contrario. Quest’idea lo eccito, ma non ebbe assolutamente il tempo di elaborarla, perche il suo catturatore era arrivato a destinazione; non solo, ma, per il momento, lui era prigioniero, e come armi aveva soltanto un paio di piccole punte di lancia.

La corda verde, a cui era attaccato, comincio a calare. Eric guardo verso il basso, ma prima aveva impugnato le due punte di lancia, pensando di servirsene per tagliare le corde con cui il Titanico lo avrebbe legato al tavolo di sezione, a meno che la fortuna non lo assistesse facendogli avvicinare la testa del mostro in modo da riuscire a colpirla… Ma non c’era un tavolo bianco sotto di lui. C’era semplicemente un’altra gabbia.

Eric sospiro di sollievo. Stava per riporre le punte di lancia nella bisaccia, ma in quel momento la corda si stacco da lui, e i suoi piedi toccarono il pavimento della gabbia. Eric si guardo intorno.

Le lance gli salvarono la vita quando la ragazza nuda gli si avvento addosso.

PARTE TERZA

18

Sulle prime gli era sembrato che la gabbia fosse vuota, ma quando si volto e vide qualcosa che si muoveva verso di lui dall’angolo opposto, atteggio le labbra a sorriso. Aveva un compagno di sventura, e il non essere solo era gia di per se un sollievo. Pero il sorriso gli si gelo sulle labbra, quando vide che l’essere era una donna: una donna nuda, con una gran massa di capelli castani che le scendevano fino alla vita in una cascata di riccioli. E l’espressione della ragazza era tutt’altro che amichevole. Come se non bastasse, stava arrivando di corsa e brandiva una punta di lancia grossa e acuminata.

Eric paro il colpo con gesto meccanico. La ragazza indietreggio sorpresa, ma si riprese immediatamente e riparti alla carica. Questa volta, la punta aguzza sfioro la gola di Eric. Ma i riflessi pronti e il lungo addestramento lo salvarono ancora una volta. Riavutosi dallo sbalordimento iniziale, nel suo cervello si affollava una ridda di domande: chi era quella ragazza? come mai era armata? com’era possibile che una donna combattesse come un guerriero? e perche lo assaliva con tanta determinata ferocia?

Era chiaro che voleva ucciderlo e che non aveva nessuna intenzione di cedere prima di avere raggiunto lo scopo. Aveva gli occhi socchiusi, le labbra serrate, un’espressione decisa, e vibrava l’arma pronta a gettarsi su di lui, a colpirlo in un punto scoperto.

Come poteva farla smettere? Non poteva contrattaccare. Non aveva la minima intenzione di ferirla o ucciderla, anche se gli sarebbe stato facilissimo riuscirci. Ma era una donna, e in lui erano ancora troppo radicate le antiche tradizioni secondo cui una donna in eta da generare era sacra e intoccabile. Un guerriero che avesse toccato con un’arma una donna sarebbe stato dichiarato Fuorilegge, anche se fosse stato il capo. Percio Eric si limitava a difendersi alla meglio. Erano tutti e due sudati e ansimanti, e per un pelo la lancia della ragazza non lo feri a un occhio.

«C’e mancato poco!» mormoro Eric.

La ragazza si fermo di botto, fissandolo con gli occhi sbarrati.

«Cos’hai detto!» ansimo. «Tu hai detto qualche cosa…»

Eric la fisso a sua volta, chiedendosi se per caso non fosse pazza. Forse lui poteva approfittare di un momento di distrazione per cercare di disarmarla. Per prendere tempo, ma senza perdere d’occhio la lancia, rispose: «Si, ho parlato. E allora?»

Lei abbasso il braccio e arretro di qualche passo. «Ma, allora, sai parlare.»

«Ci mancherebbe altro» disse Eric, seccato. «Per cosa mi prendi, per un Selvaggio?»

Per tutta risposta, la ragazza lascio andare la lancia, cadde a terra in ginocchio, abbasso la testa, e scoppio a piangere.

Eric si affretto a raccogliere la lancia e la scaglio lontano, insieme alle sue. Poi si avvicino alla ragazza che continuava a piangere, scossa da singhiozzi convulsi. La osservo perplesso, anche perche sapeva che quelli erano singhiozzi di sollievo, non di dolore o di paura.

Decise di aspettare. Adesso che era disarmata, lui non aveva piu niente da temere e poteva permettersi il lusso di essere paziente. Si auguro, tuttavia, che smettesse presto di piangere e che non fosse pazza come l’aveva giudicata. Non era una bella prospettiva l’idea di vivere chiuso in gabbia con una matta.

