Beth fini di bere il latte riflettendo su Milton e sull’inquietante sensazione che non fosse affatto preoccupato per lei, ma piuttosto volesse evitare di assistere a una scenata durante la permanenza forzata in quella casa. Non era cambiato nulla, penso stancamente. Avevano ancora tutti paura di Gary e delle sue sfuriate. Mise il bicchiere nella lavastoviglie. Gary era ancora sveglio, ne era certa. Non andava mai a letto prima delle due o addirittura le tre del mattino. Non si alzava mai prima dell’una, e alle due riprendeva a stento delle fattezze umane. Se non gli avesse parlato quella sera lo avrebbe rivisto soltanto il giorno seguente nel primo pomeriggio. Si sentiva cosi stanca che avrebbe anche potuto addormentarsi in piedi. 'Cinque minuti' si disse. Se non lo trovava entro cinque minuti avrebbe lasciato perdere e sarebbe andata a dormire, ma se lo trovava avrebbero messo le cose in chiaro. Beth sorrise risolutamente. Lei e Rich, penso, erano gli unici a non avere nulla da perdere.

Usci dalla cucina e si diresse verso la sala tv. Prima di arrivarvi udi Maddie urlare con rabbia.

«Ti avevo detto di non includermi tra i giocatori! Davvero! Lasciami in pace!»

Beth si fermo sulla soglia a guardare. La stanza era illuminata da un gigantesco schermo sul quale stavano ballando Ginger Rogers e Fred Astaire. Il volume era stato tolto.

«Lo hai visto! L’ho colpito e tu lo sai!» urlava Gary. Bruce lo spinse bruscamente da parte e usci a grandi passi. Beth si scanso. Bruce non si fermo nemmeno quando Gary lo insegui urlandogli: «Figlio di puttana! Non andartene! Ti ho preso!»

«Gary!» gemette la madre.

«Non hai preso proprio nessuno, testa di cazzo!» gli urlo Bruce con una voce stridula.

Beth si premette le mani sulle orecchie, si volto e corse via rifugiandosi nella sua stanza. Quando ebbe chiuso la porta si accorse che stava tremando, non per la paura ma per la rabbia, una rabbia che non immaginava fosse capace di provare.

3

Beth non riusciva a dormire e copri il monitor del computer con un asciugamano, ma anche cosi per molto tempo le sembro di udire dei passi prima sul balcone, poi nel corridoio e nella stanza accanto alla propria. Sapeva che tutto questo era dovuto alla sua immaginazione che continuava a lavorare anche a quell’ora, eppure non riusciva a smettere di stare in ascolto anche del minimo rumore. Poco dopo le sette si alzo, aveva il mal di testa ed era tutta indolenzita. Uscita dalla doccia, udi le quattro note della Bellringer Company e agguanto l’asciugamano scoprendo lo schermo. C’era un messaggio per lei.

BUONGIORNO, BETH. TRA POCHI MINUTI TI VERRA SERVITA IN CAMERA LA COLAZIONE. SONO STATE SCELTE PER TE LE VOCI CHE VEDI ILLUMINATE. SE VUOI APPORTARE DEI CAMBIAMENTI PER FAVORE SELEZIONALI DAL MENU.

Stava giusto dando una scorsa al menu quando le tende alle sue spalle si aprirono. Beth si volto di scatto. C’era il sole e all’orizzonte, sul mare, si vedeva un banco di nebbia o di nuvole basse. Piu vicino alla costa l’oceano era di un azzurro brillante e appariva calmo. «Quali sono le previsioni del tempo della giornata?» domando a voce alta.

VUOI CHE OGGI UTILIZZI LA MODALITA AUDIO, BETH?

«No.» 'Stavo solo facendo una prova' penso, quindi si volse a guardare lo schermo. Le stava mostrando le previsioni del tempo che veniva annunciato soleggiato con rannuvolamenti nel tardo pomeriggio, temperatura massima venti gradi, minima sette gradi, vento da nord-est a dieci miglia all’ora con raffiche fino a venti. Si volto verso la finestra e quando si giro nuovamente le previsioni sullo schermo erano scomparse. La osservava, penso. Osservava e registrava ogni movimento. Decise di mangiare qualcosa e uscire. Sarebbe restata fino al pomeriggio.

Rientro che era l’una passata. Aveva il viso arrossato dal vento e una fame da lupi. Si lavo e segui le voci che provenivano dalla sala da pranzo dove era stato allestito un buffet con insalate, fette di salumi, formaggi e uno scaldavivande con del cibo fumante. Rich Schoen e Alexander Randall erano seduti a tavola e mangiavano, Jake Kluge si stava servendo. Quando Beth entro sollevarono tutti lo sguardo e la conversazione s’interruppe per un istante. Rich scosse la testa e infilzo con la forchetta un pezzo di prosciutto.

