entrato nella stanza di Lucy senza essere scoperto, ma e difficile rinunciare ad ogni speranza e arrendersi all’inazione.
Il piano per la notte scorsa era che John vegliasse; io sarei rimasto l’intero giorno e la notte nella mia cella, cercando sia di ottenere aiuto che di caricare ulteriormente uno speciale Sigillo di Salomone, un talismano che rappresentava la nostra ultima speranza. Dato che non sarei stato disponibile, John aveva, il giorno prima, detto alle signore Westenra che ero ritornato ad Amsterdam e che sarei ritornato dopo circa ventiquattro ore.
Ma quel pomeriggio, John si fece un taglio piuttosto serio al polso, a causa di Mr. Renfield che era fuggito dalla sua cella. Vlad era ancora al lavoro! Chiaramente il Vampiro stava progettando qualcosa di scellerato a Hillingham quella notte, e non voleva l’interferenza di Seward; la cosa piu sicura per John era quella di restare al manicomio.
Questa deduzione la tenni per me e dissi a John che era troppo debole per vegliare, e che avrebbe dovuto andare a letto e dormire. Io avrei fatto la guardia a Hillingham durante tutta la notte. Aveva perduto un bel po’ di sangue dal taglio e cosi fu prontamente d’accordo.
Cosi ieri andai da solo e invisibile alla proprieta Westenra e bussai alla porta circa dieci minuti prima del tramonto. La cameriera del piano di sotto (un timido topolino scuro di ragazza, con occhi grandi e gentili) apri la porta di uno spiraglio, poi sempre di piu, finche rimase sul portico con le mani sui fianchi, aggrottando la fronte e guardandosi intorno in cerca del burlone che l’aveva chiamata e poi era fuggito. Scivolai facilmente oltre di lei, esaminai tutte le finestre per essere sicuro che tutte le piccole croci fossero al loro posto (li lavorava l’istinto non la logica) e, infine, andai di sopra nella stanza di Miss Lucy.
Anche prima che entrassi, il forte odore nel corridoio mi disse che i fiori erano ancora al loro posto. La porta che conduceva alla camera della paziente era appena accostata. Con facilita ci passai attraverso, sebbene piano piano, poiche non desideravo compromettere il suo pudore. Per fortuna, era in camicia da notte, seduta sul letto, aggrottando la fronte davanti alle
Mi sedetti sulla sedia imbottita accanto al letto di Lucy, e un terribile senso di familiarita mi sopraffece: e cio che i francesi chiamano
Con dei pensieri cosi tetri che mi giravano per il cervello stanco, stavo seduto, lottando per mantenere un’acuta percezione verso tutti quei segni dell’avvicinarsi di Vlad che, l’ultima volta, mi erano completamente sfuggiti. Tirai fuori il Sigillo di Salomone dalla tasca della giacca e lo tenni in mano, contemplandone la lucente superficie argentata, i disegni geometrici, e le lettere ebraiche che vi erano incise sopra. La sua vista mi diede conforto e una debole speranza che forse esso e i fiori freschi di aglio, mandati giornalmente da Haarlem, sarebbero stati sufficienti per respingere Vlad.
Le ore passarono. Lucy allungo una mano per prendere una pera dal vassoio della cena, le diede un morso svogliato e poi la getto via; quindi chiuse il libro e lo mise, anch’esso, da parte. Sperai che il sonno le venisse subito, ma emise un altro sospiro inquieto e frugo nel cassetto del comodino cercando un piccolo diario e una penna. Con questi in mano torno a sedersi, apri il diario e poi alzo la penna, pronta a scrivere.
L’ispirazione pero le manco e, con un piccolo verso di disgusto, li rimise a posto, quindi spense la lampada e ricadde nel letto.
Infine il cambiamento del respiro che segnalava il sonno arrivo. Mi alzai, andai al davanzale e li, con delicatezza, deposi il Sigillo, la piu potente delle protezioni magiche di cui potevo disporre per il suo bene.
Poi ritornai al mio posto e mi sedetti sulla sedia a guardarla dormire. Dopo un po’, un sommesso battito di ah si udi alla finestra. Non mi alzai per guardare fuori, poiche non c’era niente da vedere: nessuna aura, ne il travestimento in animale. Ma i peli che mi si rizzarono, formicolando, sulla nuca e sulle braccia, mi dissero che il Vampiro era veramente arrivato.
