«In qualche punto, su questa strada, qualcuno ci fermera, forse un poliziotto o forse un incidente, percio ci sara una registrazione pubblica dopodiche loro arriveranno. Stefan, dobbiamo tornare indietro, a casa.»

«Non servira a nulla», replico Stefan.

Chris nel frattempo era sceso dalla macchina. «Ha ragione, mamma. Quello che faremo non ha importanza. Questi viaggiatori del tempo sono venuti qui perche hanno gia spulciato nel futuro e sanno gia dove potranno trovarci, forse a mezz’ora da qui, forse a dieci minuti. Non cambiera nulla sia che torniamo a casa sia che andiamo avanti; ci hanno gia visti da qualche parte, forse hanno visto che siamo tornati a casa. Vedi, per quanto ci sforziamo di cambiare i nostri piani, e inevitabile, le nostre strade si incroceranno.»

Il destino.

«Merda!» sbotto Laura, sferrando un calcio alla macchina, un gesto inutile che non servi ad alleviare la sua collera. «Odio tutto questo. Come puoi sperare di farla franca contro dei fottutissimi viaggiatori del tempo? E come giocare a rimpiattino con Dio.»

Non ci furono piu lampi.

Laura prosegui: «Ma a pensarci bene, la vita stessa e come giocare a rimpiattino con Dio, non e cosi? Percio questo non sara certo peggio. Sali in macchina, Chris, andiamo avanti».

Attraversarono i sobborghi principali della cittadina turistica. I nervi di Laura erano tesi come corde di violino. Scrutava spasmodicamente in ogni direzione, anche se sapeva che tutto sarebbe accaduto quando meno se l’aspettava.

Senza incidenti, imboccarono l’ultimo tratto del Palm Canyon Drive, dopodiche la Statale 111. Davanti a loro venti chilometri di totale deserto prima che la Statale 111 incrociasse la Superstrada 10.

13

Nella speranza di evitare la catastrofe, il tenente Klietmann abbasso il finestrino e sorrise al poliziotto di Palm Springs che aveva attirato la sua attenzione bussando sul vetro e che ora si era chinato e lo stava scrutando attentamente. «Che cosa succede, agente?»

«Non ha visto la striscia rossa quando ha parcheggiato?»

«Striscia rossa?» ripete Klietmann, sorridendo e chiedendosi di che diavolo stesse parlando.

«Bene, signore», prosegui l’agente in tono ironico, «vuole farmi credere che non ha visto la striscia rossa?»

«Si, signore. Certo che l’ho vista.»

«Ero certo che lei non mi avrebbe mentito», disse l’agente come se conoscesse Klietmann e lo reputasse una persona onesta, fatto che sbalordi il tenente. «Percio, signore, se ha visto la striscia rossa, perche ha parcheggiato qui?»

«Oh, capisco», disse Klietmann, «e vietato parcheggiare dove ci sono le strisce rosse. Si, certo.»

L’agente lo guardo perplesso, poi osservo gli altri passeggeri, von Manstein, Bracher e Hubatsch, sorrise e fece un cenno di saluto.

Klietmann non ebbe bisogno di guardare i suoi uomini per sapere che erano all’altezza della situazione. Nell’auto l’aria era carica di tensione.

L’agente si rivolse nuovamente a Klietmann e, abbozzando un sorriso, chiese: «Sbaglio, o siete quattro pastori?»

«Pastori?» ripete Klietmann sconcertato da quella domanda.

«Sapete, ho una mente abbastanza intuitiva», spiego il poliziotto, sempre sorridendo, «non sono Sherlock Holmes, ma ho notato gli adesivi sul paraurti: ‘Amo Gesu’ e ‘Cristo e risorto’; e poi in citta c’e un raduno di pastori della Chiesa Battista e inoltre i vostri abiti scuri…»

Questa era la ragione per cui era stato cosi sicuro che Klietmann non avrebbe mentito: pensava che fossero pastori della Chiesa Battista.

«Proprio cosi», replico Klietmann prontamente. «Siamo qui per il raduno, agente. Sono desolato per aver commesso un’infrazione, ma al mio paese non abbiamo strisce rosse. Ora se…»

«Oh! E da dove venite?» chiese l’agente, non con sospetto ma per mostrarsi amichevole.

