L’uomo sul quale non esistono dati nel mondo intero. Non c’e un certificato di nascita, un curriculum scolastico, un…

— Come mai sa tutte queste cose? — la interruppe Jason.

— Ho letto il rapporto di McNulty. — Il tono di Alys era allegro. — Nell’ufficio di Felix. Mi interessava.

— Allora perche mi ha chiesto chi sono?

— Mi domandavo se lei lo sapesse. Avevo sentito la versione di McNulty e volevo la sua. Il lato antipol, come lo chiamano.

— Non sono in grado di aggiungere niente a cio che sa McNulty — disse Jason.

— Non e vero. — Adesso lei aveva cominciato a interrogarlo, nello stesso identico modo usato poco prima da suo fratello. Un tono di voce basso, colloquiale, come se si stesse discutendo di qualcosa che non aveva importanza; poi l’intensa concentrazione sul viso di Jason, gli aggraziati movimenti di braccia e mani, come se, parlando con lui, Alys stesse anche un poco danzando. Con se stessa. “La bellezza che danza con la bellezza” penso lui. La trovava fisicamente, sessualmente eccitante. E Dio sapeva se non ne avesse avuto abbastanza di sesso per parecchi giorni.

— Okay — aggiunse. — Ne so di piu.

— Piu di quanto ha detto a Felix?

Lui esito. E, cosi facendo, le rispose.

— Si — disse Alys.

Jason scrollo le spalle. Ormai era ovvio.

— Senta una cosa. — Il tono di Alys era deciso. — Le piacerebbe vedere come vive un generale di polizia? La sua casa? Il suo castello da un miliardo di dollari?

— Lei mi ci lascerebbe entrare? — Jason era incredulo. — Se lui lo scoprisse… — Si fermo. “Dove mi sta portando questa donna?” si chiese. In un pericolo terribile: tutto in lui glielo faceva presagire, ogni singolo particolare lo metteva all’erta. Sentiva la propria astuzia pulsargli dentro, riversarsi in ogni parte del suo io somatico. Il suo corpo sapeva che in quel momento, piu che in ogni altra occasione della sua vita, doveva stare attento. — Ha accesso legale alla sua casa? — chiese. Si calmo, rese la propria voce naturale, priva di tensioni.

— E che diavolo! Ci vivo — rispose Alys. — Siamo gemelli. Siamo molto intimi. Incestuosamente intimi.

— Non voglio finire in una trappola architettata da lei e dal generale Buckman.

— Una trappola architettata da Felix e da me? — Lei scoppio a ridere. — Felix e io non riusciremmo a collaborare nemmeno per dipingere uova pasquali. Facciamo un salto a casa nostra. Fra tutti e due abbiamo accumulato diversi oggetti interessanti. Scacchiere medievali in legno, antiche tazze di porcellana inglese. Alcuni stupendi esemplari di vecchi francobolli emessi negli Stati Uniti dalla National Banknote Company. Le interessano i francobolli?

— No — disse Jason.

— Le armi?

Lui esito. — Fino a un certo punto. — Ricordo la propria pistola. Era la seconda volta in ventiquattro ore che gli ritornava in mente.

Alys lo scruto. — Per essere un omettino non e poi brutto. Ed e piu vecchio di quel che piace a me… ma non troppo. Lei e un Sei, giusto?

Lui annui.

— Allora? — disse Alys. — Vuol vedere il castello di un generale di polizia?

— Okay — rispose Jason. L’avrebbero trovato ovunque andasse, in qualunque momento. Con o senza un microtras sul suo polsino.

Alys Buckman accese il motore del trabi, sterzo, premette sull’acceleratore. Il trabi schizzo in su a un angolo di novanta gradi rispetto alla strada. “Un modello della polizia” osservo Jason. “Con una potenza doppia rispetto ai modelli normali.”

— C’e una cosa — disse Alys, manovrando nel traffico — che voglio che lei si ficchi bene in mente. — Si giro a guardarlo per assicurarsi che lui stesse ascoltando. — Non mi faccia delle avance. Se lo fara, la uccidero. — Si batte una mano sulla cintura, e Jason vide, infilata sotto la catena, una pistola a tubo del tipo in dotazione alla polizia. Luccicava, blu e nera, nel sole del mattino.

