niente di cosi incredibilmente alto ed esteso.
Dopo un poco, torno ad aprire gli occhi, badando bene a tenere lo sguardo fisso sul buio che lo circondava, rischiarato appena dal chiarore giallastro della sua lampada. Riusciva a distinguere le pareti di quel cunicolo cosi diverso dagli altri, quelle pareti che, invece di essere ricurve formando un tutto unico dal pavimento al soffitto, si staccavano da essi ad angolo retto.
Che spazio poteva essere? Apparteneva anch’esso ai Titanici?
Doveva dare un’altra occhiata alle sue spalle, all’aperto. Un’occhiata rapida. Dopo tutto, lui era l’Occhio, e un Occhio deve essere in grado di guardare tutto. Doveva dare un’altra occhiata, ma con molta, molta cautela.
Eric si volto ancora una volta, aprendo pian piano gli occhi e serrando forte i denti per impedirsi di urlare. Ma anche cosi riusci a stento a trattenere un grido. Richiuse in fretta gli occhi, aspetto un momento, e poi li riapri. Poco a poco, facendo uno sforzo immane, riusci a guardare in quell’immenso spazio bianco e abbacinante senza perdere il dominio dei nervi. Era uno spettacolo sconvolgente, incredibile, tuttavia si costrinse a guardare.
La distesa era enorme, correva a perdita d’occhio. Uno spazio incredibile, immerso in quella luce bianca, e del quale non si scorgeva la fine. Ma si, invece. Aguzzando lo sguardo Eric riusci a vedere dove finiva: laggiu, in fondo in fondo, c’era un muro immane, una costruzione gigantesca che partendo dal pavimento s’innalzava all’infinito.
E in quello spazio immenso erano sparsi degli oggetti. Oggetti enormi che solo l’immensita di quella spianata faceva sembrare piccoli, oggetti enormi e di fattura mai vista, incredibilmente estranei, tutti tranne alcuni. Eric aveva spesso sentito descrivere quegli oggetti dai guerrieri che tornavano da una scorreria in territorio titanico. Erano come enormi bisacce, prive pero di cinghie. E ciascuna di esse conteneva quantita di cibo sufficiente a sfamare l’Umanita intera per un incredibile numero di anni. Le armi degli uomini non erano abbastanza robuste per praticare aperture sul fondo di quelle bisacce, perche in quel punto il materiale di cui erano fatte era durissimo. Ma gli uomini si arrampicavano su di esse finche il materiale, a meta altezza, opponeva minor resistenza, e vi praticavano un foro attraverso il quale afferravano manate del cibo contenuto nell’interno. Poi ridiscendevano con cautela e portavano il bottino alle donne che coi loro riti magici riuscivano a distinguere quali cibi andavano bene per l’Umanita e quali no. Se avesse scelto la prima categoria, Eric avrebbe dovuto commettere un Furto simile.
Invece il Furto che doveva compiere non era normale. Era di terza categoria. Ricordi dei Titanici.
Con un sospiro, Eric si volto incamminandosi nell’oscurita. Nel tenue chiarore della lampada noto che il cunicolo si allargava come aveva detto suo zio, e stette bene attento di avanzare in linea retta, voltandosi di tanto in tanto per allinearsi alla luce proveniente dall’apertura alle sue spalle. Finalmente lo spazio torno a restringersi, e lui si trovo in un altro cunicolo, sgradevolmente basso e angusto. Ma ecco una biforcazione. Con una sensazione di sollievo, Eric volto a destra, come gli aveva detto Thomas il Distruggitrappole.
Era arrivato.
C’erano molte lampade accese, e Stranieri: molti Stranieri. Tre, quattro… No, addirittura cinque! Erano tutti seduti in un angolo di quel basso e largo cunicolo quadrato. Tre stavano parlando animatamente fra loro. Gli altri due erano intenti a fare qualcosa con degli utensili che Eric non aveva mai visto.
Balzarono in piedi al suo arrivo, disponendosi a semicerchio di fronte a lui. Eric rimpianse di avere solo una punta di lancia leggera invece di due pesanti, con le quali avrebbe potuto sicuramente abbattere tutti e cinque gli Stranieri. Ma pur sentendosi in svantaggio si fermo davanti a loro con aria fiera, come si addiceva a un guerriero, pronto a scagliare la lancia.
Fu un momento di grande tensione, subito dissolta pero dall’intervento di uno degli Stranieri, un uomo di mezza eta, dai lineamenti decisi, che fece un passo avanti e disse con circospezione: «La salvezza prima di tutto?»
Eric comincio a rilassarsi. Quella era l’antica formula di saluto di pace, quando un guerriero ne incontrava un altro nel territorio titanico. Si esclamava “la salvezza prima di tutto” per significare che esistevano nelle vicinanze creature molto piu pericolose e spaventevoli degli esseri umani e come reciproco ammonimento di quanto si doveva soprattutto tenere presente in un posto tremendo come quello.
