detto: se parteciperete al gioco scoprirete cosa puo fare.»
«Invece tu, stronzetto, lo sai gia» gli disse sgarbatamente Harry Westerman. Fisso con odio prima Alexander poi Rich Schoen. «Pure tu. Cosa sapete di questa storia voi due?»
Rich Schoen era l’architetto. Lui, Alexander e Gary avevano vissuto nella casa per mesi, avevano lavorato insieme al progetto fin dall’inizio. Prima d’allora Beth aveva incontrato Rich solo una volta e le era parso distaccato, distratto, esattamente come le sembrava distaccato e distratto in quel momento. Era un uomo di costituzione robusta, con un’ampia gabbia toracica, mani e polsi grandi, e una testa particolarmente grossa quasi del tutto pelata. La moglie e la figlia erano rimaste vittime di un incidente stradale un paio d’anni prima che cominciasse a lavorare per Gary sul progetto della casa. Con grande calma guardo Harry e disse: «Stasera e la prima volta che sento parlare del gioco. Se non e di tuo gradimento, non giocare.»
Osservandolo, Beth penso che era esattamente cio che Rich avrebbe fatto se non gli fosse piaciuto il gioco. Avrebbe semplicemente detto di no, ma Rich non aveva piu niente da perdere. Quello che lei aveva scambiato per distacco e distrazione in realta era un atteggiamento di facciata per coprire un enorme vuoto. Gary le aveva raccontato che per Rich esisteva solo il lavoro, e guai a chi si frapponeva tra lui e il suo lavoro. Lo osservo in silenzio alzarsi e uscire senza voltarsi indietro.
«Sta andando a scegliere un’arma» disse Laura, e si alzo in piedi. «E cosi faro io» aggiunse prima di andarsene.
Con qualche imbarazzo e qualche esitazione gli altri cominciarono ad alzarsi e a gironzolare per la stanza, finche uno dopo l’altro lasciarono l’ampio salone.
Tornata nella sua stanza rosa e gialla, Beth la percorse a lungo avanti e indietro. Gary era veramente pazzo? Alla fine concluse che non era possibile. Beth sospettava che avesse detto loro semplicemente la verita. Prima da bambino e poi da adolescente non aveva avuto tempo di giocare, e ora voleva recuperare le occasioni perdute. Cosa voleva dire quando aveva spiegato che il gioco serviva a obbligarli a 'sperimentare Smart House'? Diede uno sguardo al computer e non fu affatto sorpresa nel vedere sul monitor un menu: REGOLE, ARMI, VITTIME, COME REGISTRARE UN PUNTO, PIANTA DI SMART HOUSE, CUCINA. Si sedette, seleziono la prima voce del menu e lesse le regole del gioco. Gary le aveva esposte in modo conciso, ma senza omettere nulla. Poi Beth esamino le armi, ognuna delle quali apparve sullo schermo con un breve testo che ne spiegava l’utilizzo.
Pistola ad acqua. Portata un metro e mezzo. Non puo sparare attraverso il vetro o qualunque altro materiale solido come una porta o un muro.
C’era la sezione di un filo di plastica e Beth lesse le istruzioni:
Filo elettrico da collegare a una presa di corrente. Puo essere usato in tutti i modi in cui un vero filo elettrico puo trovare impiego.
C’era un pugnale autoadesivo di gomma, tre pillole di veleno delle dimensioni di un quarto di disco color cioccolata, un nastro chiamato garrotta con del velcro alle due estremita. Per avere il punto doveva essere messo intorno al collo della vittima fissando il velcro. C’era poi una borsa di rete a trama larga che doveva essere usata come una pellicola di plastica. Passo in rassegna tutto l’assortimento di armi, poi seleziono la pianta della casa. Quando comparve il piano seminterrato domando, digitandolo sulla tastiera, se ci fosse uno stampato.
Lo stampato e nel primo cassetto della scrivania
le rispose il computer sullo schermo.
Beth si chiese quale altra informazione fosse programmato a fornire il computer, ma non diede seguito alla sua curiosita. Prese lo stampato e lo apri sulla scrivania per studiarlo. C’erano i disegni della pianta della casa, disegni eseguiti con grande abilita, probabilmente da Rich. Vide un ascensore e due rampe di scale poste a ogni piano sul fronte e sul retro, mentre la terrazza che circondava la cupola sul tetto era raggiungibile a piedi o in ascensore.
