giusto per dirglielo, ma sapeva che non ci sarebbe mai stato un momento giusto. 'Dwight' penso. 'Dwight Ericson. L’investigatore del Procuratore generale.' Charlie si sedette ad aspettarlo.
13
Trascorsero l’ora seguente aspettando. Di tanto in tanto qualcuno si alzava per andare in bagno, per prendere da bere o del caffe, sempre in compagnia di un agente dello sceriffo che li accompagnava fino alla porta. Le rare occasioni in cui qualcuno parlava, lo faceva a monosillabi. Piu volte Maddie aveva provato a prendere un libro, ma poi aveva finito sempre col riposarlo. Bruce camminava, si sedeva, si rialzava e ricominciava a camminare. Alexander si contorceva e si dimenava. Laura faceva degli schizzi, girava velocemente le pagine e riprendeva a fare schizzi. Sia Harry che Jake erano immobili e sembravano aver talmente compresso i loro sentimenti che nessuna molla avrebbe potuto sopportare tanta tensione.
Charlie faceva un solitario con le carte e li osservava tutti. Stavano ognuno per conto proprio, il piu possibile lontani l’uno dall’altro, come se avessero la percezione che uno sguardo o un contatto fossero sufficienti a innescare un’esplosione. L’elicottero era arrivato e dalla grande vetrata lo avevano visto volteggiare, fermarsi in un punto fisso, poi abbassarsi e scomparire in un crescendo di rumore, e infine ripartire. Ora non restava che aspettare l’investigatore speciale. Uno dei poliziotti guardava fuori dalla vetrata. Nessuno aveva avuto modo di chiedere a Charlie se intendeva parlare del gioco all’investigatore. Charlie raduno le carte, le mescolo e ricomincio il solitario.
Nella stanza si udi un leggero fruscio, come se avessero tirato un sospiro di sollievo collettivo, e finalmente fecero il loro ingresso due agenti statali in uniforme, piu una terza persona in borghese. L’uomo indossava dei jeans, e sopra a una maglietta un giubbotto color cachi. Harry e Jake si alzarono, ma furono zittiti dallo sguardo glaciale con cui passo in rassegna i presenti. Il suo sguardo si soffermo su Constance e in particola!' modo su Charlie che aveva osservato la scena comodamente appoggiato allo schienale della poltrona.
«Conosce gia gli altri» disse Jake. «Le presento Charlie Meiklejohn e sua moglie Constance Leidl. Sono… consulenti. Il capitano Dwight Ericson.» E termino le presentazioni.
Osservando il nuovo arrivato Constance si rese conto che Dwight Ericson avrebbe potuto essere un perfetto fratello minore per lei. Quanto sarebbe stato felice suo padre con un figlio cosi. Suo padre non aveva mai fatto intuire in alcun modo la sua delusione per non aver avuto un figlio maschio, ma aveva insegnato alle figlie maggiori a sciare e sparare, ad andare a cavallo e a mungere le vacche, e aveva insistito perche frequentassero l’universita e intraprendessero una carriera professionale. Gli sarebbe piaciuto un figlio come Dwight Ericson. Non aveva ancora quarant’anni, era alto piu di un metro e ottanta, aveva delle ampie spalle e una vita stretta. I capelli erano biondi come quelli di Constance e gli occhi dello stesso colore azzurro chiaro. Constance si sedette e osservo Charlie e il capitano annusarsi e girarsi intorno come due cani randagi, sebbene nessuno dei due si fosse mosso. Constance trattenne un sorriso.
Charlie annui. «Lei e un investigatore speciale?» Il tono della sua voce lasciava intuire che Dwight Ericson era troppo inesperto, troppo giovane e troppo ingenuo per la posizione che ricopriva. Charlie si alzo pigramente. «Sicuramente sapra gia tutto dei giochi e dei divertimenti che si sono svolti in questa casa la scorsa primavera, per cui e inutile ritornare sugli stessi argomenti. Ora pero c’e una terza vittima da prendere in considerazione. Gli hanno sparato?»
Ericson lo guardo attraverso le fessure degli occhi e annui.
«Credo sia meglio che scambiamo due parole» gli propose Charlie.
Ericson esito un istante, si volto e condusse Charlie nella biblioteca. Uno degli agenti statali resto con il gruppo e l’altro lo segui. L’uomo dello sceriffo se ne ando, mentre Charlie e Constance seguirono Ericson. Constance sapeva che tutti gli occhi erano puntati su Charlie, e che ognuno voleva chiedere cosa avrebbe raccontato dello stupido gioco a cui avevano accettato di partecipare alcuni mesi prima. Non c’era modo di rassicurarli sul fatto che aveva deciso di non parlarne. Se solo avessero ascoltato si sarebbero accorti che lo aveva gia detto chiaramente.
