La colonia norglana, come pensava Bernard, rappresentava il bacino di coltura da cui i virus sarebbero dilagati per diffondere il mostro corruttore della civilta: fino a che ogni centimetro quadrato di quella terra vergine non fosse stato invaso dai colonizzatori. Allora, quel mondo selvaggio sarebbe diventato stato identico alla Terra, civilizzato fino all’ultima particella di terreno. Bernard scosse la testa in silenzio. Pur avendo coscienza che il morbo della civilta terrestre non era da meno di quello norglano, non poteva accettare l’imposizione degli alieni. Siamo tutti corruttori penso, e allora, perche proprio noi dobbiamo cedere un intero Universo di mondi ancora intatti ai Norglani? Un giorno o l’altro, infatti, i mondi nuovi del sistema terrestre sarebbero diventati vecchi, ci sarebbero stati grattacieli anche su Betelgeuse XXIII e su tutti i pianeti, fino alla saturazione, fino all’ingorgo, fino all’invivibilita senza scampo… oltre l’orrore della decadenza. Senza scampo perche l’Uomo non avrebbe piu trovato pianeti di sfogo, nuovi spazi su cui distribuirsi. Nuovi stimoli. Allora l’Uomo avrebbe assistito impotente alla propria agonia e in breve da soggetto conquistatore sarebbe diventato oggetto di conquiste. Magari da parte dei Norglani stessi.

No! si disse con violenza Bernard. Meglio trascinare alla rovina i due imperi lanciandoli in una guerra sanguinosa, piuttosto che cedere i nostri diritti ai Norglani!

Faceva gia molto caldo quando gli scivoli terrestri raggiunsero il limitare della colonia avversaria.

I «verdi» erano al lavoro senza posa. I Terrestri si avviarono tutti insieme verso il centro della colonia, con Bernard, Laurance e Stone alla testa. I «verdi», ormai, non badavano piu a loro. Ma un «azzurro», che Bernard riconobbe come Zagidh si fece incontro agli ospiti.

«Essere tornati» constato Zagidh, glaciale.

«Si, vogliamo parlare di nuovo con Skrinri e Vortakel. Avvertiteli che siamo qui.»

Zagidh agito le snodatissime braccia. «Kharvish essere andati.»

«Andati?»

«Noi-loro detto noi-io loro non parlare piu con voi-loro, capito?» disse Zagidh.

Stone si acciglio, tentando di orientarsi nella complessita di pronomi usati dal norglano. «Noi non abbiamo finito di parlare con i kharvish» dichiaro. «Portateli qui, come avete fatto ieri.»

Le braccia di Zagidh continuarono a oscillare. «Non potere. Noi-loro non volere parlare con voi-loro. Piu.»

Dal fondo del gruppo venne la voce amara di Dominici. «Ci hanno dato l’ultimatum e adesso se ne sono andati. Noi perdiamo il nostro tempo a discutere con quel muso azzurro. Possibile che vi facciate ancora delle illusioni?»

«Zitto» lo ammoni Bernard. «Non dobbiamo ancora darci per vinti.»

Con pazienza, Stone tento diversi altri approcci. Ma il risultato era sempre il medesimo. Skrinri e Vortakel se n’erano andati, erano tornati sul pianeta madre, non avevano piu niente da dire ai Terrestri. No, Zagidh non li avrebbe richiamati una seconda volta. Perche doveva farlo? Tutto era chiaro, ormai. Skrinri aveva ordinato ai Terrestri di non colonizzare altri mondi. C’era forse bisogno di altre spiegazioni?

«Ma non capite che sara la guerra tra Terrestri e Norglani?» disse Stone, esasperato. «Molti innocenti moriranno per la vostra cocciutaggine! Dobbiamo assolutamente parlare con i vostri Kharvish!»

Zagidh agitava le braccia sempre piu in fretta. Quel gesto doveva essere un sintomo di profonda irritazione. «Avete detto parole loro avere detto a me di dire. Ora devo lavorare. Andate via. I Kharvish non tornano indietro.»

Con un ultimo agitare frenetico delle braccia, Zagidh schizzo via, e immediatamente comincio a urlare ordini e istruzioni a un gruppo di «verdi» che trascinavano attraverso la radura un ingombrante meccanismo. I Terrestri, ignorati, rimasero in disparte, sotto il sole cocente, mentre la costruzione della colonia procedeva a ritmo febbrile.

«Penso che non ci sia altro da fare» osservo rassegnato Bernard. «Ormai, e fatta. Puo darsi che abbiano parlato solo per intimidirci, comunque non hanno intenzione di ritrattare alcunche.»