Studiata la pianta della casa, ritorno al menu con una certa riluttanza e seleziono 'Vittime'. Sul monitor apparve la scritta:
La tua prima vittima e Rich Schoen. Buona fortuna.
Il messaggio svani, Beth si ritrovo nuovamente davanti al menu e si mordicchio il labbro. Beth penso che compiendo quella stessa operazione uno degli altri doveva aver letto il suo nome sullo schermo. Uno di loro stava selezionando un’arma, stava mettendo a punto un piano. Il computer la abbaglio con un nuovo messaggio e Beth chiuse istintivamente gli occhi.
Desideri che ti mostri ancora le armi?
«No» rispose bruscamente. «Sai dov’e Gary?»
«SI, BETH.»
«Dov’e?»
«MI DISPIACE. NON MI E PERMESSO FORNIRTI QUESTA INFORMAZIONE.»
«Va’ al diavolo» mormoro, e si volto verso la porta. Solo allora si accorse di aver comunicato con quella dannata macchina senza la tastiera. Quindi Gary aveva messo a punto un computer geniale, penso, un computer che capiva un linguaggio parlato non programmato. Beth si rese conto che quella era una delle cose che Gary voleva sperimentassero da soli. Ma cos’altro dovevano sperimentare?
Apri la porta e usci dalla stanza appena in tempo per scorgere qualcuno in fondo alla curva del corridoio che si ritraeva e rientrava in fretta nella stanza, ma non riusci a identificare chi fosse. All’improvviso provo una fitta allo stomaco, forse causata dalla paura, dall’ansia o dal nervosismo. «Per l’amor di Dio» mormoro «e solo un gioco!» In quel momento pero capi che altri avrebbero preso il gioco seriamente e avrebbero fatto di tutto per vincere, per guadagnare punti e far pendere le decisioni a proprio vantaggio all’assemblea degli azionisti di lunedi. Per la prima volta dalla nascita della societa il suo voto era importante per qualcuno, abbastanza importante da motivare un
Beth vago per la casa per qualche tempo ma non riusci a trovare suo marito. Provo l’ascensore, ando sul tetto a vedere la terrazza, diede uno sguardo alla cucina e infine s’imbatte nella sala d’esposizione nel seminterrato dove si trovava la teca in cui erano esposte le armi. C’erano delle stupide pistole ad acqua a forma di drago, una cerbottana con le pallottole, i dischetti avvelenati. Beth giunse alla conclusione che ogni arma doveva trovarsi in uno scomparto monitorato dal computer. Non avrebbe saputo come altro spiegare il fatto che la macchina sapesse chi aveva prelevato un certo tipo di arma, dal momento che non era riuscita a individuare alcuna telecamera. Si allontano dalla teca e osservo la stanza. Erano esposti tutti i computer della Bellringer Company a partire dal primo, che ora aveva un aspetto antiquato e assomigliava piu a un giocattolo che a una macchina realmente funzionante, fino al piu recente, che aveva tutta l’aria di costare centinaia di migliaia di dollari. Ogni software di base era stato esposto su un impeccabile supporto in resina acrilica. Appese ai muri campeggiavano le foto ingrandite dei chip di silicio. Misuravano almeno un metro e mezzo per due ed erano bellissime.
«Di grande effetto, vero?»
Si volto di scatto e vide sulla soglia Harry e Laura Westerman. Nessuno dei due sembrava avere in mano un’arma. Poi, alle loro spalle, vide Alexander e tiro un sospiro di sollievo ricordandosi che il gioco prevedeva un solo testimone. Sarebbero stati al sicuro in gruppi di quattro o piu persone.
Laura rise. «Abbiamo deciso di andare in giro a gruppi. E come trovare il quarto giocatore per una partita a bridge. Hai gia scelto l’arma?»
Beth si strinse nelle spalle. «Forse. E tu?»
Alexander avanzo strascicando i piedi e guardando ripetutamente Laura, Beth e Harry Westerman. «Ora siamo in quattro, prendiamo le armi cosi me ne vado. Devo sbrigare ancora alcuni affari, stasera.»
Beth lo fisso, poi si volto verso Laura e Harry. Erano tutti d’accordo! Annui con rassegnazione e si avvio con Alexander verso la porta, fermandosi di fronte alla sala giochi. Nella parte centrale del seminterrato c’erano tavoli da ping-pong, da biliardo, giochi elettronici, hockey, flipper… Gary stava veramente cercando di recuperare l’infanzia perduta, penso amaramente. La sala giochi era deserta. Alle sue spalle Beth udi Laura chiedere a Harry di voltarsi e di non sbirciare, poi la voce del computer disse: «Grazie Laura. La tua arma e stata registrata.» La stessa operazione fu ripetuta da Harry. Quando Harry e Laura ebbero finito Beth e Alexander rientrarono nella stanza.