Nella biblioteca, Ericson si fermo davanti a un lungo tavolo e sembro quasi studiarlo con interesse. Poi si volto e guardo Charlie e Constance piu attentamente. «Meiklejohn. Lei si e occupato di quel caso di omicidio di Ashland, vero?»
Charlie annui.
«L’hanno coinvolta per indagare sulle due morti di maggio?»
«Per essere precisi, Milton Sweetwater e venuto a casa nostra e
Dwight Ericson si sedette e si strofino gli occhi. «Non la voglio ostacolare. Sa quanti abitanti ha l’Oregon? Quasi tre milioni, e si estende per un territorio enormemente vasto. Io sono l’investigatore speciale di questo stato, l’unico investigatore speciale. Sinceramente, Mr Meiklejohn, se mi potra essere utile, mi creda, accettero il suo aiuto.»
Charlie annui cordialmente. «Tre, quattro milioni, poco cambia, lei rimane comunque sott’organico. Io posso mostrarle come Gary Elringer, e forse altri, si sono spostati in questa dannata casa senza essere visti la notte dei due assassinii.»
«Allora mi hanno mentito dicendo che il computer ha registrato ogni loro movimento.» Sembrava risentito, come un bambino a cui era appena stato rivelato che Babbo Natale non esiste.
«Non del tutto, o quantomeno solo alcuni le hanno mentito.»
«E che mi dice della ferita d’arma da fuoco? Come sapeva che avevano sparato a Sweetwater?»
«Non lo sapevo» ammise Charlie. «E stata una deduzione logica. Ho detto allo sceriffo delle macchie di sangue sul ciglio della scogliera ma non ho visto assolutamente nessuna arma. Sweetwater era un uomo robusto e in buona forma. Mi e sembrato poco logico supporre che qualcuno lo abbia semplicemente spinto giu, che sia caduto o si sia buttato. La presenza delle macchie di sangue mi ha fatto capire chiaramente che le cose non sono andate cosi. Non rimaneva molto altro a cui pensare se non a una pistola.»
«Va bene. E in che modo riuscivano a spostarsi senza che il computer registrasse i loro movimenti?»
«La cosa migliore per spiegarglielo e farle vedere cosa abbiamo scoperto nell’ufficio di Gary» rispose Charlie. «L’idea e venuta a Constance, e stata lei a sospettare che Gary Elringer avesse un passaggio privato per entrare e uscire.»
Scesero nel seminterrato.
«Vede» disse Charlie poco dopo nell’ufficio di Gary «basta selezionare 'sala tv' nella
Ericson si avvicino, poi chiese bruscamente: «Avete toccato qualcosa?»
«No. Lo avevamo appena scoperto quando Beth e rientrata a casa annunciando il ritrovamento del corpo di Milton Sweetwater. Non abbiamo avuto molto tempo per fare delle indagini. C’e una porta sulla parete di fondo dell’ascensore» aggiunse a bassa voce «e il solo posto in cui la si puo aprire e al pianterreno, in corrispondenza dell’uscita dietro al grande freezer che porta nel piccolo corridoio dietro al bagno e allo spogliatoio. Da li ci vuole un attimo per arrivare nella sala idromassaggio o per uscire fuori attraverso la porta che si trova in corridoio.»
Ericson fece segno di avvicinarsi all’agente in uniforme. «Voglio che verifichiate subito se ci sono delle impronte digitali. Passate al vaglio tutto quanto nella stanza.»
Quindi si volto verso Charlie e Constance, mostrando la stessa considerazione per entrambi, e domando a Constance: «E stata un’intuizione o glielo ha detto qualcuno?»
«Penso che la maggior parte di loro sarebbe sorpresa da questa scoperta» disse Constance con un’aria assorta.
Quando entro il secondo agente si fecero da parte, e i due uomini si misero al lavoro nell’ascensore.
«Non lo sa ancora nessuno» disse Charlie. «Le ho detto che avevamo qualcosa per lei ed eccola qua. Forse vorrete rilevare le impronte anche su questo.» Tiro fuori dalla tasca il terzo computer avendo cura di reggerlo per l’estremita del sacchetto di plastica. Descrisse in che modo l’aveva ritrovato e spiego cosa erano in grado di fare i computer portatili.
All’improvviso Ericson sorrise e parve ringiovanito di molti anni. «Va bene. Cos’altro avete scoperto?»
