Hitler, e la destinazione del viaggio che aveva appena programmato ma non aveva ancora fatto: Palm Springs, 27 gennaio 1989. Straccio il nastro, s’impadroni delle prove e rimise a posto la bobina. Aveva gia sistemato gli orologi sul quadro di programmazione in modo che si azzerassero una volta che fosse passato attraverso il tunnel. Avrebbero scoperto che qualcuno aveva manipolato le registrazioni, ma avrebbero pensato che fossero stati Kokoschka e gli altri cinque fuggiaschi per occultare le loro tracce. Chiuse lo sportello e si infilo lo zaino pieno dei libri di Churchill. Si mise sulla spalla l’Uzi e prese la pistola munita di silenziatore che aveva appoggiato sul bancone del laboratorio.

Diede una rapida occhiata alla stanza per controllare di non avere dimenticato qualcosa che avrebbe potuto tradire la sua presenza li quella notte. I tabulati dell’IBM erano gia in tasca. La bomboletta di Vexxon era gia stata da tempo inviata nel futuro. Sembrava non avesse dimenticato nulla.

Entro nel tunnel e si avvicino al punto di trasmissione carico di una speranza che in tanti anni non aveva mai osato nutrire. Era riuscito ad assicurare la distruzione dell’istituto e la sconfitta della Germania nazista attraverso una serie di manipolazioni del tempo e delle persone, percio sicuramente lui e Laura sarebbero stati in grado di affrontare quell’unica squadra di SS che si trovava in qualche punto di Palm Springs nel 1989.

Immobilizzata a terra, Laura urlo: «No!» Quell’esclamazione usci in un sussurro, perche non aveva la forza ne il fiato a sufficienza per fare di piu.

L’uomo apri il fuoco su Chris e per un attimo Laura ebbe la certezza che il bambino sarebbe riuscito a evitare i proiettili correndo a zigzag. Non era che un’ultima disperata fantasia, ovviamente, perche era solo un piccolo bambino, ed era proprio a portata di tiro quando i proiettili lo colpirono, trafiggendogli la fragile schiena e gettandolo nella sabbia, dove rimase immobile in una pozza di sangue.

Se anche avesse percepito tutto il dolore del suo corpo straziato non sarebbe stato che una milionesima parte di quella lancinante angoscia che la colse alla vista del corpo senza vita di suo figlio. Attraverso tutte le tragedie della sua vita, non aveva conosciuto un dolore uguale. Era come se tutte le perdite che aveva subito — la madre che non aveva mai conosciuto, il padre, Nina Dockweiler, la piccola Ruthie e Danny, per il quale avrebbe dato volentieri la sua vita — si rinnovassero in questa nuova brutalita che il destino le aveva riservato, percio non solo senti il lancinante dolore per la morte di Chris, ma percepi ancora una volta la terribile agonia di tutte le morti precedenti. Giaceva paralizzata e insensibile ma in un profondo tormento, spiritualmente lacerata, emotivamente spezzata sull’odiosa ruota del destino. Non era piu in grado di essere coraggiosa, non era piu in grado di sperare o di prendersi cura di qualcuno. Suo figlio era morto. Non era riuscita a salvarlo e con lui tutte le prospettive di gioia erano morte. Si senti terribilmente sola in un freddo e ostile universo. Ora l’unico suo desiderio era morire. Entrare nel vuoto, nell’infinito nulla. Porre fine a quel tormento.

Vide l’uomo che si avvicinava.

Laura disse: «Mi uccida. Per favore mi uccida». Ma la sua voce era cosi debole che probabilmente lui non la udi.

Qual era il significato della sua vita? Qual era stato il senso di tutte le tragedie che aveva dovuto sopportare? Perche aveva dovuto soffrire e continuare a vivere se tutto doveva finire in quel modo? Qual era la coscienza crudele che stava dietro l’operato dell’universo, che la costringeva a lottare in una vita travagliata che alla fine risultava non aver alcun significato o scopo apparente?

Christopher era morto.

Senti le lacrime rigarle il volto, ma quello era tutto cio che riusciva a sentire fisicamente, quello e la durezza della roccia contro la guancia destra.

In breve l’uomo la raggiunse dominandola dall’alto e le sferro un calcio nel fianco. Laura non senti assolutamente nulla.

«Mi uccida», mormoro.

