Mezz’ora piu tardi, Dwight guardava Constance con una sorta di reverenza e Charlie con rassegnazione. «Non puo essersi trattato semplicemente di un’intuizione» disse Dwight.

Non erano state rinvenute impronte ne sulla scrivania, ne sul tavolo da toeletta, ne sulle lampade o sugli interruttori, ne sui soprammobili di rame. Sul vetro invece avevano rinvenuto delle impronte piuttosto nitide, cosi come su varie superfici del bagno.

«Prima fai delle foto e poi svuota la stanza» disse Dwight al tecnico che stava ricercando le impronte. «Tutto quello che e trasportabile deve andare in laboratorio. Puoi lasciare qui il mobilio. Andiamo» disse poi a Charlie e Constance.

Nel grande corridoio fuori dalla stanza Charlie alzo una mano. «Non so voi, ma io ho intenzione di dirigermi al bar a bere qualcosa.»

«Mi piacerebbe poterlo fare» rispose Dwight con una sorta di ringhio. «Stasera magari.»

«A proposito di stasera» disse Charlie. «Tornera a Portland quando avra finito?»

«Il mio ufficio e la ma ho messo su bottega per un paio di giorni a Coos Bay, perche?»

«Avevo in mente una cena e uno scambio d’informazioni. Offriamo noi. Ci sta?»

«Mi sembra decisamente meglio di un McDonald’s.» Guardo l’ora e storse la bocca. «Facciamo alle sette e mezzo? Vi passo a prendere io.»

Sembrava che i poliziotti avessero terminato le ricerche nel giardino dell’atrio. Quando Charlie e Constance entrarono, Bruce li saluto dal bar con la mano e Maddie annui. Sul bancone c’era un vassoio con formaggio, piccoli salamini e cracker. Charlie si avvio verso il bar e fece segno a Constance di sedersi a un tavolo.

«Oggi ti faccio da cameriere» le disse allegramente. «Cosa desidera, signora?»

«Del vino, per favore. L’accesso alla spiaggia e di nuovo consentito?» domando a Maddie che pareva ben poco interessata al bicchiere di Martini che aveva in mano. La donna appoggio le labbra al vetro senza bere e riposo il bicchiere.

«Penso di si.» La voce di Maddie sembrava quella di una vecchia, era una voce roca, aspra, tremolante. «Secondo Harry i poliziotti non hanno trovato niente. Credo che siano ancora qui intorno da qualche parte.»

Charlie porto il vino e un piatto di stuzzichini, prese un salamino e ritorno al bar. Constance spalmo sul cracker del formaggio, un Brie molto cremoso. «Buono» disse, e con sua grande sorpresa si ritrovo a pensare a Brutus, uno dei loro gatti. Prima che lo trovassero era vissuto per le strade di New York e conosceva l’arte di arrangiarsi. Il suo cibo preferito era il Brie o qualunque altro formaggio che Charlie stesse mangiando. Per anni aveva tentato di far perdere al marito il vizio di lasciare il piatto di formaggio nel soggiorno. A New York costituiva un richiamo per un infinito numero di ospiti indesiderati, per questo Constance aveva preso l’abitudine di portare lei stessa il piatto del marito in cucina. Poi Brutus era arrivato nelle loro vite, e nel giro di una settimana Charlie aveva imparato a farlo da solo.

Constance si rese conto che era quella maledetta Smart House a farle venire voglia di tornare a casa, al caldo, dai suoi terribili gatti e da tutto cio che significava vita casalinga, senza l’odore di cloro che penetrava dappertutto, lo stucchevole profumo delle gardenie e dei fiori d’arancio…

«Eccovi qui!» esclamo Laura a voce troppo alta. La donna si avvicino al bar. «Se c’e un modo per mettere su un po’ di musica posso fornirla io.»

«Noi ce ne andiamo alla spiaggia» disse Charlie. «E da stamattina che cerco di fare una passeggiata. Forse questa e la volta buona.» Sollevo il bicchiere e ne verifico il contenuto. «Questo viene con me. Sei pronta?» Si alzo e tese la mano a Constance.

«Assolutamente si.» Constance guardo Maddie. «A proposito, non ceneremo qui stasera. Penso sia meglio passare in cucina ad avvertire Mrs Ramos.»

«L’avvertiro io» disse Maddie con quella sua nuova voce da anziana.

«Vi serviranno dei maglioni» urlo loro Laura mentre uscivano dall’atrio. «E questa in Oregon la chiamano estate! Mah!»

Alla fine del sentiero che scendeva alla spiaggia videro Beth e Jake camminare lentamente verso di loro. Beth aveva la testa china e le mani in tasca. Jake, a qualche metro da lei, avanzava in riva all’oceano tirando calci alla schiuma e ai detriti portati dall’acqua. L’uomo alzo lo sguardo e li saluto per primo. Subito dopo li scorse anche Beth, li saluto e allungo leggermente il passo.

