annui e fece scivolare di lato il cancello.
— Tu cosa sai? — chiese Jason ad Alys. — Sai che sono…
— Sei favoloso — rispose lei, sicura di se. — Lo so da anni.
— Ma tu sei stata nel luogo da cui provengo. Dove sono sempre stato. Non qui.
Prendendolo per il braccio, Alys lo guido in un corridoio costruito in mattoni e ardesia. Poi, scesi cinque scalini, sbucarono in un soggiorno al di sotto del livello del suolo, fuori moda per quei tempi, ma bellissimo.
A lui, comunque, non importava proprio niente; voleva parlare con lei, scoprire cosa sapesse. E cosa significasse tutto quel che stava accadendo.
— Ricordi questo posto? — chiese Alys.
— No.
— Dovresti. Ci sei gia stato.
— No — disse lui sulla difensiva. Ormai non se la sentiva piu di mettere in dubbio anche una sola sillaba di quello che Alys gli diceva, dopo avere visto quei due dischi. “
— Una capsula di mescalina? — Alys si sposto davanti al mobile dove teneva le droghe, un grosso armadietto in noce lucido in fondo al banco in cuoio e ottone, al lato opposto del soggiorno.
— Solo una — rispose lui. Resto sorpreso della propria risposta. Sbatte le palpebre. — Voglio mantenermi lucido — spiego.
Lei gli porto un vassoietto smaltato con un bicchiere di cristallo pieno d’acqua e una capsula bianca. — Roba ottima. Gialla Numero Uno di Harvey, importata all’ingrosso dalla Svizzera e confezionata in capsule a Bond Street. — Aggiunse: — E per niente forte. Altera la percezione dei colori.
— Grazie. — Jason accetto il bicchiere e la capsula. Mando giu la mescalina con l’acqua e rimise il bicchiere sul vassoio. — Tu non ne prendi? — chiese, sentendosi, troppo tardi, sul chi vive.
— Sono gia fatta — disse giuliva Alys, sfoggiando quel suo sorriso dai denti d’oro. — Non te n’eri accorto? Probabilmente no. Non mi hai mai vista in nessun altro stato.
— Sapevi che mi avrebbero portato all’accademia di polizia? — chiese lui. “Dovevi saperlo” penso, “
— Ho monitorato alcune delle loro trasmissioni. — Alys si volto e si allontano irrequieta, tamburellando con l’unghia lunghissima sul vassoietto laccato. — Ho intercettato le comunicazioni ufficiali tra Las Vegas e Felix. Ogni tanto mi diverte ascoltarlo, quando e in servizio. Non sempre, ma… — Indico una stanza dietro un corridoio, sul lato della parete piu vicino a lei. — Voglio vedere una cosa. La mostrero anche a te, se e bella come dice Felix.
Lui la segui, con la mente invasa dal mormorio delle domande che lo assillavano. “Se lei riesce a passare dall’altra parte” penso, “a spostarsi avanti e indietro come sembra che abbia fatto…”
— Ha parlato del cassetto centrale della sua scrivania d’acero — disse meditabonda Alys, ferma al centro della biblioteca della casa: volumi rilegati in pelle su scaffali fissati all’alto soffitto della stanza. Diverse scrivanie, una vetrinetta con piccole tazze, alcune scacchiere antiche, due vecchi mazzi di tarocchi. Alys si avvicino a una scrivania in stile New England, apri un cassetto e vi sbircio dentro. — Ah! — esclamo, ed estrasse una bustina di pergamena trasparente.
— Alys… — comincio Jason, ma lei lo interruppe con un brusco schioccare di dita.
— Stai zitto intanto che guardo. — Prese dal piano della scrivania una grossa lente d’ingrandimento e studio la bustina. — Un francobollo — spiego, alzando la testa. — Lo tiro fuori, cosi puoi vederlo. — Trovo un paio di pinzette per filatelia, estrasse il francobollo con estrema cura e lo deposito sul tappetino in feltro della scrivania.
Obbediente, Jason guardo con la lente d’ingrandimento. A lui pareva un francobollo come tutti gli altri, a parte il fatto che, a differenza di quelli moderni, era stampato in un solo colore.
— Guarda gli animali — disse Alys. — Il branco di cavalli. Un’incisione assolutamente perfetta. Ogni linea e esatta. Questo francobollo non e mai stato… — Fermo la mano di Jason che stava per toccare il francobollo. — No, no. Mai toccare un francobollo con le dita. Bisogna sempre usare le pinzette.
— Allora e prezioso?
