Quella sera la cena fu orribile. Beth si accorse che erano tutti nervosi, persino le vittime. Gary rispose male a Maddie e Bruce, e quando Laura rise e incomincio a raccontare qualcosa Harry la zitti. Gary guardava torvo Beth. Bruce parlo solo con Jake e Rich ignorando gli altri commensali. Milton aveva un’aria afflitta, come se avesse voluto essere in qualsiasi altro posto tranne che li, e per questo non disse nulla e mangio molto poco. Maddie non fece altro che bere per tutta la cena. Persino Laura si fece dimessa e, d’un tratto, la sua prorompente bellezza parve solo una maschera mal truccata. Studiandola, Beth penso che i segni del tempo sul suo volto sarebbero comparsi all’improvviso. Le rughe avrebbero cominciato a evidenziarsi, la pelle ad afflosciarsi, e questo sarebbe accaduto di colpo. Laura rientrava esattamente in quella tipologia di donna. Beth giocherellava con il cibo nel piatto senza il minimo interesse, e fu un sollievo per lei quando Gary si alzo di scatto e lascio la sala da pranzo senza dare spiegazioni. Dopo che Gary se ne fu andato nessuno si trattenne oltre a tavola.
«Andiamo a vedere un film» annuncio Maddie. «Prenderemo il caffe nella stanza della televisione.»
«Quale film?» domando Laura.
«Che importanza ha?» rispose Maddie con un’alzata di spalle, e usci portandosi via il bicchiere.
Era vero, e Beth lo sapeva, a nessuno importava di quale film si trattasse. Se fossero riusciti a far trascorrere la serata e il giorno seguente, finalmente sarebbe finito tutto. Qualsiasi cosa fosse stata proiettata sarebbe servita a questo scopo.
Il problema era che nessuno poteva restarsene tranquillamente seduto a guardare un film, qualunque esso fosse, penso Beth poco dopo. Si erano subito messi a discutere se vedere
Quando i Beatles cominciarono a cantare Maddie usci nuovamente. «Tenetemi il posto» disse a voce alta. «Torno tra un po’. Magari nel frattempo quei quattro si saranno dati una calmata. Non sapevo che fossero dei cartoni animati!»
Uscendo, Maddie udi Laura dire qualcosa che non riusci a comprendere, sicuramente qualcosa di maligno o sgradevole. Maddie era stufa, stufa di tutti loro, di quello stupido gioco, delle scenate di Gary e del cattivo umore di Bruce. Era solo stanca, penso. Forse stava invecchiando. Era solita stare alzata quanto chiunque altro, bere quanto chiunque altro, divertirsi, ridere, scherzare. Ma quello era un fine settimana orribile, e lei si sentiva semplicemente stanca. Aspetto l’ascensore. Si sarebbe andata a sdraiare un pochino, si sarebbe riposata. Era troppo presto per andare a dormire, ma riposare un po’ le avrebbe fatto bene. La porta si apri silenziosamente e Maddie si fermo.
«Per amor del cielo!» disse. Quel dannalo gioco! Quel maledetto gioco! Rich Schoen era sdraiato sul pavimento dell’ascensore e questo era troppo, davvero troppo. «Rich, alzati. Smettila.» Poi capi. Con una certa esitazione fece un passo indietro, poi un altro, e incomincio a gridare senza riuscire a fermarsi.
Accaddero troppe cose perche Beth riuscisse a coglierle tutte. Avrebbe voluto spiegare a chiunque che non poteva essere morto. Quella cosa sulla testa era un sacchetto di rete aperto, non poteva essere pericoloso. Quando Milton disse a tutti di andare in soggiorno e di restarci e nessuno fece discussioni, Beth penso che questo avrebbe reso furioso Gary. Non sopportava che altri dessero ordini, quella era una prerogativa sua e di nessun altro. Bruce accompagno Maddie in camera perche non la smetteva piu di gridare. Era una reazione assurda perche era un gioco, penso Beth, solo un gioco. Rich stava partecipando al gioco. Poi qualcuno la scosse leggermente e i suoi occhi misero a fuoco il volto di Jake.
«Fatti coraggio» disse. «Cerca solo di farti coraggio, d’accordo?»
Beth annui e subito si senti meglio. Il viso di Jake era grinzoso, con rughe profonde che gli solcavano i lati delle guance come un’incisione su legno, penso, come se avesse indossato una maschera. «Pensi ci sia qualcosa che dovremmo fare?» domando infine Beth. «Per esempio chiamare la polizia, un’ambulanza? Dove sono gli altri?»