Alexander le fece segno di andare avanti e si volto di schiena quando lei si avvicino alla teca. Non sapeva dire cosa mancasse. Prima aveva notato che c’erano piu esemplari della stessa arma ed era ancora cosi. Dal momento che sul computer della sua camera non aveva ancora selezionato nulla, non era nemmeno sicura di poter prendere un’arma.
Dopo un attimo di esitazione sollevo il coperchio della teca e prese uno dei palloncini. La voce la ringrazio personalmente, cosi come era avvenuto anche per gli altri. Chiuse il coperchio e cerco di risollevarlo ma senza riuscirci. 'D’accordo' penso, e infilo il palloncino nella tasca della gonna.
«Tocca a te» disse ad Alexander che si muoveva nervosamente mostrando tutta la sua impazienza.
«Dopo» disse. «Prendero qualcosa dopo. Sentite, ho davvero un sacco di lavoro da sbrigare…»
Laura rise emettendo nuovamente un suono gutturale. «Potresti aspettare un attimo? Dacci un minuto per andare via da qui. Voglio proprio assaggiare il dolce che prima ci siamo persi. Vieni anche tu, Harry?»
In due erano al sicuro, penso Beth distrattamente, o in quattro, ma non in tre. Aspettarono che Laura e Harry si fossero allontanati, quindi Alexander assunse un’aria elettrizzata e quasi attraverso di corsa la sala giochi dileguandosi in un corridoio. Beth si avvio lentamente verso le scale per ritornare al piano terra. Nella tasca il palloncino sembrava pesante come piombo.
Al pianterreno un gruppo di persone si era radunato nel corridoio accanto alla porta della cucina. Beth si avvicino e Milton la saluto con un cenno mentre Maddie disse che aveva portato in cucina il vassoio con le torte. Maddie aveva in mano un bicchiere pieno di cubetti di ghiaccio. Quando Laura la invito a unirsi a loro Maddie rispose con un gesto vago. «Vado a vedere un film» disse. «Buon film» le auguro Laura. Maddie si allontano verso l’atrio lasciando aperta la porta scorrevole. L’odore del cloro invase il corridoio. Laura richiuse la porta a vetri scuotendo la testa, guardo Milton e Beth e sollevo una mano con quattro dita. Harry entro in cucina per primo con un’aria disgustata. In cucina c’erano un tavolo da lavoro in legno di quercia lungo quattro metri e mezzo, un frigo a doppia porta, una cella freezer, il piu grande forno microonde che Beth avesse mai visto e un’infinita di altre cose. Beth si soffermo stancamente a esaminarle, poi si volto verso il tavolo in cerca di un biscotto. Un robot si stacco dalla parete per asciugare il latte che Laura aveva deliberatamente versato con l’intento di dimostrare come entrava in funzione. Milton la osservo attentamente annuendo di tanto in tanto. Harry la ignoro e ando a prendere del ghiaccio in frigo. C’erano finestre autopulenti ovunque, spiego Laura masticando rumorosamente un biscotto. Se si desiderava un caffe era sufficiente schiacciare un pulsante. Se si voleva del latte, un altro pulsante. Harry prese un decanter da una credenza e si verso da bere.
«Lo porto su in camera» disse.
Laura balzo in piedi. «Lo sai che non ci resto qui insieme ad altre due persone» disse, e si mise a ridere, ma nessuno rise insieme a lei.
«Questa maledetta storia durera per tutto il fine settimana» borbotto Beth guardandoli allontanarsi. «Vorrei riuscire a trovare Gary. Devo parlargli.»
«Potrebbe essere ovunque» le rispose Milton stringendosi appena nelle spalle. «In piscina a nuotare, nella Jacuzzi, a lavorare, a dormire, a guardare il film con Maddie. In questo momento potrebbe essere impegnato a uccidere qualcuno, oppure sta per essere ucciso. Sai, pensa che tu sia qui per chiedergli il divorzio. Mi ha domandato se c’e un modo per evitarlo.»
Beth fece un respiro profondo. «E tu cosa gli hai risposto?»
«Che non e il mio campo. Beth, dovresti farti rappresentare da un avvocato. Non affrontarlo da sola.» Milton si avvio verso la porta. «A domani. Buonanotte.»
