’altra polpetta?»

«No, se hai intenzione di tirarmela dietro!»

«No, mi e gia sbollita la collera. Sono buone le mie polpettine, vero?»

«Eccellenti», confermo Danny.

«Allora, non credi che valga la pena di festeggiare, visto che hai una moglie che prepara delle ottime polpette?»

«Ne vale decisamente la pena.»

«Allora facciamo l’amore.»

«Nel bel mezzo della cena?»

«No, a letto.» Laura spinse indietro la sedia e si alzo. «Su, vieni, la cena si puo sempre riscaldare.»

Durante quel primo anno fecero spesso l’amore e nell’intimita Laura trovo qualcosa che andava al di la del semplice sfogo sessuale, qualcosa che superava di gran lunga le sue aspettative. Quando era con Danny, quando lo teneva dentro di se, si sentiva cosi vicina a lui che a volte sembrava quasi che fossero una sola persona, un solo corpo e una mente, uno spirito, un sogno. Lo amava immensamente, si, ma quella sensazione di unicita era molto piu che amore. Quando arrivo Natale, il loro primo Natale insieme, Laura capi che quello che provava era una sensazione di possesso, la sensazione di essere di nuovo una famiglia; perche Danny era suo marito e lei era sua moglie e un giorno dalla loro unione sarebbero nati dei bambini, dopo due o tre anni, secondo il Piano, e nel guscio familiare c’era una pace che non aveva trovato altrove.

Laura aveva pensato che lavorare e vivere in continua felicita, armonia e sicurezza, giorno dopo giorno, avrebbe reso pigra la sua mente, che l’ispirazione avrebbe sofferto di quell’eccessiva felicita, che avrebbe avuto bisogno di una vita piu equilibrata, con alti e bassi, per continuare a essere creativa. Ma l’idea che un artista avesse bisogno di soffrire per produrre le sue opere migliori era un luogo comune. Piu era felice e meglio scriveva.

Sei settimane prima del loro primo anniversario di matrimonio, Laura mise la parola fine a Jericho Nights e ne invio una copia a Spencer Keene, l’agente letterario di New York che aveva risposto favorevolmente a una sua lettera. Due settimane piu tardi Keene la chiamo per annunciarle che avrebbe proposto il libro a varie case editrici e che si aspettava di venderlo in breve tempo. Con una rapidita che stupi persino l’agente, vendette il libro alla Viking, la prima casa editrice a cui l’aveva sottoposto, per un modesto ma rispettabile anticipo di quindicimila dollari e il contratto venne definito venerdi 14 luglio 1978, due giorni prima del loro anniversario.

4

Il posto che aveva intravisto dalla strada, trecento metri piu a monte, era una taverna ristorante celata sotto enormi pini gialli. Gli alberi si elevavano per piu di sessanta metri, erano carichi di grandi pigne e avevano le cortecce spesse e piene di fessure. Alcuni rami erano ricurvi sotto il peso della neve delle precedenti bufere. L’edificio a un piano era fatto di tronchi d’albero. Era cosi nascosto fra gli alberi su tre lati che il tetto d’ardesia era ricoperto piu dagli aghi dei pini che dalla neve. Le finestre erano appannate e la luce proveniente dall’interno veniva piacevolmente diffusa da quella pellicola semitrasparente che si era formata sul vetro.

Nel parcheggio di fronte si erano fermate due jeep, due autocarri e una Thunderbird. Tranquillizzato dal fatto che nessuno poteva vederlo dalle finestre della taverna, Stefan si diresse immediatamente verso una delle jeep e dopo essersi accertato che fosse aperta si sistemo al posto di guida e chiuse la portiera.

Estrasse la Walther PPK/S.380 dalla fondina legata alla spalla e la poso sul sedile di fianco.

I piedi gli dolevano dal freddo e avrebbe voluto fermarsi un attimo per togliere la neve che si era infiltrata negli stivali. Ma era arrivato troppo tardi, la sua tabella di marcia era saltata e non oso perdere neppure un minuto. Anche se gli facevano male i piedi, non erano ancora gelati e per il momento non c’era pericolo di un congelamento.

Le chiavi non erano nel quadro. Tiro indietro il sedile, si chino e cerco a tastoni sotto il cruscotto. Individuo i fili dell’accensione e in un attimo mise in moto.

Stefan si sollevo proprio nel momento in cui il proprietario della jeep apri la portiera. «Ehi, che diavolo stai

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