stretti calzoncini, mentre osservava quei seni liberi sotto il leggero tessuto delle magliette, cio che piu disturbava Klietmann era il fatto che desiderava disperatamente ognuna di quelle ragazze, anche se erano il simbolo di quella parte deviante dell’umanita che Hitler avrebbe abolito.

Accanto a lui, il caporale Rudy von Manstein aveva aperto la cartina di Palm Springs fornita dal gruppo di ricercatori che aveva individuato la donna e il bambino. «Dove facciamo il colpo?» domando.

Dalla tasca interna della giacca Klietmann estrasse il foglio ripiegato che il dottor Juttner gli aveva consegnato nel laboratorio. Lo apri e lesse ad alta voce: «Sulla Statale 111, circa una decina di chilometri a nord della citta di Palm Springs, la donna verra arrestata da un ufficiale della polizia stradale alle undici e venti di venerdi mattina, 27 gennaio. Sara al volante di una Buick nera. Il bambino che e con lei verra preso in custodia. Apparentemente Krieger e con loro, ma non ne siamo sicuri, apparentemente sfuggira all’ufficiale di polizia, ma non sappiamo come».

Von Manstein aveva gia segnato sulla cartina una strada che li avrebbe portati fuori da Palm Springs e immessi sulla Statale 111.

«Abbiamo trentun minuti», li avverti Klietmann dando un’occhiata all’orologio sul cruscotto.

«Ce la faremo tranquillamente», disse von Manstein. «Quindici minuti al massimo.»

«Se arriviamo in anticipo», osservo Klietmann, «potremo uccidere Krieger prima che sfugga all’ufficiale della pattuglia. In ogni caso dobbiamo arrivare sul posto prima che la donna e il bambino vengano presi in custodia, perche altrimenti sara molto piu difficile raggiungerli una volta rinchiusi in prigione.» Si volto a guardare Bracher e Hubatsch sul sedile posteriore. «E chiaro?»

Entrambi annuirono, ma poi Hubatsch, toccandosi il taschino della giacca, domando: «Signore, e questi occhiali da sole?»

«Che cosa c’entrano?» chiese Klietmann spazientito.

«Dobbiamo metterli adesso? Serviranno a confonderci con i locali? Ho studiato attentamente le persone in strada e nonostante molte di loro portino gli occhiali scuri, almeno altrettanti non li portano.»

Klietmann guardo i passanti, cercando di non essere distratto da quelle donne seminude, e si rese conto che Hubatsch aveva ragione. Ma non fu la sola cosa che noto, si accorse che nessuno degli uomini che vedeva indossava abiti simili ai loro. Forse, a quell’ora i giovani dirigenti stavano lavorando negli uffici. Qualunque fosse la ragione per cui nessuno indossava abiti scuri e scarpe nere, Klietmann si senti a disagio, anche se lui e i suoi uomini erano nell’auto. Visto che molte delle persone portavano gli occhiali da sole, decise di metterseli.

Quando il tenente si inforco i Ray-Ban, von Manstein, Bracher e Hubatsch lo imitarono.

«Bene», disse Klietmann. «Andiamo.»

Ma non ebbe neppure il tempo di togliere il freno a mano e di inserire la marcia, perche qualcuno busso sul finestrino. Era un ufficiale di polizia di Palm Springs.

12

Laura ebbe la sensazione che, in un modo o nell’altro, le loro peripezie sarebbero presto giunte al termine. Sarebbero riusciti a distruggere l’istituto, forse sarebbero morti in quel tentativo, ma ormai era arrivata al punto in cui porre termine alla paura era cio che piu desiderava indipendentemente da come ci sarebbe arrivata.

Venerdi mattina, 27 gennaio, Stefan accusava ancora un indolenzimento del muscolo della spalla, ma non era un dolore acuto. La mano e il braccio non erano intorpiditi e cio significava che la pallottola non aveva danneggiato alcun tendine. Esercitandosi ogni giorno con cautela il braccio e la spalla avevano riacquistato abbastanza forza, per dargli la sicurezza che sarebbe stato in grado di mettere in atto il suo piano. Ma Laura si accorse che Stefan pensava con una certa preoccupazione alla missione che lo attendeva.

Indosso la cintura di Kokoschka, che Laura aveva preso dalla sua cassaforte la notte in cui Stefan si era presentato ferito davanti alla sua porta. I timori non svanirono, ma nel momento in cui indosso la cintura, all’ansia subentro una ferrea determinazione.