«Milton li sta cercando. Ha gia chiamato l’ufficio dello sceriffo. Puoi aiutarmi a preparare del caffe? Temo che ci aspetti una notte piuttosto lunga.»
Beth annui. Laura era seduta su uno dei divani e sembrava uno zombi. Con lei c’erano anche Bruce e Harry.
«Stiamo andando a fare del caffe» disse loro Jake. «Milton vuole che aspettiamo tutti qui. Lo porteremo in soggiorno quando sara pronto.»
Milton Sweetwater era il legale della societa, penso distrattamente Beth, una sorta di Perry Mason che aveva preso in mano la situazione. Beth segui Jake fuori dalla stanza. Ma avevano appena cominciato a cercare il caffe quando Milton comparve sulla soglia e chiese loro di tornare in soggiorno.
«Non riusciamo a trovare Gary» spiego. Era pallido e talmente adombrato da dare a Beth l’impressione che anche lui indossasse una maschera. Tutti loro indossavano delle maschere, penso quasi con ferocia. «Mettiti al computer e apri la sua stanza» ordino Milton ad Alexander.
Alexander Randall affronto Milton mangiandosi nervosamente le unghie. «Mi uccidera se togliero la protezione alla sua porta» protesto.
«Ti uccidero io se non lo farai.»
Alexander guardo i presenti con aria supplichevole, poi si sedette al computer del soggiorno e comincio a digitare qualcosa. Si fermo e guardo Milton. «C’e un modo migliore per sapere dov’e, attraverso i sistemi di sicurezza. Almeno posso scoprire se e andato in camera sua.»
Mentre Alexander digitava le istruzioni gli altri fissavano lo schermo immobili. «Nella Jacuzzi» disse infine Milton.
Uscirono insieme dalla stanza. Beth, senza rendersene conto, li segui. Attraversarono l’atrio e uno stretto corridoio rivestito di ossidiana, poi un altro corto corridoio prima di arrivare davanti a una porta chiusa che si apri appena venne sfiorata. La copertura isolante era stesa sulla vasca Jacuzzi. La stanza era molto calda, l’aria intrisa di cloro, densa di vapore, piu simile a una sauna che a una vasca idromassaggio. Per un istante nessuno si mosse, poi Milton trovo il pannello di controllo sul muro, lo studio qualche secondo e premette un pulsante. La copertura della piscina si apri liberando nuvole di vapore, e li, nell’acqua, a faccia in giu, svelo il corpo di Gary Elringer completamente vestito.
4
Charlie Meiklejohn rimuginava tristemente sul tempo e sulla temperatura di quei giorni. Era la fine di agosto e li aspettavano ancora due settimane d’inferno prima di sperare in un po’ di sollievo. E cosa accidenti causava quella foschia tra gli alberi e lungo i contorni della collina in lontananza come una nebbia londinese? La pioggia continuava a non voler arrivare. L’erba del prato stava ingiallendo, ma mai e poi mai gli sarebbe saltato in mente di bagnarla, il prato era troppo grande. Constance annaffiava ogni sera una porzione di giardino intorno alla terrazza sul retro della casa, ma solo perche lambiva i suoi meravigliosi fiori colorati. Davanti a casa avevano una sorta di fondale verde, al di la del quale cominciava l’erba ingiallita. 'Tanto meglio' penso Charlie, almeno per quella stagione non avrebbe dovuto falciarla, e se c’era qualcosa che detestava piu della neve da spalare era proprio falciare l’erba. 'La si annaffia, la si concima e poi la si taglia' penso scuotendo la testa. Era davvero una cosa stupida.
«Sembra morto» mormoro Constance raggiungendolo sulla terrazza, all’ombra di un glicine e di una clematis color porpora. Indico Brutus, il loro gatto, sdraiato sulla schiena sotto un cespuglio di lilla, la testa reclinata da una parte, le zampe divaricate in una posizione apparentemente anchilosante.
«Dovremmo far installare l’aria condizionata» disse Charlie con un tono lamentoso. Non era giusto, penso risentito, Constance sembrava sempre fresca come una rosa. Aveva una pelle chiara come l’avorio, non sembrava mai accaldata ne si abbronzava eccessivamente e pareva avere sempre la cosa giusta da indossare con qualsiasi tempo. In quel momento indossava un ampio vestito di cotone che le aderiva solo alle spalle e in nessun altro punto, dell’esatto colore dei suoi occhi, un azzurro chiaro, imperturbabile. Era snella, aveva lunghe gambe color miele. La carnagione di Charlie invece era scura, aveva capelli neri e ribelli striati di grigio, una corporatura robusta, un torace possente, braccia e gambe poderose. Era molto muscoloso ma sapeva che perdendo quattro o cinque chili forse avrebbe sopportato meglio il caldo. Decreto che i magri non sapevano cosa volesse dire soffrire il caldo, e questo non era giusto.