Il battito d’ali divenne piu forte, fino a svegliare Lucy. Anche nell’oscurita, potei vedere la sua espressione timorosa, e desiderai aver inventato una nuova bugia dicendo che il mio “viaggio” ad Amsterdam era stato cancellato, in modo da poterle parlare in quel momento, prenderle la mano, e offrirle il misero conforto che potevo. Per alcuni minuti, lei lotto chiaramente per restare sveglia; infine, la sua ansia crebbe a tal punto che si alzo e apri la porta, gridando:
«C’e qualcuno la?».
Il corridoio rimase scuro e silenzioso, e cosi lei chiuse di nuovo la porta. Nel frattempo, il suono di un vicino ululato accompagnava il battere d’ali, cosa questa che la fece avvicinare alla finestra. Alzo il bordo di una tenda e sbircio fuori; io intravidi una nera ala di pipistrello l’istante prima in cui lei grido piano e corse nuovamente al letto.
Li si rannicchio miseramente, con gli occhi spalancati e piena di terrore. Il mio desiderio di confortarla divenne cosi forte che decisi di uscire dalla stanza, diventare visibile, e poi bussare piano alla porta, dicendo che ero ritornato presto da Amsterdam ed ero stato colto dalla sensazione che lei avesse bisogno del mio aiuto.
In effetti, mi alzai per fare proprio questo ma, in quell’istante, qualcuno busso alla porta, e Mrs. Westenra apparve in camicia da notte; evidentemente, era stata spinta dall’istinto materno per sua figlia. Ne fui contento, poiche si infilo nel letto con lei, ed entrambe si strinsero l’una nelle braccia dell’altra e trovarono un momento di pace.
Ma si udi nuovamente il battito d’ali alla finestra, il che allarmo Mrs. Westenra che si mise a sedere a fatica, gridando:
«Che cos’e?».
Poi fu la volta della figlia che offri rassicurazioni con carezze e parole sussurrate. Presto la madre sospiro, si risistemo contro il cuscino e, per un momento fin troppo breve, trovo pace.
Si udi un gufo… questo piu vicino, come se l’animale responsabile fosse proprio sotto la finestra. Se lo scontro doveva venire, sarebbe arrivato subito: calmai la mia mente e mi concentrai sul Sigillo di Salomone alla finestra e sul suo radioso “muro” dorato di potere che solo Dio o il Demonio potevano penetrare.
L’istante successivo vi fu il dolce e alto crescendo del vetro che si rompeva e le grida delle signore Westenra, mentre una pioggia di diamanti taglienti come rasoi che proveniva dal muro d’oro di Salomone, veniva portata da un turbine cosi potente che la tenda fu strappata vorticosamente. Tenni gli occhi strettamente chiusi e sentii il pizzicore di minuscole schegge contro il viso e le mani. Invisibile o no, protetto o meno, fui subito sbattuto contro il muro piu lontano. Improvvisamente il vento cesso, e aprii gli occhi. Una nebbia nerissima, un centinaio, anzi, un migliaio di volte piu nera della notte, scivolava lentamente sui resti ineguali dei vetri, insensibile al Sigillo di Salomone, il cui bagliore dorato era stato improvvisamente spento. Non so poi quale orrore vide Mrs. Westenra: si agito in uno sforzo isterico di mettersi a sedere, strappando nel farlo la corona di fiori di aglio dal collo di Lucy, poi indico con vero terrore la finestra. E, con un gorgoglio strozzato, cadde morta. La sua testa colpi con grande forza quella di Lucy; io lottai per alzarmi, per aiutare la mia paziente, per mettermi tra la ragazza e il Vampiro, per offrirmi al suo posto, ma non potei muovermi: di fatto, non riuscivo a fare nulla, salvo che fissare con impotente orrore e furia cio che accadeva. Mentre guardavo, la nebbia termino di entrare, e formo un’alta colonna appena oltre la finestra rotta; un attimo, e la colonna si era trasformata in Vlad. Vlad come non lo avevo mai visto: vestito come un virile e azzimato giovane nobile in un completo di seta nera su misura, la pelle bianca e i denti bianchi che splendevano come perle, e i capelli d’onice che luccicavano di scintille color indaco. Cosi tanta
Non riuscii a dire nulla. La facilita di parola mi aveva abbandonato, e le mie gambe e la schiena sembravano inchiodati al tappeto coperto dai veni, ma le mani e le braccia ora funzionavano, cosi presi il talismano e lo tenni con reverenza. La mia paura piu grande, in quel momento, non era la morte, e nemmeno il suo morso, bensi il fatto che non potevo piu fermarlo mentre eseguiva il suo rito di morte, quel rito con cui aveva legato a se i miei antenati, il rito per mezzo del quale rinnovava la sua immortalita, in modo che non potesse perire.