camicia e premette tre volte il pulsante.

Von Manstein fu il primo a intravedere l’auto nera ferma in quella vasta distesa di sabbia bianca e pallida roccia, qualche centinaio di metri a est della strada. Richiamo subito l’attenzione degli altri.

Il tenente Klietmann non poteva certo individuare la marca della macchina cosi da lontano, ma era sicuro che si trattasse di quella che stavano cercando. Accanto all’auto c’erano tre persone. Non erano che sagome indistinte a quella distanza, ma Klietmann riusci comunque a distinguere due adulti e un bambino. Improvvisamente uno dei due adulti svani nel nulla. Non era un’illusione ottica. Se n’era andato e Klietmann sapeva che doveva trattarsi di Stefan Krieger.

«E tornato indietro!» esclamo Bracher al colmo dello stupore.

«Ma perche mai ha deciso di tornare indietro?» si chiese von Manstein. «Quando tutti all’istituto vogliono la sua testa?»

«C’e di peggio», disse Hubatsch, che era seduto dietro il tenente. «Krieger e arrivato nel 1989 molto prima di noi, percio quella cintura deve averlo riportato allo stesso punto, al giorno in cui Kokoschka gli ha sparato, esattamente undici minuti dopo. Tuttavia sappiamo per certo che egli non fece mai ritorno quel giorno. Ma che diavolo sta succedendo qui?»

Anche Klietmann era preoccupato, ma non aveva tempo per cercare di comprendere cio che stava accadendo. Il suo compito era di uccidere la donna e suo figlio, se non Krieger. «State pronti», disse ai suoi uomini e comincio a rallentare alla ricerca di un passaggio che gli consentisse di scendere dalla banchina.

Hubatsch e Bracher erano gia pronti, avevano tirato fuori i loro fucili a Palm Springs. L’ultimo ad armarsi fu von Manstein.

A un certo punto il livello del terreno incontro quello della strada. Klietmann abbandono il selciato, supero la banchina e s’inoltro nel deserto, puntando direttamente verso la donna e il bambino.

Dopo che Stefan ebbe attivato la cintura, l’aria si fece pesante e Laura si senti oppressa da un enorme, invisibile peso. Fece una smorfia di disgusto quando nell’aria si diffuse l’odore di cavi elettrici incandescenti e isolante bruciato, a cui ben presto si sostitui l’odore dell’ozono e del Vexxon. La pressione dell’aria aumento, la miscela di odori si fece piu intensa e Stefan lascio il suo mondo. Per un istante sembro che non ci fosse aria a sufficienza per respirare, ma il temporaneo vuoto fu seguito da una folata di vento caldo pregna del debole profumo del deserto.

Tenendosi stretto a Laura, Chris esclamo: «Accidenti! Hai visto che roba, mamma? Non e fantastico?»

Laura non rispose perche aveva notato una macchina bianca che aveva abbandonato la strada e stava avanzando nel deserto. Aveva puntato nella loro direzione e ora stava avanzando a tutta velocita.

«Chris, vai davanti alla macchina. Stai giu!»

Il bambino vide la macchina e obbedi senza discutere.

Laura si precipito verso la portiera aperta della Buick e afferro uno dei fucili mitragliatori posati sul sedile. Si apposto sul retro dell’auto, accanto al bagagliaio aperto, di fronte alla macchina in arrivo.

Era a meno di duecento metri e si stava avvicinando a tutta velocita. I raggi del sole si riflettevano sulla lamiera cromata, scintillavano sul parabrezza.

Laura considero la possibilita che gli occupanti non fossero agenti tedeschi provenienti dal 1944, ma persone innocenti. Ma era un’ipotesi troppo improbabile.

Il destino lotta per riaffermare il modello predestinato.

No, dannazione, no.

Quando l’auto fu a un centinaio di metri, Laura fece partire due raffiche e vide che le pallottole avevano perforato almeno in due punti il parabrezza. Il resto del vetro si incrino all’istante.

L’auto — una Toyota — compi un intero giro su se stessa, poi giro di altri novanta gradi, sollevando nuvole di polvere e sradicando un paio di cespugli ancora verdi. Si arresto a una sessantina di metri, l’estremita anteriore puntata verso nord.

