Anche per me nessun colpo azzeccato. Pero anche qui tre associazioni molto strette, tre su dieci: spiaggia tropicale e paesaggio assolato, il ponte George Washington e il Monumento a Washington, la sopraelevata nell’ora di punta e l’alveare; il denominatore comune era rispettivamente: il sole, George Washington, un’intensa attivita frenetica. Alla fine ci illudemmo considerandole strette associazioni piuttosto che coincidenze. Riconosco che io per tutto il tempo annaspai al buio, indovinando piu che leggendo, eppure anche cosi avevo un poco di fiducia nella qualita delle nostre risposte. Ciononostante quelle collusioni, probabilmente casuali, di immagini, stuzzicarono la nostra curiosita: qui c’e qualcosa, forse, tu cominciasti a dire. E andammo avanti.
Variammo le condizioni per la trasmissione del pensiero. Tentammo di farlo nell’oscurita piu assoluta, una stanza appartata. Tentammo con la luce accesa, tenendoci per mano. Tentammo mentre facevamo all’amore: entrai in te e ti tenni tra le mie braccia e pensai con forza a te, e tu pensasti con forza a me. Tentammo sotto l’effetto dell’alcool. Tentammo a digiuno. Tentammo sotto condizione di lunga privazione del sonno, sforzandoci di stare alzati nella speranza puramente aleatoria che le menti barcollanti per la fatica potessero permettere agli impulsi mentali di scivolare attraverso le barriere che ci separavano. Avremmo tentato anche con droghe e acido, pero non pensavamo molto all’acido nel ’63. Cercammo in una decina di altri modi di aprire i condotti telepatici. Forse tu ricordi ancora i particolari; l’imbarazzo li ha cancellati via dalla mia mente. So che lottammo con il nostro futile progetto notte dopo notte per piu di un mese, mentre il tuo interesse aumentava, si faceva evanescente e sfumava di nuovo, trasportandoti attraverso tutta una serie di fasi, dallo scetticismo al freddo interesse distaccato a un indubbio fascino fino all’entusiasmo, poi alla consapevolezza di un fiasco inevitabile, a un senso dell’impossibilita della nostra meta, per cedere infine alla stanchezza, alla noia, alla rabbia. Io non mi accorsi di nulla: pensavo che tu fossi concentrata sul lavoro come lo ero io. Invece quello aveva smesso di essere sia un esperimento sia un gioco; ormai per te era soltanto una ricerca ossessionante, e parecchie volte in novembre chiedesti se potevamo smettere. Tutto questo leggere nel pensiero, dicevi, ti lasciava con spaventosi mal di testa. Io, pero, non potevo lasciar perdere, Kitty. Ribattei alle tue obiezioni e insistetti perche andassimo avanti. Ero intestardito, ero duro, ti intimidii spietatamente obbligandoti a cooperare, ti tiranneggiai in nome dell’amore, mirando sempre a quella Kitty telepatica che avrei prodotto. Ogni dieci giorni, forse, qualche ingannevole barlume di apparente contatto riportava a galla il mio idiota ottimismo. Noi
All’inizio di novembre Nyquist diede uno dei suoi occasionali party con cena, facendosi mandare i cibi da un ristorante di Chinatown che prediligeva. I suoi party erano sempre brillanti; rifiutare l’invito sarebbe stato assurdo. Percio alla fine fui costretto a esporti a lui. Per piu di tre mesi ti avevo tenuta lontana da lui, piu o meno deliberatamente, sfuggendo il momento del confronto, una vigliaccheria di cui non mi ero pienamente reso conto. Arrivammo in ritardo: tu eri lenta a prepararti. Il party era gia cominciato, quindici o sedici persone; molti erano celebrita, anche se non per te, perche cosa ne sapevi tu di poeti, compositori, romanzieri? Ti presentai a Nyquist. Lui sorrise e sussurro un complimento sdolcinato e ti diede un bacio blando, impersonale. Apparivi timida, quasi timorosa nei riguardi di lui, della sua schiettezza e dolcezza. Dopo un brevissimo scambio di parole se la filo per andare ad aprire la porta. Un po’ piu tardi, mentre stavamo prendendo il nostro primo drink, io gli piantai in testa un pensiero.
— Be’? Che ne pensi di lei?
Lui, pero, era troppo occupato con gli altri ospiti per entrare in contatto con me e non colsi nessuna risposta alla mia domanda. Dovevo cercare la soluzione per conto mio nella sua stessa testa. Mi inserii (mi lancio un’occhiataccia attraverso la stanza, ben comprendendo quello che stavo facendo) e andai alla caccia di informazioni. Strati di porcherie da stalliere coprivano i suoi livelli superficiali; simultaneamente stava offrendo da bere, sostenendo una conversazione, facendo segno che era tempo che gli strudel fossero serviti, e intimamente stava scorrendo la lista degli ospiti per vedere chi doveva ancora arrivare. Tagliai corto superando questa roba e in un attimo trovai il suo angolino dei pensieri su Kitty. Di colpo venni a sapere quello che volevo e temevo. Lui era capace di leggerti. Si. Per lui eri trasparente come chiunque altro. Soltanto per me eri opaca, per motivi che nessuno conosceva. Nyquist ti aveva penetrata istantaneamente, ti aveva valutata, si era formato il suo giudizio su di te, ed era li pronto perche io potessi esaminarlo: ti vedeva goffa, immatura, ingenua si, pero attraente e piena di charme (ecco come ti ha vista. Non sto affatto tentando, per mie ragioni personali, di renderlo piu critico nei tuoi riguardi di quanto sia stato in realta. Tu eri molto giovane, non eri per niente sofisticata, e lui lo vide). La scoperta mi lascio di ghiaccio. La gelosia si incrosto in me. Il lavoro massacrante che avevo fatto per tante settimane per arrivare a te, tutto da buttare via; mentre lui poteva cosi facilmente penetrare nel tuo intimo, Kitty! Immediatamente diventai sospettoso. Nyquist e i suoi scherzi maliziosi: era anche questo uno dei tanti? Era davvero capace di leggerti? Come potevo essere sicuro che non fingesse, a mio uso e consumo? Lui colse questo pensiero.
