«Ecco» comincio Eric, un po’ meno sicuro di se. «Se e stato diramato l’allarme, i Titanici sanno che siamo qui. Nelle vicinanze non ci sono porte che diano nei cunicoli, e quindi non possiamo fuggire. E probabile che loro ci aspettino al varco, sia che ci ritiriamo sia che proseguiamo. Se andiamo avanti, per lo meno c’e la probabilita di ottenere qualcosa. E poi, Manny ha ragione: l’idea di vivere da Fuorilegge non mi attira per niente.»

«E tu Roy, cos’hai da dire?»

«Sono molti i problemi da prendere in considerazione» comincio con grande enfasi il Corridore. «Nessuno puo essere sicuro sulle vere intenzioni dei Titanici. E molto facile parlare, ma di sicuro c’e soltanto quello che hai detto tu, Arthur: che dobbiamo “considerare”. Io voto per questo.»

«Tu non hai diritto di voto» gli fece osservare l’Armaiolo. «Hai solo la facolta di esporre la tua opinione, e basta. E giusto, invece, quel che ha detto il ragazzo» aggiunse indicando Eric. «Se i Titanici ci aspettano, ci assaliranno sia che proseguiamo sia che torniamo. E siccome e nelle nostre intenzioni andare avanti, perche solo cosi possiamo sperare di ottenere qualcosa, allora proseguiamo.»

Riassumendo il parere degli altri, Arthur decise che dovevano proseguire. «Cosi vuole la maggioranza» aggiunse, rivolto a Roy. «Non e che rifiutiamo il tuo consiglio, ma in una discussione democratica bisogna adattarsi al parere della maggioranza. Non si puo fare sempre quello che si vuole.»

Prima di rimettersi in marcia, interrogarono a lungo Walter, l’unico fra tutti loro che fosse mai penetrato in profondita nel territorio titanico: ma alla fine scoprirono che anche lui ne sapeva ben poco. Aveva visto quel nuovo cunicolo solo dall’ingresso della dispensa, riconosceva il mobile piu vicino, e nient’altro. Eric, in qualita di Occhio e di avanguardia senti aumentare le proprie responsabilita, e anche la paura. Adesso cominciava la parte piu difficile, irta di incognite e di pericoli. Meno male che, per il momento, non c’erano Titanici in vista.

Dopo essersene assicurato ben bene sbirciando al di la dell’arcata d’ingresso, col cuore che gli batteva all’impazzata, Eric avanzo di qualche passo. Si sentiva terribilmente solo e vulnerabile.

Tuttavia si fece forza e continuo a procedere rasente il muro. Un passo, un altro, un altro ancora… Non troppo lentamente, ma nemmeno di corsa. Gli pareva di essere ritornato indietro di qualche giorno, quando si era avventurato per la prima volta in territorio titanico. Si volto indietro, a guardare Walter che lo seguiva alla distanza di trenta passi, e questi a sua volta segnalo ad Arthur. Il nuovo cunicolo in cui si stavano addentrando era, se possibile, ancora piu ampio del primo, e tutto intersecato di aste metalliche che s’incrociavano a intervalli regolari. Dalla retroguardia, segnalarono a Eric di staccarsi dal muro e di avanzare verso la prima sbarra. Per un attimo, Eric si senti perduto: finora aveva sempre camminato rasentando i muri, e avanzare per primo, da solo, allo scoperto, in quella vastita immensa, gli pareva superiore alle sue forze. Tuttavia si disse che un guerriero non doveva mai dimostrare debolezza, soprattutto davanti agli Stranieri. Si stacco dal muro e avanzo di un passo: gli pareva di avere i piedi di piombo, ma con coraggio e determinazione continuo ad andare avanti.

Finalmente la sua spalla urto contro un oggetto freddo e duro: alzo gli occhi, che finora aveva tenuto sempre fissi sul pavimento, come volevano le regole. Era arrivato alla prima asta. Sentendosi un po’ piu al sicuro, al riparo di quella altissima sbarra metallica, si guardo intorno. Nessun Titanico in vista. Reggendosi alla sbarra, si volto e fece segno a Walter che poteva avanzare. Questi si volto per fare i segnali al grosso della spedizione, poi si stacco a sua volta dal muro.

Eric lo segui per un po’ con lo sguardo, intuendo il disagio e la paura del compagno, poi torno a voltarsi per esaminare l’ambiente. Le aste metalliche, altissime, disposte a intervalli regolari, grosse quanto il suo braccio, erano solidamente infisse nel pavimento: lui non riusciva pero a vedere dove finissero perche erano tropoo alte. Disposte a intervalli di circa quindici passi, erano intersecate, a partire da un’altezza d’uomo, da sbarre uguali disposte orizzontalmente, sistemate anche queste a intervalli regolari. Nel punto di intersezione gli parve di vedere un cubo trasparente, ma la luce abbagliante che si rifletteva in quei cubi gli rese impossibile osservarli bene, anche se gli parve che in essi si muovessero delle ombre. Che si trattasse di armi speciali?

Eric riabbasso la testa, incapace di guardare piu a lungo in alto, senza essere preso dalle vertigini. Proprio in quel momento Walter lo raggiunse, rosso e ansimante. Tremava tutto e gli si aggrappo per reggersi.

«Il muro…» balbetto in modo incoerente, con voce rotta. «Torniamo al muro… rinunciamo.»