Eric pronuncio la risposta di rito: “La salvezza soprattutto”, per far capire in quel modo che intendeva osservare la tregua vigente in territorio titanico, per cui si mettevano da parte tutte le controversie individuali in nome della salvezza comune e della reciproca protezione contro i pericoli tremendi da cui erano circondati.
L’uomo di mezza eta accolse la sua risposta con un cenno di assenso. «Chi sei?» chiese. «Come ti chiami? A quale tribu appartieni?»
«Eric l’Unico.» Poi si affretto ad aggiungere: «Destinato a diventare Eric l’Occhio. Appartengo all’Umanita.»
«Me lo aspettavo. E uno dei nostri» disse l’uomo rivolgendosi ai suoi compagni che, poco dopo, tornarono alle loro occupazioni interrotte dalla comparsa di Eric. «Benvenuto, Eric l’Unico dell’Umanita. Deponi la lancia e vieni a sederti con noi. Io sono Arthur l’Organizzatore.»
Eric infilo la punta di lancia nel supporto di cinghie intrecciate che portava sospeso alla spalla, ed esamino lo Straniero.
Arthur l’Organizzatore aveva pressappoco l’eta di suo zio, ma era meno robusto, sebbene i suoi muscoli fossero abbastanza ben sviluppati. Indossava le fasce lombari del guerriero e, come se queste non bastassero, altre cinghie intorno al petto e alle spalle. Ma non portava bisaccia, come usava spesso fra gli Stranieri. Altra usanza degli Stranieri era la cinghia che teneva legati i capelli dietro la testa, mentre di solito i guerrieri li lasciavano sciolti. Per di piu, le fasce e le cinghie erano decorate con curiose incisioni ornamentali, indizio della mollezza degli Stranieri.
Tuttavia doveva riconoscere che l’uomo che gli stava di fronte era un capo, dotato di un piglio sicuro, superiore perfino a quello di Thomas il Distruggitrappole, capitano della banda piu forte dell’Umanita. Anche l’altro lo stava studiando con occhio attento, catalogandolo, e pensando certo di servirsi di lui per qualche progetto. Bastava guardarlo, infatti, per capire che Arthur l’Organizzatore era un uomo con la testa piena di progetti destinati a raggiungere un determinato scopo.
Con gesto amichevole Arthur prese Eric per un braccio e lo porto con se verso il gruppo degli altri seduti a parlare o a lavorare. Quello non era un cunicolo tribale, sembrava piuttosto un «tempio in esilio», il quartier generale di una nuova fede. Gli uomini seduti per terra a lavorare sarebbero diventati un giorno i sacerdoti che avrebbero diffuso quel credo fra le genti. E Arthur l’Organizzatore ne sarebbe stato il Pontefice Massimo.
«Ho conosciuto tuo zio qualche tempo fa» disse Arthur a Eric, «quando venne nei nostri cunicoli nel corso di una spedizione commerciale. Uomo di prim’ordine, tuo zio. Un vero progressista. Ha partecipato regolarmente alle nostre riunioni segrete, e nel grande cunicolo che scaveremo ci sara un posto importante per lui. Sara uno dei capi del nuovo mondo che stiamo costruendo. Mi ricorda molto tuo padre. Ma anche tu gli assomigli, ragazzo mio.»
«Hai conosciuto mio padre?»
Arthur l’Organizzatore annui sorridendo. «Molto bene. Avrebbe potuto diventare un grand’uomo. Ha dato la vita per la Causa. Un uomo davvero indimenticabile, tuo padre… Ma parleremo a lungo di lui, in un’altra occasione. Adesso devi tornare al piu presto da tuo zio.»
Prese una tavoletta ricoperta di segni strani e l’esamino alla luce di una lampada.
«Cosa ne dici?» stava sussurrando intanto uno dei tre intenti al lavoro a uno dei compagni. «Gli ha chiesto di che tribu e, e lui ha risposto “Umanita”. Umanita!»
L’altro sghignazzo. «E una tribu dei cunicoli di superficie. Tutte le tribu di superficie si chiamano cosi. Secondo quei primitivi, solo loro sono esseri umani. E sai come chiamano le tribu dei cunicoli dell’interno? Stranieri. Ai loro occhi non c’e molta differenza fra noi e i Titanici.»
«Proprio quello che dicevo. Sono dei Selvaggi con le idee strette. Autentici Selvaggi. Cosa ce ne facciamo di gente simile?»
Arthur l’Organizzatore guardo prima Eric, poi lancio un’occhiata penetrante all’uomo che aveva parlato per ultimo.