Dall’altra parte le portiere si spalancarono e Laura sapeva che gli occupanti stavano sgattaiolando fuori dall’auto, senza che lei potesse vederli. Apri nuovamente il fuoco, non nella speranza di colpirli attraverso la Toyota, ma con l’intenzione di forare il serbatoio della benzina. Sapeva che una scintilla, provocata dall’urto di una pallottola contro la lamiera di metallo, avrebbe incendiato la benzina e gli uomini che si nascondevano contro la fiancata dell’auto sarebbero cosi stati avvolti dalle fiamme. Riusci solo a svuotare il caricatore dell’Uzi, senza provocare alcun incendio, anche se quasi certamente aveva svuotato il serbatoio.

Getto via la mitragliatrice, spalanco la portiera posteriore della Buick e afferro l’altro Uzi. Dal sedile anteriore prese la calibro 38 senza staccare gli occhi dalla Toyota bianca per piu di un secondo. In quell’attimo penso che se Stefan avesse lasciato il suo Uzi, dopotutto, sarebbe stato meglio.

Di fronte a lei, uno degli uomini armati apri il fuoco con un’arma automatica. Ora non c’era piu alcun dubbio sulle loro identita. Mentre Laura si buttava contro il fianco della Buick, le pallottole si conficcarono nel bagagliaio aperto, mandarono in frantumi il vetro posteriore, perforarono i parafanghi, rimbalzarono sui paraurti e sulla superficie rocciosa circostante e sollevarono nuvolette di sabbia bianca.

Udi un paio di pallottole sibilare proprio sopra la sua testa. Gemiti appena sussurrati, acuti, mortali. Comincio a indietreggiare verso il muso della Buick, schiacciandosi il piu possibile contro la fiancata per essere un bersaglio meno facile. In breve raggiunse Chris, addossato alla griglia del radiatore.

L’uomo dall’altra parte smise di sparare.

«Mamma?» sussurro Chris spaventato.

«Non ti preoccupare», rispose Laura, cercando di credere alle sue stesse parole. «Stefan sara qui a minuti, tesoro, ha un altro Uzi con se e con quello saremo quasi ad armi pari. Andra tutto bene. Dobbiamo tenerli a bada solo per qualche minuto. E solo questione di minuti.»

15

La cintura di Kokoschka riporto Stefan all’istituto in un lampo. Quando si materializzo nel tunnel l’ugello sul cilindro del Vexxon era completamente aperto. Stringeva il manico con tale forza che la mano era indolenzita.

Dal punto in cui si trovava riusciva a vedere solo una piccola parte del laboratorio. Intravide due uomini dagli abiti scuri, che stavano sbirciando all’estremita del tunnel. Assomigliavano molto ad agenti della Gestapo, tutti quei bastardi sembravano essere stati procreati dallo stesso piccolo gruppo di degenerati e fanatici e si senti sollevato al pensiero che non potevano vederlo altrettanto chiaramente.

Per un attimo avrebbero pensato che si trattasse di Kokoschka.

Comincio ad avanzare, tenendo davanti a se la bomboletta di Vexxon che sibilava rumorosamente. Nella mano destra impugnava la pistola. Prima che gli uomini nel laboratorio potessero intuire che qualcosa non andava furono investiti dal gas nervino. Crollarono a terra, ai piedi del tunnel, e quando Stefan finalmente mise piede nel laboratorio, stavano ormai agonizzando. Avevano vomitato e dalle narici colavano rivoli di sangue. Uno era riverso su un fianco, scalciava e si ghermiva la gola con le mani; l’altro stava raggomitolato su un fianco, in posizione fetale, e con le dita si stava artigliando orribilmente gli occhi. Accanto al quadro di programmazione del tunnel altri tre uomini — Stefan li conosceva: Hoepner, Eicke, Schmauser — erano distesi a terra. Si agitavano come se fossero pazzi o idrofobi. Tutti e cinque stavano cercando di urlare, ma avevano la gola chiusa. Riuscivano solo a emettere deboli, striduli suoni, simili al piagnucolio di animaletti sottoposti a tortura. Stefan rimase apparentemente impassibile, ma, nel profondo, atterrito e inorridito. Morirono nel giro di quaranta secondi.

A questi uomini era stata riservata una giustizia crudele, poiche coloro che avevano sintetizzato il primo gas nervino nel 1936, erano stati proprio dei ricercatori finanziati dai nazisti. Tutti i successivi gas nervini derivavano da quel primo composto chimico. Compreso il Vexxon. Questi uomini, nel 1944, erano stati uccisi da un’arma del futuro, certo, ma pur sempre una sostanza che aveva avuto le sue origini in quella societa malata, fondata sulla morte.

Quei cinque cadaveri non diedero alcuna soddisfazione a Stefan. Aveva assistito a tanti omicidi nella vita,

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