«Brutto fine settimana per chi soffre di ulcera» disse. Sul tavolo c’era un grosso rotolo di copie cianografiche e Rich lo avvicino a se come per fare spazio a qualcun altro.

«Scusate» mormoro Beth raggiungendo Jake al buffet. D’un tratto avverti nuovamente la consapevolezza della corporatura di Jake, di cui invece tendeva a dimenticarsi quando era seduto o in piedi in mezzo a una stanza. Era alto piu di un metro e ottanta, aveva spalle larghe e un torso massiccio, ma in quello stesso istante Beth capi che non si serviva della sua stazza come un’arma, e questo era importante. Si sentiva confusa riguardo al peso che quella particolare riflessione poteva avere. In quel momento non riusci a darsi una spiegazione, ma sapeva che era importante. Mio Dio, cosa sarebbe successo se allo smisurato ego di Gary fosse corrisposta una simile corporatura? Il solo pensiero la fece rabbrividire.

Jake le sorrise, le fece posto davanti al buffet, si volto verso Rich e riprese la conversazione. «Quindi al momento la casa puo operare su quattro modalita. Accidenti, e davvero impressionante. Sicurezza, gestione della casa, manutenzione e… giardino? Ma certo, perche no? Il computer controlla l’irrigazione automatica, la concimazione, la creazione di una dozzina di differenti microclimi. Rich, Alexander, mio Dio! Tanto di cappello.»

Rich mostrava un grande sorriso e Alexander si contorceva per l’imbarazzo e la soddisfazione. Jake era capace di avere questo effetto sulle persone, penso Beth. Era prodigo di complimenti e sembrava non mostrare la minima invidia nei confronti dei risultati altrui. Una volta Beth aveva assistito alla fine di una partita a scacchi tra lui e Gary. Gary aveva vinto e se n’era vantato fino a diventare sgradevole, ma Jake aveva ricostruito le ultime dieci mosse per mostrarle la bellezza della trappola finale allestita dall’amico. Naturalmente Jake avrebbe accettato il folle gioco di quel fine settimana, l’avrebbe trovato eccitante e divertente esattamente come Gary. Ora pero, osservandolo, Beth si rese conto che la causa della sua euforia era Smart House. Rimase nuovamente colpita da quanto Jake sembrasse piu giovane con le lenti a contatto rispetto agli spessi occhiali con cui era abituata a vederlo. Quel cambiamento e il suo entusiasmo le diedero la sensazione che fosse diventato un estraneo, non piu l’ospite di famiglia che di rado veniva a farle visita. L’eccitazione e la soddisfazione di Jake contagiarono anche Alexander e Rich, e Beth si senti fuori posto, incapace di condividere le stesse emozioni.

Beth ascoltava senza prestare troppa attenzione alle parole, e mentre si preparava un panino si rese conto che stavano tutti sperimentando Smart House, ciascuno a proprio modo, esattamente come lei. «Quindi i due processori devono essere utilizzati in un sistema parallelo» prosegui Jake sedendosi a tavola con Rich e Alexander. «Il buon vecchio BOS e il nuovo arsenoid celsium, e questo costa una fortuna ma, buon Dio, li vale tutti quei milioni di dollari!» Rise in modo schietto e spontaneo mentre la risata di Rich fu piu simile a un vago brontolio.

Beth termino di comporre i vari cibi che avrebbero costituito il suo pranzo e lascio gli uomini a parlare. Sulla soglia si volto a guardarli cercando di capire se qualcuno di loro fosse gia stato ucciso. Rich certamente no, era lei ad avere il suo nominativo, e al piano di sopra, nella tasca della gonna, aveva pronta l’arma del delitto, un palloncino.

Si fermo un istante nel corridoio in preda all’indecisione, poi scelse di andare a mangiare nell’atrio. C’era una gran tranquillita e dopo avrebbe potuto prendere il caffe al bar. Poso il piatto su un tavolinetto leggermente appartato.

Ora poteva apprezzare a pieno la cupola di vetro sul tetto dell’edificio che lasciava penetrare il sole illuminando il muro di pietra dietro alla piscina. Il colore delle pietre della parete variava, alcune erano grigie, altre nere, e Beth penso si trattasse di ossidiane, altre di un rosa che avrebbe potuto essere sabbia. Sulle rocce crescevano muschi e licheni, l’acqua della cascata colava giu lentamente, poi svaniva e riappariva tuffandosi nella piscina. Termino di mangiare e si stese sulla sdraio a contemplare i giochi di luce dall’altra parte dell’atrio.