«Tranquilli» disse loro Charlie quando si furono avvicinati. «Siamo venuti a fare una passeggiata, niente di piu.» Si guardo intorno soddisfatto. «Carino quaggiu.» Finsero tutti di non essersi accorti della presenza dei due uomini che proseguivano la ricerca dell’arma del delitto tra le asperita degli scogli, a mano a mano che la bassa marea si ritirava scoprendone una porzione sempre maggiore.

Jake annui. «Ci sono quasi due chilometri fino alla successiva barriera di scogli. Facendo avanti e indietro di corsa si coprono circa cjuattro chilometri, un bell’allenamento giornaliero.»

«Direi proprio di si» disse Charlie rabbrividendo leggermente. «Penso che faremo due passi prendendocela molto con calma.» Charlie era fermamente convinto che un adulto dovesse correre per sfuggire a una minaccia o per precipitarsi su un tesoro, e che in tutti gli altri casi dovesse semplicemente camminare. I bambini correvano solo perche riuscivano a farlo senza fatica.

«Abbiamo trovato delle pietre di agata» disse Beth in modo un po’ maldestro. «In estate pero non ce ne sono molte. Se ne trovano di piu d’inverno, soprattutto dopo una mareggiata.» Sembrava in imbarazzo. Quindi aggiunse con un tono allegro: «Be’, ho bisogno di farmi una doccia, sono tutta piena di sabbia.»

Beth e Jake ripresero a camminare, ma subito l’uomo si fermo e disse: «Se vi spingete oltre gli scogli tenete d’occhio la marea, o potreste rimanere bloccati. L’alta marea sale piuttosto velocemente.»

«Grazie per il consiglio» gli rispose Constance. «Staremo attenti. Ci vediamo.» E prosegui insieme a Charlie lungo la costa.

«Due chilometri» disse Charlie con un’espressione dubbiosa. «Non sembra cosi lontano, vero?»

L’insenatura formava una mezzaluna perfetta racchiusa tra due braccia di pietra protese verso il mare, le cui dita erano formate da un ammasso di scogli frantumati. La bassa marea si stava ancora ritirando, nel punto centrale dell’insenatura la spiaggia era larga una sessantina o anche una settantina di metri, ma il segno del livello dell’acqua indicava che la maggior parte di essa scompariva con l’alta marea. Ai piedi della scogliera c’erano tronchi sradicati dalla forza dell’acqua e trasportati fin li dalla corrente, alcuni lunghi oltre due metri con un diametro di un metro, un metro e mezzo. Charlie li guardo con un certo rispetto. Un tronco di quelle dimensioni trascinato da un’onda avrebbe potuto essere letale per un uomo. Dalla sabbia emergeva lo scheletro bianco di un intero albero, e le radici rovesciate superavano in altezza i rami rimasti attaccati al tronco. L’insieme delle radici raggiungeva un’altezza di tre metri e mezzo, e ogni radice terminava con una punta simile a un pugnale resa affilata dall’azione dell’acqua.

Camminavano lentamente fermandosi di tanto in tanto a raccogliere qualcosa che, dopo aver esaminato attentamente, restituivano alla sabbia. La marea ritirandosi formava pozze d’acqua sempre nuove, ognuna con i suoi affaccendati abitanti, ognuna che meritava di essere osservata con calma, con stelle di mare rosse, vistosi anemoni di mare che si richiudevano di scatto comunicando tutta la loro insofferenza, pesci che guizzavano fuori dall’acqua e granchi disorientati che correvano veloci attraverso la vita avanzando lateralmente. Percorsero i due chilometri abbastanza in fretta e si arrampicarono su un affioramento roccioso per osservare l’insenatura successiva, identica a quella in cui si trovavano, altrettanto isolata, altrettanto nascosta. La distesa di scogli si estendeva verso il mare e le onde vi si infrangevano con fragore producendo schiuma e un’eruzione di spruzzi simile a una tempesta in miniatura. Charlie e Constance non si spinsero oltre.

Videro scogliere di arenaria e basalto nero messe a nudo come a rivelare le fondamenta stesse della terra, e poi la sabbia chiara che sembrava d’argento attraverso il velo di foschia, l’oceano luccicante, grigio, bianco di schiuma. In cima alla scogliera c’era un bordo nero formato dagli alberi, e tutt’intorno non una presenza umana. Tornando indietro, Charlie fece scivolare il braccio intorno alla vita di Constance che fece altrettanto con il marito, e cominciarono a camminare sincronizzando i passi.

«Sai cosa cambierei della mia vita, se potessi?» disse Charlie dopo qualche istante.

«Che cosa?»

«Ti sposerei prima. Pensa a tutti gli anni in cui non siamo stati sposati. Anni buttati, solo tempo perso.»

«Charlie, eravamo praticamente dei bambini quando ci siamo sposati. Avevamo appena finito l’universita!»

«Forse tu eri troppo giovane» disse con un’espressione assennata. «Io invece ero un ragazzo maturo, responsabile e con forti pulsioni sessuali.» Ignoro la risata di Constance e aggiunse: «Beth e Jake stanno bene insieme, vero? Pensi che stia nascendo qualcosa tra loro?»