— Ricevuto e preso nota — rispose lui, e si senti a disagio. Gia non gli piaceva l’abbigliamento di Alys in pelle e metallo: sottintendeva forti propensioni feticistiche, che non lo avevano mai interessato. E adesso, quell’ultimatum. Quali erano le inclinazioni sessuali della donna? Erano di tipo lesbico? Era cosi?

In risposta alla sua muta domanda, Alys disse, calma: — Tutta la mia libido e la mia sessualita sono dipendenti da Felix.

— Da suo fratello? — Jason avverti una gelida incredulita che accrebbe la sua ansia. — Come mai?

— Abbiamo una relazione incestuosa da cinque anni — rispose Alys, destreggiandosi abilmente col trabi nell’intenso traffico del mattino di Los Angeles. — Abbiamo un figlio di tre anni. Sta con una governante e una bambinaia a Key West, in Florida. Si chiama Barney.

— E perche racconta queste cose a me? — Jason era stupefatto al di la del credibile. — A uno che nemmeno conosce?

— Oh, io la conosco molto bene, Jason Taverner. — Alys sposto il trabi su di una corsia di volo piu alta e accelero. Il traffico era diminuito; stavano uscendo dalla Grande Los Angeles. — Sono stata una sua fan, una fan del suo show del martedi sera per anni. E ho i suoi dischi, e una volta l’ho sentita cantare nella Orchid Room dell’hotel St Francis, a San Francisco. — Gli fece un sorriso veloce. — Felix e io siamo collezionisti, tutti e due… E una delle cose che io colleziono sono i dischi di Jason Taverner. — Il sorriso guizzante, frenetico, si apri ancora di piu. — Con gli anni, sono riuscita a recuperarli tutti e nove.

La voce di Jason era roca, tremante. — Dieci. Io ho inciso dieci album. Gli ultimi con effetti di proiezione luminosa.

— Allora me n’e sfuggito uno — disse Alys con un tono sereno di voce. — Forza, si volti e guardi sul sedile posteriore.

Girando la testa, Jason vide il suo primo album, Taverner and the Blue, Blue Blues. — Si — disse. Lo afferro, se lo mise sulle ginocchia.

— Ce n’e anche un altro — continuo Alys. — Il mio preferito in assoluto.

Guardando meglio, lui riusci a vedere una copia, con la copertina sgualcita, di There’ll Be a Good Time with Taverner Tonight. — Si — ripete. — E il migliore che abbia mai inciso.

— Visto? — disse Alys. Il trabi comincio a scendere a spirale verso un gruppo di grandi ville, circondate da alberi ed erba. — Siamo a casa.

19

Con le pale ora verticali, il trabi atterro su uno spiazzo in asfalto al centro del grande prato. Jason noto solo distrattamente la casa: tre piani, architettura in stile spagnolo con ringhiere in ferro ai balconi, tetto a tegole rosse, pareti a mattoni oppure stuccate, non capiva bene. Una grande casa, circondata da splendide querce; una casa costruita in armonia col paesaggio, senza violarlo. Si fondeva con alberi ed erba, ne sembrava parte integrante, un’estensione della natura nel regno delle cose create dall’uomo.

Alys spense il motore e apri con un calcio una portiera recalcitrante. — Lascia i dischi in macchina e vieni con me — disse a Jason, che stava per appoggiare i piedi sul prato.

A malincuore, lui rimise i dischi sul sedile posteriore e segui Alys, accelerando il passo per raggiungerla. La donna si avvicino velocemente al grande cancello d’ingresso.

— Abbiamo persino pezzi di vetro cementati in cima ai muri. Per tenere lontani i delinquenti… di questi tempi. Nella nostra epoca. La casa un tempo apparteneva al grande Ernie Till, l’attore dei western. — Alys premette un pulsante sul cancello di fronte alla casa e apparve un pol privato in uniforme grigia. Scruto la donna,

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