Alle dieci erano riuniti tutti e tre in cucina, dove presero le due pillole che li avrebbero protetti dagli effetti del gas nervino, il Vexxon. E bevvero una bevanda all’arancia contenente vitamina C.

In macchina erano stati caricati tre Uzi, uno dei revolver calibro 38, la Colt Commander Mark IV munita di silenziatore e uno zainetto di nylon pieno di libri.

Le due bombolette di Vexxon erano rimaste nel bagagliaio della Buick. Dopo aver letto attentamente i foglietti esplicativi contenuti nei sacchetti di plastica blu attaccati ai contenitori, Stefan aveva deciso che avrebbe utilizzato solo una bomboletta. Il Vexxon era un gas studiato principalmente per essere usato in ambienti chiusi, per uccidere il nemico in baracche, nascondigli e bunker costruiti sotto terra, piuttosto che contro truppe in campo aperto. Nell’aria il gas si disperdeva molto rapidamente, e sotto i raggi del sole i suoi effetti risultavano notevolmente ridotti. Tuttavia, una volta aperta completamente, una singola bomboletta poteva contaminare un edificio in pochissimi minuti e questo era sufficiente per i suoi scopi.

Alle dieci e trentacinque salirono in macchina e lasciarono la casa dei Gaines, in direzione della Statale 111 che attraversava il deserto, a nord di Palm Springs. Laura si assicuro che Chris avesse allacciato la cintura di sicurezza e il bambino disse: «Vedi, se invece di questa carretta avessimo avuto una macchina del tempo, avremmo comodamente viaggiato fino al 1944».

Due giorni prima avevano fatto una ricognizione notturna in pieno deserto per trovare un punto adatto alla partenza di Stefan. Dovevano sapere in anticipo l’esatta collocazione geografica per poter effettuare calcoli che avrebbero consentito a Stefan di ritornare nel punto esatto da cui era partito, dopo aver terminato la sua missione nel 1944.

Stefan intendeva aprire la valvola sulla bomboletta di Vexxon prima di premere il pulsante sulla cintura, cosi che il gas nervino potesse disperdersi in modo uniforme mentre attraverso il tunnel tornava all’istituto, uccidendo tutti quelli che si trovavano nel laboratorio nell’anno 1944. Era inevitabile, pero, che una certa quantita di gas si disperdesse nel punto di partenza e quindi era piu prudente eseguire quell’operazione in un luogo isolato. Davanti alla casa dei Gaines c’era una strada, ma si trovava a meno di duecento metri e percio entro il raggio di azione del Vexxon e loro non volevano che qualche innocente rimanesse ucciso.

Inoltre, anche se l’effetto nocivo del gas si presumeva non durasse piu di quaranta, sessanta minuti, Laura era preoccupata che il residuo potesse avere effetti dannosi a distanza di tempo. Non intendeva mettere in pericolo Thelma e Jason.

La giornata era limpida, il cielo azzurro e sereno.

Avevano percorso solo qualche chilometro e stavano per discendere in un avvallamento dove la strada era fiancheggiata da enormi palme da dattero, quando Laura ebbe l’impressione di vedere una strana pulsazione di luce nello squarcio di cielo che s’intravedeva nello specchietto retrovisore. Come poteva esserci un lampo in un cielo limpido e luminoso come quello? L’unica cosa a cui assomigliava era proprio quello che aveva pensato di aver visto, cioe una strana, breve pulsazione di luce.

Laura freno immediatamente, ma la Buick era gia in fondo all’avvallamento e non riusci piu a vedere il cielo nello specchietto retrovisore, solo la collina dietro di loro. Le sembro anche di udire un brontolio, come di un tuono lontano, ma non pote esserne certa a causa del rumore dell’aria condizionata nell’auto. Accosto rapidamente al bordo della strada.

«Che cosa c’e?» chiese Chris, mentre Laura fermava l’auto, spalancava la portiera e si precipitava fuori.

Stefan a sua volta apri la portiera e usci. «Laura?»

Si mise a scrutare il tratto di cielo che riusciva a vedere dal fondo dell’avvallamento, schermandosi gli occhi con una mano. «Hai sentito, Stefan?»

In quella giornata calda, asciutta, un rombo in lontananza si spense lentamente.

Stefan disse: «Potrebbe essere un aereo».

«No. L’ultima volta che ho pensato che fosse un aereo, erano loro.»

Nel cielo baleno nuovamente una luce, un’ultima volta. Laura non vide il lampo in se, ma solo il suo riflesso nell’alta atmosfera, una debole onda di luce serpeggiare nella volta azzurra.

«Sono qui», disse Laura.

«Si», concordo Stefan.

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