«Ti diro io cosa ce ne facciamo, Walter» spiego brusco. «La Causa ha bisogno di loro. Se le tribu dei cunicoli di superficie sono con noi, restano aperte le vie di rifornimento in territorio titanico. Inoltre, abbiamo bisogno del maggior numero possibile di guerrieri. Tutte le tribu devono essere dalla nostra, se vogliamo che la Scienza titanica diventi la religione predominante nei cunicoli, e se vogliamo evitare il fiasco dell’ultima insurrezione. Gli uomini dei cunicoli di superficie sono necessari in quanto abili corridori, capaci di procurare le materie prime. Quelli dei cunicoli interni sono necessari per la loro abilita di artigiani e perche sono piu progrediti. Insomma, in questo momento abbiamo bisogno di tutti.»
L’uomo che rispondeva al nome di Walter depose il lavoro e ribatte: «Ti diro io di cosa abbiamo soprattutto bisogno. Abbiamo bisogno di ben altro che di questi barbari dei cunicoli di superficie. Ho detto che sono piu o meno come i selvaggi, e lo ripeto. Invece, la Gente di Aaron… se la Gente di Aaron fosse con noi, allora si…»
La faccia dell’Organizzatore s’incupi. Gli era tornato alla memoria uno dei suoi progetti piu importanti, conclusosi con un disastro. «Quegli snob» mormoro. «Quei bastardi egoisti e. schizzinosi. Accidenti a loro! Stammi bene a sentire, Walter. Se davvero sei convinto che non ci sia differenza tra le tribu dei cunicoli e i Selvaggi dell’esterno, affronta un branco di Selvaggi, la prima volta che faranno irruzione nei cunicoli, e prova ad avviare un dialogo con loro. Sai cosa succedera?»
«Se lo mangeranno crudo» dichiaro un altro. «Lo faranno a pezzetti e se lo mangeranno crudo. Un pezzetto di Walter l’Armaiolo per uno.»
Tutti risero, e anche Eric, dopo un attimo di esitazione, fece eco alle risate, anche se poco convinto. Aveva sentito parlare anche lui dei Selvaggi, che di tanto in tanto si riversavano a orde nei cunicoli da un posto sconosciuto genericamente definito “l’Esterno”. Erano cannibali indisciplinati, sanguinari, che grugnivano invece di parlare… Ma lui aveva sempre creduto che si trattasse di leggende. Veri o leggendari che fossero, pero, era un insulto essere paragonati a loro.
E la Gente di Aaron, che era mai? Se gli Stranieri, molli e poco coraggiosi com’erano, li definivano snob e schizzinosi, chissa che razza di gente erano. Eric non riusciva nemmeno a immaginarselo.
D’un tratto, senti il pavimento vibrare sotto i suoi piedi, e per poco non cadde. Riusci tuttavia a mantenersi in equilibrio, mentre l’aria risonava di tonfi pesanti, ritmati. «Cos’e?» chiese ad Arthur gridando per farsi sentire sopra quel fracasso assordante. «Cosa succede?»
«Non hai mai sentito camminare un Titanico prima d’ora?» ribatte incredulo l’Organizzatore. «Ma gia… Questo e il tuo primo Furto. E un Titanico, ragazzo mio, un Titanico che e entrato nella sua dispensa a fare non so cosa. Dopo tutto, e nel suo pieno diritto» aggiunse con un sorriso, «visto che la dispensa gli appartiene. Noi siamo solo dei… diciamo visitatori.»
Eric noto che nessuno di loro aveva l’aria preoccupata. Trasse un profondo respiro e torno a deporre la lancia che si era affrettato a impugnare. Come tremavano il pavimento e le pareti! Che creatura enorme, fantastica, doveva essere il Titanico.
Alzo gli occhi al soffitto piatto del cunicolo, e chiese ad Arthur l’Organizzatore: «Dove ci troviamo? E strano, questo posto, molto diverso, come materiale e struttura, dai nostri cunicoli.»
L’altro scrollo le spalle. «Ci troviamo nell’interno di uno dei loro mobili» spiego. «Non so che mobile sia ne a cosa serva. Noi ci troviamo in una delle cavita che loro lasciano sempre alla base di tutti i mobili, non so perche. Penso che lo facciano per renderli piu leggeri e piu facilmente spostabili.» Ascolto un momento mentre l’eco dei passi titanici si allontanava fino a svanire, e poi continuo: «Veniamo al sodo. Eric, questo e Walter l’Armaiolo della gente Maximilian. Walter, che arma hai per la tribu di Eric?»
«Non vorrei dare proprio niente a una tribu dei cunicoli di superficie» protesto l’altro. «Nonostante tutte le spiegazioni, non capiscono mai niente e sbagliano sempre… Ma vediamo un po’. Questa dovrebbe essere abbastanza semplice.»
Frugo nel mucchio di strani oggetti che gli stava davanti e afferro una specie di pallottola di sostanza rossa, gelatinosa.