«Che roba! I principi non possono perdere tempo a discutere con noi!» disse Dominici. «Andate via, Terrestri, ci state seccando! S’e mai sentito… Ma questi la guerra la vogliono davvero!»

«Be’, potrebbe anche essere il loro vero obbiettivo» osservo Stone. «Oppure pensano che noi si sia piccole creature obbedienti, disposte a restare entro limiti che ci hanno assegnato.»

«Tutto questo rappresenta la giusta punizione per il nostro orgoglio» dichiaro Havig. «Per troppo tempo ci siamo creduti soli nell’Universo. L’Uomo, da sempre, tende a confondere la sua piccola potenza con l’immensa onnipotenza di Dio. Le sue illusioni, le sue fantasie diventano arroganza e infine crollano come la Torre di Babele quando scopre di non essere solo nel grande disegno dell’Universo.»

Laurance interloqui in tono pacato:

«Penso, signori, che dovremmo fare rotta per la Terra. Oppure volete tentare di parlare ancora una volta con Zagidh?»

Bernard scosse la testa. «Non sapremmo proprio cos’altro dirgli.»

«Possiamo benissimo andarcene» concluse tristemente Stone. «Ormai, siamo arrivati a un punto morto. Tocca all’Arconato decidere sul da farsi, non a noi.»

Tornarono alle slitte, e lentamente abbandonarono l’accampamento norglano. Voltandosi per guardare, Bernard si accorse che nessuno li seguiva con lo sguardo. Ai Norglani non importava proprio niente di loro.

Gli scivoli procedevano attraverso i pianori ondulati, e lungo il sentiero ormai sgombro che, attraverso i boschi conduceva all’astronave. Bernard aveva la sensazione che il suo cuore fosse di pietra. Rabbrividiva al pensiero di cio che avrebbero detto al Tecnarca, di li a un paio di giorni. McKenzie sarebbe andato su tutte le furie. Probabilmente la galassia sarebbe stata sconvolta dalla guerra entro pochissimo tempo: il tempo necessario cioe a produrre in serie un numero sufficiente di astronavi a velocita ultra-luce.

«E cosi sara la guerra» disse Stone, riflettendo a voce alta. «E, a pensarci bene, non sappiamo nemmeno contro chi combattiamo.»

«Ne loro sanno chi siamo noi» disse Laurance. «Questa sara una guerra di ciechi che si azzuffano nel buio. Il nostro obiettivo principale sara quello di trovare Norgla, il loro di scoprire dov’e la Terra.»

«Sempre che dispongano anche loro di navi a velocita ultraluce» disse Bernard. «altrimenti, non saranno mai in grado di colpirci, mentre noi potremo colpire loro.»

«Se cosi fosse, questo ci concederebbe un indubbio vantaggio iniziale» disse Laurance, «ma ho la sensazione precisa che i Norglani conoscano gia la VUL…, o qualcosa di simile, altrimenti, non credo che affronterebbero una guerra cosi, a cuor leggero.»

Dal sedile anteriore dello scivolo, Clive ridacchio. «Pensate, avremmo potuto andare avanti per migliaia di anni senza mai imbatterci in questi Norglani della malora. Se non avessimo costruito la VUL-XV, se non ci fossimo imbattuti proprio in un pianeta occupato dai Norglani, se il Tecnarca non avesse deciso di negoziare in vista di un eventuale conflitto…»

«Quanti «se»!» disse Bernard.

«Tutti validi» ribatte Clive. «Se avessimo badato ai fatti nostri e avessimo continuato a espanderci a ritmo normale, niente di tutto questo sarebbe accaduto.»

«Dichiarazioni del genere potrebbero configurare il reato di alto tradimento, tanto piu se fatte da un militare in servizio attivo» disse Stone rivolto a Laurance.

«Lasciatelo parlare» replico il comandante stringendosi nelle spalle. «Finora abbiamo sempre ascoltato gli Arconti, e che risultati abbiamo ottenuto? Siamo di nuovo alle soglie di una guerra: quella stessa guerra che l’Arconato aveva dichiarato di voler abolire, percio…»

«Laurance!» scatto Bernard, esterrefatto.

Laurance sorrise. «Volete denunciare anche me per alto tradimento? D’accordo, impiccatemi insieme a Clive. Ma questa, per tutti i diavoli, sara una guerra voluta dal Tecnarca McKenzie. E dovrete combatterla, vi piaccia o no. E non e escluso che sia proprio l’Arconato a rimetterci le penne.»

10

Le parole di sfida di Laurance risuonavano nella mente di Bernard mentre questi saliva sull’astronave e si dirigeva verso la cabina passeggeri in attesa del decollo. Non accadeva spesso di sentire esprimere apertamente un

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