diceva che l’avrebbe amata per sempre, mentre Chris pretendeva di poter parlare come i maiali, un linguaggio tutto grugniti, che aveva imparato da Carl Dockweiler, che era seduto a un tavolo vicino con Nina e con il padre di Laura, mentre a un altro tavolo le fantastiche gemelle Ackerson stavano mangiando una coppa di gelato alla fragola…

Si sveglio tre ore piu tardi, sentendosi riposata, soprattutto grazie a quella comunione familiare che il suo subconscio le aveva offerto. Il sole luminoso in un cielo senza nubi faceva scintillare le cromature dell’auto e dal finestrino posteriore penetro un raggio splendente. Chris stava ancora dormendo. L’uomo ferito non aveva ancora ripreso conoscenza.

Si azzardo ad andare fino alla cabina telefonica che era accanto al supermercato, da dove poteva tenere d’occhio l’auto. Con delle monete che aveva in borsa, chiamo Ida Palomar, l’insegnante di Chris a Lake Arrowhead, per informarla che sarebbero mancati da casa per tutta la settimana. Non voleva che la povera Ida si recasse, ignara di tutto, nella casa di Big Bear, quella casa segnata dalle pallottole e macchiata di sangue, dove le squadre della polizia stavano senza dubbio lavorando alacremente. Non disse nemmeno da dove stava chiamando; e comunque non aveva intenzione di fermarsi a Yorba Linda molto tempo.

Dopo che fu ritornata all’auto, si sedette sbadigliando, stirandosi e massaggiandosi il collo, mentre osservava i primi acquirenti entrare nel supermercato poco distante. Aveva fame. Con gli occhi impastati di sonno e l’alito pesante, Chris si sveglio dopo una decina di minuti e Laura gli diede del denaro per andare al supermercato e comprare un pacco di dolcetti e due confezioni di succo d’arancia. Non era certo una colazione nutriente, ma almeno avrebbe dato loro un po’ di energia.

«E lui?» chiese Chris, indicando il suo Custode.

Si ricordo di quanto Brenkshaw le aveva detto a proposito del rischio che il paziente potesse disidratarsi. Ma sapeva anche che non poteva fargli ingerire dei liquidi mentre era ancora in stato comatoso. «Be’… prendi un succo d’arancia in piu. Non e detto che non riesca a convincerlo a svegliarsi.» Mentre Chris stava per scendere dalla macchina, Laura aggiunse: «Forse e il caso di prendere qualcosa anche per pranzo, qualcosa che non vada a male… diciamo una pagnotta di pane e un vasetto di burro d’arachidi. Prendi anche un deodorante spray e una bottiglia di shampoo».

Chris fece un largo sorriso. «Perche non mi lasci mangiare cosi a casa?»

«Perche se non ti nutri in un modo decente, finirai per avere un cervello ancora piu svitato di quello che hai ora, ragazzo mio.»

«Persino ora che stiamo scappando da un branco di sicari, sono veramente sorpreso che tu non ti sia portata dietro un forno a microonde, delle verdure fresche e una bottiglia di vitamine.»

«Mi stai forse dicendo che sono una buona madre, ma pur sempre una scocciatrice? Complimento recepito, colpo incassato. E adesso vai.»

Stava per chiudere la portiera, quando Laura aggiunse: «Chris…»

«Lo so», disse il bambino. «Stai attento.»

Quando Chris se ne fu andato, avvio il motore e accese la radio per ascoltare il notiziario delle nove. Senti due notizie che la interessavano: cio che era accaduto nella sua casa a Big Bear e la sparatoria a San Bernardino. Come la maggior parte delle notizie, anche queste erano imprecise e non avevano molto senso. Ma confermavano che la polizia la stava cercando per tutta la California del sud. Secondo il radiocronista le autorita prevedevano di rintracciarla presto, soprattutto grazie al fatto che il suo volto era molto conosciuto.

Era rimasta molto sorpresa quando la notte prima Carter Brenkshaw aveva riconosciuto in lei Laura Shane, la famosa scrittrice. Non si reputava una celebrita, era solo una scrittrice di romanzi. Aveva fatto solo un giro di propaganda in occasione della pubblicazione di uno dei suoi primi romanzi, aveva detestato quel noiosissimo e faticoso viaggio e non aveva mai piu ripetuto l’esperienza. Non era un’ospite regolare nei dibattiti televisivi. Non aveva mai sponsorizzato un prodotto in uno spot televisivo, ne si era mai presentata in pubblico per sostenere un uomo politico. In linea generale aveva cercato di evitare di entrare nel circuito dei mass media. Non aveva mai avuto nulla in contrario a far pubblicare la propria fotografia sulla copertina dei libri, perche le sembrava una cosa innocua e all’eta di trentatre anni poteva ammettere senza presunzione di essere una donna attraente, ma non avrebbe mai immaginato, come sosteneva la polizia, che il suo volto fosse molto conosciuto.

