L’immane creatura si fermo di scatto, rimase immobile per un secondo mentre Walter continuava a starle davanti agitandosi e urlando, poi comincio a indietreggiare emettendo un lungo lamento grave che riecheggio ovunque. Infine fece dietrofront con un balzo, e si allontano di corsa nella direzione da dove era venuto. Il pavimento rimbombava e tremava sotto i suoi passi. Il Titanico continuava a correre, e un odore disgustoso si diffondeva nell’aria. Sempre gemendo, il mostro scomparve oltre un angolo.
Intanto, la fessura che si era aperta nella parete, andava lentamente richiudendosi. E Walter era dall’altra parte!
Eric vide l’Armaiolo correre disperatamente verso di lui. Se la fessura si fosse chiusa del tutto, lo Straniero si sarebbe trovato completamente solo in una zona sconosciuta del territorio titanico.
Roy, che si era un po’ riavuto, si affianco a Eric, e tutti e due incitarono Walter a fare presto: «Corri! Corri!» gridavano.
La fessura continuava a restringersi. Quando fu cosi stretta che un uomo ci sarebbe passato a malapena, Walter si trovava ancora a due passi di distanza.
Senza scambiarsi una parola, colti all’improvviso dalla stessa idea, Roy ed Eric si misero a spingere contro i lati della fessura, augurandosi di impedirle di chiudersi. Con grande meraviglia, non dovettero fare alcuno sforzo. Non appena vi appoggiarono le mani, la parete smise di muoversi e la fessura di restringersi.
Walter arrivo, ormai senza fiato, e si getto a terra esausto. Eric e Roy si scostarono dalla parete e immediatamente la fessura si richiuse lasciando il muro solido e intatto.
Eric rimase a fissarlo stupefatto, provo a tempestarlo di pugni, a graffiarlo: niente. Era duro, chiuso, solido. Eppure, solo pochi istanti prima si era aperto con la massima facilita.
E che cosa era successo al Titanico? Possibile che si fosse davvero spaventato alla vista di Walter l’Armaiolo, cosi piccolo, al suo confronto, e che il mostro avrebbe potuto schiacciare con la massima facilita?
Eppure, era proprio cosi, come spiego Walter dopo avere ripreso fiato. «Alcuni Titanici si spaventano da morire al solo vederci. Altri, invece, no. Quelli che si spaventano si fermano non appena gli si corre incontro urlando, e poi scappano. Naturalmente bisogna sapere riconoscere i tipi, perche se si fa cosi davanti a uno di quelli che non hanno paura di noi… buonanotte!»
«Ma come si fa a distinguere un Titanico da un altro?» chiese Roy.
«Sai quei tentacoli che hanno sul collo, subito dopo la testa? Bisogna guardare quelli. Se sono corti e rosa carico, quasi rossi, allora il Titanico si spaventa e, appena vede un uomo, piange e scappa. Ma se sono lunghi e rosa chiaro, allora bisogna fare attenzione. Il Titanico non si spaventa ed e pronto a calpestarti.»
«Ma cosa c’entrano i tentacoli?» chiese Eric.
«E cosa ne so?» rispose l’Armaiolo, allargando le braccia. «E poi, che importanza ha? Nemmeno la Gente di Aaron lo sa. E si che se ne intendono di tutto, quelli! Comunque, e cosi, ed e bene saperlo.»
«E davvero utilissimo» disse Roy. «Se non intervenivi, Eric rimaneva schiacciato. Con tutte le arie che si da, era paralizzato dalla paura» aggiunse, dimenticandosi che la visione del Titanico aveva fatto lo stesso effetto anche a lui.
Eric, che non aveva voglia di litigare, cambio discorso. «Sai anche altre cose utili?» chiese a Walter.
«Si… Per esempio, ricordate quel piccolo mobile con le maniglie o cos’altro erano, che sporgevano dall’alto? Quello appena fuori dalla dispensa?»
Roy ed Eric annuirono.
«Bene. Molto tempo fa ero a caccia di armi da queste parti, con una banda della mia tribu. Il bottino era magro, non avevamo trovato niente di speciale. Cosi, sulla via del ritorno, mi sono chiesto “chissa se quelle maniglie verdi servono a qualcosa”. Allora ho ordinato a uno dei miei uomini di arrampicarsi sul mobile e di cercare di staccare uno di quei cosi sporgenti. Lui ha ubbidito, e dopo essersi arrampicato si e messo a tirare e a girare una di quelle maniglie. Dopo un po’ mi ha fatto segno che l’oggetto stava cedendo. Ma, d’improvviso, dalla maniglia e uscita una fiammata rossa, e l’uomo e precipitato come un masso. Era tutto bruciato ed e morto prima ancora di sfracellarsi al suolo. Poi tutte le luci si sono spente di colpo e noi siamo tornati nei nostri cunicoli al lume delle nostre lampade. Ma stavamo giusto entrando nella porta titanica, che le luci si sono riaccese come se non fosse successo niente. Cos’era stato? Non lo so e non mi curo di saperlo. So soltanto che e meglio non toccare quelle sporgenze verdi. Forse sono una trappola.»