«Devi limitarti a strappare un pezzetto con la punta delle dita» spiego. «Un pezzettino, non di piu. Poi sputaci sopra e lancialo. Bada bene di liberartene appena ci hai sputato sopra. Sei capace di ricordartene?»
«Si.» Eric prese la palla rossa e la guardo perplesso. Mandava un odore strano, irritante, che pizzicava il naso. «Ma cosa succede dopo? Come funziona?»
«Non pensarci» gli disse Arthur l’Organizzatore. «Sapra tuo zio cosa farne. Tu hai commesso il furto di terza categoria e hai il tuo Ricordo dei Titanici. Una cosa che nessuno della tua tribu ha sicuramente mai visto. E di’ a tuo zio di portare la sua banda nel mio cunicolo dopo tre periodi di riposo a partire dal prossimo. Sara l’ultima volta che c’incontreremo prima del grande giorno. Digli che i suoi uomini portino le armi che riusciranno a racimolare.»
Eric annui. Non si raccapezzava piu. Succedevano troppe cose strane.
Osservo Arthur l’Organizzatore che era occupato ad aggiungere un altro simbolo alla tavoletta tutta coperta di strani segni. Quella era una delle altre usanze degli Stranieri, resa necessaria dalla loro poca memoria, cosi inferiore a quella dell’Umanita.
L’Armaiolo gli si avvicino mentre lui riponeva la palla rossa nella bisaccia. «Non c’e niente di bagnato, li dentro?» chiese, frugando fra gli oggetti contenuti nella sacca. «Non c’e acqua? Ricorda che non devi assolutamente bagnare questa sostanza.»
«L’Umanita conserva l’acqua nelle borracce» spiego seccato Eric, indicando la borraccia che portava appesa alla cintura. «Non crederai che la teniamo nella bisaccia mescolata alle provviste.»
Arthur l’Organizzatore lo accompagno fino allo sbocco del cunicolo. «Non fare caso a Walter» disse. «E convinto che nessuno, all’infuori di lui, sia capace di maneggiare le armi che riesce a sottrarre ai Titanici. Adesso sara bene che ti rinfreschi un po’ la memoria circa la strada che devi seguire. Non voglio che tu ti perda.»
«Non mi perdero» rispose freddamente Eric. «Ho un’ottima memoria e, per tornare, mi basta seguire al contrario le istruzioni di mio zio. E poi ricorda che io sono Eric l’Occhio. Non posso perdermi.»
Si sentiva molto fiero di se, mentre si avviava di buon passo senza voltarsi. Ma l’ultimo commento che udi alle sue spalle: «Come sono permalosi, questi primitivi!» non manco di ferirlo profondamente. Gliel’avrebbe fatta vedere lui, prima o poi, a quegli snob smidollati, che cosa voleva dire essere uomini!
Rifece il percorso, sempre rimuginando fra se, e stava per iniziare l’ultimo tratto allo scoperto, lungo il muro, quando il pavimento ricomincio a tremare forte, strappandolo a forza dai suoi pensieri. Si fermo trasalendo, paralizzato dalla paura.
Era allo scoperto, e stava avvicinandosi un Titanico!
6
Lontanissimo, in quella distanza che dava le vertigini, scorgeva un lunghissimo corpo grigio, corrispodente alle descrizioni sentite fin dall’infanzia, piu alto di cento uomini messi uno sull’altro, con le gambe grigie piu grosse di due uomini uniti insieme. Ebbe appena il tempo di dargli un’occhiata, prima che il panico si impadronisse di lui.
Per fortuna riusci a controllarsi quel tanto che gl’impedi di mettersi a correre allontanandosi dal muro. Ma, probabilmente, non lo fece solo perche, altrimenti, sarebbe andato direttamente verso il Titanico.
Poi, in un momento di lucidita, ricordo che la porta non doveva essere lontana. Non distava piu di trenta, trentacinque passi. E la, era la salvezza. La lo aspettavano suo zio con la banda, e i cunicoli, cosi stretti, cosi bui, cosi sicuri.
Eric parti come una freccia correndo come non aveva mai corso in vita sua, piangendo, quasi, per lo sforzo, ma ricordandosi tuttavia di non fare rumore, di stare sempre attaccato al muro, di non guardare in alto. Secondo guanto gli avevano insegnato, la vista e l’udito del Titanico, a quella distanza, non erano cosi acuti da potere percepire la sua presenza.
E finalmente ecco la porta. Era chiusa! La lastra era stata rimessa al suo posto, e con orrore incredulo, Eric rimase a fissare la sottile linea curva disegnata sulla parete che stava a indicare il punto in cui la lastra era stata incastrata. Una cosa simile non era mai successa prima!
Eric batte freneticamente sulla porta coi pugni chiusi. Ma avrebbe fatto abbastanza rumore da essere udito dalla parte opposta di quella pesante lastra? E se invece tutto quel bussare fosse servito solo a richiamare