— Non esattamente. Pero esemplari come questo non si trovano quasi mai in vendita. Un giorno ti spieghero. E un regalo di Felix per me, perche mi ama. Perche, dice, sono brava a letto.
— Un bel francobollo — disse Jason, sconcertato. Restitui alla donna la lente d’ingrandimento.
— Felix mi ha detto la verita. E un bell’esemplare. Perfettamente centrato, annullo leggero che non deturpa il disegno centrale e… — Con le pinzette giro il francobollo sul retro e lo rimise sul tappetino capovolto. La sua espressione cambio all’improvviso. Si imporporo in viso e disse: — Figlio di puttana.
— Cosa c’e? — chiese Jason.
— Un punto rovinato. — Alys tocco con le pinzette un angolo del rovescio del francobollo. — Be’, dal diritto non si vede. Ma e tipico di Felix. Al diavolo, probabilmente e falso. Solo che Felix, in un modo o nell’altro, riesce sempre a non farsi fregare. Okay, Felix. Un punto per te. — Pensosa, aggiunse: — Chissa se ne ha un altro nella sua collezione. Potrei sostituirlo con questo. — Si sposto a una cassaforte a parete, armeggio per un po’ con la manopola, apri la cassaforte e prese un album grosso e pesante che porto alla scrivania. — Felix non sa che conosco la combinazione di quella cassaforte. Quindi, non dirglielo. — Giro con cautela le spesse pagine, si fermo su una con quattro francobolli. — Nessun Dollaro Nero — disse. — Ma potrebbe averlo nascosto da qualche altra parte. Potrebbe persino tenerlo all’accademia. — Chiuse l’album e lo ripose nella cassaforte.
— La mescalina — disse Jason — sta cominciando a farsi sentire. — Avvertiva un dolore alle gambe: per lui quello era sempre il segno dell’inizio degli effetti della mescalina. — Mi siedo. — Riusci a trovare una poltrona in pelle prima che le gambe gli cedessero. O che
— Ti piacerebbe vedere una collezione di tabacchiere riccamente decorate? — chiese Alys. — Felix ha una collezione bellissima. Tutti pezzi d’antiquariato in oro, argento, leghe, con incisioni a cammeo, scene di caccia… No? — Sedette di fronte a lui, accavallando le lunghe gambe inguainate di nero. Le scarpe con i tacchi alti dondolavano avanti e indietro. — Una volta Felix ha comperato una vecchia tabacchiera a un’asta, l’ha pagata una cifra enorme. L’ha portata a casa e l’ha ripulita dai vecchi residui di tabacco e ha trovato una levetta a molla sul fondo, o quello che sembrava il fondo. La leva agiva se si faceva ruotare una minuscola vite. Gli e occorso tutto il giorno per trovare un cacciavite abbastanza piccolo. Ma alla fine ci e riuscito. — Rise.
— Cos’e successo?
— Il fondo era falso. Sotto era nascosta una placchetta in rame. Felix l’ha tirata fuori. — Alys rise di nuovo, facendo luccicare i suoi denti con gli intarsi in oro. — Era un’incisione pornografica vecchia di duecento anni. Una donna che copulava con un pony Shetland. Era anche dipinta, a otto colori. Valeva, diciamo, cinquemila dollari. Non molto, ma ci ha proprio deliziato. Il tipo che gli aveva venduto la tabacchiera, ovviamente, non sapeva che ci fosse la placca.
— Capisco — disse Jason.
— Le tabacchiere non t’interessano — commento Alys, continuando a sorridere.
— Mi piacerebbe vederla — disse lui. E poi: — Alys, tu sai di me. Sai chi sono.
— Perche non sono mai stati la.
—
Alys si massaggio le tempie, schiocco la lingua, fisso gli occhi nel vuoto, come persa nei propri pensieri. Come se riuscisse a stento a udire Jason. — Lo sai — rispose. Pareva annoiata e un poco irritabile. — Cristo, ci hai vissuto per quarantadue anni! Cosa posso raccontarti di quel posto che tu gia non sappia? — Rialzo la testa, e le sue labbra forti si piegarono in un sorriso malizioso.
— Come ho fatto ad arrivare qui? — chiese lui.
— Ti… — Lei esito. — Non sono certa di dovertelo dire.
—
— Ogni cosa a suo tempo. — Alys lascio cadere la mano. — A suo tempo, a suo tempo. Senti, te ne sono gia successe tante. Sei quasi stato spedito a un campo di lavori forzati, e tu sai cosa siano, al giorno d’oggi. Grazie a quello stronzo di McNulty e al mio caro fratellino. Mio fratello, il generale di polizia. — Il viso di Alys era come
