— Mi uccidero — disse Mufi. — Se non se ne va e non… ci lascia in pace. — Premette le forbici, chiuse, contro il petto coperto di peli, all’altezza del cuore.
— Allora non e la signora Mufi — disse il sergente. Sposto il fascio di luce sull’altra forma raggomitolata, nascosta dalle coperte. — Eh? Una roba tipo una botta e via, grazie tante signorina? Ha trasformato il suo appartamento di lusso in un motel? — Il sergente raggiunse il letto, afferro lenzuola e coperte, e tiro.
Nel letto, a fianco del signor Mufi, c’era un ragazzino nudo, magro, con lunghi capelli biondi.
— Mi venisse un accidente! — esclamo il sergente.
Uno dei suoi uomini disse: — Gli ho preso le forbici. — Le getto a terra, davanti al piede destro del sergente.
Il signor Mufi se ne stava seduto, tremante, gli occhi colmi di un terrore stupefatto. Il sergente gli chiese: — Quanti anni ha il ragazzo?
L’adolescente si era svegliato. Teneva gli occhi fissi al soffitto, ma non si muoveva. Non c’era alcuna espressione sul suo viso tenero, dai contorni solo accennati.
— Tredici — rispose con voce rotta, quasi implorante, Mufi. — L’eta per il libero consenso sessuale.
Il sergente chiese al ragazzo: — Lo puoi dimostrare? — Ora provava disgusto. Una forte sensazione di repulsione che gli faceva quasi venire voglia di vomitare. Sul letto c’erano delle chiazze umide, non ancora del tutto asciutte, di sudore e liquido seminale.
— La tessera d’identita — ansimo Mufi. — Nel suo portafogli. I pantaloni sulla sedia.
Uno degli uomini chiese al sergente: — Sarebbe a dire che se questo qui ha tredici anni non e stato commesso nessun reato?
— Al diavolo! — fece un altro agente, indignato. — E chiaro che si tratta di un reato. Perversione. Portiamoli dentro tutti e due.
— Aspettate un minuto, okay? — Il sergente prese i calzoni del ragazzo, frugo, trovo il portafogli, lo tiro fuori, studio il documento. E come no: tredici anni. Chiuse il portafogli e lo rimise nella tasca. — No — disse. Si stava ancora godendo a meta la situazione. Lo divertiva il nudo imbarazzo di Mufi, ma si sentiva sempre piu disgustato, di attimo in attimo, dal vigliacco orrore dell’uomo all’idea di essere stato scoperto. — Il nuovo testo rivisto del codice penale, articolo 640.3, dice che a dodici anni un minorenne e legalmente autorizzato a praticare attivita sessuali o con un altro giovane di entrambi i sessi o con un adulto di entrambi i sessi, pero con un solo partner per volta.
— Ma e disgustoso — protesto uno degli uomini.
— Questa e la sua opinione — ribatte Mufi. Adesso aveva un tono meno pavido.
— Perche non li sbattiamo dentro? Non sarebbe un bel colpo? — insistettero i pol raccolti attorno a lui.
— Stanno sistematicamente eliminando tutti i reati senza vittime — rispose il sergente. — E un processo che va avanti da dieci anni.
—
Il sergente chiese a Mufi: — Cos’e che le piace nei ragazzini? Me lo spieghi. Mi sono sempre domandato cosa provino i sodo come lei.
—
— E una categoria. Gli individui che sfruttano i minori a scopi omosessuali. Un comportamento legale, ma ancora aborrito. Lei cosa fa nella vita?
— Vendo trabi usati.
— Se i suoi datori di lavoro sapessero che e un sodo, non le lascerebbero toccare i loro trabi. Non dopo quello che le sue mani esangui e pelose hanno fatto nel tempo libero. Giusto, signor Mufi? Nemmeno un venditore di trabi usati la puo passare liscia, se e un sodo. Anche se il reato, in quanto tale, non esiste piu.
Mufi disse: — E colpa di mia madre. Dominava mio padre, che era un uomo debole.
— Quanti ragazzini ha convinto a venire a letto con lei negli ultimi dodici mesi? — chiese il sergente. — Guardi che parlo sul serio. E poi saranno certo tutte storie di una sola notte, giusto?
