loro offerto il cambio giornaliero delle lenzuola ne un servizio di pulizie ne comodita di alcun genere, tranne la presenza di scarafaggi. Nonostante cio, questa gente accettava di buon grado questa sistemazione e si lasciava sfruttare in modo vergognoso piuttosto che ritornare in patria e vivere sotto la regola del «governo rivoluzionario» che per decenni aveva offerto loro solo disperazione.

Nel tredicesimo motel, il Bluebird of Happiness, il proprietario non aveva ancora ceduto alla tentazione di arricchirsi alle spalle dei poveri immigrati. Alcune delle ventiquattro stanze erano ovviamente affittate a dei clandestini, ma la direzione forniva un cambio giornaliero di lenzuola, un servizio di pulizia, la televisione in camera, due cuscini di ricambio in ogni armadio. Tuttavia, il fatto che l’impiegato alla reception accettasse denaro in contanti, che non insistesse per avere un documento di identificazione e che evitasse di incontrare il suo sguardo era una triste riprova che nel giro di un anno il Bluebird of Happiness sarebbe stata una testimonianza in piu della stupidita politica e dell’avarizia umana in un mondo saturo di questi monumenti tanto quanto un vecchio cimitero di citta era affollato di lapidi.

Il motel era costituito da tre ali disposte a U, con il parcheggio nel centro. La loro stanza si trovava nell’angolo posteriore destro. Una grande palma a ventaglio cresceva accanto alla porta della loro stanza, apparentemente non intaccata dallo smog ne limitata dal piccolo fazzoletto di terra in mezzo a tanto cemento e asfalto. Aveva foglie nuove anche in inverno, quasi che la natura l’avesse scelta come simbolo della sua intenzione di impadronirsi nuovamente di ogni angolo della terra quando il genere umano fosse scomparso.

Laura e Chris aprirono la carrozzella e vi misero a sedere il ferito, senza tentare di nascondere cio che stavano facendo, come se stessero semplicemente prendendosi cura di un handicappato. Cornpletamente vestito, con la ferita nascosta, il suo Custode poteva passare per un paraplegico, se non fosse stato per il modo in cui la testa gli ciondolava sulla spalla.

La loro stanza era piccola ma abbastanza pulita. La moquette era logora ma doveva essere stata lavata di recente. La coperta marrone distesa sull’enorme letto matrimoniale era lisa sui bordi e il disegno non era abbastanza fitto da nascondere un paio di rattoppi, ma le lenzuola erano pulite e profumavano vagamente di detersivo. Adagiarono il ferito sul letto e gli misero due cuscini sotto la testa.

Il televisore a diciassette pollici era saldamente avvitato a un tavolino con il piano in laminato tutto graffiato; anche le gambe posteriori del tavolo erano avvitate al pavimento. Chris si sedette in una delle due poltrone spaiate, accese la televisione e comincio a girare la manopola alla ricerca di un cartone animato oppure di una vecchia commedia. La scelta cadde su Get Smart, ma rammento che era «troppo stupido per essere divertente» e Laura si chiese quanti bambini della sua eta sarebbero riusciti a formulare un tale giudizio.

Si sedette anche lei nell’altra poltrona. «Perche non ti fai una doccia?»

«Per poi rimettermi gli stessi vestiti?» chiese Chris in tono dubbioso.

«So che sembra una follia, ma prova. Ti garantisco che ti sentirai piu pulito anche senza cambiarti.»

«Tanta fatica per poi indossare i vestiti tutti stropicciati

«Da quando in qua sei diventato tanto schizzinoso da sentirti disturbato da qualche piega?»

Chris sorrise, si alzo dalla poltrona e si diresse tutto impettito verso il bagno, con l’aria di un damerino disperato. «Il re e la regina rimarrebbero sconvolti nel vedermi cosi disordinato.»

«Gli metteremo i paraocchi quando verranno a trovarci», disse Laura.

Torno dal bagno in meno di un minuto. «C’e un insetto morto nel bagno, credo che sia uno scarafaggio, ma non ne sono sicuro.»

«La specie ha importanza? Dovremo notificarlo ai parenti piu stretti?» Chris rise. Dio, quanto amava sentirlo ridere! Il bambino chiese: «Che cosa devo fare… tirare l’acqua?»

«A meno che tu non voglia pescarlo, metterlo in una scatola di fiammiferi e seppellirlo nell’aiuola qui fuori…»

Rise di nuovo. «No. La sepoltura avverra in mare.»