Si assopi e quando si risveglio si senti disorientata, non sapeva piu dove si trovava. Poi udi la cupa risata di un uomo e un’imprecazione. Era la voce di Gary.

«Se non sbaglio il tuo computer lo ha definito un corpo contundente. Sei morto. Harry, puoi testimoniare?» Questa volta era la voce di Rich.

«Certo» rispose Harry. «Possiamo usare il computer nel bar.»

Si avvicinarono al suo angolo di visuale. Gary aveva un’aria accigliata. Uno dopo l’altro digitarono qualcosa sulla tastiera e il computer li ringrazio chiamandoli per nome.

«E ora vado a conoscere la mia nuova vittima e a recuperare una nuova arma. Divertente questo gioco, Gary. Ci vediamo ragazzi.» Rich si diresse lentamente verso la porta sul retro. Poco dopo Harry fece altrettanto e Gary comincio ad avanzare verso Beth. Come la vide, si fermo.

«Vorrei parlarti» gli disse Beth raggiungendolo vicino al bar.

«La prossima settimana.»

«Ora, Gary. Sediamoci un attimo e parliamo. Sei fuori dal gioco.»

«La sola cosa che importa e che tu sia tornata a casa. Sapevo che l’avresti fatto. Lunedi sera saranno partiti tutti e allora avremo tutto il tempo che vuoi.»

«Saro partita anch’io, Gary. Non intendo restare. Dobbiamo parlare!»

«Non adesso» grido con una voce stridula. «Perche mi stai facendo questo? Accidenti a te, non te ne andrai! Non hai visto Smart House? Sei proprio una stupida, non capisci cosa ho creato? Ti daro un lavoro. Da adesso in poi tutti avranno da lavorare. Non ci saranno piu pasti gratis per te ne per nessun altro. A lunedi!» Si volto di scatto e se ne ando.

Beth si appoggio stancamente al bancone del bar. Stringeva i pugni con forza e aveva il corpo completamente contratto. Di colpo senti qualcosa avvolgersi intorno al collo e istintivamente lo afferro.

«Scusa, Beth. Temo di averti ucciso.»

Il cuore le batteva nel petto all’impazzata, le ginocchia le cedettero. Se non fosse stata appoggiata al bancone sarebbe caduta. La striscia intorno alla gola venne sfilata via e, voltatasi, vide Jake Kluge che la guardava preoccupato. Jake le mostro un nastro con del velcro alle estremita. «E una garrotta» disse. «Harry?»

«L’hai uccisa» rispose Harry con un tono carico di irritazione e persino di rabbia.

Beth non li aveva sentiti entrare. Si tocco il collo poi annui. «Mio Dio» sussurro «questo gioco e folle!»

Jake annui e le diede l’impressione di essere turbato e scontento del gioco quanto lei, ma poi si rese conto che il suo volto era troppo rigido e che dietro alla sua apparente preoccupazione in realta celava un sorriso. Quel folle gioco lo divertiva. Beth guardo Harry la cui rabbia e impazienza perlomeno erano evidenti e sincere. Per la prima volta da quando lo conosceva lo sentiva suo alleato piu di chiunque altro all’interno della societa. Jake la scavalco, si porto sull’altro lato del bar e digito le informazioni al computer. Le fece segno di avvicinarsi alla tastiera e Beth silenziosamente confermo che era stata strangolata con la garrotta. A sua volta Harry confermo l’omicidio. La suadente e profonda voce femminile del computer li ringrazio, si congratulo con Jake e manifesto a Beth il suo dispiacere per essere divenuta una vittima chiamandoli tutti per nome.

Beth si mise a leggere nella sua stanza finche l’inquietudine che provava le impedi di rimanere seduta. Aveva gia esplorato tutta la casa e non aveva voglia di vedere nessuno ma si sentiva la pelle troppo riarsa dal vento per scendere nuovamente alla spiaggia. Alla fine usci passando dal balcone e si diresse verso la serra. Appena vi entro, Jake e Gary si affrettarono a uscire dall’altra parte.

La serra misurava dodici metri per diciotto e aveva innumerevoli file di verdura, fragole, meloni e piante ornamentali. La struttura conteneva al suo interno altri ambienti costituiti da pareti di vetro che sconcertarono Beth. Erano come delle piccole serre all’interno di una grande serra. In quel momento era completamente sola. Percorse lentamente i vari corridoi avanti e indietro. C’erano frutti estivi, pomodori in maturazione, cetrioli. Era un ambiente senza stagioni, tenuto sotto controllo in ogni senso. Vide una zona su cui aleggiava una leggera nebbiolina e si avvicino per capire cosa fosse. Si trattava di una vaschetta a circolazione d’acqua in cui veniva coltivato del crescione acquatico.

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