«Tocca a lei» disse Charlie con un’aria seria. «Per caso uno dei due uomini e stato spostato, trascinato, buttato a terra violentemente… Insomma, capisce perfettamente a cosa mi riferisco, no?»
Constance sapeva che stavano giocando a un gioco che entrambi conoscevano. Per il momento nessuno dei due aveva intenzione di cedere di un millimetro, e continuavano a sondarsi a vicenda cercando di valutare fin dove potevano spingersi.
«No» rispose Ericson.
«Ne e sicuro?» gli domando Constance.
«Oh, si. Si cercano graffi, indumenti in disordine, segni sul pavimento o sulla moquette, lucido da scarpe, frammenti di tessuto e cose di questo genere.» Guardo Charlie ma non prosegui. «Naturalmente ci abbiamo pensato anche noi.»
Charlie annui. «Naturalmente.»
«E lei sa anche come funziona quell’aggeggio?» domando Ericson indicando il computer nel sacchetto di plastica.
«Ne hanno parlato ieri sera» disse Charlie. «Bruce Elringer era convinto che gli altri ne fossero a conoscenza, e in effetti hanno quasi ammesso che era cosi, o che quantomeno avrebbero dovuto saperlo, ma poi gli era sfuggito di mente.»
Ericson emise un suono aspro e gutturale, simile al ringhio di un animale. «Cos’e accaduto ieri sera?»
«Ho fatto delle domande, e per alcune ho anche ricevuto delle risposte, poi siamo andati tutti a letto. Io e Constance potremmo essere stati gli ultimi a vedere Milton Sweetwater. Stava facendo il giro della casa per spegnere le luci. Dubito che riuscira a saperne di piu dagli altri. E inutile metterli troppo sotto pressione finche non avremo stabilito l’ora del decesso. Sa gia qual e?»
Era una domanda ma anche un suggerimento, e assomigliava terribilmente a un ordine. Dwight Ericson lo studio ancora per qualche istante, poi si strinse nelle spalle. «Faremo il possibile.» Si avvio verso la porta, poi si fermo. «Vuole assistere agli interrogatori?»
Charlie scosse la testa. «Grazie. Mi riservo di accettare l’invito per un’altra occasione. Scommetto che chi ieri sera e rimasto in camera dira semplicemente di essere andato a dormire, e tutti affermeranno di non aver visto o sentito nulla.»
«Gia. Invece Bruce Elringer e Jake Kluge erano svegli e gironzolavano per casa» disse Constance. «E Bruce ha sostenuto di avere una pistola.»
Ericson inspiro e riprese a camminare. «Scommetto che ora e scomparsa.»
Charlie sorrise. «Le spiace se do un’occhiata in giro per conto mio?»
«Faccia pure. Dopo che avro finito al piano di sopra potremo sederci da qualche parte a bere una tazza di caffe, d’accordo? Ci vediamo piu tardi.»
Charlie rise piano. Non era esattamente una proposta ma piuttosto un suggerimento, se non addirittura un ordine. Charlie decise che Dwight Ericson gli andava a genio. Prese il braccio di Constance e le disse: «Andiamo sul tetto a prendere una boccata d’aria.»
Uscirono dall’ufficio e si diressero in fondo al corridoio, verso l’ascensore principale che si trovava a cinque, sei metri da quello segreto. Al primo piano la disposizione era uguale a quella del seminterrato: la porta dell’ascensore nella cabina armadio dell’appartamentino di Gary era collocata alla stessa distanza dall’ascensore principale, rispetto a dove si trovavano in quel momento. Charlie sapeva che sul tetto i due ascensori erano l’uno accanto all’altro. Voleva dare un’occhiata alle due porte anche li, voleva vedere come erano state camuffate dal momento che non aveva ancora avuto modo di esaminarle. La piccola costruzione sul tetto era una struttura di legno di sequoia. Charlie vi giro intorno lentamente, entro nella parte destinata a magazzino e vide dei mobili da giardino accatastati, parecchi tavolini, delle sedie a sdraio. Dall’interno non era affatto evidente che ci fosse anche un secondo ascensore. Dall’esterno il piccolo ascensore era altrettanto invisibile, la porta perfettamente mimetizzata nel rivestimento di legno delle pareti.
«Stai cercando qualcosa in particolare?» gli domando Constance dopo un istante. Charlie era inginocchiato e stava esaminando il legno.
«Se solo lo sapessi!» borbotto. «Credo che dovremo aspettare che gli uomini di Ericson finiscano i rilevamenti. Ti e venuta fame?»
