— Vuoi fare una scommessa, Herb? — gli chiese Buckman. — Scommettiamo che Jason Taverner e ancora a Las Vegas?
— Perche si prende tanto a cuore una faccenducola cosi insignificante? — chiese Herb. — E roba al livello di McNulty, non al suo.
Buckman sedette alla scrivania e comincio a giocare oziosamente con i colori evocati dai tasti del videotelefono; ricreo le bandiere di diverse nazioni scomparse. — Guarda cos’ha fatto quest’uomo. In qualche modo e riuscito a far sparire tutti i dati sul suo conto da ogni banca dati del pianeta e delle colonie lunari e marziane… McNulty ha provato anche la. Pensa per un attimo a cosa occorre per riuscire a tanto. Soldi? Somme enormi. Bustarelle astronomiche. Se Taverner ha speso cifre del genere, ha in ballo qualcosa di grosso. Potere personale? Stesse conclusioni. Ha un potere enorme e dobbiamo considerarlo una figura di primo piano. E quello che rappresenta a preoccuparmi di piu. Penso che, da qualche parte sul pianeta, ci sia un gruppo che lo sostiene, ma non ho idea del perche, ne dei loro obiettivi. D’accordo, azzerano tutti i dati che lo riguardano. Jason Taverner e l’uomo che non esiste. Ma, una volta fatto questo, cos’hanno concluso?
Herb riflette.
— Non riesco a capire — continuo Buckman. — Non ha senso. Ma, se fanno una cosa del genere, deve significare qualcosa. Se no, non spenderebbero cosi tanto… — Ebbe uno scatto nervoso delle mani. — Qualunque sia stato il loro investimento. Soldi, tempo, potere: quel che e. Forse tutte e tre le cose.
— Certo. — Herb annui.
— A volte — disse Buckman, — prendere all’amo un pesce piccolo significa pescarne poi di piu grossi. E questo un incerto del nostro mestiere. Il prossimo pesce piccolo che prenderai sara il trait d’union con qualcosa di gigantesco o… — Scrollo le spalle. — O soltanto con un altro pesciolino insignificante da gettare nella padella dei campi di lavoro? E forse Jason Taverner e proprio questo. Potrei sbagliarmi completamente. Pero sono interessato a questo caso.
— Il che — concluse Herb — e una vera rogna per Taverner.
— Si. — Buckman annui. — Ora rifletti su questo. — Fece un attimo di pausa per una scorreggia silenziosa, poi continuo: — Taverner si e presentato da una falsificatrice di documenti, una normalissima falsificatrice che lavora in un ristorante abbandonato. Non aveva alcun contatto. Dio santo, si e servito del portiere dell’hotel dove alloggiava. Quindi doveva avere un bisogno disperato di documenti d’identita. D’accordo, e allora dove stavano i suoi potenti sostenitori? Perche non sono stati in grado di fornirgli delle eccellenti tessere false se sono riusciti a fare tutto il resto? Buon Dio, l’hanno gettato sulla strada, nella fogna della giungla urbana, dritto nelle braccia di un informatore della polizia. Hanno messo a rischio tutto!
— Si. — Herb annui di nuovo. — Qualcosa e andato per il verso sbagliato.
— Esatto.
— Ma e cosi che li prendiamo.
— Prego? — chiese Buckman. E abbasso il volume del registratore.
— Se non commettessero errori del genere, non avremmo una sola possibilita. Per noi resterebbero un’entita metafisica, nemmeno mai intravista. Sono errori simili che ci fanno andare avanti. A me non pare importante
“Io lo sono” penso Buckman. Si protese sulla scrivania e compose il numero interno di McNulty. Non ci fu risposta. McNulty non era ancora rientrato. Buckman consulto l’orologio. Ancora un quarto d’ora e avrebbe saputo qualcosa.