Finalmente lei rialzo la testa, asciugandosi la faccia con un braccio. Poi si distese, con le mani intrecciate dietro la nuca e rivolse ad Eric un sorriso invitante. Il giovane si senti piu confuso che mai.

«Sai che era proprio quello che credevo?» furono le prime parole della ragazza.

«Cosa credevi?»

«Che tu fossi un Selvaggio!»

«Io?» disse Eric, piu sorpreso che mai.

«Si, proprio tu. E non ero la sola a crederlo.»

Eric torno a guardarsi intorno, ma oltre a loro due nella gabbia non c’era nessuno. Indubbiamente la ragazza era proprio matta.

Ma lei, che aveva seguito la direzione del suo sguardo, si mise a ridere e disse: «No, non parlo di altri uomini. Alludo a lui, a quello che ti ha portato qui» e alzo l’indice verso l’alto.

Eric alzo gli occhi e vide che il Titanico che l’aveva trasportato fin li teneva la testa china sopra la gabbia e li guardava, con gli occhi purpurei fissi e i tentacoli rosa immobili.

«Ma perche… perche doveva credere che fossi un Selvaggio? E tu…»

Eric si sentiva profondamente offeso. Essere scambiato per gli abominevoli mitici Selvaggi, era proprio il colmo! Le storie di orde d’esseri semiumani caduti cosi in basso nella scala evolutiva da non sapere piu nemmeno parlare, pelosi, feroci, dediti alle stragi e al cannibalismo, servivano a spaventare e a tenere buoni i bambini nei cunicoli. Ma sebbene tutti parlassero di loro con paura e orrore, nessuno, nemmeno i piu vecchi guerrieri, li aveva mai incontrati, e i Selvaggi erano diventati creature da leggenda. Si diceva che vivessero in un mondo lontano, chiamato «Esterno», in realta, di loro si sapeva ben poco. Servivano come minaccia e spauracchio, e quando un guerriero aveva commesso un’azione particolarmente vergognosa, l’insulto peggiore che gli si poteva rivolgere era quello di chiamarlo Selvaggio. E adesso, quella ragazza… Con quale diritto gli parlava cosi?

«In primo luogo» prosegui la ragazza, «ho creduto che tu fossi un Selvaggio perche cosi credeva anche lui» e torno a indicare il Titanico. «Ne ha gia portati qui dentro due, prima di te, uno per volta e per fortuna sono riuscita a ucciderli subito, prima che si riavessero dalla sorpresa e potessero passare al contrattacco.»

«Ma allora… i Selvaggi esistono davvero?»

«Come? Non ne hai mai visti? Per Aaron, ma da dove vieni?»

«Appartengo a una tribu dei cunicoli di superficie» rispose, evitando di dire Umanita perche ricordava con quanto disprezzo avessero considerato questa definizione gli Stranieri! «Una tribu molto piccola. Non credo che tu l’abbia mai sentita nominare.»

«Gia… una tribu dei cunicoli di superficie» ripete la ragazza. «Si capisce da come sei pettinato. A quanto pare, basta che uno porti i capelli sciolti perche i Titanici lo credano un Selvaggio. Inoltre, devono avere capito che sono una femmina, e siccome ho i capelli lunghi e sciolti, insistono a mettere nella mia gabbia dei Selvaggi nell’evidente speranza che ci accoppiamo. Ecco perche, quando ti ho visto arrivare, con tutti quei capelli che ti svolazzavano sulle spalle, mi sono detta: Rachel, ci siamo di nuovo, e siccome non ho voglia di diventare ne la compagna ne un boccone prelibato per qualche Selvaggio, non ho perso tempo e ho preso la lancia. Se fossi stata un po’ piu calma, avrei notato le lance, la bisaccia, il perizoma, e ti avrei giudicato altrimenti.»

«Ti chiami Rachel? Io sono Eric, Eric l’Occhio.»

Lei si alzo in piedi e gli porse la mano. «Si, sono Rachel, Rachel la Figlia-di-Ester. Sono contenta di avere qualcuno con cui parlare… Vieni dai cunicoli di superficie, eh? Capisco allora perche tu non hai mai visto i Selvaggi. Non arrivano mai fin lassu. E troppo lontano dall’Esterno. Ma la mia gente deve combattere spesso contro di loro. E i Titanici ne hanno catturati molti, per i loro esperimenti. Pare che abbiano messo trappole dappertutto

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