Si senti improvvisamente terrorizzata al pensiero che il destino avrebbe cercato di riproporre anche troppo fedelmente il modello che era stato predestinato e in quel caso le sarebbe stato permesso di vivere ma solo sulla sedia a rotelle dalla quale Stefan l’aveva salvata quando aveva modificato le circostanze della sua nascita. Chris era il figlio che non aveva mai fatto parte dei piani del destino e ora era stato cancellato dall’esistenza. Ma lei avrebbe anche potuto non esserlo, perche nel suo destino era scritto che doveva vivere come storpia.

In quel momento vide davanti a se il suo futuro: viva, paraplegica, condannata su una sedia a rotelle, ma intrappolata in qualcosa di molto piu tremendo, intrappolata in una vita di tragedia, di amari ricordi, di infinito dolore, nell’intollerabile desiderio di suo figlio, di suo marito, di suo padre e di tutte le altre persone che aveva perso.

«Oh, Dio, la prego, la prego mi uccida!»

L’uomo che la stava scrutando dall’alto sorrise e disse: «Be’, devo essere un messaggero di Dio».

Rise in modo sgradevole. «Comunque, esaudiro la sua preghiera.»

Ci fu un saettare di lampi e rombi di tuono nel deserto.

Grazie ai calcoli ottenuti attraverso il computer Stefan torno nel punto esatto del deserto da cui era partito. Esattamente cinque minuti dopo la sua partenza. La prima cosa che vide nell’accecante luce del deserto fu il corpo insanguinato di Laura e l’ufficiale delle SS accanto a lei. Poi, un po’ piu in la, vide Chris.

L’uomo armato reagi ai tuoni e ai lampi, e comincio a girarsi da una parte all’altra alla ricerca di Stefan.

Stefan premette il bottone sulla sua cintura per tre volte. La pressione dell’aria aumento immediatamente; l’odore di cavi elettrici bruciati e di ozono riempi la zona.

Il criminale lo scorse, alzo il fucile mitragliatore e apri il fuoco, dapprima a vuoto, poi spiano l’arma direttamente su di lui.

Prima che le pallottole potessero colpirlo, Stefan scomparve dal 1989 e torno all’istituto, alla sera del 16 marzo 1944.

«Merda!» esclamo Klietmann quando vide che Krieger era svanito nuovamente nel flusso del tempo, illeso.

Bracher aveva lasciato il suo nascondiglio dietro la Toyota e stava arrivando correndo e gridando: «Era lui! Era lui!»

«Lo so che era lui», disse Klietmann quando Bracher lo raggiunse. «Chi altri poteva essere, Cristo risorto per la seconda volta?»

«Ma che cosa sta architettando?» chiese Bracher. «Perche e tornato indietro? Che cosa sta succedendo qui?»

«Non lo so», rispose Klietmann irritato. Poi rivolse lo sguardo alla donna gravemente ferita e le disse: «Tutto cio che so e che ha visto lei e il cadavere di suo figlio e non ha neanche cercato di uccidermi per cio che le ho fatto. Ha tagliato la corda, pensando bene di salvare la pelle. Che cosa pensa del suo eroe adesso?»

Laura non faceva che pregarlo di ucciderla.

Klietmann si allontano di qualche passo dalla donna e disse: «Bracher, fatti in la».

Bracher si sposto e Klietmann fece partire una raffica di dieci o venti colpi, che raggiunsero la donna, uccidendola sul colpo.

«Avremmo potuto interrogarla», disse il caporale Bracher. «Farle delle domande su Krieger, su cio che stava facendo qui…»

«Era paralizzata», spiego Klietmann con impazienza. «Non riusciva a sentire nulla. Le ho dato un calcio nel fianco e devo averle rotto qualche costola e lei non ha neanche gridato. Non puoi costringere qualcuno a parlare quando non sente neanche il dolore.»

16 marzo 1944. L’istituto.

Stefan balzo fuori dal tunnel e corse al quadro di programmazione. Il cuore gli batteva in petto come il martello di un maniscalco. Dalla tasca tiro fuori il foglio in cui erano scritti i dati elaborati con il computer e lo apri sulla piccola scrivania.

Si sedette, prese una matita e da un cassetto estrasse un blocco. Le mani gli tremavano tanto che fece cadere la matita per ben due volte.

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