Chiamo la centrale operativa Blu. — Come vanno le cose con l’operazione nel distretto Fireflash di Las Vegas? — chiese alle ragazze che, sedute su alti sgabelli, spostavano segnalini di plastica sulla mappa con lunghe stecche da biliardo. — La retata per l’uomo che si fa chiamare Jason Taverner.
Un ronzio, un ticchettio di computer, mentre l’operatrice premeva dei pulsanti. — La collego col capitano incaricato dell’operazione. — Sul video di Buckman apparve un uomo in uniforme. Aveva un’aria placidamente idiota. — Si, signor Buckman?
— Avete preso Taverner?
— Non ancora, signore. Abbiamo gia controllato una trentina circa degli appartamenti di…
— Quando lo prenderete — disse Buckman, — chiami direttamente me. — Diede al pol dall’aria un po’ idiota il numero del suo interno. Si sentiva vagamente sconfitto.
— Ci vuole tempo — disse Herb.
— Come per la buona birra — mormoro Buckman, fissando il nulla, con il cervello in funzione. Ma stava lavorando senza ottenere risultati.
— Lei e le sue intuizioni junghiane — disse Herb. — Ecco cos’e lei nella tipologia junghiana: una personalita intuitiva, con lampi di genio che sono il suo modo principale di procedere e pensare…
— Balle. — Buckman accartoccio uno dei fogli degli appunti di McNulty e lo getto nel tritadocumenti.
— Non ha letto Jung?
— Sicuro. Quando ho fatto il master a Berkeley. Tutti dovevano leggere Jung, al corso di scienze politiche. Ho imparato tutto quel che hai imparato tu, e molto di piu. — Buckman udi il tono d’irritazione nella propria voce, e non gli piacque. — Probabilmente staranno conducendo l’operazione come se fossero degli spazzini, tra fragori e strepiti… Taverner li sentira molto prima che arrivino all’appartamento nel quale si trova.
— Pensa di prendere in trappola anche qualcun altro, oltre a Taverner? Qualcuno piu in alto nella…
— Non puo essere in compagnia di gente importante. Non con i suoi documenti sotto chiave in una stazione di polizia. Non con noi che gli stiamo alle calcagna, come sa benissimo. Non mi aspetto niente. A parte Taverner.
Herb disse: — Scommettero con lei.
— Okay.
— Cinque pezzi d’oro da cinque dollari che, quando lo prendera, si ritrovera con un pugno di mosche in mano.
Buckman, stupefatto, si rizzo sulla schiena. Pareva il suo stesso tipo di intuizione: nessun fatto concreto, nessun dato su cui basarsi. Solo l’intuito.
— Vuole scommettere? — chiese Herb.
— Ti diro cosa faro. — Buckman tiro fuori il portafogli e conto il denaro. — Scommetto mille dollari in banconote che, quando prenderemo Taverner, entreremo in uno dei giri piu importanti con cui abbiamo mai avuto a che fare.
Herb disse: — Non scommetto cifre simili.
— Pensi che io abbia ragione?
Il telefono ronzo. Buckman alzo il ricevitore. Sullo schermo apparve il viso del capitano idiota di Las Vegas. — Il nostro termoradex indica un maschio dell’altezza, del peso e della struttura fisica di Taverner in uno degli appartamenti nei quali non siamo ancora entrati. Ci stiamo muovendo con molta cautela. Stiamo facendo sgomberare tutti dagli interni vicini.
— Non uccidetelo — disse Buckman.
— Certo che no, signor Buckman.
— Rimanga in linea con me. Voglio assistere a tutto, da questo momento stesso.
— Si, signore.
Buckman disse a Herb Maime: — L’hanno gia preso. — E sorrise, deliziato.
11
Quando Jason Taverner ando a riprendere i vestiti, trovo Ruth Rae seduta, nella penombra della camera da letto, sul letto disfatto, ancora caldo. Si era rivestita e fumava una delle sue solite sigarette di tabacco. La luce grigia della notte filtrava dalle finestre. La brace della sigaretta ardeva incandescente.