«Su, Walter, calmati» lo esorto Eric, che aveva avuto il tempo di riprendersi. Tuttavia capiva il panico che aveva colto il compagno. Non era certo facile, per un uomo, avventurarsi cosi allo scoperto in territorio titanico. Per fortuna, da quel punto in avanti, le sbarre si ergevano a brevi intervalli, offrendo, se non proprio una vera copertura, almeno un senso di sicurezza agli uomini che potevano aggrapparsi a qualcosa di solido.

Terzo ad arrivare fu Roy, che aveva perso un po’ della sua spavalderia. Gli altri seguirono a gruppi di tre, e perche non si affollassero tutti attorno alla stessa sbarra, cosa del resto impossibile, a mano a mano che un nuovo gruppo si staccava dal muro, i primi arrivati indicavano a quale sbarra dovesse dirigersi. Molti caddero, gemendo e tremando, prima di arrivare. Alcuni, arrivati a meta strada fecero dietrofront e tornarono di corsa al muro. Ma, finalmente, con grida, aiuti e incitamenti, tutti riuscirono a raggiungere la prima fila di sbarre.

Allora, Eric, Roy e Walter discussero con Arthur sulla prossima mossa da fare.

«Io direi di fermarci un momento qui per riprendere fiato e mangiare» decise l’Organizzatore. «Siete d’accordo? Cosi tutti avranno tempo di calmarsi. Prima di mangiare» aggiunse, «voi tre dovreste fare una puntata in avanscoperta, per vedere come si presenta la zona. Visti i precedenti, e meglio essere sicuri prima di muovere il gruppo.»

Eric, Walter e Roy avanzarono fino alla prossima fila di sbarre, in tutto e per tutto identica alla prima.

«Cosa credi che siano quei cubi lassu?» chiese Eric a Walter.

«Non lo so. E non credo sara facile scoprirlo. Sono situati troppo in alto perche qualcuno riesca a salire lassu. Forse, piu avanti, se ce ne saranno di piu bassi, potremo tentare di arrampicarci. Ma questi cubi non hanno appigli. Puo darsi che…»

«Zitto!» l’interruppe Eric, afferrandolo per un braccio. «Ascolta! Non hai sentito?»

«No» rispose l’Armaiolo dopo un momento. «Cosa c’e?»

Ma anche Roy aveva sentito. «Sta arrivando qualcuno» disse. «Non e un vero e proprio rumore, per adesso, ma solo una vibrazione.»

Walter si mise in ascolto, e stavolta percepi anche lui il rumore lontano. «Titanici» disse. «Sono piu di uno. Vengono da questa parte.» Si volse verso il gruppo che sostava al riparo della prima fila di sbarre, e alzando l’indice tese il braccio in alto e ruoto la mano. Era il segnale di massimo pericolo. Significava: “Attenti. Arrivano i Titanici”.

Ma gli altri erano troppo intenti a bere e a mangiare per badare a loro, e nessuno si accorse del segnale.

Il rumore era chiaramente percepibile, adesso, e Walter mando al diavolo le precauzioni.

«Maledetti idioti!» urlo. «Arrivano i Titanici! Non li sentite?»

L’urlo riusci a scuotere gli altri. Tutti balzarono in piedi, senza badare a raccogliere bisacce e borracce, e, pallidissimi, si volsero per guardare i tre esploratori.

«Scappiamo» disse Eric ai due compagni. Era convenuto, fra la gente dei cunicoli, che in situazioni del genere ognuno dovesse badare solo a se stesso. «E meglio sparpagliarci. I Titanici inseguiranno il grosso della spedizione.»

Senza aspettare risposta si lancio allo scoperto e, contemporaneamente, con la coda dell’occhio, scorse l’enorme mole grigia di un Titanico che stava avanzando. Il pavimento vibrava appena, e il mostro procedeva con una velocita impensabile, considerate le sue dimensioni.

Eric correva con tutta la velocita di cui era capace, incurante di essere allo scoperto. Ma ecco, davanti a lui, un altro Titanico, e altri ai lati… Cosa sarebbe successo? L’avrebbero schiacciato?

Raggiunse la successiva fila di sbarre e, poco dopo, fu raggiunto da Roy e da Walter. Il grosso era in difficolta. Gli uomini correvano disordinatamente, gridando disperati, urtandosi, cadendo, senza sapere cosa fare, sotto lo sguardo di cinque imperturbabili Titanici che bloccavano il passo da ogni parte.

Eric li fissava attento, uno dopo l’altro, ma non riusciva a capire le loro intenzioni. D’un tratto, da ciascuno di essi calo a terra una lunga corda verde. Quelle corde sembravano vive: si contorcevano e a tratti mutavano colore.

Uno dei Titanici emise un suono, simile a uno scatto metallico seguito da una lunga, stridula nota musicale, e le corde si mossero, proprio come creature vive, serpeggiando fra l’intrico delle sbarre metalliche. Quando toccavano un uomo, diventavano piu scure e gli restavano appiccicate addosso.

«Riunitevi tutti!» grido Arthur. «Cerchiamo di liberare gli uomini dalle corde!» In quell’istante anche lui fu sfiorato da una corda serpeggiante, e vi rimase attaccato come gli altri. Cerco invano di staccarsi, urlando e

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