che persino lo sterminio del colpevole a favore dell’innocente, persino l’omicidio al servizio della giustizia lo ripugnava. Ma riusci ugualmente a fare cio che doveva.
Poso la pistola sul bancone del laboratorio. Si sfilo l’Uzi e mise da parte anche quello.
Da una tasca dei jeans estrasse uno spago che utilizzo per tenere sollevato l’anello dalla bomboletta di Vexxon. Ando in corridoio e mise il cilindro al centro. In pochi minuti il gas si sarebbe propagato in tutto l’edificio attraverso le trombe delle scale, i pozzi degli ascensori e i condotti di aerazione.
Rimase sorpreso quando si accorse che il corridoio era illuminato solo dalle lampade schermate e che gli altri laboratori al pianterreno sembravano deserti. Lascio che il gas si propagasse e torno al quadro di programmazione nel laboratorio principale per controllare in che giorno e a che ora la cintura di Heinrich Kokoschka l’aveva riportato. Erano le nove e undici minuti del 16 marzo.
Era un inaspettato colpo di fortuna. Stefan si era aspettato di tornare all’istituto in un’ora in cui gran parte del personale sarebbe stato sul luogo. Cio avrebbe significato almeno un centinaio di corpi sparsi in tutto l’edificio di quattro piani; e quando li avessero scoperti, si sarebbe saputo che solo Stefan Krieger, utilizzando la cintura di Kokoschka e penetrando nell’istituto attraverso il tunnel, poteva essere il responsabile. Avrebbero intuito che non era tornato semplicemente per uccidere quanti del personale si trovavano nell’edificio, ma che aveva in mente qualcos’altro e allora avrebbero intensificato le ricerche per scoprire la natura del suo piano e avrebbero annullato cio che aveva gia fatto. Ma ora… se, come sembrava, l’edificio era praticamente vuoto, avrebbe potuto disporre quei pochi cadaveri in modo tale da occultare la sua presenza e dirigere tutti i sospetti su quei morti.
Dopo cinque minuti il cilindro di Vexxon era vuoto. Il gas si era propagato in tutto l’edificio, a eccezione degli abitacoli delle due guardie situati all’entrata principale e a quella posteriore, che non dividevano neanche i condotti di ventilazione con il resto dell’edificio. Stefan perlustro tutti i piani e tutte le stanze, alla ricerca di altre vittime. Gli unici corpi che trovo furono quelli degli animali nel sotterraneo, i primi viaggiatori del tempo, e quella vista lo turbo quanto o forse di piu dei cinque uomini morenti.
Stefan torno nel laboratorio principale, da un armadietto bianco prese cinque delle cinture speciali che allaccio sopra i vestiti dei cinque cadaveri. Riprogrammo velocemente il tunnel per spedire i corpi ad almeno sei miliardi di anni nel futuro. Da qualche parte aveva letto che il sole sarebbe esploso oppure sarebbe morto nel giro di sei miliardi di anni e Stefan voleva trasferire quei cinque uomini in un luogo dove non ci fosse nessuno che potesse notarli o utilizzare le loro cinture per ritornare attraverso il tunnel.
Occuparsi dei morti in quell’edificio deserto, silenzioso, fu terribile. Piu volte si senti percorrere da brividi, sicuro di aver udito dei movimenti furtivi. Un paio di volte interruppe persino il suo lavoro per andare a controllare, ma non trovo nulla. In un’altra occasione si volto all’improvviso a guardare uno dei cadaveri che giaceva dietro di lui, convinto che quell’essere ormai privo di vita avesse cominciato ad alzarsi, che quel debole stridore che aveva udito fosse la sua fredda mano che cercava di aggrapparsi alla macchina, nel tentativo di alzarsi in piedi. Fu in quel frangente che comprese quanto lo avessero profondamente turbato tutte le atrocita a cui aveva assistito per lungo tempo.
A uno a uno trascino i corpi nel tunnel, li sospinse lungo il punto di trasmissione e li fece passare attraverso il campo energetico. Usciti da quell’invisibile porta nel tempo, svanirono. Sarebbero riapparsi in un punto indefinito dello spazio-tempo, forse su un pianeta da lungo tempo freddo e morto, dove non esisteva neppure una pianta o un insetto, oppure si sarebbero persi nell’infinito spazio dove i pianeti erano esistiti prima che l’esplosione del sole li distruggesse.
Fece attenzione a non superare il punto di trasmissione. Se fosse stato trasportato all’improvviso nel vuoto dell’infinito spazio, a sei miliardi di anni, sarebbe morto prima di avere la possibilita di premere il pulsante sulla sua cintura e tornare al laboratorio.