Ora si sentiva minacciata, non solo perche la perdita dell’anonimato la rendeva una preda piu facile per la polizia, ma perche sapeva che diventare una celebrita, nella vita moderna, equivaleva a una perdita della capacita di autocritica personale e a un grave declino delle potenzialita artistiche. Pochi riuscivano a essere dei personaggi pubblici e nello stesso tempo degli scrittori di valore; la maggior parte sembrava essere corrotta dall’attenzione del pubblico. Laura temeva quella trappola tanto quanto temeva di essere scoperta dalla polizia.

Improvvisamente, e non senza una certa sorpresa, si rese conto che se riusciva a preoccuparsi del fatto di diventare una celebrita e di perdere la vena artistica, cio significava che credeva ancora in un futuro positivo in cui avrebbe scritto altri libri. In alcuni momenti, durante gli avvenimenti che si erano succeduti in quella notte, aveva fatto voto di combattere fino alla morte, di lottare fino all’ultimo sangue per proteggere suo figlio, ma per tutto il tempo aveva avuto la sensazione che la loro situazione fosse disperata, che il loro nemico fosse troppo potente e irraggiungibile per essere distrutto. Adesso, invece, qualcosa in lei era cambiato, un debole, cauto ottimismo era rinato in lei.

Forse era stato il sogno.

Chris torno con un grande pacco di dolcetti alla cannella, tre cartoni di succo d’arancia e le altre cose che Laura gli aveva chiesto.

Mangiarono i dolci e bevvero il succo con un piacere mai provato.

Terminata la colazione, Laura cerco di svegliare il suo Custode. Ma non ci fu nulla da fare.

Diede il terzo cartone di succo d’arancia a Chris e gli disse: «Tienilo per lui. Probabilmente si svegliera presto».

«Se non puo bere, non puo prendere la penicillina», osservo Chris.

«Ancora per qualche ora non ne avra bisogno. Ieri notte il dottor Brenkshaw gli ha somministrato una dose piuttosto potente.»

Ma Laura era preoccupata. Se non avesse ripreso conoscenza, non avrebbero forse mai conosciuto la vera natura del pericoloso labirinto in cui si erano persi e probabilmente non avrebbero mai trovato una via d’uscita.

«Che cosa facciamo adesso?» chiese Chris.

«Cerchiamo una stazione di servizio, utilizziamo le toilette, poi ci fermiamo in un’armeria per comprare le munizioni per l’Uzi e la pistola. Dopodiche… cominceremo a cercare un motel che faccia al caso nostro, un posto dove possiamo nasconderei.»

Una volta sistemati da qualche parte, sarebbero stati all’incirca a una settantina di chilometri di distanza dalla casa di Brenkshaw, dove per l’ultima volta i loro nemici li avevano trovati. Ma la distanza era importante per uomini che misuravano i loro viaggi esclusivamente in giorni e in anni piuttosto che in chilometri?

Alcune zone di Santa Ana, i sobborghi a sud di Anaheim e le zone adiacenti, offrivano il piu alto numero di motel che rispondevano alle caratteristiche che Laura stava cercando. Non voleva un moderno, luccicante Red Lion Inn o un Motor Lodge, con televisione a colori, morbidi tappeti e una piscina riscaldata, perche in quei luoghi rispettabili venivano richiesti un documento di riconoscimento valido e una carta di credito. Non poteva rischiare di lasciare una traccia attraverso la quale la polizia o i suoi assassini potessero risalire fino a lei. Cio che stava cercando era un motel che non avesse ormai piu una parvenza di pulito e il cui aspetto non fosse piu sufficientemente decoroso da attirare dei turisti, un luogo cadente dove sarebbero stati contenti di fare affari, avidi di denaro contante e disposti a non fare domande.

Sapeva che sarebbe stato molto difficile trovare una stanza e non si stupi di ricevere un rifiuto nei primi dodici posti che visito, dove non erano in grado o forse non desideravano ospitarla. Le uniche persone che vedeva entrare e uscire da quei motel malfamati erano giovani donne messicane con in braccio i loro pargoli oppure che trascinavano bambini piccoli; giovani messicani o uomini di mezza eta in scarpe da tennis, pantaloni di cotone e camicie di flanella, con cappelli di paglia o berretti da baseball. E tutti quanti con un’aria guardinga e sospettosa. Per la maggior parte, questi motel decrepiti erano diventati una sorta di casa-albergo per gli immigrati clandestini, e nella sola contea di Orange si contavano a migliaia. Intere famiglie vivevano in un’unica stanza, cinque, sei o sette persone ammassate in uno spazio minimo, dividendo un decrepito letto, due sedie e un bagno con l’impianto idraulico appena sufficiente. E per questo pagavano centocinquanta dollari la settimana o forse piu, ma non veniva

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