Mentre il bambino stava facendo la doccia, Get Smart termino e comincio un film, The Harlem Globetrotters on Gilligan’s Island. Laura non stava realmente guardando la televisione; la lascio in sottofondo, ma c’erano dei limiti di sopportazione anche per una donna in fuga, percio cambio velocemente sull’undicesimo canale dove stavano trasmettendo Hour Magazine.

Fisso il suo Custode per un po’, ma il suo sonno innaturale la depresse. Dalla poltrona allungo il braccio un paio di volte per spostare le tende quanto bastava per dare un’occhiata al parcheggio, ma nessuno sulla faccia della terra poteva sapere dove si trovasse; non era in pericolo. Torno a fissare lo schermo del televisore, finche non ne fu ipnotizzata. Il presentatore stava intervistando un giovane attore che parlava con tono monotono di se, a volte in modo sconclusionato, e dopo un po’ comincio a percepire solo vagamente che stava parlando di qualcosa che aveva a che fare con l’acqua, ma ormai stava scivolando nel sonno e quell’insistente richiamo all’acqua era allo stesso tempo ipnotizzante e noioso.

«Mamma

Laura sbatte gli occhi, si alzo e vide Chris sulla porta del bagno. Era appena uscito dalla doccia. I capelli grondavano e indossava solo gli slip. La vista di quel corpo infantile, magro, tutt’ossa, le strinse il cuore. Le parve cosi innocente e vulnerabile. Era cosi piccolo e fragile che si chiese come avrebbe mai potuto proteggerlo e cio le procuro una fitta di angoscia.

«Mamma, sta parlando», disse Chris indicando l’uomo sul letto, «Non hai sentito? Sta parlando.»

«Acqua», stava dicendo in modo indistinto il suo Custode. «Acqua.»

Si accosto subito al letto e si chino su di lui. Non era piu in coma. Stava cercando di sedersi, ma non ne aveva la forza. Gli occhi blu erano aperti e nonostante fossero iniettati di sangue, si fissarono su di lei, penetranti e attenti.

«Ho sete», disse.

«Chris…»

Ma il bambino era gia li con un bicchiere d’acqua che aveva preso in bagno. Laura si sedette sul letto accanto al suo Custode, gli sollevo la testa, prese il bicchiere che Chris gli porgeva e lo aiuto a bere. Gli permise di bere solo a piccoli sorsi, perche non voleva che soffocasse. Aveva le labbra screpolate e la lingua era rivestita da una patina bianca. Bevve piu di un terzo del bicchiere d’acqua, poi fece segno che ne aveva a sufficienza.

Gli fece appoggiare nuovamente la testa al cuscino, poi gli senti la fronte. «Non scotta come prima.»

Girava la testa da una parte all’altra cercando di capire dove si trovasse. La sua voce suono stridula quando chiese: «Dove siamo?»

«Al sicuro», gli rispose Laura.

«Nessun luogo… e sicuro.»

«Credo che abbiamo capito molte piu cose di questa assurda situazione di quanto tu non creda», gli disse.

«Si», disse Chris, sedendosi sul letto accanto alla madre. «Sappiamo che sei un viaggiatore del tempo!»

L’uomo guardo il bambino e azzardo un debole sorriso, poi trasali per il dolore.

«Ho delle medicine», gli propose Laura. «Un analgesico.»

«No», disse il suo Custode. «Non ora. Piu tardi, forse. Ancora un po’ d’acqua.»

Laura gli sollevo la testa e questa volta Stefan bevve gran parte di cio che rimaneva nel bicchiere. Si ricordo della penicillina e gli mise una capsula tra i denti. Lui la inghiotti con gli ultimi due sorsi.

«Da che anno vieni?» domando Chris, profondamente interessato, incurante delle gocce d’acqua che dai capelli bagnati gli colavano sul viso. «Da che anno?»

«Tesoro», gli disse Laura, «e molto debole e credo sia meglio non assillarlo con troppe domande, almeno per il momento.»

«Ma ci puo dire almeno questo, mamma.» E rivolgendosi all’uomo gli domando nuovamente: «Da che anno vieni?»

Fisso Chris, poi Laura e il suo sguardo era ancora terrorizzato.

«Da che anno vieni? Dal 2100? Dal 3000?»

Con la sua voce stridula, l’uomo rispose: «1944».

Quel piccolo sforzo doveva averlo stancato, perche le sue palpebre sembravano pesanti e la voce si era fatta piu debole di prima. Laura fu certa che stesse scivolando nuovamente in uno stato delirante.

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