Aveva gia i dati che gli consentivano di tornare in quel deserto cinque minuti dopo che ne era partito. Da quelle cifre poteva risalire a nuovi dati che lo avrebbero riportato nello stesso luogo quattro minuti e cinquantacinque secondi prima, cioe solo cinque secondi dopo che aveva lasciato Laura e Chris.
Se fosse tornato solo dopo cinque secondi, gli assassini delle SS probabilmente non avevano ancora ucciso Laura e il bambino. Stefan avrebbe potuto dare il suo contributo e forse sarebbe stato sufficiente a mutare il destino.
Aveva appreso i procedimenti matematici necessari quando era stato assegnato all’istituto, nell’autunno del 1943. Era in grado di farli. Il lavoro non era impossibile perche non doveva cominciare da zero, doveva semplicemente perfezionare i dati che gia possedeva, tornare indietro di qualche minuto.
Ma rimase a fissare il foglio, senza riuscire a
Senza di loro non aveva nulla.
Puoi riaverli, si disse. Dannazione, concentrati! Puoi fermare tutto prima che accada.
Si mise a lavorare di buona lena per circa un’ora. Sapeva che era improbabile che qualcuno venisse all’istituto a un’ora cosi tarda e lo scoprisse, ma piu volte credette udire dei passi nel corridoio. Si volto piu di una volta verso il tunnel, quasi convinto che i cinque cadaveri stessero tornando dallo spazio in qualche modo rivitalizzati, per dargli la caccia.
Una volta terminati i calcoli, li controllo due volte e poi introdusse i dati nel quadro di programmazione. Tenendo in una mano la mitragliatrice e nell’altra la pistola, entro nel tunnel e oltrepasso il punto di trasmissione…
… e ritorno all’istituto…
Rimase immobile per un momento, sorpreso, confuso. Poi oltrepasso nuovamente il campo energetico…
… e ritorno all’istituto.
La spiegazione di quel fatto lo colpi con tale forza che si senti come se avesse ricevuto un pugno nello stomaco.
Gli tornarono alla mente le parole di Chris, quando in quella squallida stanza d’albergo avevano discusso per la prima volta dell’argomento: «Paradosso! Non e una cosa fantastica, mamma? Non e incredibile? Non e grandioso?» E quella risata accattivante, infantile.
Ma doveva esserci un modo.
Torno al quadro di programmazione, appoggio le armi sulla scrivania e si sedette.
Grondava sudore. Si asciugo il volto sulla manica della camicia.
Fisso l’Uzi e si chiese se almeno poteva mandarle
Ma forse poteva mandarle qualcos’altro, qualcosa che proveniva da quella stanza, qualcosa che non aveva portato con se e che percio non avrebbe creato un paradosso.
Sposto da una parte le armi, prese la matita e scrisse un breve messaggio su un foglio di carta: «SE RIMANETE ACCANTO ALLA MACCHINA LE SS VI UCCIDERANNO. ANDATE VIA. NASCONDETEVI». Si fermo un attimo a pensare. Dove potevano nascondersi in quella piatta pianura desertica? Scrisse: «MAGARI NEL CANALONE». Strappo il foglietto dal blocco. Poi, come se ci avesse ripensato, aggiunse velocemente: «LA BOMBOLETTA DI VEXXON. ANCHE QUELLA E UN’ARMA». Apri i cassetti del bancone alla ricerca di una bottiglia con un collo stretto, ma in quel laboratorio non c’erano recipienti di quel genere. Percorse in lungo e in largo il corridoio cercando negli altri laboratori, finche trovo cio di cui aveva bisogno.
Torno nel laboratorio principale e tenendo in mano la bottiglia in cui aveva introdotto il foglio di carta, entro nel tunnel e si avvicino al punto di trasmissione. Getto l’oggetto attraverso il campo energetico come se fosse un uomo naufragato su un’isola che gettava in mare una bottiglia con un messaggio.
Questa volta non torno indietro.
… ma il temporaneo vuoto fu seguito da una folata di vento caldo pregna del debole profumo alcalino del deserto. Tenendosi stretto a Laura, Chris disse: «Accidenti, hai visto che roba, mamma? Non e fantastico?»
Laura non rispose perche aveva notato una macchina bianca che aveva abbandonato la strada e stava avanzando nel deserto.
Lampi e tuoni scossero di nuovo il giorno, lasciandola senza parole, e una bottiglia di vetro apparve a mezz’aria, cadde ai suoi piedi, frantumandosi sulla roccia. Vide che all’interno c’era un foglio.
Chris afferro il foglio fra i cocci di vetro. Con la disinvoltura abituale che dimostrava in queste faccende, esclamo: «Dev’essere di Stefan!»
Laura prese il foglio, lesse il messaggio, consapevole che la macchina bianca aveva svoltato verso di loro. Non capiva come e perche quel messaggio fosse stato inviato, ma ci credeva. Terminato di leggere, mentre continuava a lampeggiare e tuonare, udi il motore della macchina bianca.
Sollevo lo sguardo e vide il veicolo avanzare sobbalzando verso di loro, sempre piu rapidamente, mentre l’autista accelerava. Erano a circa trecento metri di distanza, ma si stavano avvicinando alla massima velocita che quel terreno impervio consentiva.
«Chris, prendi i due Uzi dalla macchina. Ci incontriamo sul bordo del canalone. Sbrigati!»
Mentre il bambino correva verso la portiera aperta della
L’auto bianca era a meno di centocinquanta metri.
«Vieni», disse Laura, portandolo verso est, lungo il bordo, «Dobbiamo trovare un modo per scendere nel canale.»
Le pareti declinavano leggermente verso il fondo, nove metri piu in giu, ma solo leggermente. L’erosione aveva scavato dei canaletti verticali che portavano sul fondo del canale principale, alcuni non piu larghi di qualche centimetro, altri anche di due metri. Durante un temporale, l’acqua piovana trascinava con se i detriti del deserto, riversandoli sul fondo del canale. In alcuni la terra era stata trascinata via mettendo a nudo delle rocce che non avrebbero consentito una discesa veloce, mentre altri erano parzialmente bloccati da robusti cespugli che si erano radicati profondamente nelle pareti.
A meno di un centinaio di metri, l’auto aveva lasciato la superficie rocciosa, si era inoltrata nella zona sabbiosa, e quindi era stata costretta a rallentare.
Laura aveva percorso appena una ventina di metri lungo il bordo del canale, quando scopri una specie di sentiero che portava direttamente sul fondo di quel fiume in secca, non ostruito da rocce o arbusti. Cio che aveva di fronte era essenzialmente uno scivolo di terra battuta, levigato dall’acqua, largo circa un metro e mezzo e lungo nove.
Lascio andare la bombola di Vexxon che rotolo fino a meta senza fermarsi.
Si fece dare da Chris uno degli Uzi, si volto in direzione della macchina, che ora era a circa una settantina di metri, e apri il fuoco. Vide che le pallottole avevano perforato almeno in due punti il parabrezza. Il resto del vetro si incrino all’istante.
L’auto, riusci a vedere che era una
Si fece dare l’altro Uzi da Chris e ordino: «Buttati giu, Chris! Quando arrivi alla bomboletta di gas, spingila davanti a te finche arriva sul fondo».