'Non ti fidi di me? E naturale che io legga nella sua mente.'
'Puo darsi di si, come puo darsi di no.'
'Vuoi che te lo provi?'
'Come?'
'Sta a guardare.'
Senza interrompere neanche per un attimo il suo ruolo di padrone di casa, entro nella tua mente, mentre la mia restava attaccata strettamente alla sua. E cosi, tramite lui, io ebbi la mia prima e unica visione del tuo intimo, Kitty, riflesso attraverso Tom Nyquist. Oh! Non era la visione di cui avevo bisogno, proprio per niente. Vidi me stesso attraverso i tuoi occhi tramite la sua mente. Fisicamente io apparivo, per quel che importa, meglio di quanto immaginavo di essere, le spalle piu larghe di quello che erano di fatto, il volto piu scarno, le fattezze piu regolari. Nessun dubbio che tu eri sensibile al mio corpo. Ma le associazioni emotive! Mi vedevi come un padre severo, un maestro di scuola arcigno, un tiranno brontolone. Leggi questo, leggi quello, metti alla prova la tua mente, ragazzina! Studia sodo per essere degna di me! Oh! E poi quel nucleo fiammeggiante di risentimento per i nostri esperimenti ESP: piu che inutili e dannosi, per te, una noia mastodontica, un viaggio nella pazzia, una fatica enorme, lacerante. Notte dopo notte essere tormentata da quel monomaniaco, io. Addirittura le nostre scopate infestate dalla folle ricerca del contatto mente-a-mente. Quanto eri disgustata di me, Kitty! Come mi consideravi mostruosamente pazzo!
Un attimo di rivelazione di questo tipo fu piu che sufficiente. Punto sul vivo, mi tirai indietro, allontanandomi rapidamente da Nyquist. Mi ricordo: stavi guardandomi allarmata, quasi sapessi a uno stadio subliminale che potenti energie mentali erano sprizzate attraverso la stanza, mettendo a nudo l’intimita della tua anima. Sbattesti le ciglia e le tue guance si arrossarono e buttasti giu un enorme sorso del tuo drink. Nyquist mi lancio un sorriso sardonico. Non riuscii a incrociare i suoi occhi. Ma anche allora opposi resistenza a quanto lui mi aveva rivelato. Non avevo gia visto strani effetti di rifrazione in precedenza, in collegamenti di questo tipo? Non era mio dovere dubitare dell’esattezza del suo quadro dell’immagine che ti eri fatta di me? Non poteva darsi che lui l’avesse oscurata e colorita, introducendovi maliziose distorsioni e ingigantendo alcuni particolari? Davvero ti avevo tormentato tanto, Kitty, o si trattava di semplice noia scherzosamente esagerata in vivido malessere? Non potevo accettare di averti annoiato a morte. Noi tutti tendiamo a interpretare gli avvenimenti secondo come piu ci piace vederli. Pero mi ripromisi di andarci piano, con te, in futuro.
Piu tardi, dopo che avemmo mangiato, ti scorsi che parlavi animatamente con Nyquist all’altro estremo della stanza. Tu eri leggera e frivola, come eri stata con me quella prima volta nell’ufficio di cambio. Immaginai che steste discutendo di me e che non fossero complimenti. Tentai di captare la conversazione passando attraverso Nyquist, pero al primo tentativo di sondaggio lui se la prese a male.
'Stai lontano dalla mia testa, d’accordo?'
Obbedii. Vi sentii ridere, troppo sonoramente, coprivate il mormorio della conversazione. Mi allontanai per parlare con un’agile piccola scultrice giapponese il cui seno piatto, bronzeo spuntava poco attraente da una guaina nera scollata. Stava pensando in francese, e le avrebbe fatto piacere che io le chiedessi di venire a casa con me. Io, invece, tornai a casa con te, Kitty, che te ne stavi seduta imbronciata e sgraziata accanto a me nel metro vuoto, e quando ti chiesi di che cosa tu e Nyquist avevate discusso, dicesti: — Oh! Stavamo soltanto prendendo in giro un po’ questo, un po’ quello. Stavamo soltanto divertendoci.
Circa due settimane piu tardi, in un chiaro frizzante pomeriggio autunnale, il presidente Kennedy fu ucciso a Dallas. Il mercato di borsa chiuse prestissimo subito dopo quel terribile assassinio e Martinson tenne chiuso l’ufficio, buttandomi fuori, intontito, sulla strada. Non riuscivo con facilita ad accettare che fosse vera quella successione di