«Se e cosi non si sono ancora abituati all’idea. Sembrano ragazzini sorpresi sul sedile posteriore di un’auto.» Constance serro con piu forza il braccio intorno alla vita del marito e gli domando a bassa voce: «Cosa c’e che non va? Cos’hai sentito, visto, fatto, pensato?»

Charlie si fermo, si volto verso l’oceano e le racconto della conversazione tra Bruce e Harry che lui e Jake avevano ascoltato nascosti nel giardino.

Constance fu percorsa da un brivido, e questa volta fu Charlie ad abbracciarla piu stretta. «Harry ha mandato qui Laura perche scoprisse cosa aveva in mente Gary, vero?» disse infine Constance. «Ora questo…»

«Dubito che sarebbero disposti ad ammetterlo» disse Charlie «ma sono pronto a scommettere. Stanno giocando una partita a scacchi con la realta, usandosi a vicenda, formando alleanze…»

Constance annui. «Questo spiega anche altre cose. Per esempio il risentimento di Laura per il fatto che, dopo aver parlato di divorzio, Gary l’avesse scaricata. Gary doveva aver capito le intenzioni di Laura, anche lui faceva il loro stesso gioco.»

«E un miracolo che Gary sia arrivato fino al trentesimo compleanno» fu il commento di Charlie. Ripresero a camminare e dopo un istante Charlie disse dispiaciuto: «Sai, quando parlano di computer non capisco una sola parola. E non stanno nemmeno discutendo di questioni tecniche, solo di strategie commerciali, di losche manovre aziendali. Ma anche quella per me e una lingua incomprensibile. Mi sembra di aver capito che vogliano fare in modo che il governo li spinga ad accettare una sovvenzione. Accidenti, avrei dovuto prendere appunti, un giorno o l’altro potrei mettermi in affari anch’io.»

Ritornati nelle loro stanze, Constance disse di sentirsi piena di sabbia e sale. S’infilo sotto la doccia e Charlie la raggiunse poco dopo. Constance gli fece notare che c’era il tempo per due docce, ma lui le fece notare che aveva in mente ben altre cose. Quando Dwight Ericson arrivo a prenderli erano entrambi piacevolmente umidi e profumati, i loro occhi brillavano.

Dopo che si furono seduti e il cameriere ebbe confidato loro che si chiamava George ed era nato per servirli e allietare la loro serata, Charlie decise che il ristorante in cui Dwight li aveva portati era troppo elegante. Charlie sospiro e guardo Constance tutta presa dalla lettura dell’elaborato menu, la bocca contratta per la fame o per mascherare un sorriso. Charlie diede anche lui una scorsa al menu, e rimpianse i grandi piatti di frutti di mare al vapore che avevano mangiato l’ultima volta sulla costa dell’Oregon. In quel locale il cibo costava sicuramente troppo, era pieno di salse e servito da George.

Quando arrivarono gli aperitivi che avevano ordinato, perfettamente dosati e alla giusta temperatura, si senti molto piu ben disposto. Ordinarono la cena, poi Charlie guardo il giovane cameriere con aria severa.

«George» disse Charlie. «Sono un anziano signore piuttosto irritabile e molto, molto attaccato alle mie abitudini. Tra venti minuti esatti voglio vedere sul tavolo un altro Gibson uguale a questo, ma senza che sia seguito da alcuna conversazione. A lei servira un altro daiquiri e a lui un altro Scotch con acqua. In quel lasso di tempo non voglio vedere ne cibo, ne insalate, ne pane. Nulla di nulla. Ha capito bene?»

George parve piu spaventato che offeso. Abbasso la testa e si allontano in fretta. Charlie sorseggio il suo cocktail con gusto e disse a Dwight: «Forse riusciremo a stare in pace senza essere disturbati per venti minuti. Novita?»

«Qualcuna» rispose Dwight, e si chino verso di lui. «Ma non sembra avere molto piu senso di quello che gia sappiamo riguardo a questa storia assurda. La relazione preliminare del medico legale ha stabilito che Sweetwater e morto in seguito alla caduta dalla scogliera. Aveva contusioni e fratture ovunque, ma la causa della morte e stata una ferita alla testa. A Sweetwater pero hanno anche sparato proprio alla testa, ma il foro del proiettile non ha sanguinato, e questo significa che era gia morto quando lo hanno colpito. Charlie, e come se qualcuno lo avesse raggiunto dopo il volo sugli scogli e gli avesse sparato. Oppure qualcuno lo ha colpito con una pietra o un altro oggetto contundente, poi gli ha sparato e lo ha gettato giu dalla scogliera. Nessuna delle due ipotesi mi sembra convincente.»

«Dio santo!» Charlie termino di bere il Gibson e penso che era stato frettoloso nel dire al cameriere di servirgli il secondo cocktail dopo cosi tanto tempo.

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