— Io amo Ben. — Mufi teneva gli occhi fissi sul pol. La sua bocca si muoveva appena. — Col tempo, quando la mia situazione economica migliorera e potro permettermi di mantenerlo, lo sposero.
Il sergente domando a Ben: — Vuoi che ti portiamo via di qui? Dai tuoi?
— Vive qui. — Mufi accenno un sorrisetto.
— Si, resto qui — rispose imbronciato il ragazzo. Poi rabbrividi. — Mostri, mi volete ridare le coperte? — Irritato, allungo una mano verso il lenzuolo.
— Cerchiamo di mantenere basso il livello di rumore qui dentro. — Il sergente comincio a indietreggiare, depresso. — Cristo! E l’hanno depenalizzato.
— Probabilmente — continuo Mufi, molto piu sicuro di se adesso che i pol avevano iniziato a sgomberare — perche qualcuno di quei vecchi comandanti di polizia, uno di quei grassoni, si scopa anche lui i ragazzini e non vuole finire dentro. Non reggerebbe lo scandalo. — Il suo sorriso si allargo in un ghigno insinuante.
— Spero — disse il sergente — che un giorno o l’altro lei commetta qualche infrazione alla legge e la portino dentro, e ci sia io di servizio. Per avere l’onore di sbatterla in cella di persona. — Si raschio la gola, poi sputo su Mufi. Sul suo viso senza espressione.
In silenzio, il gruppo di pol ripercorse il soggiorno ingombro di mozziconi di sigarette, cenere, pacchetti accartocciati, bicchieri vuoti a meta. Torno in corridoio, sotto il portico. Il sergente chiuse con un colpo deciso la porta, rabbrividi, e per un attimo rimase ad ascoltare il buio nella propria mente, del tutto lontana dal luogo in cui si trovava. Poi disse: — 211 : Ruth Gomen. Dove l’uomo che stiamo cercando, Taverner, dovrebbe trovarsi, visto che e l’ultimo appartamento rimasto. Ammesso che lui sia davvero qui. — “Finalmente” penso.
Busso alla porta del 211. E resto in attesa, pronto a colpire col suo manganello di plastica e piombo; e d’un tratto non gli importo piu nulla del suo lavoro. — Abbiamo visto Mufi — disse tra se e se, o quasi. — Adesso vediamo com’e la signora Gomen. Secondo voi, sara meglio? Speriamo. Per stanotte ne ho avuto abbastanza.
— Qualunque cosa sarebbe meglio — disse, serio, uno dei pol al suo fianco. Annuirono tutti e si misero in posizione, nell’attesa di udire dei passi lenti dietro la porta.
13
Nel soggiorno del nuovo e lussuoso appartamento di Ruth Rae nel distretto Fireflash di Las Vegas, Jason Taverner disse: — Sono abbastanza sicuro di poter contare su quarantotto ore all’esterno e ventiquattro ore qui dentro. Per cui penso di non dovermene andare immediatamente. — “E se questo nostro nuovo, rivoluzionario principio e esatto” penso, “e ovvio che la situazione ne risultera modificata a mio beneficio. Saro al sicuro.”
LA TEORIA CAMBIA…
— Sono lieta — disse senza il minimo entusiasmo Ruth — che tu possa restare qui con me in maniera civile. Cosi potremo chiacchierare ancora un po’. Vuoi qualcos’altro da bere? Scotch e Coca, magari?
LA TEORIA CAMBIA LA REALTA CHE DESCRIVE. — No — rispose lui, e si aggiro nel soggiorno, ascoltando… Non sapeva cosa. Forse
— Io non sento mai niente.
— Non noti qualcosa di strano? Niente fuori dell’ordinario?
— No. — Ruth scosse la testa.
— Stupida maledetta stronza! — Il tono di Jason era furioso. Lei lo fisso a bocca aperta, offesa, perplessa. — So — ringhio lui — che mi hanno incastrato.
Squillo il campanello.
— Facciamo finta di niente — balbetto Ruth, impaurita. — Io voglio solo starmene qui a chiacchierare con te delle cose piu gustose della vita, di quello che vuoi e non hai ancora ottenuto… — La sua voce si spense nel silenzio. Jason ando alla porta. — “Probabilmente sara quello del piano di sopra. Ruba. Ruba cose strane. Come due quinti di una cipolla.”