Klietmann conosceva abbastanza gli Stati Uniti ma non tanto da sostenere una conversazione di quel genere. Penso che i battisti fossero del sud, ma non era sicuro se ve ne fossero in altre parti del paese, percio scelse uno stato del sud e disse: «Vengo dalla Georgia» prima di rendersi conto di quanto fosse inverosimile un’affermazione di quel genere, soprattutto pronunciata con quel forte accento tedesco.

Il sorriso sul volto del poliziotto spari. Rivolgendosi a von Manstein, chiese: «E lei, signore?»

Con un accento ancora piu marcato, von Manstein rispose: «Georgia».

Sul sedile posteriore, ancora prima che gli venisse rivolta la domanda, Hubatsch e Bracher dissero all’unisono: «Georgia. Veniamo dalla Georgia», come se quella parola fosse magica e potesse stregare il poliziotto il quale guardo con aria seria Erich Klietmann e gli disse: «Signore, le dispiacerebbe scendere un attimo?»

«Certo, agente», replico Klietmann e aprendo la portiera vide che il poliziotto aveva fatto qualche passo indietro e aveva posato la mano destra sul calcio del revolver. «Ma faremo tardi per la funzione…»

Sul sedile posteriore Hubatsch apri con un colpo secco la sua ventiquattr’ore ed estrasse l’Uzi con la stessa velocita con cui avrebbe agito una guardia del corpo del presidente. Non abbasso il finestrino, ma punto direttamente la canna contro il vetro e apri il fuoco sull’agente, non lasciandogli neppure il tempo di estrarre il revolver. Il vetro esplose sotto la scarica di proiettili. Colpito da almeno venti pallottole a distanza ravvicinata, l’agente fu scagliato all’indietro, in mezzo alla strada. Un’auto freno bruscamente per evitare il corpo e dall’altra parte della strada le vetrine di un negozio di abbigliamento andarono in frantumi.

Con il freddo distacco e la determinazione che rendevano Klietmann orgoglioso di far parte delle Schutzstaffel, Martin Bracher salto giu dalla macchina e fece partire una sventagliata di mitra, per aumentare il panico e avere maggiori possibilita di fuga. Andarono in frantumi non solo le vetrine dei negozi che si trovavano sulla stradina laterale in fondo alla quale avevano parcheggiato, ma anche quelle delle botteghe che si trovavano all’incrocio sul lato est di Palm Canyon Drive. La gente urlava, si gettava a terra oppure cercava precipitosamente rifugio dietro le porte. Klietmann vide che alcune auto di passaggio venivano colpite da quella pioggia di proiettili e forse alcuni degli autisti rimasero colpiti o forse furono presi semplicemente dal panico, perche le auto cominciarono a zigzagare da una corsia all’altra. Una Mercedes marrone chiaro si scontro con un furgoncino facendolo rovesciare su un fianco, mentre un’auto sportiva rossa fini sul marciapiede e, sfiorando il tronco di una palma, ando a schiantarsi contro la vetrina di un negozio di articoli da regalo.

Klietmann si rimise al volante, tolse il freno a mano e, quando senti che anche Bracher e Hubatsch erano saliti, inseri la marcia e lancio la Toyota a tutta velocita verso Palm Canyon, sterzando a sinistra, in direzione nord. Si accorse immediatamente che stava andando contromano, in quanto la strada era a senso unico. Imprecando, schivo le auto in arrivo. La Toyota oscillo paurosamente sulle sospensioni malandate e il vano portaoggetti si spalanco, rovesciando il suo contenuto in grembo a von Manstein. Klietmann svolto a destra all’incrocio successivo. Continuo la sua folle corsa, non rispetto nemmeno un semaforo, evitando per un pelo i pedoni che stavano attraversando, dopodiche svolto a sinistra in un’altra strada in cui era consentito il traffico verso nord.

«Abbiamo solo ventun minuti», disse von Manstein, indicando l’orologio sul cruscotto.

«Dimmi dove devo andare», ordino Klietmann. «Mi sono perso.»

«No, non si e perso», ribatte von Manstein mentre toglieva dalla cartina che aveva sulle ginocchia tutti gli oggetti che si erano sparpagliati: chiavi, fazzolettini di carta, un paio di guanti bianchi, confezioni diverse di ketchup e senape e documenti vari. «Non si e affatto perso. Per di qui arriveremo direttamente a Palm Canyon, dove la strada riprende a due corsie. Da li proseguiremo sempre dritti verso nord, sulla Statale 111.»

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