Dopo aver eliminato i cinque cadaveri e ripulito ogni traccia, Stefan era esausto. Fortunatamente il gas nervino non aveva lasciato residui apparenti; non c’era quindi bisogno di pulire ogni superficie nell’istituto. La spalla gli doleva come nei giorni immediatamente successivi al ferimento.
Ma era riuscito a occultare in modo intelligente le sue tracce. Al mattino, tutto avrebbe fatto pensare che Kokoschka, Hoepner, Eicke, Schmauser e due agenti della Gestapo avessero deciso che il Terzo Reich era ormai destinato a soccombere, e avessero scelto di trovare rifugio in un futuro in cui avrebbero potuto trovare pace e ricchezza.
Si ricordo degli animali nel sotterraneo. Se li avesse lasciati nelle gabbie, sarebbero sicuramente stati eseguiti esami per scoprire che cosa li avesse uccisi e probabilmente i risultati avrebbero gettato dei dubbi sulla teoria che Kokoschka e gli altri fossero fuggiti attraverso il tunnel. Ancora una volta, quindi, il principale sospettato sarebbe stato Stefan Krieger. Meglio far sparire gli animali. Certo sarebbe stato un mistero, ma almeno non avrebbe portato direttamente alla verita.
Il dolore alla spalla si fece lancinante mentre avvolgeva gli animali nei camici puliti e li legava con una corda. Spedi anche loro a sei miliardi di anni nel futuro, ma senza cinture. Lo stesso destino fu riservato anche alla bomboletta vuota di gas nervino.
Finalmente era pronto a intraprendere i due viaggi cruciali che sperava avrebbero portato alla distruzione dell’istituto e alla sconfitta certa della Germania nazista. Si avvio verso il quadro di programmazione del tunnel e da una tasca dei jeans estrasse un foglietto ripiegato, dov’erano riportati i risultati di giorni di calcoli che lui e Laura avevano eseguito sul computer nella casa di Palm Springs.
Se fosse stato in grado di tornare dal 1989 con una quantita di esplosivo sufficiente a ridurre l’istituto in macerie fumanti, lo avrebbe fatto. Ma, oltre alla pesante bombola di Vexxon, allo zainetto pieno di libri, alla pistola e all’Uzi, non avrebbe potuto trasportare piu di venti, venticinque chili di plastico, una quantita insufficiente per la realizzazione di quell’obiettivo. Gli esplosivi che aveva sistemato nell’attico e nel sotterraneo erano stati rimossi da Kokoschka un paio di giorni prima, ora locale, ovviamente. Avrebbe potuto tornare dal 1989 con un paio di taniche di benzina, cercando di distruggere l’edificio con un incendio; ma gran parte dei documenti relativi alla ricerca erano rinchiusi in schedari resistenti al fuoco, ai quali nemmeno lui poteva accedere. Solo un’esplosione, percio, avrebbe potuto scardinarli, esponendo il contenuto alle fiamme.
Da solo non avrebbe potuto distruggere l’istituto.
Ma sapeva chi poteva aiutarlo.
Con i dati ottenuti grazie al computer si accinse a riprogramrnare il tunnel che lo avrebbe portato nel futuro, ma a soli tre giorni e mezzo da quella sera del 16 marzo. Dal punto divista geografico, sarebbe arrivato sul suolo britannico, nel cuore di un vasto rifugio sotterraneo, sotto gli uffici governativi che dominavano St. James’s Park, vicino a Storey’s Gate, dove, in occasione del Blitz, erano stati costruiti uffici e quartieri generali a prova di bomba destinati al primo ministro e agli altri funzionari e dove era ancora ospitato il comando militare. Per l’esattezza, Stefan sperava di arrivare in una particolare sala conferenze alle sette e mezzo del mattino. Tanta precisione era possibile grazie alle conoscenze e alla tecnologia disponibili nel 1989.
Completamente disarmato, con lo zaino pieno di libri sulle spalle, Stefan entro nel tunnel, attraverso il punto di trasmissione e si materializzo in un angolo di una sala conferenze al centro della quale c’era un grande tavolo circondato da dodici sedie. Dieci di queste erano vuote. Solo due uomini erano presenti. Il primo era un segretario in uniforme con una penna in una mano e nell’altra un blocco per appunti; il secondo uomo, impegnato nella dettatura di un messaggio urgente, era Winston Churchill.
16
Mentre si rannicchiava contro la
Hubatsch, che si era alzato per dirigere delle brevi raffiche contro la
«Le autorita locali arriveranno fra poco», disse Bracher, guardando verso la Statale 111 e poi verso la direzione in cui la macchina della polizia era volata fuori strada.
«Toglietevi le giacche», ordino Klietmann, liberandosi della sua. «Le camicie bianche saranno meno visibili.