Constance sorrise e si sedette su una sdraio. Riguardo all’aria condizionata non ebbe bisogno di dire: 'D’accordo, caro' perche il suo sguardo esprimeva altrettanto chiaramente quelle parole. Ne avevano parlato la scorsa estate, e quella precedente. Ne avevano parlato molti anni prima, quando erano diventati proprietari di quella casa a nord dello stato di New York e riuscivano a venirci solo nei fine settimana e durante le vacanze. Ne avrebbero parlato anche l’estate successiva, Constance gia lo sapeva. La donna sorrise soddisfatta. In camera da letto avevano un piccolo condizionatore collegato alla finestra, e un ventilatore che spostavano dal soggiorno alla cucina alla sala da pranzo. In passato, ogni volta che avevano affrontato l’argomento e avevano preso la decisione di installare l’aria condizionata, era arrivato un fronte freddo e piogge refrigeranti, o era cominciato l’autunno, o per un motivo o per l’altro erano dovuti partire.
«Quei poveretti» disse Charlie con un sospiro, e Constance capi che stava pensando alla gente in citta.
«Meglio stare qui» gli rispose.
Se non avesse fatto cosi caldo si sarebbe voltato per lanciarle una delle sue occhiate, ma non si prese nemmeno il disturbo di farlo. Questo era il risultato di una lunga convivenza, penso. Ormai potevano parlarsi in codice o attraverso dei numeri e comprendersi alla perfezione. A volte Charlie aveva nostalgia della citta. Ci era vissuto fino a quando, dopo venticinque anni di servizio prestato prima nel dipartimento antincendio e poi come investigatore di polizia, era andato in pensione. Per la maggior parte di quegli anni Constance aveva insegnato psicologia alla Columbia University. In giornate come quella erano soliti ritrovarsi dopo il lavoro, entrambi sfiniti e sfatti, e pianificare il giorno in cui avrebbero mollato tutto per trasferirsi in campagna dove il clima era fresco e gradevole. Bah! Charlie pero sapeva bene come si stava in citta in quel momento. Il ricordo di Manhattan durante l’afa di agosto era ancora fresco nella sua memoria: edifici surriscaldati, marciapiedi surriscaldati, l’odore del metallo bollente, gli animi surriscaldati. Dio, quei caseggiati! Preso dall’irrequietezza comincio ad agitarsi tentando di allontanare i ricordi. New York ad agosto decisamente non gli mancava.
«Dopo che il tipo se ne sara andato andiamo a mangiare qualcosa da Spirelli.»
«Forse dovremmo sederci a parlare qui fuori» suggeri Constance. «Si sta meglio che in casa.»
Charlie annui. «Probabilmente non ci vorra molto. Guarda.» Un altro gatto, Ashcan, aveva individuato Brutus che giocava a fare il morto e gli si stava avvicinando di soppiatto. Brutus lo avrebbe fatto a pezzi, penso Charlie. Quando Ashcan fu piu vicino Brutus apri gli occhi giallastri, fulmino con lo sguardo il mite gatto grigio e li richiuse. Ashcan comincio a pulirsi la coda.
«Hai gia dato un’occhiata a tutte quelle cose che ha mandato?»
«Non c’e un granche. Una casa computerizzata e impazzita e ha ucciso un paio di persone. Il caso e chiuso. E evidente che e stata la casa, non c’e ombra di dubbio.»
Milton Sweetwater aveva chiesto un appuntamento per discuterne, penso Constance, sentendosi quasi dispiaciuta per lui nonostante fosse un estraneo. Quando si trattava di computer, Charlie si trasformava in un forcaiolo: prima la sentenza e poi, casomai, le domande. Per due settimane Charlie aveva dato battaglia alla societa telefonica per un errore sulla bolletta. 'Fatemi parlare con una persona!' aveva urlato al telefono esasperato. Poi aveva sbattuto giu la cornetta e aveva guardato Constance con un’espressione affranta.
'Cos’e successo?' gli aveva chiesto Constance.
'Era un computer che fingeva di essere una persona' le aveva risposto quasi in un sussurro. 'Mio Dio, si spacciava per un essere umano!'
Milton Sweetwater si tolse la giacca senza esitazioni. La porse a Constance con un’espressione piena di gratitudine, la segui sulla terrazza e strinse la mano a Charlie secondo un rituale tipico degli uomini che imponeva loro di scrutarsi attentamente. Accetto una birra e si sedette. 'Gran bell’uomo' penso Constance. 'Ha un’aria da