Dopo l’incidente ripresero la marcia, e continuarono finche Arthur non decise di fermarsi. Si rifocillarono. Poi, l’Organizzatore dichiaro che era notte e tutti si prepararono a dormire.
Eric aveva appena preso sonno, o almeno cosi gli parve, quando fu improvvisamente destato da un grido dell’uomo lasciato di guardia. Anche gli altri si svegliarono. E quando videro che cosa aveva spaventato la sentinella, balzarono tutti in piedi, pallidi e tremanti.
A circa duecento passi di distanza, un Titanico, uno dei piu grandi che avessero mai visto, li stava guardando imperturbabile. Le massicce gambe grigie che sostenevano il corpo enorme erano divaricate, come quelle di un uomo che si soffermi a esaminare attentamente un fenomeno interessante. Il lunghissimo collo proteso ondeggiava lievemente avanti e indietro, cosicche la piccola testa dagli occhietti fissi cambiava continuamente posizione. I tentacoli che partivano dalla base del collo e che, come osservo Eric, erano lunghissimi e rosa pallido, ondeggiavano in sincrono con i movimenti del collo. Non sembrava che l’enorme creatura avesse intenzione di attaccare.
Dopo quell’unico grido, silenzio. Adesso, nessun suono, ne dai tremanti esseri umani, ne dal Titanico. Cosa voleva la terrificante creatura? Che cosa stava esattamente guardando? E che cosa stava passando per la sua mente?
D’un tratto, il Titanico si volto, allontanandosi nella luce abbagliante. Nonostante la mole, il pavimento vibrava appena sotto i suoi passi. Gli uomini rimasero muti a guardarlo finche scomparve, poi si misero a blaterare tutti insieme, con voci stridule e isteriche.
«Walter!» disse Arthur che, a quanto pareva, non aveva perso la calma. «Cosa ne pensi? Cosa succedera?»
Tutti si voltarono verso Walter. «Non lo so» rispose l’Armaiolo. «Non ho mai visto un Titanico comportarsi cosi.»
14
In seguito all’accaduto si tenne un consiglio di guerra per decidere se, date le circostanze, si dovessero cambiare i piani. I membri del consiglio erano tre: Arthur l’Organizzatore, in veste di presidente; Walter l’Armaiolo, perche era l’unico che si fosse avventurato in quella zona prima di allora e il membro piu anziano della spedizione; e un vecchio singolarmente vivace che rispondeva al nome di Manny l’Artigiano, scelto, almeno cosi pareva, solo in considerazione dell’eta.
«Possiamo decidere sia di proseguire sia di tornare indietro» disse Arthur. «Tornare significa che abbiamo fallito il nostro scopo ultimo. Se proseguiamo, dobbiamo aspettarci il peggio.»
Walter spostava continuamente il peso del corpo da una gamba all’altra, dimostrando cosi la sua impazienza. «Certamente ci aspettano, e ci avranno preparato una bella accoglienza» disse.
«E probabile. Ma puo anche darsi di no» continuo l’Organizzatore. «Il modo di pensare dei Titanici e diverso dal nostro. Percio non abbiamo motivi per credere che reagiscono come reagiremmo noi. Puo darsi che quello che abbiamo appena visto ci abbia osservato solo per curiosita, e adesso non pensi gia piu a noi. Il modo tranquillo con cui se n’e andato rafforza, secondo me, questa ipotesi. Questo e un aspetto che dobbiamo considerare seriamente.»
«E allora io dico che dobbiamo proseguire» disse Walter.
«Del resto, non abbiamo altra scelta» disse il vecchio Manny. «Se torniamo senza nuove armi che ci diano la possibilita di lottare e vincere, resteremo dei Fuorilegge per tutta la vita. E, secondo me, non vale la pena di vivere cosi. Sono convinto che anche gli altri la pensano allo stesso modo. Quindi, andiamo avanti.»
Arthur volle conoscere il parere dei due abitatori dei cunicoli di superficie: «Tu cosa ne dici, Eric?»
Con tutta la dignita di cui era capace, dato che quella era la prima volta che un consiglio di anziani nchiedeva la sua opinione, il giovane rispose: «Credo che dovremmo proseguire come avevamo progettato.»
«Puoi dircene i motivi?»
